_Come messer Ruberto di Durazzo prese per furto il Balzo in Provenza._
Quello che seguita essendo molto strano dalla schiatta reale, ci
fa manifesto, che dove la necessità regna, rade volte s’aggiugne la
ragione. Messer Ruberto, figliuolo che fu di messer Gianni duca di
Durazzo, nipote del re Ruberto, tornato di prigione d’Ungheria, e male
provveduto dal re Luigi suo cugino, se n’andò in Francia; e servendo
il re alle sue spese, non essendo provveduto da lui tornò in Provenza;
e ivi, per mantenersi a onore, gravati gli amici e’ parenti, consumò
ciò ch’egli avea: e venuto a tanto che non potea mantenere quattro
scudieri, si pensò di fare male; e non avendo da se la forza, s’accostò
col sire della Guardia, a cui manifestò il suo pensiero, e richieselo
d’aiuto. Costui, ch’era uomo atto alla guerra più ch’al riposo, disse
di seguirlo volentieri, e accolsono ottanta cavalieri, e provvidonsi
di scale; e una notte, a dì 6 d’aprile del detto anno, essendo il forte
castello del Balzo in Provenza senza alcuno sospetto, e ’l signore del
Balzo nel Regno in cortese guardia del re, messer Ruberto vi s’entrò
dentro, e senza contasto prese il castello e la rocca inespugnabile.
Sentendosi la novella in corte, il papa e’ cardinali se ne turbarono
forte, salvo il cardinale di Pelagorga ch’era suo zio, il quale con
seguito di certi cardinali di sua setta lo scusavano in concestoro,
e segretamente l’atavano per modo, che in pochi dì ebbe nel Balzo
trecento cavalieri e cinquecento fanti armati, e cominciò a correre il
paese e fare preda fin presso Avignone, non senza sospetto del papa, e
de’ cardinali, e di tutta la Provenza.