rapido verso sua moglie, caduta lì, alla scrivania, le braccia conserte
su la tavola, la fronte e il pianto in quelle braccia. Ma qualche cosa,
a terra, l'avvolge alle gambe, lo ferma, di colpo: è Pierotto, Pierotto
che ha sentito, Pierotto che ha letto il foglio d'ordini caduto a
terra, Pierotto che stringendogli le gambe, ginocchioni, gli occhi
supplici in su come pregasse Iddio, gli dice con voce soffocata:
— Padrone, in Cina porti anche me!
Fiorvante ha respinto l'umile offerta e l'umile dolore. Ha davanti a
sè, più grande, il dolore di sua moglie, ha dentro di sè, disperato, il
suo. Non va, Fiorvante, a sollevare Mimì. Siede alla scrivania anche
lui, il gomito su la tavola, il volto nella palma, lo sguardo fisso
davanti a sè, nell'ignoto. E Mimì si solleva e lo guarda... Gli va
vicino, gli prende fra le mani la fronte per rovesciargli il capo e gli
chiede:
— Che cos'hai... tu che sei sempre così forte, così agguerrito?...
Fiorvante le prende le mani, e unitele, fa di queste un piccolo cuscino
vivo alla sua testa stanca... Poi la guarda, doloroso, appassionato, e
le risponde:
— Non so. Ho come un presentimento. Penso che non ti rivedrò mai più...
che morirò laggiù...
Che scossa nel cuore di Mimì e che sobbalzo di tutto il suo essere!
Ma si fa forte. Si china su lui che ha rialzato il capo. Sono ora
volto contro volto. La volontà d'un sorriso a ogni costo illumina
malinconicamente gli occhi di Mimì mentre ella esclama, tanto per
rispondere:
— Che sciocchezze!
Ma lo stesso brivido che ha attraversato l'anima di Fiorvante ha corso
la sua anima, povera bimba che ha paura, che ha tanta paura e non vuol
farlo vedere perchè anche l'altro, quello che è forte, quello che è
audace, quello che non ha mai paura di nulla, ha questa volta paura,
tanta paura.
Paura di non rivederla mai più...
32.
Non hanno potuto dormire, quella notte. Sono usciti in giardino. Hanno
percorso e ripercorso la terrazza a mare. Son rimasti lì, lungo tempo,
nella sera d'estate, fermi, le mani nelle mani, tutta la vita dell'uno
nella vita dell'altro, a interrogar con gli occhi fissi, inutilmente,
le stelle indifferenti, come potessero conoscere il destino...
Ora sono rientrati nello studio di Fiorvante, tra le belle cose che
amano e che hanno raccolte per circondarne una felicità di tre mesi
appena che non doveva avere mai fine...
33.
A bordo, nel quadrato degli ufficiali, quelli che vengon da terra hanno
portato la notizia della partenza di Fiorvante a quelli rimasti a bordo
a passar la sera in quadrato tra carte, bibite ghiacciate e sigarette.
Un sentimentale sospira:
— Povero Fiorvante! Una felicità che si spezza appena nata...
Ma un altro — un forte? ma no: un altro sentimentale, ma un
sentimentale che non vuol parerlo... — un altro alza le spalle:
— È il nostro destino di marinai... Nè casa, nè amore, nè tempo...
E ride. E scopre una carta da giuoco ed esclama:
— Ma che importa?... Ho il re d'_atout_...
Quella risata è sola, senza eco. E sarebbe sola, staccata, falsa, anche
se nel quadrato non fossero venti ufficiali, anche se nel quadrato
non ci fosse che colui che ride, che ride fuori e piange dentro, com'è
quasi sempre, quando si ride...
34.
Storia della Dama dal ventaglio bianco che gli torna in mente in
quell'ora? Analogia che gli s'è chiarita nell'anima fra il signor Tao
della favoletta cinese costretto ad abbandonare Madama Lu per morire
e lui che deve abbandonare Mimì per partire?... Chi sa? Confusi moti
dello spirito, orologeria misteriosa e impenetrabile che segna il tempo
ai pensieri...
