CAP. II.

_Come messer Carlo di Luzimborgo fu coronato imperadore de’ Romani._

Domenica mattina a dì 5 del mese d’aprile, gli anni Domini 1355 dalla

sua salutevole incarnazione, il dì della Resurrezione di Cristo,

essendo il cardinale d’Ostia legato del papa a fare la consecrazione

dell’imperadore con molti prelati nella basilica di san Pietro,

l’eletto Carlo sopraddetto giugnendo a san Pietro co’ Romani, e colla

grande cavalleria e moltitudine di popolo che l’aveano accompagnato,

scavalcato colla sua donna, furono ricevuti nella chiesa con grande

tumulto di stromenti, e allegrezza e festa di catuna gente. E

incontanente ch’egli fu in san Pietro, com’egli avea ordinato, molti

cavalieri armati tramezzarono tra la sua persona e della donna con

alquanti più confidenti prelati ch’erano all’uficio dell’altare, e

l’altro popolo riempierono sì il mezzo della grande basilica che niuno

potea valicare verso l’altare, o vedere la sua consacrazione, salvo

i prelati e coloro ch’erano in compagnia con l’eletto. E celebrato

l’uficio della solenne messa, spogliato l’eletto de’ suoi primi

vestimenti, e stando a piè dell’altare, ricevuta la sagra unzione, e

confessata la sua cattolica fede, con quelle cerimonie che l’usanza

richiede, fu vestito dell’imperiali vestimenta, e consecrato dal

cardinale; per lo prefetto di Vico, in chi sta l’uficio d’incoronare,

gli fu messo la corona dell’oro imperiale, ed egli incoronò

l’imperatrice. E fatta la solennità della sua coronazione, l’imperadore

nella maestà imperiale montò in su uno grande e nobile destriere,

portando nella mano destra un bastone d’oro, e nella sinistra una palla

d’oro ivi suso una crocetta di sopra, e sotto nobilissimi palii d’oro

e di seta, addestrato da’ principi romani e da altri nobili signori

alla sella e al freno e d’intorno, e appresso a lui l’imperadrice,

con grande allegrezza e festa furono condotti per la città di Roma a

san Giovanni Laterano, ov’era fatto l’apparecchiamento per desinare;

e ivi smontati, con grande reverenza andarono a vicitare l’altare: e

già valicata l’ora di nona, si posono a mangiare: e fatta la desinea,

l’imperadore e l’imperadrice, con poca compagnia di loro gente, mutato

l’abito dell’imperiale maestà, montarono a cavallo, e andarono ad

albergare fuori della città di Roma a san Lorenzo tra le vigne: e

questo fece per ubbidire al comandamento a lui fatto dal santo padre,

che coronato che fosse, non dovesse albergare in Roma. A questa

coronazione si trovarono cinquemila tra baroni e cavalieri alamanni,

i più Boemi, e più di diecimila Italiani vi furono a cavallo, tutti al

servigio e a fare onore all’imperadore. E niuno contrario o sospetto a

lui si trovò in Italia, per l’umile venuta e savia pratica che tenne,

di non essere partefice e di non seguire il consiglio de’ ghibellini

come i suoi antecessori, cosa maravigliosa e non udita, addietro per

molti tempi. E partito l’imperadore da san Lorenzo con minore compagnia

se n’andò a Tivoli per osservare alcuna ceremonia debita a’ novelli

imperadori; incontanente tutta la cavalleria si cominciò a partire da

Roma, e venire verso Siena e Pisa, e chi a ritrarsi verso la Magna.

Lasceremo alquanto l’imperadore e la sua cavalleria al cammino, e

seguiremo d’altre novità strane, che in questi giorni s’apparecchiano

alla nostra materia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 6 / 289 题