IV.

Quel quadro era quasi naturale lo desse un plebeo. Plebeo dico

romanamente, con senso tutt’altro che di spregio; in quanto la plebe è,

considerata nel processo storico, il vivaio delle forze d’una nazione,

onde vengono e han da venire nei mutamenti ideali non che sociali le

attività nuove del pensiero. I piú e meglio degli scrittori italiani,

specialmente poeti, erano fin allora usciti dalla nobiltà: sino il

Frugoni, l’Anacreonte parassita de’ prosciutti farnesiani e l’Orazio

delle cioccolate borboniche, sino il Frugoni aveva nelle vene sangue di

dogi. Co ’l Metastasio, co ’l Casti, co ’l Parini è l’avvenimento della

plebe nella poesia italiana.

La plebe versò in contatti di mano in mano piú intimi con l’alto mercé

la Chiesa. Cosí gli abati furono nel secolo decimottavo quello stesso

che nella e dopo la rivoluzione gli avvocati. Venivano onde potevano,

andavano ove volevano: tutte le vie eran loro. Dubois corruttore

dell’adolescenza di Filippo d’Orléans, e poi cardinale ministro della

Reggenza: Bernis la _bouquetière_ della marchesa di Pompadour, poi

arcivescovo, cardinale e ambasciatore àrbitro di conclavi in Roma: ecco

in quella Francia, che fu il miluogo spirituale di quel secolo, ecco il

tipo e l’elevamento supremo dell’abate mondano, precettore e letterato.

In Italia gli abati non assursero a tanto (l’Alberoni espatriò), ma

nell’attività intellettuale e nella manifestazione morale espressero la

genialità e potenzialità della provenienza.

Il Metastasio dalla purezza del paesaggio umbro e dalla placidezza

di quel popolo, onde venne fuori la poesia delle laudi e la pittura

delle sacre famiglie, sembra recare un senso dell’arte eguale

riposato tranquillo, che al secolo decimottavo, non potendo altro,

diventa l’idillio anche eroico nel melodramma, e finisce con un

accontentamento, che, non potendo piú essere mistico, è virtuosamente

epicureo. Ma il Metastasio ebbe di abate non piú che il titolo.

Prete, maestro di seminario, canonico, provenne tutto intero dalla

disciplina romana, Giovan Battista Casti: disciplina, dissi, per

qualificare una maniera di educazione, e dovevo dir corruttela. Costui

fu il menestrello nomade della marcia e fetida arte del servaggio

italiano. Giullare di tutto e di tutti, di favoriti e di favorite,

che, mutati i tempi, metteva in maschera bestiale, di principi

riformatori e di autocratrici filosofesse, che poi non pagato a

bastanza metteva in burla ma prudentemente alla larga o dopo morte,

di monarchie che tradiva e di rivoluzioni che beffava cotesto prete

guasto diè segno finale del come intendesse la libertà ammorbando

delle Novelle galanti l’Europa all’ombra della Repubblica francese.

Costui, come il truffatore e spia Casanova, che vestí anch’egli per

alcun tempo da abate, portò a spasso pe ’l mondo lo spettacolo della

vergogna italiana, attestando che la vecchia Italia irrideva vendeva

e prostituiva tutto, gli eroi antichi e i santi nuovi, i monumenti

e le ville, le sue donne, i suoi ragazzi acconciati per la musica,

la gloria, l’arte, l’ingegno. Cotesta vecchia Italia è sepolta da

un pezzo; e sarebbe non so qual piú tra vigliaccheria e scempiaggine

rimpiangerne o, come dicono, riabilitarne qualche rea memoria.

A farla disparire e obliare, educando altri animi ed altri ingegni,

lavorò Giuseppe Parini: di cui l’Italia ha fin dimenticato che fosse

prete, solo riconoscendo in lui il primo ideal rappresentante di quel

popolo del nostro settentrione, forte, austero, ideale, disposto a

fare: tanto è vero che rifece l’Italia.

Pagine di storia letteraria · 第 116 / 157 题