guardato Fiorvante così, malinconici gli occhi ma fiero lo sguardo:
— Perchè così potevo sposarlo... Come una ragazza per bene... Non ero
mica la sua amante, io!...
E, disperata, si strappa dal capo la coroncina ed il velo e fa questo
a brandelli, lacerandolo coi denti, con le mani... Ha pietà, tanta
pietà, Fiorvante, nel suo vecchio cuore sentimentale, a vederla così
disperata, schiantata... Ha tanta pietà e tanta simpatia... E, poichè
veder soffrire è spesso una buona occasione per cominciare ad amare,
Fiorvante, sollevandola da terra dove s'è rovesciata con le sue lacrime
e il suo velo a brandelli, già la chiama, teneramente, per la prima
volta:
— Mimì...
12.
Gli amici hanno rinunziato a ricondurre Filippo da Mimì. Balla con
Fleurette _fox-trots_ e _fox-trots_, _tanghi_ dopo _tanghi_ e Fleurette
gli sorride come non gli ha mai sorriso. Così Filippo è ripreso.
Sottile veleno della sigaretta riaccesa, dell'amore che ricomincia...
— No, no, non ho ancora finito! tuona una voce.
Ed è il quieto calvo signore che ferma con la voce e col braccio
l'imprudente mano d'un cameriere che voleva portargli via il piatto
delle patate _soufflées_ che è appena, dopo due ore, a poco meno della
metà...
13.
C'è luna nel cielo e pace su l'acqua. La sera è tutta profumi. E Mimì
e Fiorvante sono discesi nel piccolo giardino. Vibran piccole luci da
per tutto: le stelle nel cielo, piccole lame d'argento su l'acqua,
lucciole d'oro nelle siepi e tra i rosai. Luci anche splendono sui
grossi bastimenti ancorati nel porto: e sembran catafalchi di giganti
giganteschi attorno ai quali la città con le sue luci d'oro ha acceso
tutt'un'architettura di ceri.
Sono appoggiati alla balaustra, Mimì e Fiorvante. Questi solleva il
volto della fanciulla e le dice:
— È il vostro primo dolore d'amore... So che cosa vuol dire soffrire.
Ho tanto sofferto anch'io per l'amore...
Appoggiato al davanzale cerca laggiù, sul mare, tra catafalco e
catafalco, i suoi grandi sogni morti, le sue speranze e i suoi ricordi.
Ora è Mimì a guardarlo, è Mimì che solleva con la punta di due dita la
fronte di lui:
— Voi siete così diverso da lui... dagli altri... Voi dovete saper
volere tanto... tanto bene...
Fiorvante prende fra le sue le piccole mani gelate di Mimì. Le bacia.
Attira a sè la fanciulla. La guarda, la guarda... Ma non osa parlare.
E poi, con la voce che gli trema:
— Sì, le dice, so volere molto bene, io... E mi par già di cominciare
a volervene...
La bimba arrossisce e abbassa gli occhi. Trepidamente Fiorvante chiede,
bassi gli occhi e bassa la voce:
— E voi?... E voi?...
E Mimì risponde... Risponde abbassando gli occhi sempre più, sempre
più, ma con un lieve cenno del capo che dice: sì, sì... Fiorvante le
ha preso ancora le mani. Fa per riportarle alle sue labbra. Ma poi si
ferma e, passata un'ombra sul suo volto, le abbandona:
— No... no... Vi par così, stasera... Ma voi tornerete ad amar lui,
domani...
E Mimì dice ancora col capo di no, di no... Ma Fiorvante non vede.
Ha i gomiti su la balaustra, la fronte nelle mani, gli occhi laggiù
tra nave e nave, tra catafalco e catafalco, a cercare tra i grandi
sogni morti... Quante, quante volte ha sognato così?... Quante
volte ha scambiato per una promessa di lunga fede sicura, per il
giuramento fedele di tutt'una vita la breve speranza che l'ora o il
luogo mettevano, per un momento di bontà, nel cuore di una donna?...
Menzogne, illusioni... Sogni, grandi sogni morti, laggiù, nella notte,
in fondo al mare...
