_Come i Genovesi venderono Tripoli._
I Genovesi ch’aveano preso Tripoli di Barberia, come addietro abbiamo
narrato, e non avendo potuto avere risposta dal loro comune quello che
della città si facessono, cercarono di venderla per danari a’ baroni
saracini che v’erano di presso, e niuno trovarono che vi volesse
intendere. Era a quel tempo signore dell’isola di Gerbi un Saracino
ricco e di gran cuore; costui intese a volerla comperare, e trattato
il mercato, ne diè a’ Genovesi cinquantamila doble d’oro; e ricevuto
il pagamento e la tenuta della città, e sceltisi de’ cittadini uomini
e femmine e fanciulle cui e’ vollono, gli altri lasciarono colla
città spogliata d’ogni bene; e raccolti in su le loro quindici galee
piene d’arnesi e di gran tesoro partironsi del paese, e lungamente
stettono ora in una parte ora in un’altra, tanto che il loro comune fu
rassicurato de’ loro cittadini ch’erano in Alessandria e in Tunisi,
che per questa novità di Tripoli non aveano ricevuto danno, allora
ribandirono quelli delle galee, i quali aveano sbanditi per lo fallo
commesso, e dierono loro licenza che potessono tornare a Genova, quando
tre mesi alle loro spese avessono guerreggiate le marine di Catalogna;
i quali fatto il servigio tornarono a Genova, e riempierono la città
di schiavi e schiave saracine, e di molto tesoro acquistato con gran
tradimento, ma per giusto giudicio di Dio in breve tempo capitarono
quasi tutti male, rimanendo in povero stato.