_Come i Veneziani feciono pace co’ Genovesi senza i Catalani._
Partendoci un poco di Toscana, i Veneziani non senza ammirazione ci si
apparecchiano, nè però a loro cosa nuova, ma forse non troppo onesta.
Compagni e collegati erano stati lungamente col re d’Araona e co’
suoi Catalani contro a’ Genovesi, e fatte con loro diverse e gravi
battaglie, nelle quali comunemente aveano partecipato lo spargimento
del loro sangue, e perdimento di navili nelle sconfitte, e l’onore e
’l navilio e la preda nelle vittorie acquistate; e ancora essendo in
lega e in giuramento con quel re e con quella gente, stretti dalla
paura de’ Genovesi, che poco innanzi gli aveano mal guidati nel porto
di Sapienza, e temendo che non si allegassono contro a loro col re
d’Ungheria, a cui eglino teneano occupata Giadra e gran parte della
Schiavonia, posponendo la vergogna della fede che rompeano a’ Catalani,
senza loro consentimento, all’uscita di maggio predetto fermarono pace
co’ Genovesi in questa maniera: che la pace dovesse avere tra loro
cominciamento a dì 28 del mese di settembre prossimo avvenire, e che
fra questo termine il re d’Aragona co’ suoi Catalani con certi patti
potesse venire, s’e’ volesse, alla detta pace, e se non, rimanesse
in guerra co’ Genovesi senza i Veneziani: e fu di patto, che infra
questo tempo niuno comune dovesse dinnovo armare, ma se le galee e’
legni armati di catuno comune ch’erano in mare in diverse parti del
mondo s’abboccassono e facessono danno l’uno all’altro, intendessesi
essere fatto per buona guerra, e ciò che n’avvenisse, e’ non avesse a
maculare la detta pace. E’ Veneziani promisono di stare tre anni senza
andare colle loro galee o altri navili alla Tana, ma in questo tempo
fare loro porto e mercato a Caffa. E promisono i Veneziani a’ Genovesi
per ammenda, e per riavere i loro prigioni, in certi termini ordinati
dugento migliaia di fiorini d’oro, e’ prigioni di catuna parte furono
lasciati liberamente.