14.
In automobile — carica quella povera macchina da far pietà... —
gli ufficiali sono andati alla casina di Mimì per consolarla, per
salutarla, per darle la buona notte e riprender Fiorvante...
E son lì, lungo il muretto di cinta del giardino, a guardar due ombre
— Mimì e Fiorvante — intagliarsi, piccole sagome nere nel controluce
della chiarità plenilunare...
— Guardali... Son lì... Piano... Avanti... Di sorpresa... Senza farci
sentire...
E via, leggeri, a dare la scalata al muretto tutto coperto e odorante
di gelsomini, via su per le scalette a mare della casina di Mimì, in
fila indiana, in punta di piedi, per non essere visti, per non esser
sentiti...
15.
E ora Fiorvante ha preso una mano di Mimì e l'ha portata alle labbra.
Son lì, appoggiati tutt'e due alla terrazza a mare dal parapetto
coperto d'edera, spalla contro spalla, testa contro testa, già cuor
contro cuore...
— Vi ho voluto bene fin dal primo momento che vi ho veduta, dice
Fiorvante a Mimì, fin da quando mi avete tirato il mazzo di rose...
E la mano di Mimì restituisce la stretta. E la voce di Fiorvante si fa
più grave, più dolce e la pressione della mano è più forte:
— Affidatevi a me, mia piccola amica, in questa prima ora di dolore...
Affidatevi a me... Io non sono di quelli che cambian d'amore come
cambian di casa...
Ha appoggiato, Mimì, il capo su la spalla di Fiorvante, senza parlare,
la mano abbandonata, tutta l'anima tutta offerta.
E gli ufficiali son dietro di loro, non veduti, non sentiti. Una voce
sussurra:
— Ahi!
Han veduto i due, stretti, uniti... E l'ufficiale che ha dato
l'allarme si volta per far cenno ch'è il caso d'un rapido e discreto
_dietro-front_... Ed ecco che ancora più in punta di piedi, in fila
indiana, per non esser veduti, per non esser sentiti, gli ufficiali
rivanno via, giù per le scalette della casina a mare di Mimì, verso il
muretto di cinta tutto coperto e odorante di gelsomini... Scavalcato
questo, tornati su la strada e nell'automobile che rifila via per il
lungomare bianco di luna, uno degli amici esclama per tutti:
— Ecco fatto. Consolata!
E ridono. No, ragazzi, non è consolata, Mimì. È inconsolabile, anzi,
Mimì. Se è lì, su la terrazza, la mano nella mano di Fiorvante, non
cerca ella stasera un innamorato nuovo al posto di quello che l'ha
abbandonata. Cerca un cuore che la comprenda e che col dolore altre
volte provato faccia eco al dolore ch'ella prova per la prima volta.
Cerca un braccio cui appoggiarsi, una mano in cui affidarsi. Cerca
sopratutto di non esser sola questa sera tanto è disperata. Perduto il
suo amore, cerca un amico. E questo amico è lì, accanto a lei, ed ella
sente che questo amico d'una sera saprà essere l'amico d'una vita.
Ma Mimì è bella e la notte è notte d'amore. Cinge Fiorvante la vita
di lei e fa per attirarla a sè. No. Mimì non vuole. Mimì si scioglie.
Mimì non vuole gesti, non vuol parole. Vuole che nel suo immenso dolore
una presenza accanto a lei le dica che non tutto, non tutto è finito
anche se l'amore, che doveva essere eterno due ore prima, è, da un'ora,
finito per sempre...
C'è tutt'il plenilunio in quelle due lacrime d'argento che scendon giù
dai grandi occhi di Mimì in quell'ora di tristezza in cui è doppia la
malinconia: malinconia di qualche cosa che muore e malinconia d'una
cosa che nasce.
Quale più grande, fra le due?
16.
E, al _restaurant_;
— Ancora questo _tango_, Fleurette, e poi andiamo...
E il quieto signore calvo delle patate _soufflées_ prende
religiosamente, con due dita, l'ultima patata. Tre ore a tavola: una
piramide di patate _soufflées_ e lo stomaco per contenerla.
