_Come il minuto popolo di Siena prese al tutto la signoria di quella._
Del mese di giugno del detto anno, il minuto popolo di Siena avendo
fino a qui avuto in certi ufici in compagnia alquanti delle grandi case
di Siena, e desiderando d’avere in tutto il governamento di quella
città, levò il romore, e tutti i cittadini presono l’arme; e stando
il popolo armato, dimostrò di volere che i grandi rinunziassono agli
ufici del comune; e sentendo i grandi che questo movea dal consiglio
dato al minuto popolo per Giovanni d’Agnolino Bottoni de’ Salimbeni
per accattare la benivolenza del minuto popolo per animo tirannesco,
non vollono per forza d’arme cercare di ributtare i loro cittadini;
e acciocchè il popolo non si tenesse d’avere lo stato del reggimento
da Giovanni d’Agnolino, i Tolomei suoi avversari furono quelli che
prima cominciarono a rinunziare agli ufici, e volere che il popolo gli
avesse in tutto, e così feciono gli altri appresso. E volle il popolo,
che laddove lo staio era cresciuto per lo patriarca alla misura lieve,
fosse alla picchiata, e così fu conceduto per tutti. Allora il popolo
ordinò d’avere il gran consiglio, e lasciato l’arme, in questo stabilì
per riformagione la loro somma signoria, reggendosi per dodici priori
di due in due mesi, e ivi li crearono; e ancora feciono un gonfaloniere
di popolo, e certi altri ch’avessono a rispondere a lui per terziere
della città: e ivi da capo rifiutato messer Agapito della Colonna per
loro vicario, come detto è, cominciò in libertà il reggimento di quello
popolazzo.