_Come furono in Pisa presi i Gambacorti._
Dopo la novità dell’arsione sopraddetta e della morte di messer
Francesco Castracane, essendo il popolo insollito, e malcontento e
sospettoso de’ fatti di Lucca, sopravvenne, che le some degli arnesi
e dell’armadure de’ loro cittadini ch’erano stati alla guardia
dell’Agosta in Lucca tornavano, avendo rassegnata la guardia di quella
alla gente dell’imperadore. I Pisani della setta de’ raspanti, per
le cui contrade le some passavano, facendosene capo il Paffetta,
cominciarono a levare il romore contro all’imperadore, e ogni uomo
s’andò ad armare; la gente dell’imperadore veggendo questa novità
s’armarono, e montarono a cavallo in diverse contrade com’erano
albergati, e tutti traevano al duomo dov’era il loro signore. I
cittadini gli lanciavano, e assalivano, e uccidevano per le vie
come fossono loro nemici, e in questo primo romore in più contrade
furono morti più di centocinquanta cavalieri tedeschi di quelli
dell’imperadore. L’imperadore vedendosi a questo pericolo, e mal
fornito a fare resistenza al furore del commosso popolo, s’era armato
e diliberato di volersi partire con la sua gente ch’avea raccolta
al duomo. De’ Gambacorti, ciò era Franceschino e Lotto, quand’era
questo romore si trovarono in casa l’imperadore con certi altri
cittadini senz’arme; e Bartolommeo e Piero, maravigliandosi di questo
subito romore, si racchiusono in casa il cardinale d’Ostia legato
del papa. I grandi e i buoni cittadini che non sapeano la cagione
del romore traevano a casa i Gambacorti; e nel vero, se alcuno di
loro fosse uscito fuori di casa armato, non ne dubito, che tanto e
tale era il seguito de’ buoni cittadini, che la città di Pisa avrebbe
preso quel partito ch’e’ Gambacorti avessono voluto, ma la loro mala
provvedenza coperta da semplice ignoranza li condusse alla loro ruina,
e la sagace malizia de’ loro avversari li fece signori. Il conte
Paffetta e messer Lodovico della Rocca, ch’erano stati i movitori
di questo romore, avvedendosi che la maggior forza de’ cittadini
traevano a casa i Gambacorti, e che quelli della casa per folle
consiglio non comparivano a farsi capo de’ cittadini, s’avvisarono
d’abbatterli per malizia in quello furore, coll’aiuto della paura
che sentivano ch’avea l’imperadore che cercava di volersi partire;
e per fornire loro intendimento, acciocchè ’l romore mosso per loro
non tornasse in loro confusione, cambiarono la voce, e mostrandosi
aiutatori dell’imperadore, con gran compagnia di loro seguito armati
s’appresentarono dinanzi dall’imperadore, e dissono: Signor nostro,
voi siete tradito da’ Gambacorti e dalla loro setta, perchè non pare
loro essere signori di Pisa come e’ solieno, e per questa cagione hanno
fatto levare questo romore e uccidere la vostra gente, e alle loro case
hanno raccolto in arme la maggior forza de’ cittadini; dicendoli, che
se per lui a questo punto non si mettesse riparo, egli e sua gente era
in grave pericolo a campare del loro furore, ed eglino medesimi co’
loro seguaci erano in grave pericolo di morte e d’essere cacciati di
Pisa: e detto questo, s’offersono all’imperadore, e dissono; Se voi ci
volete dare l’aiuto del vostro maliscalco e parte di vostre masnade,
recheremo tosto al niente la parte de’ Gambacorti, e voi faremo libero
signore di Pisa. L’imperadore avendo il suo senno intenebrato, e
sviato da se per la via della paura, indiscretamente diede fede alla
manifesta iniquità di costoro, e non volle la cosa ricercare con alcuna
ragione o verità del fatto; ma in quello stante prese parte, e fecesi
nemico de’ suoi fedeli e innocenti amici, e amico di coloro che gli
erano stati avversari, e diede le sue masnade e il suo maliscalco a
seguitare messer Paffetta, e messer Lodovico e la loro setta contro a’
Gambacorti, i quali senz’arme avea ne’ suoi palagi e in casa ignoranti
di questo fatto, e per suo comandamento fece ritenere Franceschino
e Lotto ch’avea in casa, e al legato mandò per gli altri ch’erano
là fuggiti udendo il romore sotto le sue braccia, e fu di tanta vile
condizione, che di presente glie le mandò, in gran disonore e infamia
del suo cappello e della libertà di santa Chiesa; e così fece di più
altri cittadini, che a lui erano fuggiti per tema del romore.