Chi di voi più felice, mio signore?
PARTE SECONDA
17.
— Il passo di _Schéhérazade_... No, quello di Carnaval... No, quello
del _Principe Igor_: il passo degli arcieri...
E la piccola ballerina, indecisa fra tanti consigli, si decide; e, su
la stuoia ai piedi del terrazzo, snodata, piegata, le braccia conserte,
accenna un passo dei balli russi...
Un ufficiale parla piano a un compagno:
— Guardalo. È tranquillo, sereno. Fleurette è partita. Mimì è perduta
per lui. E lui ha l'aria d'infischiarsene, come se non avesse mai amato
Mimì... E non sono quindici giorni!
Ora, cessato il ballo russo con un capitombolo della ballerina male
addestrata, Ardea si fa avanti e tende le mani a Mimì per invitarla a
ballare. Mimì s'è levata ed è fra le braccia di Ardea che si rivolge
agli amici e alle amiche, chitarristi e mandoliniste, ordinando:
— Il valzerino della _Fanciulla del West_...
E incomincia a ballare con Mimì mentre gli altri li seguono danzando e
battendo il tempo a suon di mani:
_Ma quel che tu mi taci_
_me lo dice il cuor..._
Non tace Ardea, ballando. Avventa parole brevi, febbrili, nel piccolo
orecchio di Mimì:
— Io ti amo ancora... Io ti voglio ancora...
E la stringe, la stringe... E Mimì cerca di liberarsi... E Fiorvante,
in un angolo, guarda, mordendosi il labbro, bianco di gelosia. Ma come
stringe, Ardea! Come si sente, Mimì, presa e offesa da quella stretta.
Violenta, ribelle, ora si svincola:
— Lasciami... Ti proibisco!
Fiorvante le è corso vicino e la riceve tra le braccia tutta fremente.
Ardea ha già preso un'altra dama. E Fiorvante, cupo, ansioso,
interroga, a bassa voce:
— Di'! Di'! Che ti diceva?
— Nulla, nulla, amor mio... Ti amo!
E Mimì si stringe tutta a lui, teneramente, a lui che la porta via con
sè, quasi di peso, fuor della sala dove suonano e ballano, lì, su la
terrazza dove son soli, al sole, nel bel vento pomeridiano di grande
primavera, soli tra cielo e mare.
18.
C'è un piccolo uomo curioso alla porta della casetta di Mimì. Ha
bussato, ribussato e aspetta che gli vengano ad aprire. È Pierotto,
l'ex-attendente di Fiorvante. Rottosi un piede in servizio e riformato,
Pierotto ha voluto tuttavia conservar l'abito da marinaio e continuare
a vivere col suo padrone come un cane fedele, pronto anche a morire per
lui, se è necessario.
Piede zoppo, ma gamba salda e capace di tener dietro al suo padrone
anche in capo al mondo se può essergli utile o se il padrone vuole.
Devozione d'altri tempi, fatta di virtù, di sacrificio, di sentimento
e d'ammirazione: servitù fatta un po' d'amore. Se il Re lo chiamasse
alla Reggia e lo coprisse di medaglie, Pierotto non avrebbe il cuore in
festa come quando il suo padrone, battendogli una mano su la spalla,
lo guarda negli occhi con quegli occhi che gli passano il pensiero
da parte a parte tanto sono acuti e profondi e gli dice bruscamente e
semplicemente:
— Bravo!
Il Re? Il Re può essere Re, per tutti: Pierotto, non fa difficoltà. Ma
per lui, per Pierotto, il solo re è il suo padrone.
19.
Pierotto è su la terrazza.
— Signor capitano, il comandante ha mandato a cercare di lei a casa per
averla sùbito a bordo. Ho pensato di far bene venendo fin qui con la
lancia.
D'un sùbito Fiorvante è in piedi. Bacia Mimì e senza salutar nessuno
fila via con Pierotto, a passo di carica. Come gli tien dietro di
galoppo, Pierotto! Come lo seguirebbe in capo al mondo, anche con mezza
gamba di meno!... La forza che gli manca nel piede l'ha nel cuore: fa
lo stesso, per gli eroi.
