_Come la compagnia del conte di Lando cavalcò a Napoli._
Avvenne ancora del detto mese di giugno, che la compagnia ch’era
lungamente stata in Puglia guidata dal conte di Lando, sentendo che il
re Luigi contro a loro non avea fatta alcuna provvisione a sua difesa,
si partirono di Puglia, e vennonsene in Principato; e soggiornati
alquanti dì nelle contrade di Serni, e di Matalona, e d’Argenza,
feciono grandi prede; e non trovando fuori delle terre murate alcun
contrasto, di là entrarono in Terra di Lavoro, e vennono infino presso
a Napoli, e cavalcarono il paese d’intorno; e non sentendo chi vietasse
loro il paese, essendo ubbiditi da’ casali e da’ paesani di fuori, e
forniti di quello che alla loro vita e dei loro cavalli bisognava, per
potere stare più ad agio, si divisono in più compagnie, e l’una stando
nell’una contrada, e l’altra nell’altra, compresono a modo di paesani
tutto il paese; e lasciarono l’arme non sentendo alcuno avversario, e
cominciarono a prendere diletti d’uccellare e di cacciare; e i loro
cavalcatori e’ ragazzi visitavano le ville e’ casali, e recavano
all’ostiere ciò che bisognava largamente per la loro vita e di loro
cavalli, e quando i signori tornavano, trovavano apparecchiato, e
i cattivelli paesani, che non aveano aiuto dal loro signore, erano
consumati in vilissima fama della real corona.