_Come i Sanesi ebbono novità._
Il popolo minuto di Siena già avea cominciato a sperare nella signoria,
e per l’appetito di quella dall’una parte, e per paura e gelosia
dall’altra non potea acquetare; e già impaziente del loro signore, a
cui di tanta concordia s’erano sottoposti, a dì 18 di maggio del detto
anno levarono la città a romore, e presono l’arme, e serrarono le porte
della terra. Il patriarca maravigliandosi di questo subito movimento,
senza muoversi ad altra novità domandò quello che ’l popolo volea: e
risposto gli fu, che rivoleano le catene usate nella città a ogni canto
delle vie, ch’erano state levate all’avvenimento dell’imperadore. Il
patriarca l’acconsentì, e fecele rendere loro. E appresso domandarono
di volere dodici uficiali sopra il governamento del comune di due in
due mesi al modo che soleano essere i nove, e che da loro parte andasse
il bando: e domandarono di volere avere un gonfalone del popolo, e che
la misura del loro staio si crescesse. Il patriarca vedendosi male
apparecchiato a potere resistere al popolo commosso e armato, ogni
cosa concedette alla loro volontà. I loro grandi in questo fatto non
si armarono, e non si dimostrarono in favore del minuto popolo nè in
contrario; e se questo movimento ebbe ordine da loro non si scoperse:
ma ’l popolo osò di dire che questo movimento avea fatto temendo che
l’ordine dell’uficio de’ nove non si rifacesse; che sentivano che per
forza di danari si cercava di rifare. E stato il popolo tre dì armato,
e impetrata la loro intenzione si racquetò: e poste giù l’armi, rimase
arrogante e superbo per la vittoria del loro primo cominciamento. E
di presente ebbono fatto i dodici di loro minuti mestieri e messili
nell’uficio, e fatto un gonfalone e datolo a uno loro vile artefice,
con ordine che tutti dovessono accompagnare e seguire il loro
gonfalone. E questo fu il principio del loro reggimento, del quale poi
seguirono maggiori cose come seguendo il tempo racconteremo.