Certo è che da mezz'ora Fiorvante parla a Mimì — a Mimì disperata di
sentirlo parlar così — della possibilità della sua morte, laggiù, in
Estremo Oriente. Mimì è caduta ai piedi di lui. E Fiorvante la tira su,
le prende le mani, la guarda in volto e le dice:
— Giurami...
Non osa parlare. Poi si fa coraggio:
— Giurami... Giurami che se non dovessi ritornare... le tue labbra...
le tue labbra, Mimì, non avranno parole e promesse d'amore per un altro
uomo... finchè il lutto che tu porterai di me non sarà finito...
Mimì trema. Non vuole giurare... Perchè? Che cattivi pensieri... Perchè
metterle paura così? China il volto per sottrar lo sguardo. Vorrebbe
svincolarsi. Ma Fiorvante la tiene.
— Ma tu ritornerai certamente..., mormora Mimì. Io ti aspetterò nel mio
dolore e torneremo ad essere felici...
Ma la stretta di Fiorvante ai polsi di Mimì si fa più forte, quasi
brutale, quasi selvaggia: tutto l'orrore della gelosia è in quella
stretta.
— Giura, giura ugualmente... Chi può sapere?
E Mimì solleva una mano di lui per portarsela alle labbra, fissa i
chiari occhi sinceri nei grandi occhi ansiosi e, ferma la voce e fermo
il cuore, dice:
— Giuro!
35.
Cina che le sembravi così lontana e così leggiadra, lontana Cina di
bazar e d'acquarello, Cina delle scatole di lacca e dei mobiletti di
bambù, terra sconosciuta che eri così cara alla sua fantasia, dove
tanto piaceva di correre al suo sogno d'oltremare, — Cina orrenda e
minacciosa adesso, Cina del suo tormento e della sua tortura, Cina dei
supplizii e dell'orrore, Cina di battaglie e di morte... Già da due
mesi Fiorvante è partito ed ella è sola, nella casa abbandonata, sola
con Pierotto che piangendo è rimasto accanto a lei, per guardarla,
per difenderla... Quanto dovrà aspettare così? Quanto potrà il suo
cuore resistere in quell'arresto di vita, in quell'agonia?... Povera
Butterfly d'occidente, più dolorosa ed ansiosa perchè non ha come
l'altra la cieca fede nel ritorno... Perchè se per l'altra tutto è
certezza, per Mimì tutto è brivido, tormento, dubbio, presentimento,
paura, tortura indicibile, ineffabile tortura...
36.
Un colpo di _tam-tam_. I servi cinesi annunziano, come ogni giorno, il
suo arrivo a cavallo alla Residenza Inglese dove, come ogni giorno,
per la colazione, il Residente e sua figlia Maud lo aspettano...
Poichè il _tam-tam_ l'ha avvertita, miss Maud corre incontro, come ogni
giorno, le braccia tese, le mani offerte, al bell'ufficiale italiano...
Innamorata? Ancora non sa. Certo da venti giorni ogni volta che lo vede
il cuore le batte dentro più forte e più precipitoso...
Amore? Sì, certo. La più bella ora dell'amore, quella in cui l'amore
non sa ancora d'essere amore...
E, poco dopo, alla tavola ospitale della Residenza, mentre miss Maud
non leva gli occhi di dosso al bell'ufficiale, Fiorvante chiude i suoi,
tutt'il suo cuore laggiù, in occidente, nella casa abbandonata, con la
cara compagna lontana, e vede Mimì che appoggiata al parapetto della
terrazza, con Pierotto vicino, guarda ogni giorno lunghe ore il mare,
il mare per cui egli è partito, il mare per cui egli, forse, un giorno
ritornerà...
37.
Mimì è al pianoforte:
_E non le pesa_
_la lunga attesa..._
Più fortunata sorella di pena... Quanto pesa a lei, invece, la
terribile, l'interminabile attesa... E non può sentir quella musica...