20.
Amici, amiche, chitarristi e mandoliniste, sono discesi in giardino
alle due altalene, che vanno, vanno, su, su, come volessero toccare il
cielo, spinte dagli ufficiali, cariche di ragazze, polsi di ferro che
spingono, fantasie con le ali che volano...
Su la terrazza, avviati a scendere in giardino, Ardea ha fermato Mimì
e l'ha presa alla vita: polso di ferro anche lui.
— Dimmi, dimmi che non mi ami più...
— No... Lasciami... Non ti amo più...
— Non è vero... Non può essere vero...
— Sì... sì... Non devo... non posso più amarti...
— Ma io ti amo ancora...
— Dovevi non lasciarmi prima!
E ancora Mimì fremente lotta, disperata, per svincolarsi, per
liberarsi... E ci riesce, finalmente...
21.
Nella lancia che fila verso la corazzata Fiorvante ha avuto la notizia:
— Fuoco a bordo!
Con che ansia va verso il bastimento! Con che impeto sale, appena
giunto, la scaletta di poppa ed eccolo, su l'attenti, davanti al
Comandante:
— Ella s'era assunto l'obbligo di sostituire l'ufficiale di guardia,
signor Ardea, costretto ad assentarsi per una grave circostanza...
Da dieci giorni Ardea, sbarcato dalla torpediniera, è su lo stesso
bastimento con Fiorvante. Questi vorrebbe rispondere, ma il Comandante
gli taglia la parola:
— Così è... Ella non ha nulla da rispondere... Lo stesso signor Ardea
l'ha lasciato detto, allontanandosi... Il signor Ardea è colpevole
di grave atto d'indisciplina... Ma tanto più ella aveva il sacrosanto
dovere di rispettare un impegno già abusivamente assunto.
E il Capo conclude:
— Terrà gli arresti!
E si allontana dopo avere rimesso bruscamente a Fiorvante il comando
delle operazioni necessarie a spegnere il fuoco...
22.
Un colpo di cannone ha echeggiato. Altri rispondono dai forti. Di colpo
le altalene si sono arrestate. Gli ufficiali si guardano, pallidi: più
pallido di tutti, livido, Ardea.
— Fuoco a bordo!
E via, tutti, di volo... verso la riva... verso l'imbarco... verso le
lance... verso la nave...
23.
Catena di marinai. Rapido correre dei secchi d'acqua di mano in mano.
Fragor di pompe, frusciar d'acqua, squillar di trombe. E, in mezzo
alla catena di marinai, in mezzo all'accorrer d'uomini scalzi, a getto
continuo, su dai boccaporti, è l'«Uomo dei fuochi intensi» nella sua
armatura incombustibile da palombaro del fuoco. Fiorvante vola di qua,
di là. Comanda l'opera con pugno di ferro, con decisione pronta. E
le fiamme s'abbassano, scompaiono, e le nuvole di fumo diradano, e si
disperdono, e non sono più che nebbia rossastra attorno alla nave. Il
fuoco è spento.
Ardea, i compagni, son giunti a bordo. Fiorvante affronta Ardea:
— Pago per te la tua menzogna. Io non avevo assunto nessun obbligo. Tu
hai speso, per coprire la tua colpa, il mio nome ed il mio onore. Tu
hai mentito.
— Fiorvante!
Altri ufficiali sono attorno a loro. Vuole Ardea allontanarsi. Ma
Fiorvante lo ferma:
— No. Davanti a tutti voglio gridartelo. Tu hai mentito!
E la mano di Ardea si leva su Fiorvante. Sfiora appena la sua guancia.
Sùbito Fiorvante è su l'avversario. E gli ufficiali sono in mezzo a
loro, nel tumulto...
Un uomo pacifico commenta:
— Peccato! Due amici...
Un uomo preciso rettifica:
— Due ex-amici...
Un uomo ironico aggiunge:
— _Cherchez la femme!_...
