Vorrei sapere se hai conoscenza del famoso Gian Giacomo Rousseau,
scrittore stravagantissimo, ma ingegno senza pari, il piú cinico di
tutt’i filosofi di questa setta.
(21 marzo)
Mi sono d’un grande aiuto i miei libri, ché non ne leggo piú se
non di serissimi, avendo abbandonato i romanzi e altri sí fatti
trastulli..... Mi dispiace che tu trovi da leggere cosí pochi
libri francesi: ti continuerebbero la conoscenza d’una lingua
sí necessaria al presente. Fin che tu rimarrai in collegio, è
impossibile che tu possa aver buoni libri: almeno tienti alla
storia..... Sarà tanto di risparmiato per quando tu sarai nel
mondo, e potrai metterti allora ad altre letture, delle quali t’è
quasi sconosciuto il nome. Veggo bene che certi nomi non osano
penetrare la nebbia d’un collegio. Il Gian Giacomo Rousseau che
t’indicai non è quello del quale ti feci leggere le odi e che
viveva al principio di questo secolo, ma è un cittadino di Ginevra,
filosofo cinico, nemico del genere umano, conosciutissimo per molte
opere, ove sparse tutto il fiele del suo cuore, ma sopra tutto pe
’l romanzo della _Nuova Eloisa_ e per un altro libro intitolato
l’_Emilio_, che è stato proibito da tutt’i governi, e ove sono di
molte sciocchezze ma anche delle bonissime cose. Poiché tu sei
ora alla filosofia, devi almeno cercare de’ libri che v’abbiano
attinenza, particolarmente di storia naturale. Tali sarebbero _La
storia degli insetti_ del sign. Reaumur e le opere del sign. di
Buffon.
Consigli cotesti e giudizi, con tutta la freschezza d’impressione di
secolo decimottavo, che sotto la penna d’una dama d’origine romana
significano assai. Notevolissimo anche, per una dama a cui cinque anni
prima Maria Teresa avea conferito l’ordine della croce stellata, questo
passo d’altra lettera, nel 24 marzo 1764:
Poiché tu sei nato in un secolo che sciaguratamente porta il titolo
di secol d’oro e di fatto si trova essere il secolo di ferro,
bisogna che di buon’ora ti avvezzi a piegare sotto il giogo e a
persuaderti che col despotismo in vigore il debole deve piegare
sotto il piú forte. Tu trovi ciò insopportabile in un collegio:
peggio sarà, quando, rischiarandosi pur sempre la tua ragione a’
pensieri ed a’ lumi che l’età e le cognizioni ti forniranno, ti
vedrai obbligato a seguire costumanze e leggi contrarissime al buon
senso e alla sana ragione. Vieni, vieni nel tuo paese, e vedrai in
che schiavitú si vive. Ragioneremo nella mia camera, ma a porte ben
chiuse, perché al presente non si sa piú di chi doversi fidare.
Venti e piú anni dopo, quando governatore di Milano era l’arciduca
Ferdinando, marito di Maria Beatrice ultima di casa d’Este, la duchessa
scriveva, allora in italiano, all’altro figliuolo mons. Marc’Antonio (6
dec. 1788):
Voi avete messo in gran movimento la mia curiosità. Se a Corte si
recita _Il Glorioso_, so ancor io che l’avrà scelto l’arciduchessa,
la quale facendo la parte di _soubrette_ eseguisce due caratteri:
ma la mia curiosità è di sapere chi eseguisce la parte del
protagonista.
E saputolo, (11 dec.):
Oh che baggianate! l’arciduca far la parte del _Glorioso_, parte
difficilissima a eseguirsi anche dagli attori francesi! Non vi dico
altro che io, avendo presente tutto, né solo per averla scritta,
ma per averla intesa recitare in italiano ed in francese, ho riso
da per me sola una buona mezz’ora. Per l’amor di Dio, brucia subito
questa lettera[191].
Siamo in vera fine di secolo decimottavo.