_Come nuovo romore si levò in Siena._
Essendo i cittadini di Siena male disposti tra loro, avvedendosi che ’l
minuto popolo cercava la libera signoria, questo spiacea agli altri: e
vedendo che ’l patriarca a dì 22 di maggio del detto anno avea ricevuto
il saramento di nuovo, e però non ostante ch’egli avesse acconsentito
al popolo l’uficio de’ dodici e ’l gonfalone si recava in dubbio quello
uficio; nondimeno gli artefici e il minuto popolo esercitavano gli
ufici loro sforzatamente, e aveano commessa la guardia della città a
certi caporali i quali andavano alla cerca con grande compagnia di loro
artefici per la terra, oggi l’uno e domani l’altro. In questo avvenne,
che certi fanti da Casole di Volterra che veniano a petizione di certi
gentili uomini, la guardia degli artefici gli presono, e di fatto li
voleano fare impiccare. I grandi cittadini e ’l popolo grasso vedendo
lo sfrenato furore del minuto popolo cominciarono a fare romore contro
a loro, e tutta la città fu sotto l’arme, e l’esecuzione de’ presi si
rimase. Allora il minuto popolo che reggea mandò all’imperadore a Pisa
che mandasse loro aiuto. L’imperadore vedendosi in Pisa in cotanta
briga e tempesta, e conoscendo l’incostanza del popolo, e vedendo le
nuove cose che ogni dì nascevano in Siena, mandò a dire a’ Sanesi che
gli rimandassono il patriarca suo fratello salvo, e facessono di quello
reggimento come a loro piacesse, che tra loro non volea prendere parte.