E un uomo che spreca parole inutili precisa il nome che già tutti sanno:
— Mimì...
24.
Nella cabina del Comandante entra Fiorvante, acceso ancora il volto di
sdegno:
— Signor Comandante, il fuoco è spento e sono agli arresti.
Ma la porticina si riapre. È Ardea.
— Signor Comandante, ho mentito. Il tenente di vascello Fiorvante non
aveva assunto nessun obbligo di sostituirmi.
Così Ardea si accusa. Non un muscolo si muove sul volto di Fiorvante
che rimane lì, immobile, piantato. Il Comandante guarda i due
ufficiali. Li pesa, li valuta. Intuisce. Forse sa. E giudica:
— Allora, signor Ardea, terrà lei gli arresti.
E, volgendosi a Fiorvante:
— Lei vada. È libero. Mi lasci col signor Ardea.
E, appena Fiorvante è uscito, il Capo è davanti ad Ardea piantato e gli
batte una mano su la spalla:
— Ragazzo, ragazzo, che follìe sono queste?...
E Ardea balbetta:
— La follìa di un'ora, signor Comandante... Un cieco furore di
gelosia...
La commozione lo vince e cade piangendo sul divanetto del Comandante,
la testa fra le mani. Questi lo guarda, muto, immobile, diviso fra
il sentimento della pietà e il senso della disciplina, l'uomo e il
soldato...
E la voce di Ardea implora:
— Mi faccia ottenere, signor Comandante, un altro imbarco, lontano da
qui, lontano da una donna che amo, che ho amata troppo tardi quando non
ero più in tempo per esserne amato ancora...
Il soldato vince su l'uomo in uno sforzo di volontà:
— Basta così... Signor Ardea, si ritiri...
Ma, appena Ardea è uscito, il Comandante scuote il capo e brontola fra
i denti:
— Povero ragazzo! Brutto male!
25.
Nello spiazzato della villa gli otto ufficiali in borghese preparano
lo scontro: Fiorvante, Ardea, i quattro padrini, due medici. Caricano
le pistole e misurano i passi. Ardea è fermo, appoggiato a un albero,
conserte le braccia. Fiorvante passeggia su e giù, con un amico,
fumando... C'è un elastico fuori cerniera nel portasigarette di
Fiorvante ed egli si affatica a volerlo rimettere a posto. Ora Ardea
passa i cerini da una scatola qualunque comprata poco prima al suo
portafiammiferi d'oro... Piccole occupazioni inutili compiute con
scrupolo e puntualità dieci minuti, forse, prima di morire...
26.
Tra ragazze e fiori Mimì felice è nel suo negozio. Fuori il sole è
bello, il mare è tranquillo, tutto è serenità. Una ragazza porta a Mimì
per fargliela approvare o correggere una cestina di fiori candidi.
Un'altra le porta una croce di fiori oscuri. Mimì guarda l'una e
l'altra ed esclama:
— Un funerale e un battesimo... Primavera _bonne à tout faire_!
E, deposte la cesta e la croce, trae da una scatola i fiori d'arancio
e dice ridendo alle ragazze:
— E la primavera felice fa anche questi... per me...
27.
Bel tipo, il diciottenne guardiamarina Francucci!
Tutte le ragazze sono innamorate di lui, ma egli non ne prende nessuna
tanto è mai timido: una signorina vestita da ufficiale. Ma quand'è in
negozio Francucci, che chiasso... Ci si diverton tutte a tormentarlo,
a stuzzicarlo, ad abbracciarlo, a metterlo in croce, deliziosamente, a
furia di sorrisi e a suon di baci. E ci si diverte anche Mimì, Mimì più
di tutte, Mimì che è felice...
— Avanti, avanti, Francucci in mezzo e noi girotondo...
È Mimì che dirige il carnevaletto. E il girotondo di ragazze gira, gira
bianco, roseo, azzurro, attorno al povero guardiamarina, e gira, gira,
gira, gira... finchè la porta si spalanca per Pierotto che entra:
— Signorina, il padrone si batte in duello...
