CAP. XXIV.

_Come la gente del legato presono quattro castella di Malatesta._

Dopo la sconfitta e la presura di messer Galeotto narrata poco

addietro, messer Malatesta andò a Pisa all’imperadore, perchè

l’acconciasse in pace col legato e con la Chiesa; nondimeno avea alle

frontiere della gente e delle terre della Chiesa tutta la forza della

sua gente d’arme a cavallo e a piè ragunata quivi, avvisando che là

si facesse la guerra, e così dimostrava di volere fare il capitano

della gente della Chiesa; ma come uomo avvisato ne’ fatti della guerra,

avendo condotto certo trattato per le mani del conticino da Ghiaggiuolo

il quale era de’ Malatesti, ma nimico di messer Malatesta e de’ suoi

per la morte di suo padre, questi avendo ordinato il suo trattato,

fece col capitano della Chiesa che subito mandò della Marca in Romagna

cinquecento cavalieri e altrettanti e più masnadieri, i quali furono

prima in su le porte di Rimini ch’e’ terrazzani sprovveduti senza

avere gente d’arme alla guardia se n’avvedessono, e funne la città

in gran pericolo; e per questo subito avvenimento, non essendo gente

nella terra da potere soccorrere di fuori nè riparare al trattato

del conticino, presono e rubellarono a’ Malatesti il castello di

sant’Arcagnolo, e ’l Verrucchio, e due altre castella intorno e di

presso alla città di Rimini, le quali fornirono di gente da cavallo e

da piè che faceano guerra a Rimini e nel paese, ed erano come bastite

che teneano assediata la terra. Di questa cosa si conturbò tutta la

Romagna, e fu cagione di recare i Malatesti più tosto a rendersi alla

volontà del legato, come al suo tempo appresso racconteremo; e questo

fu del mese di maggio del detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 28 / 289 题