CAP. LV.

_Come il minuto popolo di Siena prese al tutto la signoria di quella._

Del mese di giugno del detto anno, il minuto popolo di Siena avendo

fino a qui avuto in certi ufici in compagnia alquanti delle grandi case

di Siena, e desiderando d’avere in tutto il governamento di quella

città, levò il romore, e tutti i cittadini presono l’arme; e stando

il popolo armato, dimostrò di volere che i grandi rinunziassono agli

ufici del comune; e sentendo i grandi che questo movea dal consiglio

dato al minuto popolo per Giovanni d’Agnolino Bottoni de’ Salimbeni

per accattare la benivolenza del minuto popolo per animo tirannesco,

non vollono per forza d’arme cercare di ributtare i loro cittadini;

e acciocchè il popolo non si tenesse d’avere lo stato del reggimento

da Giovanni d’Agnolino, i Tolomei suoi avversari furono quelli che

prima cominciarono a rinunziare agli ufici, e volere che il popolo gli

avesse in tutto, e così feciono gli altri appresso. E volle il popolo,

che laddove lo staio era cresciuto per lo patriarca alla misura lieve,

fosse alla picchiata, e così fu conceduto per tutti. Allora il popolo

ordinò d’avere il gran consiglio, e lasciato l’arme, in questo stabilì

per riformagione la loro somma signoria, reggendosi per dodici priori

di due in due mesi, e ivi li crearono; e ancora feciono un gonfaloniere

di popolo, e certi altri ch’avessono a rispondere a lui per terziere

della città: e ivi da capo rifiutato messer Agapito della Colonna per

loro vicario, come detto è, cominciò in libertà il reggimento di quello

popolazzo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 59 / 289 题