Che? Dove ha preso il cappello Mimì? Chi gliel'ha dato? Come è uscita
dal negozio e salita nell'automobile che vola verso la villa dove deve
aver luogo lo scontro?... Pare a Mimì di sentirsi morire... Arriverà
viva fin laggiù?...
28.
I passi per allontanarli, di spalle, uno dall'altro. Poi i colpi di
mano. Il _dietro-front_, il fuoco...
Un urlo risponde alle due detonazioni: Mimì è ai piedi della scalea,
trattenuta dagli ufficiali che le sono corsi incontro vedendola venir
giù come una pazza. Ardea e Fiorvante sono in piedi. Il colpo di Ardea
è fallito. Fiorvante ha sparato in aria. E Mimì è sospesa tra i due
uomini, divisa fra quello che ha amato e quello che ama... Incerta, un
istante... Ma poi si getta fra le braccia di Fiorvante, felice, folle
di gioia, nella pace ricuperata, nella felicità salvata...
E Fiorvante è lì, Mimì fra le braccia. Si scioglie per muovere incontro
ad Ardea. Devono stringersi la mano, riconciliarsi. E Fiorvante sente
che qualcuno, che è a terra, gli prende timidamente una mano, vi
inchioda sopra due grosse labbra tremanti. È Pierotto che con voce
soffocata gli dice:
— Padrone mio, che sia sempre benedetto!
29.
Ardea parte. Imbarca a Taranto per una lunga crociera nei mari
del Nord. Mimì e Fiorvante vanno ad accompagnarlo dal negozio di
_Mademoiselle Mimì, fleuriste_ fino all'imbarcatoio. Mimì, e Ardea
e Fiorvante sono appena usciti e saliti in automobile. E le ragazze
che hanno or ora finito di salutare coi fazzolettini siedono qua e
là, silenziose, tristi, per il negozio. E sono tutte un po' tristi
perchè pensano che un giorno l'innamorato di ognuna può da un momento
all'altro dover partire, così...
Alla banchina son gli ultimi saluti. Mimì riempie di fiori le braccia
di Ardea che le stringe lungamente la mano, gliela bacia e salta nella
lancia per nasconder le lacrime che gli riempiono gli occhi.
— Arrivederci, Fiorvante.
— Arrivederci, Ardea.
Mimì non saluta con la voce la lancia che se ne va. Voce in gola,
per la commozione, non ne ha. Saluta col fazzoletto, lentamente, con
un'infinita melanconia. Vedranno Ardea mai più? Che sarà di lui? Che
sarà di loro? È l'angoscia dell'ora dei distacchi, l'angoscia per le
due parti: rivedranno quelli che restano colui che parte? Ritroverà
quello che parte coloro che rimangono? Lungo mistero di un anno quando
anche un minuto, il minuto che segue immediatamente quello che viviamo,
c'è sconosciuto quanto un altro mondo, quanto un altro evo...
Il fazzoletto di Ardea saluta ancora dalla lancia che s'allontana e i
fazzoletti di Mimì e di Fiorvante salutano dalla banchina. Fiorvante
ora guarda Mimì che saluta e le dice:
— Il passato, vedi, se ne va...
E Mimì smette il bianco saluto. Con gli occhi pieni di lagrime ma col
cuore pieno di speranza, si volge a Fiorvante e gli stringe una mano
dicendogli:
— Sì, il passato se ne va...
Un grande sorriso le illumina gli occhi ancor umidi di lacrime:
— Rimani tu: il mio più grande avvenire.
30.
Son ritornati a casa di Mimì. Forse in quello stesso momento la nave
di Ardea esce dal porto. È il tramonto. Mimì e Fiorvante sono usciti su
la terrazza. E Mimì, appoggiando la fronte su la spalla di lui, mormora
felice:
— La vita intera ora ci sorride!
E sono lì, stretti, liberi, soli, per sempre, sotto l'immenso cielo,
d'innanzi all'immenso mare, piccolo gruppo umano felice, piccolo e
immenso fra le due immensità. E, dal fondo della terrazza, come li
guarda, felice, benedicendoli, Pierotto, Pierotto che adora Fiorvante,
Pierotto che adesso adora Mimì anche più di Fiorvante...
