_Come i Genovesi presono Tripoli a inganno._
I Genovesi ch’erano partiti da Tripoli, come la notte fu fatta, avendo
bonaccia in mare, si strinsono insieme colle loro galee, e ragunato al
consiglio padroni e nocchieri, l’ammiraglio manifestò loro l’intenzione
ch’avea, quando a loro piacesse, di vincere per ingegno e per forza la
città di Tripoli, ove tutti sarebbono ricchi di gran tesoro; e mostrò
loro come il signore di quella era un vile tirannello nato d’un fabbro
saracino, e disamato da tutti per la sua tirannia, e però se fosse
assalito francamente non potrebbe fare resistenza, e soccorso non
potea avere, perchè non ubbidiva il re di Tunisi, ma era suo ribello;
e avvisolli com’egli avea fatto provvedere di prendere le mura e la
porta agevolmente: e però, là dove e’ volessono essere prod’uomini, la
grande e la ricca preda era loro apparecchiata. Costoro cupidi della
roba altrui, avendo udito il loro ammiraglio, con grande allegrezza
deliberarono che l’impresa si facesse, e offersonsi tutti a ben fare
il suo comandamento, e misonsi di presente in concio di loro armi,
e balestra, e saettamento; e preso alcuno riposo, in quella notte, e
innanzi che il giorno venisse, all’aurora tutti armati e ordinati di
quello ch’aveano a fare giunsono nel porto di Tripoli, e di colpo con
poca fatica ebbono presi i due navili del signore; e messe le ciurme in
terra e’ loro soprassaglienti colle balestra, portando le scale a’ muri
della città vi montarono suso senza trovare resistenza, e la parte di
loro ch’era rimasa a guardia delle galee e de’ legni s’accostarono alla
terra per dare aiuto e soccorso a’ loro compagni; e questo fu sì tosto
e sì prestamente fatto, che appena i cittadini se n’avvidono, se non
quando i Genovesi teneano le mura, e già aveano presa la porta. Levato
il romore per la città, il signore armato colla sua gente, e con parte
de’ cittadini ch’ebbono cuore alla difesa, corsono per volere riparare
ch’e’ nemici non potessono correre la terra, e abboccaronsi con loro. I
Genovesi erano già tanti entrati dentro e sì forti, che per suo assalto
non li potè ributtare; e stando loro a petto, i Genovesi ordinati
colle balestra a vicenda li sollecitavano tanto co’ verrettoni, ch’e’
Saracini male armati non li poteano sostenere. E il signore vedendo che
non potea riparare, vilmente diede la volta, e fuggendosi abbandonò la
città e il popolo. I Genovesi, sentendo partito il tiranno, presono
più ardire, e ordinatisi insieme si misono per la terra, e qualunque
si volea difendere uccidevano, e grande strage feciono quel dì de’
Saracini; e avendo corsa tutta la terra, presono le porti e serraronle,
e misonvi le guardie, e furono al tutto signori della terra e degli
uomini, e di tutta la loro sostanza.