CAP. LIX.

_Come i prigioni d’Ostiglia presono il castello._

Di questo mese una buona brigata di prigioni, che messer Gran Cane

della Scala avea racchiusi in Ostiglia, seppono tanto fare per loro

sottile provvedimento che tutte le guardie delle prigioni e del

castello uccisono, e presono il castello, e recaronlo nella loro

guardia e signoria. Il castello era forte e in sù i confini del

distretto di Mantova e di Ferrara. Sentendo i signori vicini questa

rubellione, tentarono quelli di Mantova e di Ferrara catuno di volere

dare danari a’ prigioni che l’aveano preso per avere quella tenuta,

ch’era di piccola guardia, ed era forte da non potere essere vinta

per battaglia, e dava il passo in catuna parte; i matti prigioni

non seppono prendere il buono partito, e però s’accostarono al reo;

e avendo grandi promesse da messer Gran Cane, cui eglino aveano

cotanto offeso, affidandosi solamente alla fede delle sue promesse,

che renderebbe loro i propri beni e farebbe a catuno altri vantaggi,

dicendo, che non imputerebbe loro il misfatto, perocchè fatto l’aveano

come prigioni, a cui era lecito di trovare ogni via di loro scampo,

sicchè ciò non era tradimento. I miseri vinti dalle vane promesse

renderono la tenuta del forte castello alla gente di messer Gran

Cane, il quale ripresa la fortezza, incontanente attenne la promessa

ammazzandone una parte colle scuri, e altri con gravi tormenti fece

morire, e trentasei de’ residui più vili fece impendere per la gola:

e per questo modo morti tutti i prigioni riebbe la sua fortezza del

castello d’Ostiglia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 63 / 289 题