_Come i prigioni d’Ostiglia presono il castello._
Di questo mese una buona brigata di prigioni, che messer Gran Cane
della Scala avea racchiusi in Ostiglia, seppono tanto fare per loro
sottile provvedimento che tutte le guardie delle prigioni e del
castello uccisono, e presono il castello, e recaronlo nella loro
guardia e signoria. Il castello era forte e in sù i confini del
distretto di Mantova e di Ferrara. Sentendo i signori vicini questa
rubellione, tentarono quelli di Mantova e di Ferrara catuno di volere
dare danari a’ prigioni che l’aveano preso per avere quella tenuta,
ch’era di piccola guardia, ed era forte da non potere essere vinta
per battaglia, e dava il passo in catuna parte; i matti prigioni
non seppono prendere il buono partito, e però s’accostarono al reo;
e avendo grandi promesse da messer Gran Cane, cui eglino aveano
cotanto offeso, affidandosi solamente alla fede delle sue promesse,
che renderebbe loro i propri beni e farebbe a catuno altri vantaggi,
dicendo, che non imputerebbe loro il misfatto, perocchè fatto l’aveano
come prigioni, a cui era lecito di trovare ogni via di loro scampo,
sicchè ciò non era tradimento. I miseri vinti dalle vane promesse
renderono la tenuta del forte castello alla gente di messer Gran
Cane, il quale ripresa la fortezza, incontanente attenne la promessa
ammazzandone una parte colle scuri, e altri con gravi tormenti fece
morire, e trentasei de’ residui più vili fece impendere per la gola:
e per questo modo morti tutti i prigioni riebbe la sua fortezza del
castello d’Ostiglia.