CAP. XXXI.

_Ancora gran novità di Pisa._

Quello che seguita è grande assalto d’avversa fortuna: e per esprimere

meglio la verità del fatto, ci conviene alquanto ritornare a dietro

la nostra materia avvolta in diversi e vari intendimenti, i quali

per lungo spazio di tempo cercammo discretamente, per lasciare di

tanto inopinato caso la verità del fatto nel nostro trattato. Egli

è manifesto che i Gambacorti di Pisa aveano lungamente in grande

prosperità governata e retta la città di Pisa, e quella magnificata con

pace in grandi ricchezze de’ suoi cittadini. L’invidia delle loro buone

operazioni avea creato una setta contro a loro chiamati i Raspanti,

e la loro si chiamava de’ Bergolini. I Gambacorti furono coloro che

ricevettono in pace l’imperadore, e che gli diedono la signoria di

Pisa, benchè ciò facessono secondo la volontà del popolo. A costoro

promise l’imperadore di mantenere e accrescere nella città di Pisa il

governamento del comune e il loro buono stato, e ne’ cominciamenti

appo l’imperadore erano i maggiori, e molto fedelmente si portavano

al servigio dell’imperio. I raspanti, uomini astuti e vegghianti, per

abbassare i Gambacorti aveano più volte messo novità e romori nella

terra, e’ Gambacorti con loro seguito, per riparare con dolcezza

alla loro malizia, aveano acconsentito di raccomunarsi insieme nella

cittadinanza e negli ufici, e fatta pace con loro, e acconsentito

all’imperadore la derogazione de’ patti promessi, stretti dalla

necessità più che dalla ferma fede dell’imperadore il feciono. È vero

ch’e’ Gambacorti con la loro parte, e i raspanti e tutti i cittadini

di Pisa si doleano d’uno modo della voce corsa che l’imperadore

avesse l’animo di liberare Lucca, e questo parlavano pubblicamente.

L’imperadore dicea di non liberarla, e nondimeno avea presa la guardia

del castello dell’Agosta con la sua gente e trattine i Pisani, e a’

Pisani parea ch’egli attendesse il termine che compieva la sommissione

di quella città, che venia il giugno seguente, e nel vero si sapea

ch’e’ Lucchesi accoglievano moneta per la detta speranza: e trovammo

nel vero che tutti i buoni cittadini di Pisa di catuna setta s’erano

consigliati insieme per riparare che Lucca non si liberasse d’uno animo

e d’una volontà, e di questo s’era fatto capo il Paffetta de’ conti di

Montescudaio; e quelli della Rocca caporali della setta de’ raspanti, e

a questo comune consiglio acconsentirono i Gambacorti; delle quali cose

seguitò la loro morte, come appresso diviseremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 35 / 289 题