CAP. XLVIII.

_Come i Genovesi presono Tripoli a inganno._

I Genovesi ch’erano partiti da Tripoli, come la notte fu fatta, avendo

bonaccia in mare, si strinsono insieme colle loro galee, e ragunato al

consiglio padroni e nocchieri, l’ammiraglio manifestò loro l’intenzione

ch’avea, quando a loro piacesse, di vincere per ingegno e per forza la

città di Tripoli, ove tutti sarebbono ricchi di gran tesoro; e mostrò

loro come il signore di quella era un vile tirannello nato d’un fabbro

saracino, e disamato da tutti per la sua tirannia, e però se fosse

assalito francamente non potrebbe fare resistenza, e soccorso non

potea avere, perchè non ubbidiva il re di Tunisi, ma era suo ribello;

e avvisolli com’egli avea fatto provvedere di prendere le mura e la

porta agevolmente: e però, là dove e’ volessono essere prod’uomini, la

grande e la ricca preda era loro apparecchiata. Costoro cupidi della

roba altrui, avendo udito il loro ammiraglio, con grande allegrezza

deliberarono che l’impresa si facesse, e offersonsi tutti a ben fare

il suo comandamento, e misonsi di presente in concio di loro armi,

e balestra, e saettamento; e preso alcuno riposo, in quella notte, e

innanzi che il giorno venisse, all’aurora tutti armati e ordinati di

quello ch’aveano a fare giunsono nel porto di Tripoli, e di colpo con

poca fatica ebbono presi i due navili del signore; e messe le ciurme in

terra e’ loro soprassaglienti colle balestra, portando le scale a’ muri

della città vi montarono suso senza trovare resistenza, e la parte di

loro ch’era rimasa a guardia delle galee e de’ legni s’accostarono alla

terra per dare aiuto e soccorso a’ loro compagni; e questo fu sì tosto

e sì prestamente fatto, che appena i cittadini se n’avvidono, se non

quando i Genovesi teneano le mura, e già aveano presa la porta. Levato

il romore per la città, il signore armato colla sua gente, e con parte

de’ cittadini ch’ebbono cuore alla difesa, corsono per volere riparare

ch’e’ nemici non potessono correre la terra, e abboccaronsi con loro. I

Genovesi erano già tanti entrati dentro e sì forti, che per suo assalto

non li potè ributtare; e stando loro a petto, i Genovesi ordinati

colle balestra a vicenda li sollecitavano tanto co’ verrettoni, ch’e’

Saracini male armati non li poteano sostenere. E il signore vedendo che

non potea riparare, vilmente diede la volta, e fuggendosi abbandonò la

città e il popolo. I Genovesi, sentendo partito il tiranno, presono

più ardire, e ordinatisi insieme si misono per la terra, e qualunque

si volea difendere uccidevano, e grande strage feciono quel dì de’

Saracini; e avendo corsa tutta la terra, presono le porti e serraronle,

e misonvi le guardie, e furono al tutto signori della terra e degli

uomini, e di tutta la loro sostanza.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 52 / 289 题