_Come il capitano di Forlì sconfisse gente della Chiesa._
Del mese d’aprile del detto anno, il capitano di Forlì cavalcava
nella Marca, e avea in sua compagnia dugento cavalieri i più gentili
uomini giovani, i quali erano con lui per amore a sua provvisione. Il
capitano della gente d’arme della Chiesa seppe l’andata del capitano
di Forlì, e di notte gli si fece incontro, e misegli un aguato di
quattrocento cavalieri. Il capitano di Forlì, innanzi che fosse al
passo dell’aguato, per sue spie seppe come i nemici in quantità di
quattrocento cavalieri l’attendeano di presso; egli era in parte
ch’el si poteva tornare addietro salvamente, ma pensando che ciò gli
tornerebbe a vergogna, avendo l’animo grande, e giovani cavalieri con
seco pro’ e arditi, diliberò con loro d’andare ad assalire i nemici,
non ostante che gran vantaggio avessono del numero della gente e del
terreno; fece cento feditori ch’andassono innanzi a cominciare la
zuffa, i quali si mossono in un fiotto, e dirizzaronsi al cammino
verso l’aguato, a modo come se ’l capitano fosse tra loro. I nemici
pensandogli raccogliere a mansalva uscirono loro addosso, credendo
che vi fosse il capitano di Forlì. I cento cavalieri, vedendo venire
verso loro tutto l’aguato, strettamente con grande ardire, sì fedirono
tra loro sì virtuosamente, che gli feciono invilire; e vedendo come
francamente sosteneano contro a loro, temettono che il capitano con
maggior forza non venisse loro addosso; e vedendo dalla lunga apparire
gente al loro soccorso, e che questi cento cavalieri tanto francamente
si sosteneano, innanzi che il capitano giugnesse ruppono; e giugnendo
il capitano di Forlì al soccorso de’ suoi, trovò rotti i nemici, e
perseguitandoli, prese dugento cavalieri e più di quell’aguato, e
raccolta la preda, vittoriosamente fornì il suo viaggio.