_Ancora gran novità di Pisa._
Quello che seguita è grande assalto d’avversa fortuna: e per esprimere
meglio la verità del fatto, ci conviene alquanto ritornare a dietro
la nostra materia avvolta in diversi e vari intendimenti, i quali
per lungo spazio di tempo cercammo discretamente, per lasciare di
tanto inopinato caso la verità del fatto nel nostro trattato. Egli
è manifesto che i Gambacorti di Pisa aveano lungamente in grande
prosperità governata e retta la città di Pisa, e quella magnificata con
pace in grandi ricchezze de’ suoi cittadini. L’invidia delle loro buone
operazioni avea creato una setta contro a loro chiamati i Raspanti,
e la loro si chiamava de’ Bergolini. I Gambacorti furono coloro che
ricevettono in pace l’imperadore, e che gli diedono la signoria di
Pisa, benchè ciò facessono secondo la volontà del popolo. A costoro
promise l’imperadore di mantenere e accrescere nella città di Pisa il
governamento del comune e il loro buono stato, e ne’ cominciamenti
appo l’imperadore erano i maggiori, e molto fedelmente si portavano
al servigio dell’imperio. I raspanti, uomini astuti e vegghianti, per
abbassare i Gambacorti aveano più volte messo novità e romori nella
terra, e’ Gambacorti con loro seguito, per riparare con dolcezza
alla loro malizia, aveano acconsentito di raccomunarsi insieme nella
cittadinanza e negli ufici, e fatta pace con loro, e acconsentito
all’imperadore la derogazione de’ patti promessi, stretti dalla
necessità più che dalla ferma fede dell’imperadore il feciono. È vero
ch’e’ Gambacorti con la loro parte, e i raspanti e tutti i cittadini
di Pisa si doleano d’uno modo della voce corsa che l’imperadore
avesse l’animo di liberare Lucca, e questo parlavano pubblicamente.
L’imperadore dicea di non liberarla, e nondimeno avea presa la guardia
del castello dell’Agosta con la sua gente e trattine i Pisani, e a’
Pisani parea ch’egli attendesse il termine che compieva la sommissione
di quella città, che venia il giugno seguente, e nel vero si sapea
ch’e’ Lucchesi accoglievano moneta per la detta speranza: e trovammo
nel vero che tutti i buoni cittadini di Pisa di catuna setta s’erano
consigliati insieme per riparare che Lucca non si liberasse d’uno animo
e d’una volontà, e di questo s’era fatto capo il Paffetta de’ conti di
Montescudaio; e quelli della Rocca caporali della setta de’ raspanti, e
a questo comune consiglio acconsentirono i Gambacorti; delle quali cose
seguitò la loro morte, come appresso diviseremo.