E chiude il piano e abbandona su le braccia, posate sul coperchio
chiuso, la testa che tanto le duole...
38.
E c'è un'altra attesa, lì, alla Residenza Inglese, lunga attesa anche
questa, e vibrante come l'altra, e come l'altra disperata nelle sue
paure... Piccola miss sdraiata su le stuoie tra le serventi cinesi che,
sedute accanto a te, ti fanno corona e vento coi ventagli di foglie di
palma, da quanti giorni non hai più pace? Per la prima volta il tuo
piccolo cuore, che sembrava tanto freddo e tanto saggio, palpita in
disordine e in confusione...
Che vuoi? Che hai, piccola miss? Ami tu il giovane ufficiale venuto
d'Italia con quel suo volto stanco che par così stanco di soffrire,
con quei suoi grandi occhi sognanti che paiono così stanchi di sognare?
L'ami tu, di già, veramente? Pare ieri. La prima volta che venne qui:
non sono, non paiono, sei settimane. E ora sei presa... Sei veramente
presa? Ti pare che non avresti potuto vivere se tu non l'avessi mai
incontrato? Ti pare che non potresti più vivere, ora che incontrato lo
hai, se un avverso destino si divertisse a dividerti per sempre da lui,
a volerlo per sempre allontanare?
Come batte il tuo cuore, piccola miss, quando tuo padre ti parla dei
ripetuti attacchi dei _boxers_, sempre più numerosi e sempre più gravi
in questi giorni! È venuto una mattina Fiorvante, una mattina come
tutte le altre — e forse era l'ultima. Da quella mattina tu non l'hai
più riveduto. Adesso ricordi i particolari del saluto quando tu gli
dicesti: “Arrivederci domani...„, come ogni giorno, ed egli, dopo una
pausa, con la voce grave delle sue parole gravi, ti rispose, non come
ogni giorno: “Arrivederci domani...„.
Allora quasi non avvertisti. Ora ricordi. Allora non avvertisti quella
pausa, quell'esitazione, quell'ombra di dubbio che velava il suo
volto... Ma ora rammenti che la voce gli tremava un poco, che un poco
anche la mano gli tremava mentre stringeva la tua, ora rammenti che
c'era come un disperato e silenzioso saluto in quel suo ultimo sguardo
che si sforzava a parer sorridente.
Già sapeva il bell'ufficiale, quel giorno, quello che tu ancora,
piccola miss, non sapevi: già sapeva d'essere a una delle grandi ore
del destino, già sapeva di dover combattere, di dover forse morire...
Morire! Ma perchè tremi così, perchè un brivido tutta ti invade e ti
scuote?... Che hai? Paura? Presentimento? Ma no... Sorridi... Attendi
con serenità... Fiorvante ritornerà, una di queste mattine...
Ma perchè tremi, perchè tremi così?
39.
— Pierotto, che farà il Comandante a quest'ora?
Pierotto si stringe nelle spalle. Non sa...
— Pierotto, dove sarà il Comandante a quest'ora?
Ancora, Pierotto, si stringe nelle spalle. Chi sa?...
— Pierotto, a chi penserà il Comandante a quest'ora?
Si stringe ancora, Pierotto, nelle spalle. Ma si domanda? Si sa....
E ancora, seduta accanto a lui in piedi, nel giardino, nella sera che
discende con le sue paure e coi suoi misteri, ancora Mimì domanda:
— Pierotto, non sarà accaduto al Comandante nulla di male?
E Pierotto questa volta è dritto su le spalle, l'occhio che sfida
il destino, la voce chiara e sonora, per rispondere con fede cieca e
assoluta:
— No. Nulla di male può capitare al Comandante. Dio lo protegge! E
anche io l'ho benedetto....
Dio e.... lui! Pierotto ha ragione. Che può mai accadere al Comandante?
40.
Messi a cavallo giungono alla Residenza inglese. Un accorrer di servi,
un andare qua e là.... E la notizia che, venuta dai messi, corre il
giardino, di bocca in bocca, entra nella casa, raggiunge miss Maud....
