CAP. XLIII.

_Come l’imperadore domandò menda a’ Pisani._

Essendo l’imperadore a Pietrasanta ove gli pareva essere sicuro dal

furore del popolo, e pertanto traendo l’animo suo alla cupidigia più

che all’onore imperiale, mandò a Pisa per certi cittadini caporali

del nuovo reggimento, e fugli mandato messer Paffetta con altri cinque

cittadini; e avendo costoro a se, disse, che voleva dal comune di Pisa

l’ammenda del danno ricevuto al tempo del romore; del suo disonore

e della morte de’ suoi cavalieri non fece conto. Questi cittadini

tenendosi in istato per lui, e acciocchè ’l suo vicario li mantenesse

negli onori, gli terminarono per ammenda fiorini tredicimila d’oro,

ed egli ne fu contento; e tanto attese che gli furono mandati, e quitò

del danno ricevuto il comune di Pisa. L’ingiuria e la vergogna sfogata

nel sangue degl’innocenti, con più gravezza il seguitò per lunghi tempi

infino nella Magna.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 47 / 289 题