Tale nel crepuscolo estremo del medio evo o nel crepuscolo mattutino
del rinascimento esce Dante Allighieri, primo poeta personale, e
già potentissimo, come piú verun altro. E a pena uscito ricongiunge
la dottrina all’arte, e l’arte al sentimento, e l’arte antica nel
sentimento suo e popolare rinfresca e tramanda vitalmente nuova. E
tutto quello ch’è piú eccelso e nobile e umano nella poesia delle genti
è in lui; ma egli ha certi suoi tócchi che nessuno ebbe prima né ha
poi avuto. E canta le piú alte cose della vita, i piú alti pensieri
degli uomini, i piú alti segreti delle anime, e non dell’anima sua,
e non di queste e quelle anime, ma di tutte le anime; e li canta
cosí profondamente, cosí sinceramente, cosí superiormente, che,
quando del suo mistico prodigioso canto l’aura sacerdotale è vanita,
la significazione dottrinale è venuta meno, rimane meravigliosa e
insuperabile al mondo la poesia civile ed umana; e il nome del poeta
divino di nostra gente vola e s’infutura nei secoli, come la gloria del
Campidoglio e il nome di Roma.