— In uno scontro coi _boxers_ il Comandante Fiorvante è caduto....
41.
Su la terrazza a mare Mimì è accanto a Pierotto. Poco prima, un grande
brivido l'ha scossa tutta, dalla radice dei capelli ai piedi. E, a
Pierotto che trepido l'ha guardata, ella ha detto ancora rabbrividendo
entro di sè:
— Non so.... Ho sentito la Morte passarmi vicino....
42.
Il Residente conforta sua figlia. Povera Maud disperata! Nel suo
silenzioso amore ella non sapeva d'amarlo così.... E il padre
interroga, manda a cercare notizie, conferme, smentite...
— Il Comandante era alla testa di una compagnia da sbarco... L'urto coi
_boxers_ è stato improvviso... S'è veduto il l'ufficiale cadere nella
mischia terribile...
E Maud piange disperatamente tra le braccia paterne il caro grande
amico che le era così dolce vedere ogni giorno, lì, accanto a lei,
col suo sorriso malinconico, con quella sua parola grave e tenera
insieme, che dava ad ogni gioia una malinconia e ad ogni dolore una
consolazione...
43.
Senza notizie di lui, da tre mesi. Nella casa dolorosa, attorno a Mimì,
è un andirivieni d'ufficiali. Ministero, amici, da per tutto è stato
bussato. Nessuno spiraglio s'è aperto, Lettere perdute? Lettere non
scritte? Morto? Ferito? Lontano? Nell'impossibilità di comunicare?
Ecco ancora un ufficiale. Pierotto prima, Mimì poi, gli corrono
incontro. Ma anche lui, come gli altri, apre le braccia...
Nessuna notizia, ancora...
44.
E, a migliaia di chilometri di distanza, alla Residenza Inglese, è
ancora la stessa ansia, è la stessa incertezza...
Anche laggiù Maud interroga servi, marinai, ogni giorno.
Anche laggiù il cuore si chiude ogni giorno più all'ultima speranza.
Si riapre se una faccia nuova sopraggiunga. Un'ansia, un grido:
— Nulla?
— Nulla...
45.
Un giorno Pierotto è venuto di corsa a chiamarla:
— Padrona, padrona... Di là, in salotto... Il Comandante... Gli
ufficiali....
Mimì è andata, lenta, rigida, come impaurita, quasi presaga. E,
appena varca la soglia, li ha visti lì, tutti, sparsi per la sala,
i volti gravi, gli occhi bassi. Nessuno s'è mosso ad incontrarla.
Hanno abbassato la testa, in segno di saluto, da lontano. Solo i due
più vicini alla porta le hanno preso la mano, gliel'hanno sfiorata
con un bacio. Ed è parso a lei che quelle mani, prendendo la sua,
tremassero...
Pierotto la segue come un'ombra, come un cane, girando e rigirando
il berretto fra le mani, con gli occhi bassi ma lo sguardo che fruga.
Viene avanti, Mimì, guardando a destra, guardando a sinistra. Nessuno
parla. Che c'è? Perchè nessuno parla? Perchè nessuno si muove?
— Che c'è?
Così ha chiesto a un ufficiale. Così chiede ad un altro. Nessuno
risponde. Perchè nessuno parla? Perchè nessuno si muove?
— Che c'è?
Ancora la sua voce, strozzata in gola, interroga. Che c'è, che c'è
veramente? Ha intuito, ha capito... Ma non vuol comprendere da sè la
cosa orribile... Le par delitto avere capito... E avanza. E ancora
interroga. E Pierotto, ombra, la segue. La tremenda ansia di Mimì
chiede conforto, chiede speranza, chiede magari menzogna... Ma nessuno
parla. Perchè? Nessuno si muove. Perchè?
Finalmente non regge più. Meglio la certezza che l'ansia atroce. Si
getta, Mimì, verso il Comandante e gli afferra un braccio. Ed è il
grido:
— Mio marito?
