Il termine della potenza imperiale tra noi fu segnato, lo ripeto,
dalla battaglia di Benevento. In Benevento di fatti, meglio che
l’infelice e valoroso Manfredi, cadeva ferita al cuore la parte
imperiale con le sue tradizioni necessariamente germaniche e feudali.
La battaglia di Benevento compiva quella di Legnano; e le spade
dei guelfi fiorentini che seguivano, o, meglio, precedevano Carlo
d’Angiò, rescindevan di fatto i vincoli onde i mal destri guelfi
lombardi si erano volontariamente impedite le mani a Costanza. Che
importa se un papa bandisce cotesta guerra, se la conduce un francese?
Lasciate passare qualche anno; e se il papa, libero al fine dalla
téma dell’imperatore presente, vorrà allungare li ugnòli, i comuni e
i signori italiani non son piú ormai bestiuole da prendersi a inganno
e farne strazio: parte guelfa si rinnoverà per modo da far rientrare
pietosamente quelle granfie. Lasciate passare qualche anno; e la
concordia tra i reali di Francia e la Chiesa finirà con lo schiaffo
di cui Filippo il Bello, mediante la mano inguantata di ferro di
Sciarra Colonna, lasciò l’impronta su la faccia senile di Bonifazio
ottavo. Conseguitata allora all’abbiettazione del principio d’autorità
feudale quella dell’ecclesiastico, e trasferita la sede alla cosí
detta cattività babilonica d’Avignone, nell’ecclisse dei due luminari
del medio evo, la luce della civiltà italiana empirà mirabilmente
tutto il cielo d’Europa. La battaglia di Benevento [1266], e la caduta
della repubblica di Firenze [1530], la nascita di Dante e la morte
dell’Ariosto, sono dunque come l’oriente e l’occidente di questo
glorioso giorno d’Italia; o, se volete comprendervi i crepuscoli
dell’aurora e quelli del vespero, la pace di Costanza [1183] e il
trattato di Castel Cambresis [1559] che sottometteva del tutto l’Italia
alla casa austriaca di Spagna. Cosí, quando gli astri del ponteficato
e dell’impero tramontano, nasce quello d’Italia: a pena i primi si
rincrociano su l’orizzonte come sinistre comete, quel d’Italia ricade.