CAP. XXXV.

_Come nuovo romore si levò in Siena._

Essendo i cittadini di Siena male disposti tra loro, avvedendosi che ’l

minuto popolo cercava la libera signoria, questo spiacea agli altri: e

vedendo che ’l patriarca a dì 22 di maggio del detto anno avea ricevuto

il saramento di nuovo, e però non ostante ch’egli avesse acconsentito

al popolo l’uficio de’ dodici e ’l gonfalone si recava in dubbio quello

uficio; nondimeno gli artefici e il minuto popolo esercitavano gli

ufici loro sforzatamente, e aveano commessa la guardia della città a

certi caporali i quali andavano alla cerca con grande compagnia di loro

artefici per la terra, oggi l’uno e domani l’altro. In questo avvenne,

che certi fanti da Casole di Volterra che veniano a petizione di certi

gentili uomini, la guardia degli artefici gli presono, e di fatto li

voleano fare impiccare. I grandi cittadini e ’l popolo grasso vedendo

lo sfrenato furore del minuto popolo cominciarono a fare romore contro

a loro, e tutta la città fu sotto l’arme, e l’esecuzione de’ presi si

rimase. Allora il minuto popolo che reggea mandò all’imperadore a Pisa

che mandasse loro aiuto. L’imperadore vedendosi in Pisa in cotanta

briga e tempesta, e conoscendo l’incostanza del popolo, e vedendo le

nuove cose che ogni dì nascevano in Siena, mandò a dire a’ Sanesi che

gli rimandassono il patriarca suo fratello salvo, e facessono di quello

reggimento come a loro piacesse, che tra loro non volea prendere parte.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 39 / 289 题