_Come l’imperadore domandò menda a’ Pisani._
Essendo l’imperadore a Pietrasanta ove gli pareva essere sicuro dal
furore del popolo, e pertanto traendo l’animo suo alla cupidigia più
che all’onore imperiale, mandò a Pisa per certi cittadini caporali
del nuovo reggimento, e fugli mandato messer Paffetta con altri cinque
cittadini; e avendo costoro a se, disse, che voleva dal comune di Pisa
l’ammenda del danno ricevuto al tempo del romore; del suo disonore
e della morte de’ suoi cavalieri non fece conto. Questi cittadini
tenendosi in istato per lui, e acciocchè ’l suo vicario li mantenesse
negli onori, gli terminarono per ammenda fiorini tredicimila d’oro,
ed egli ne fu contento; e tanto attese che gli furono mandati, e quitò
del danno ricevuto il comune di Pisa. L’ingiuria e la vergogna sfogata
nel sangue degl’innocenti, con più gravezza il seguitò per lunghi tempi
infino nella Magna.