Ora, per la prima volta, gli ufficiali, immobili sempre ai loro posti,
levan gli sguardi su lei, mentre il Comandante, con la mano tremante,
cava di tasca un foglio — la partecipazione ministeriale della morte —
e gliela tende.
Mimì ha preso il foglio con polso fermo e ha letto con ciglio asciutto.
Non ha fiatato. Non si è mossa. È lì, rigida, pietrificata. Poi la
bocca le si apre e ne esce un gemito lieve e breve, un sospiro....
E, di piombo, precipitando. Mimì s'abbatte al suolo, schiantata,
fulminata...
Sùbito gli ufficiali le sono attorno pietosi, commossi. E Mimì apre
gli occhi. Se li vede tutti attorno, come quando c'era Fiorvante. E li
guarda, stupita, coi suoi grandi occhi senza lacrime, senza lacrime
ancora. Perchè son tutti lì? Perchè la guardano chini su lei? Perchè
nessuno parla? Perchè nessuno si muove?
Perchè, perchè nessuno piange?... Ma piange lei, Mimì, disperata,
urlando finalmente il suo folle dolore, piange finalmente lei, Mimì,
per tutti...
46.
Tre mesi sono passati. Due dolori, ignoti l'uno all'altro, in due
case, in due cuori, ricordano inconsolabili il caro scomparso. Ma anche
nei grandi lutti incancellabili la vita trascorre, il tempo passa, le
abitudini riallacciano l'interrotta catena delle giornate. Passa lunghe
ore, Mimì, nello studio di Fiorvante, là dove tutto, tutto le parla di
lui, là dove sono i quadri che gli piacevano e i libri che egli amava.
Ecco un libro, un piccolo libro ch'egli prediligeva: la _Storia della
Dama del ventaglio bianco_, racconto cinese, di quella Cina che doveva
essere la sua morte e la sua sepoltura, di quella Cina che Mimì odia
ferocemente, nel furore di tutta la sua disperazione. Ma quella piccola
storia cinese è un piccolo libro che Fiorvante amava tanto... E Mimì lo
porta, religiosamente, alle sue labbra.
Che sole fuori e che freddo là dentro.. Mimì esce per chiedere al sole,
al grande consolatore d'oro, un po' di pace, un po' di conforto, un
po' di vita. E siede lì, in giardino, nel suo cantuccio preferito. E
apre a caso il libro che Fiorvante amava, l'apre in un punto qualunque,
tanto per leggere qualche cosa, per deviare un poco il suo pensiero...
E legge...
SEGUITO DEL RACCONTO CINESE CHE PUÒ SERVIRE DA INTERMEZZO.
_Piangeva ogni giorno, da mesi, Madama Lu, il suo povero e caro sposo
perduto e veniva ogni giorno a piangerlo ore ed ore su la sua sepoltura
quando un giorno, su la tomba contigua a quella del signor Tao, un
elegante cinesino, dal bel vestito bianco di lutto e il bel codino nero
tutto lucido e levigato, venne a piangere una dilettissima sorella.
Passarono i giorni, una settimana, due settimane. Ogni giorno Madama Lu
e l'avvenente cinesino si trovavano lì, su le due tombe, alla medesima
ora. E Madama Lu piangeva il signor Tao e guardava fra una lacrima e
l'altra l'avvenente cinesino il quale a sua volta piangeva a calde
lacrime la dilettissima sorella e, fra lacrima e lacrima, guardava
con aria di trovarla assai carina l'addoloratissima Madama Lu. Si
guardavano così, ma non si parlavano. O si parlavan con gli occhi: il
miglior linguaggio perchè è chiaro per tutti. E un giorno si parlarono
anche con le bocche perchè a Madama Lu cadde il grande ventaglio
bianco e l'elegante cinesino con gran premura si chinò a raccoglierlo.
