— Hum! fece il maggiore, benissimo! avete veduto il conte?
— L’ho lasciato or ora. — Ed egli ha ratificato?...
— Tutto.
— Ne capite qualche cosa? — No in fede mia.
— In questa faccenda v’è certamente un merlotto.
— In ogni caso non sarem, nè io, nè voi.
— No certamente. — Ebbene allora...
— Poco c’importa, n’è vero?... — Precisamente, ciò voleva dire anch’io,
andiamo fino alla fine e sempre uniti.
— Vedrete che son degno di giuocare alla vostra partita.
— Non ne ho dubitato neppur un momento, caro padre.
— Voi mi fate onore, caro figlio.
Monte-Cristo scelse questo momento per entrar nel salotto. Sentendo il
rumore dei suoi passi, i due uomini si gettarono nelle braccia l’uno
dell’altro, il conte li trovò abbracciati: — Ebbene, marchese, disse
egli, sembra che abbiate trovato un figlio a seconda del vostro cuore.
— Ah! conte, la gioia mi soffoca.
— E voi? — Ah! signore, la felicità mi opprime.
— Padre fortunato, figlio avventuroso, sclamò Monte-Cristo.
— Una sola cosa mi rattrista, disse il maggiore, la necessità di dover
così presto lasciar Parigi.
— Non partirete prima che vi abbia presentato a qualche amico.
— Sono agli ordini del sig. conte.
— Or via, giovinotto, confessatevi. — A chi?
— A vostro padre, ditegli qualche cosa sullo stato delle vostre
finanze. — Ah! diavolo disse Andrea, voi toccate la corda sensibile...
— Capite, maggiore, disse Monte-Cristo.
— Senza dubbio. — Egli dice che ha bisogno di danaro.
— E che volete che ci faccia io? — Che gliene diate, per bacco! — Io? —
Sì, voi! Monte-Cristo si pose fra loro:
— Prendete, disse ad Andrea, lasciandogli scorrer tra le mani dei
biglietti di banca. — E che cos’è? — La risposta di vostro padre; non
gli avete fatto capire che avevate bisogno di danaro? — Ebbene?
— Ebbene, ed egli m’incarica di rimettervi questi.
— In conto delle mie rendite?
— No, per le spese d’istallazione.
— Oh! caro padre! — Silenzio, disse Monte-Cristo; vedete bene ch’egli
non vuole che vi dica che vengano da lui.
— Apprezzo questa delicatezza, disse Andrea nascondendo i biglietti
nella saccoccia del calzone.
— Sta bene, disse Monte-Cristo, ora andate!
— E quando avrem l’onore di rivedere il sig. conte? domandò il maggiore.
— Sabato, se vi piace; avrò parecchie persone a pranzo nella mia casa
d’Auteuil, strada Fontana n. 28, fra esse il sig. Danglars, vostro
banchiere; vi presenterò a lui, bisogna ben che faccia la conoscenza di
entrambi per isborsarvi il vostro danaro.
— In gran tenuta? domandò a mezza voce il maggiore.
— Sì! uniforme, decorazioni, e calzoni corti.
— Ed io? domandò Andrea.
— Oh! voi con gran semplicità: calzoni neri, stivali verniciati,
gilè bianco, abito nero o blu; andate da _Blin_, o _Véronique_ per
abbigliarvi; se non ne sapete gl’indirizzi, Battistino ve li darà, se
prendete cavalli servitevi da _Devedeux_, e se comprate un _phaéton_
andate da _Baptiste_.
— A che ora potrem presentarci? — Alle sei e mezzo.
— Sta bene, disse il maggiore portando la mano al cappello.