II.

È cotesto il concetto e quasi l’insegna del Boccaccio nel movimento

letterario del tempo suo.

Imperocché il secolo decimoquarto, l’età aurea della lingua italiana,

fu di lento sfacimento per gli intelletti e gli instituti sociali. Il

medio evo finiva: l’ideale dell’impero era caduto con gli Svevi, quel

della chiesa oscuratosi con Bonifazio ottavo si spegneva nella servitú

di Avignone, la cavalleria avea salito il palco infame con i Templari

e le succedeano le compagnie di ventura: gli Absburghesi in Germania

aveano cominciato a mutare in azienda di famiglia il sacro universale

impero degli Ottoni e dei Federici, Filippo il Bello avea ridotto

a dispotismo amministrativo la cristiana monarchia di san Luigi: in

Italia la gente nuova, dove i comuni serbassero del vigore, cacciava da

per tutto e sopraffaceva le vecchie famiglie custodi della tradizione

eroica; o i signori, protettori del popolo e tutori del buono stato,

livellavano sotto la lor dittatura guelfi e ghibellini, grandi e

plebe. Certo, era necessario che la società ecclesiastica e feudale

compenetrata piú sempre dagli spiriti della borghesia si trasformasse;

ma intanto nella trasformazione il presente annebbiavasi, titubava la

fede e si smarrivan le idee, istituzioni e costumi alteravansi, l’uomo

degenerava e scemava. L’epopea era finita, e il dramma non compariva:

triste intervallo nella storia della coltura, aspettazione dolorosa

nell’ideale delle generazioni.

Ma l’Italia riempié della sua gloriosa operosità l’intervallo. Quella

che Dante chiamò commedia fu la tragedia delle forti generazioni del

medio evo, che l’Allighieri, gigante superstite, rispecchiò con gli

occhi fissi al cielo, con ferma fede nella riconstituzione politica e

religiosa della società cristiana. Il Petrarca dalle perturbazioni del

secolo trasformantesi rifuggí in se stesso, e con gli occhi raccolti

ritrasse ed esemplò in limpide armonie il suo intimo soliloquio,

tutto inteso a ricercare l’equilibrio della passione con la idea,

tutto assorto nel perfezionamento dell’individuo. Il Boccaccio fu

attratto dal secolo, che era il tempo della gente nuova e il tempo

suo, e, girati attorno gli occhi, ne raccolse tutto il sensibile ed

il reale, onde compose la sua umana commedia con mano nello stesso

affaccendamento tranquilla, con mente accesa in un nuovo ideale,

l’arte. Perocché a certi momenti d’una civiltà anche l’arte per sé

sola diventa un ideale; ed è bene che ciò sia. Solo appunto l’ideale

dell’arte salvò dall’oscuramento le generazioni intercesse tra il

mancare del medio evo e le rivoluzioni del secolo decimosesto; e

fu tutto italiano, ed ebbe per primo cultore, per ritrovatore, il

Boccaccio. «Studium fuit alma poësis».

Pagine di storia letteraria · 第 64 / 157 题