Tale essendo vissuto e morto Giovanni Boccacci, egli è certo che i suoi
Mani si compiacerebbero, piú che d’altro qualunque, di questo monumento
che «all’aer dolce de’ suoi colli tóschi» gl’inalza ora Certaldo. Bene
sta che la venerazione dei posteri allo scrittor del Decameron non
sia ricordata entro le pareti d’un tempio, fosse pure quello solenne
di Santa Croce. E già è storico destino, o Firenze, che a te nega
le ossa dei tre grandi tuoi figli. Tu li spargesti, fiera e generosa
repubblica, come spiriti creatori su l’ale dei venti; e nessuno di loro
è tornato alla madre; sono rimasti con l’Italia che essi idealmente
crearono. E intorno alla tomba dell’Allighieri veglia la fede del
forte popolo di Romagna, custode degno. Su la tomba di Arquà cantano
gli usignoli, e tutta la Venezia se ne adorna come d’un simbolo della
gentilezza sua fin nell’eroismo. La memoria di Giovanni Boccacci abita
i suoi colli paterni; e li abiterà gloriosa fin che resti una nota di
questo eloquio toscano che a Giorgio Byron suonava sí come una musica
favellata.