— È questa. — Come? è questa? che intendete dire? domandò il maggiore.
— Dico che ne ho ricevuta una presso a poco come questa. — Voi? — Sì,
io. — Dall’abate Busoni? — No. — Da chi dunque? Da un inglese, da un
certo Wilmore, che prende il nome di Sindbad il marinaro...
— E che voi non conoscete più che io l’abate Busoni?
— È un fatto, ma sono più avanti di voi.
— L’avete veduto? — Sì una volta. — E dove?
— Ecco ciò che precisamente non posso dirvi, voi ne sapreste quanto me,
e ciò è inutile.
— E quella lettera vi diceva? — Leggete:
«Voi siete povero, e non avete che un avvenire miserabile; volete
avere un nome, esser libero, esser ricco?»
— Per bacco! fece il giovine librandosi sui talloni, come se una simile
interrogazione gli fosse stata fatta veramente in quel punto.
«Prendete la carrozza di posta che troverete già allestita
uscendo da Nizza per la porta di Genova. Passate per Torino,
Chambery, e Pont-de-Voisin, e recatevi a Parigi. Presentatevi
al sig. conte di Monte-Cristo, entrate dai Campi-Elisi il 26
maggio alle 7 p. m. e domandategli di vostro padre. Voi siete
figlio del marchese Bartolommeo Cavalcanti, e della marchesa
Oliva Corsinari, come l’attestano le carte che vi saran rimesse
dal marchese, e che vi permetteranno di potervi presentare
con questo nome nella società di Parigi. In quanto al vostro
rango, una rendita di 50 mila lire l’anno vi metterà in istato
di poterlo sostenere. Unito alla presente troverete un bono di
5 mila lire pagabili dal sig. Ferrea di Nizza, ed una lettera
di presentazione sul conte di Monte-Cristo, incaricato da me di
provvedere ai vostri bisogni.»