CAP. LXI.

_Come gli usciti di Lucca tentarono di far guerra._

Essendo per le novità sopravvenute all’imperadore in Pisa perduta agli

usciti di Lucca la speranza d’essere liberati dal giogo de’ Pisani,

secondo il trattato di cui era scorsa la fama; e veduto come fortuna

avea fatti signori della città le piccole reliquie de’ Lucchesi

ch’erano nella città in una giornata, per un poco d’ardire ch’aveano

dimostrato, se da loro medesimi non fossono stati traditi, come detto

è, trovandosi gli usciti avere ragunata alcuna moneta per la detta

cagione della speranza dell’imperadore, e parendo loro ch’e’ Pisani

fossono in dubbioso stato, s’intesono insieme i guelfi co’ ghibellini,

e’ figliuoli di Castruccio ch’erano in Lombardia promisono a tutti i

caporali delle famiglie guelfe uscite di Lucca nella loro fede, che

contro alla loro origine e’ si farebbono guelfi per trarre di tanto

servaggio la loro città; e trattarono con loro di fare ogni loro sforzo

con buona punga per rientrare in Lucca, e catuno promise di fornirsi

di gente per loro aiuto, e di cavalli e d’armi per fornire loro

impresa. E sentendo i Pisani questo apparecchiamento, si provvidono

sollecitamente al riparo. Le cose procedettono e seguirono al loro fine

come degnamente meritarono, e tosto ci verrà il tempo da raccontarlo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 65 / 289 题