La nave di Ardea è uscita in quel punto dal porto ed entra nel libero
mare inquadrato nel rettangolo della terrazza coperta. E Fiorvante
indica la nave a Mimì sognante, estatica:
— Vedi... Com'è già lontano, in un'ora, dal nostro cuore e dalla nostra
vita... laggiù... laggiù... in mezzo al mare...
E i due amanti si stringono, si stringono chiedendo alla vita la catena
felice che lega e non scioglie più, mentre la nave, piccina, lontana,
in un gran rettangolo d'azzurro, svanisce, sparisce, e Pierotto, tirata
la tenda dietro di loro, s'accuccia sui gradini che dalla terrazza
scendono nel salotto, s'accuccia per vegliare su quella felicità, come
un cane fedele.
Ma sorge o tramonta il sole, in quel fuoco, dietro quelle colline? Lo
splendore è così grande e il cuore è così lieto che quel tramonto par
l'aurora...
PARTE TERZA
31.
Una sera, in piena serenità, fulminea, la tempesta. Sono appena levati
da tavola. Da tre mesi marito e moglie, e felici. Dividono gli antichi
amici, nella bella casa messa su con tanto amore, un lungo ordine d'ore
tranquille. Sono felici e sono felici in tre perchè è anche felice
Pierotto, attendente, maggiordomo, _factotum_, che li serve adorandoli.
Son le undici e mezza. È l'ora di muovere verso le imbarcazioni pronte
per il ritorno a bordo degli ufficiali. Cari, cari i vecchi amici, i
«ragazzi», lieti di saperla lieta, tutti stretti attorno a lei ed a
Fiorvante... Questi ha voluto farla felice facendola sua per sempre. Il
negozio di _Mademoiselle Mimì fleuriste_, venduto, ha fornito la dote
militare e il corredo. E la felicità della lunga vita in due è senza
nuvole, senza paura.
Ma il Comandante, invece d'andar via coi suoi ufficiali, s'è fermato:
ha dato ordine che gli rimandino il suo canotto. Dalla porta vetrata
che dà sul giardino e dove Mimì ha accompagnato signore ed amici, ella
vede il Comandante trarre Fiorvante in disparte per rimettergli, dopo
poche parole, una lettera: una lettera che sembra violentemente colpire
Fiorvante. Gli occhi di Fiorvante si volgono, presaghi, verso Mimì. Gli
occhi di Mimì, nel presentimento, si volgono ansiosi verso Fiorvante.
L'ultimo amico è andato via. E Mimì viene avanti e raggiunge il
Comandante, cui toglie di mano la lettera che proprio in quel punto suo
marito gli ha restituita, dicendo solo:
— Sta bene, signor Comandante.
Che cos'è? Le mani di Mimì sono così convulse che non riescon neppure
ad aprire il grande foglio ministeriale piegato in quattro. Finalmente
ha aperto, ha letto e il foglio le cade di mano e, senza grido, senza
parola, si porta le mani al cuore tanto le pare che scoppii: è l'ordine
d'imbarco, per il tenente di vascello Fiorvante, entro dieci giorni:
«raggiungere in Estremo Oriente le truppe internazionali operanti
per reprimere la rivolta dei _boxers_». Con uno sguardo supplice Mimì
chiede pietà al Comandante. Povero Comandante, sempre preso nel suo
dissidio tra soldato e uomo... Vorrebbe gridare a Mimì, tanto la vede
angosciata, smarrita: «No, no, non piangete... Troveremo il modo di
non farlo partire...», ma, invece, soldato, capo, esecutore d'ordini,
apre le braccia come a dire che non c'è nulla da fare, ch'è giocoforza
obbedire. Ma scappa via in fretta, tanto si sente venir voglia di
piangere a veder quella donna che disperata s'abbatte sul petto del
marito, gettandogli le braccia al collo e balbettando tra i singulti:
— No... No. Partire no...