E Madama Lu gli disse grazie, parola che in cinese ha un gran valore
di seduzione: non so come si scriva ma, a sentirla, è dolce come una
carezza._
_Avvenne da quel giorno che Madama Lu e l'elegante cinesino si
vedessero ogni mattina su le contigue sepolture del compianto signor
Tao e della dilettissima sorella e dai regni bui della Morte partissero
insieme, dopo le ore di pianto, verso i rosei regni dell'Amore.
Anche in Cina i giovanotti eleganti sono intraprendenti e non sanno
accompagnar per via una bella signora senza parlarle d'amore. Così
l'elegante cinesino parlò un giorno d'amore a Madama Lu. Avrebbe voluto
questa rispondergli: non per le rime, ma piuttosto facendo rima: rima
baciata. Ma non s'è giurato per nulla... E Madama Lu, fedele al suo
giuramento, resisteva al fascino del nuovo amore, poichè non le era
concesso di baciar bocca di uomo prima che la terra fosse asciutta su
la sepoltura del suo compianto marito. E la terra era ancora bagnata,
anche perchè, quasi a far dispetto a Madama Lu e piacere al signor Tao,
i tempi erano eccezionalmente piovosi. Pioveva a catinelle ogni sera.
E il sole aveva un bell'asciugar l'umidità ogni mattina. Ci pensavano
le grosse nuvole nere di mezzogiorno a rimettercene altrettante ogni
sera...._
47.
— Cucù! Guardate chi c'è?
Gli ufficiali, in punta di piedi, riuscendo con ogni cautela a non far
scricchiolare la ghiaia nei vialetti, sono giunti in giardino dietro la
poltrona nella quale Mimì è seduta a leggere. E, di sorpresa, dietro le
spalle, con un fazzoletto le han tappato gli occhi...
— Indovinate chi c'è?
E le hanno posto qualcuno davanti. Tocca, Mimì, il nuovo ospite, con le
mani caute, per identificarlo. Un'uniforme, un berretto: è, certamente,
un ufficiale.
— Ma chi? Garlini che viene da Taranto? Lanciani che ritorna dal Mar
Rosso? Zandrini che tutti aspettavano il mese scorso di ritorno dalla
sua spedizione equatoriale?...
Ma le voci rispondono, a destra, a sinistra:
— No... no... no...
Ora Mimì non regge più all'impazienza, alla curiosità. Tanto più che
adesso le è parso di riconoscere: la fronte larga, il naso corto, il
mento pronunziato. In un gran gesto improvviso si strappa il fazzoletto
dagli occhi e, con un grido, si getta indietro:
— Ardea!
Sì, Ardea di ritorno. Le sue mani non l'avevano nella breve cecità
ingannata: Ardea tornato improvvisamente, da un giorno... La crociera
terminata prima per necessità di riparazioni alla nave... Ardea
incontrato dagli altri ufficiali alla porta del giardino di Mimì...
venendo da opposte parti... mentre anche Ardea veniva a far visita
all'antica amica mai dimenticata...
48.
Perchè trema Mimì, mentre appoggiata al braccio che Ardea le ha
offerto, rientra con lui nella casa? Quel ritorno inaspettato,
improvviso, le mette un fremito in tutto l'essere, le par quasi un
sogno, un avvertimento, un oscura volontà: volontà del destino.
Su la soglia del salotto, uscito non si sa da dove, appare Pierotto che
si pianta su l'attenti al passaggio del suo ufficiale; ma non appena
questi è passato lo segue con uno sguardo nero di diffidenza, ardente
d'odio.
Perchè? Segno, avvertimento del destino anche per lui?
Sono nel salotto, adesso, Mimì ed Ardea. E Ardea le dice la parte che
ha presa al suo dolore. E poi le parla di sè, della sua pena... Lunghe
terribili ore ha egli attraversate, passata la prima ora felice che è
quella dell'ebrezza di sacrificarsi... E ancora le dice che non l'ha
mai dimenticata, che ancora, disperatamente, non ostante la lontananza,
non ostante l'oblio tentato, che ancora l'ama, ancora e sempre. E
sempre l'amerà, come il primo giorno...
