_Come fu morto messer Francesco Castracani da’ figliuoli di Castruccio._
Sentendo i Pisani che messer Francesco Castracani di Lucca facea
venire gente delle sue terre di Garfagnana in favore della setta de’
raspanti di Pisa per muovere novità nella città, il feciono assapere
all’imperadore. L’imperadore gli mandò comandando che di presente si
dovesse partire della città di Pisa. E sostenuti più comandamenti senza
ubbidire, sentendo che ’l maliscalco colle masnade s’armavano contro a
lui, si partì tenendo la via verso Lucca; e partito lui, fu comandato
il simile a’ figliuoli di Castruccio Castracani, i quali dolendosi di
quello ch’avvenne a loro per messer Francesco, si partirono cavalcando
per quella medesima via, e la sera si trovarono ad albergo insieme, e
ivi mostrandosi di buona voglia albergarono insieme, e dormirono in uno
letto. La mattina seguendo loro viaggio vennono a uno maniero, il quale
Castruccio essendo signore di Lucca avea fatto edificare e acconciare
a suo diletto molto nobilemente, e di pochi dì innanzi l’imperadore
l’avea restituito a’ figliuoli di Castruccio; e trovandovisi presso,
pregarono messer Francesco che con loro insieme andasse a vicitare
il luogo, e risposto di farlo volentieri, uscirono di strada, e
andarono al maniero, e giunti là, i famigli si dierono attorno per i
giardini a loro diletto. Messer Arrigo e messer Valeriano di Castruccio
rimasono con messer Francesco, e col figliuolo e con un suo genero,
ed entrarono ne’ palagi per vedere l’edificio, il quale era bello, ma
molto guasto, perchè diciassette anni era stato disabitato; e sedendo
costoro in sulla sala del palagio, messer Arrigo s’accostò al fratello,
e dissegli: Ora abbiamo tempo; e andando messer Francesco guardando
l’edificio, messer Arrigo, essendogli poco addietro, di subito trasse
la spada, e non avvedendosene messer Francesco, gli diede nella gamba
un colpo grave e pericoloso. Messer Francesco sentendosi fedito,
volendosi rivolgere, chiamando traditore messer Arrigo, non potendosi
sostenere cadde, e messere Arrigo gli diè sù la testa un altro colpo
della spada che non lo lasciò rilevare: e morto messer Francesco, i due
fratelli corsono addosso al genero, e ivi senza arresto l’uccisono, e
’l figliuolo di messer Francesco lasciarono per morto; e rimontati a
cavallo seguirono loro viaggio, e tornaronsi in Lombardia; e questo
fu a dì 18 di maggio del detto anno: cosa detestabile per lo grande
tradimento mosso da invidia; ma per divino giudicio spesso avviene che
le tirannie prendono termine e fine per simiglianti modi.