CAP. XXXIV.

_Di novità seguite a Lucca._

In questo avviluppato furore della commozione di Pisa fu di subito

la novella a Lucca; e a’ Lucchesi parendo che fosse venuto il tempo

di potere uscire del grave giogo e servaggio de’ Pisani, incontanente

a dì 22 del detto maggio sommossono i loro contadini che venissono a

liberare la città, che da loro erano impotenti a ciò fare, perocchè

erano pochi e male in arme da potere muovere tanto fatto. I contadini

caporali nemici de’ Pisani per l’animo della parte e per le gravi

oppressioni, trassono subitamente d’ogni parte alla città, e i

cittadini mossono il romore dentro, e presono l’arme contro alle

guardie delle porti, che di quelli dell’Agosta non temeano, perocch’era

in mano della gente dell’imperadore, e non si travagliavano di

difendere la città a’ Pisani; e avendo già presa alcuna porta, misono

dentro parte de’ loro contadini, e col loro aiuto ripresono tutte le

fortezze della città e tutte le porti, fuori che quella del castello

e quella del prato; essendo già liberi signori del corpo della terra,

e potendovi mettere i contadini e fortificarsi alla difesa della

loro libertà, e poteano avere subito aiuto di gente d’arme da’ loro

vicini, e’ Pisani non erano in istato da contradiarli, e l’imperadore

tradito da’ Pisani non li avrebbe atati, assai chiaro era tornata la

libertà nelle loro mani, ma forse non compiuto ancora il termine de’

loro peccati; e però avvenne, che certi popolani ch’erano meno male

trattati da’ Pisani che gli altri, e alquanti degl’Interminelli, per

tema che la tirannia già passata di Castruccio non tornasse loro a

male, tradirono i loro cittadini, e dissono ch’aveano da’ Pisani ogni

patto che sapessono dimandare, e che con buona pace sarebbono liberi.

Il popolo vile, nutricato lungamente in servaggio, lievemente si lasciò

ingannare, e lasciarono accomiatare i contadini e restituire la guardia

delle porti a’ Pisani; i quali per riprendere con più asprezza la

signoria, fattisi forti nella città arsono molte case de’ cittadini, e

i più franchi e chi avea alcuno polso cacciarono fuori della terra, e

i miseri che dentro vi lasciarono strinsono sotto gravi servaggi della

loro vita, e tolsono loro ogni ferramento d’arme, e in Pisa tenendo

in sospetto l’imperadore si feciono rendere la guardia dell’Agosta, e

voleano che privilegiasse loro la signoria di Lucca: di questo li tenne

sospesi a questa volta, ed eglino riavendo l’Agosta si contentarono.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 38 / 289 题