Parole ardenti, appassionate, che vanno al cuore di Mimì... Ma
Pierotto, che sorveglia, che spia, riappare nella stanza, gli occhi
indagatori, con un vaso di fiori che nessuno ha chiesto... E la visione
di Pierotto richiama Mimì all'idea del suo dovere. Ed ella mette una
mano su la bocca di Ardea per non permettergli di parlare ancora, di
dirle ancora...
— No... No... No... Non dica nulla, Ardea... Non dica nulla... Nulla...
nulla... nulla...
Perchè nulla Mimì può ascoltare... Nulla... ancora...
49.
E le ritornano in mente, mentre Ardea, senza più parlare, senza più
toccarla, indugia accanto a lei, le ritornano in mente le ultime parole
ch'ella ha lette poco prima nella _Storia_ di Madama Lu...
«... non le era concesso di baciar bocca di uomo prima che la terra
fosse asciutta su la sepoltura del suo compianto marito... E la terra
era ancora bagnata...».
PARTE QUARTA
50.
Maud non è inglese per nulla. Ella ha portato con sè le abitudini
europee e una volta alla settimana una manicure occidentale viene,
con gli arnesi del mestiere nella borsetta di velluto, a curar le
unghie dei servi cinesi addetti alla custodia e al servizio della
Residenza. Qualche volta, quand'ella torna a tempo da una delle sue
grandi galoppate mattutine, Maud assiste al lavoro della manicure.
Trapiantando da occidente a oriente l'usanza si spostano i termini
e tra i servi cinesi gli uomini sono assai più che le donne fieri
d'aver nette le unghie e di vedersele curate e nitide come fossero di
madreperla.
Quel giorno Maud è tornata presto dalla sua passeggiata a cavallo. In
pantaloni kaki e stivaloni gialli, il casco sul capo e il frustino in
pugno, Maud s'è avvicinata alla manicure. Costei ha in opera, adesso,
la bella mano d'un servo cinese tra i più onesti e i più fedeli. E lo
sguardo di Maud è fermato da qualche cosa che splende al dito medio del
servo. L'attenzione di Maud è stata ancor più richiamata dalla voce
della manicure la quale, nell'atto di prender la mano sinistra del
servo dopo aver finito di curar la destra, ha esclamato:
— Che anello!
Maud ha volto il capo e sùbito l'ha riconosciuto con un grido:
— L'anello di Fiorvante!
Sùbito Maud chiama a sè il servo cinese. Guarda meglio l'anello e si
accerta: sì, è quello di Fiorvante, tanto caratteristico, riconoscibile
tra diecimila. Non v'ha dubbio. E Maud interroga il servo spaurito:
come mai ha quell'anello, da quanto tempo e chi glielo ha dato?... Da
quanto tempo? Da ieri. Chi glielo ha dato? E il servo cinese, senza
parlare, accenna laggiù, laggiù...
— A quanti chilometri da qui?
Pochi. Una ventina. Maud è inglese anche in questo. Tra l'idea
dell'azione e l'azione non suol lasciare tempo in mezzo. Ordina i
cavalli per sè e per un seguito armato... E, dopo dieci minuti, eccoli
tutti in sella, compreso il servo cinese... E via di galoppo verso
laggiù... laggiù... dove il servo cinese ha confessato d'aver ricevuto
l'anello in cambio di due sacchi di riso....
Ancora, in cammino, mentre galoppano, Maud continua la sua inchiesta:
— E come possedeva l'anello la persona che te l'ha dato? Non glielo hai
chiesto?
E il piccolo servo cinese risponde quello che sa:
— L'hanno preso, m'han detto, a un ufficiale che da quattro mesi è
prigioniero dei _boxers_...
Quattro mesi? Maud conta rapidamente, marzo, febbraio, gennaio,
dicembre: le date coincidono. Son quattro mesi, infatti, giorno più,
giorno meno, che Fiorvante è scomparso... «Arrivederci domani...». E
non l'ha rivisto mai più... Ma possibile, possibile?... Potrebbe dunque
ancora, Fiorvante, essere vivo?