CAP. XXV.

_Come morì il duca di Pollonia._

Il duca Stefano di Pollonia cugino dell’imperadore, giovane virtudioso

e di grande autorità, avendo vaghezza di venire a Firenze per suo

diporto, e lasciato l’imperadore a Pisa, venne con sua compagnia di

giovani baroni a Firenze, ove fu ricevuto a grande onore; ed essendo il

gran siniscalco del Regno messer Niccola Acciaiuoli a Firenze, gli fece

compagnia festeggiando per la città. E avendo ricevuto onore di corredi

da’ signori e dal gran siniscalco, e compiaciutosi molto co’ cavalieri

e gentili uomini, e nella cittadinanza de’ Fiorentini e a più feste,

tornato a Pisa all’imperadore si lodò molto de’ Fiorentini, e magnificò

il nome della nostra città in molte cose, e dopo pochi dì cadde malato

in Pisa, e d’una continua febbre in sette dì passò di questa vita.

Dissesi ch’avea mangiato in Pisa d’un’anguilla, e che immantinente

ammalò, ma la continua più ch’altro il trasse a fine; della cui morte

fu gran danno, perocch’era barone di grande aspetto. Della morte di

costui molto si dolse l’imperadore, ma l’imperadrice vedendolo morire

così brevemente impaurì molto, e stimolava l’imperadore di ritornare

nella Magna, e molti baroni e cavalieri per la morte del duca Stefano

abbandonarono l’imperadore e tornaronsi in Alamagna, e lasciaronlo

con poca gente. E ’l sire della Lippa, uno dei maggiori signori di

Boemia, essendo malato a Pisa si fece conducere a Firenze, e giunto

nella città, e venuto a notizia de’ signori, di presente il feciono

albergare nel vescovado con tutta sua famiglia, che non v’era il

vescovo, e fornironlo di buone letta e di tutto ciò che a bene stare

gli bisognava, e ordinarongli i migliori medici della città alla

provvisione e consiglio della sua sanità, e continovo sera e mattina

gli faceano apparecchiare delle loro dilicate vivande e de’ loro fini

vini. E tanta fede aggiunta col suo piacere ebbe il nostro comune,

che di lunga malattia e quasi incurabile, non pensando potere campare

altrove, come fu piacere di Dio prese perfetta sanità nella città

di Firenze, e guarito, fu onorato di doni e d’altre cose dal nostro

comune. Per le quali cose fatto singulare amico del nostro comune e

de’ suoi cittadini, soggiornò nella città a suo diletto infino alla...,

tanto che fu tornato nella sua fortezza: poi ebbe dal comune i danari

che i Fiorentini gli aveano promessi per l’imperadore, come innanzi

racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 29 / 289 题