E gira Mimì correndo, sorridendo, lieve, leggera, aerea, tutta azzurra

e bianca nel suo vestitino di tulle a grandi _volants_, gira da una

ragazza all'altra, e qui loda, là rimprovera, qua insegna, lì corregge,

maestra floreale che giuoca coi fiori come un pittore coi colori, come

una ricamatrice coi fili d'oro del suo ricamo.

3.

Scende lenta e grave la sera sul mare e sul porto. Le grandi navi

ancorate divengono, sul cielo violaceo, grandi masse nere, profili di

velluto intagliati su le sete del crepuscolo. Qua e là s'accendono, sui

bastimenti, le prime luci. Laggiù in fondo, all'orizzonte, il sole,

quasi tutto scomparso, non è più che un filo d'oro sul ciglio della

collina.

Qua, là, a destra, a sinistra, vicino, lontano, squillan le trombe

sui bastimenti e avanzano sui ponti i drappelli di guardia, le armi

al braccio. Venendo di qua, di là, si radunano a poppa, attorno ai

comandanti, gli ufficiali. È l'ora dell'«ammaina bandiera». Ed ecco

che di nuovo le trombe squillano. Gli ufficiali prendon l'attenti e

si scoprono. I drappelli presentan le armi e la bandiera sventolante

a poppa comincia a discendere, come un uccello che chiude le ali e

precipita...

4.

Mimì è distratta. Non lavora più come prima. Se una ragazza le chiede

un consiglio, glielo dà breve, secco, di malavoglia. Il suo spirito è

altrove. Assortendo il colore di due garofani, agganciando due rose,

Mimì guarda ogni tanto il piccolo orologio d'oro al suo polso. È l'ora

che ogni giorno il suo innamorato, il bel tenente di vascello Filippo

Ardea, viene a prenderla per andare insieme a pranzare e a passar la

serata... L'aspetta tutt'il giorno, Mimì, contenta, felice... Ma come

diventa melanconica, scorbutica, irritata, quando l'ora si avvicina...

Come la snerva quell'ultima mezz'ora di attesa così lenta a passare...

5.

Ed è sul molo, dalle imbarcazioni a vapore o a remi che, grosse,

piccine, agili o pesanti, lente o guizzanti, giungono a centinaia

dai bastimenti, è sul molo dove già s'accendono i primi fanali, una

continua ondata d'uniformi bianche che vien dal mare e dal mare galoppa

verso la città su per le ampie gradinate dello scalo. Son barconi

carichi di marinai. Son lance eleganti piene d'ufficiali.

— Fiorvante!

— Ardea!

Due voci, due sorrisi, due mani levate e un abbraccio. Scendendo ognuno

dal suo bastimento i due ufficiali, i due amici, si sono incontrati...

— Dove sei?

— Su la _Saint-Bon_. E tu?

— Comando una torpediniera. Un anno d'Estremo Oriente. Son qui da tre

mesi. E tu?

— Io sempre fermo. Fra Taranto e Spezia.

Due vecchi camerati che si vogliono molto bene, due compagni di corso

all'Accademia, gl'«inseparabili» quand'erano imbarcati insieme. Ora,

nella gioia di ritrovarsi, si dicono mille cose. E Ardea:

— Poichè ci siamo ritrovati, non ti lascio scappare...

Ha preso Fiorvante per il braccio e s'avvia con lui verso la città,

lungomare, in un gruppo d'amici e di compagni.

6.

Mimì non regge più. Si leva, va alla vetrina, guarda, torna a sedersi,

guarda ancora l'orologio, torna a levarsi, rivà alla vetrina, riguarda

di nuovo... Ma non viene ancora... Dove, dove sarà?

Ansia di rivederlo? Impazienza d'innamorata? Anche questo. Ma,

sopratutto, preoccupazione. La piccola perfida lettera anonima le ha

messo da due giorni il veleno nel sangue. L'ha lì nel seno. Non sa

staccarsene e sempre la rilegge...

«Badate a Filippo Ardea se l'amate. Un'attrice, una bella attrice

d'operette, che è stata l'anno scorso la sua amante, è su la piazza. E

c'è pericolo di ripresa. Badate: Flora Fleurette minaccia la felicità

di Mimì. Nulla piace di più a certe donne che riprendere un antico

innamorato quando questo è innamorato di un'altra. E gli uomini son

così stupidi e così vani che si lasciano sempre prendere da chi li

vuole. Occhio a Filippo, Mimì mia bella...».

Così ha scritto a Mimì _Un lupo di mare_... Cattivo lupo di mare che

le ha avvelenato la vita, da due giorni... Vorrebbe averlo lì, Mimì,

il «vecchio lupo di mare», per rompergli sul muso tutti quei vasi di

fiori, per impedirgli di dire e scrivere ancora altre sciocchezze...

Sciocchezze? Son poi veramente sciocchezze?... Che Flora Fleurette sia

su la piazza, è vero... Che l'anno scorso Filippo sia stato l'amante

di Fleurette è noto a tutti ed era noto anche a lei prima che se ne

innamorasse... Ma l'ha rivista, ha cercato di rivederla?... Questo è

il punto oscuro. Non ha osato interrogare Ardea. Lo sa bene: Ardea

non vuole gelosie. Qualche volta che Mimì è stata gelosa Ardea s'è

divertito a farla soffrire di più, l'ha provocata... Gliel'ha detto e

ridetto: «Lo faccio apposta, per educarti.. Detesto le donne gelose...

Ed io voglio poterti adorare...»

Ma perchè non viene? Perchè non s'affretta? Se venisse sùbito a

prenderla, appena disceso dal bastimento, il suo povero cuore in pena

avrebbe pace, potrebbe fidarsi... E invece, così, con questo ritardo...

Dov'è Fleurette? Dov'è Filippo?... Che fa, che fa, e perchè non

viene?...

E Mimì si leva, va alla vetrina, guarda, torna a sedersi, guarda ancora

l'orologio, torna a levarsi, rivà alla vetrina, riguarda ancora...

Dove, dove sarà?...

7.

E Ardea seguito dagli amici vien giù pian pianino, per il lungomare, a

braccetto con Fiorvante, parlando di bastimenti e di paesi, di compagni

e di donne, di ricordi e di speranze.

Ora Fiorvante si sofferma:

— Ma di qui dove mi porti? Io vado a pranzo al Circolo.

E Filippo, trascinandolo a forza:

— No. Tu vieni a pranzo con me. Andiamo a prendere la mia innamorata

che mi aspetta e che mi adora e passeremo insieme una serata di quelle

buone.

Fiorvante è riluttante, ma Ardea non sente ragioni e conviene lasciarsi

trascinare.

— Mimì, la fioraia del lungomare... La conosci?... No? La vedrai. È un

amore. Ed è il mio amore...

— Da quanto tempo?

— Da quattro mesi.

— E per quanto tempo?

— Per l'eternità.

E Fiorvante sorride perchè non crede all'eternità dei marinai. E, nei

riguardi dell'eternità d'amore, tutti gli uomini son marinai...

8.

— Eccolo! Eccolo!

Mimì, ch'era a guardar dalla vetrina, l'ha visto. È saltata giù dalla

sedia dov'era arrampicata, abbassa i cristalli delle vetrine, alza le

tende, mentre grida alle sue lavoranti:

— Eccolo! Ragazze, ragazze!... Fiori, fiori, e venite qui, venite

qui... Facciamoli arrivare sotto una pioggia di rose...

Ed è nel negozio un andare e venire, un correre, un affannarsi, tra

risa e grida, e tutte le ragazze son lì, attorno a Mimì, arrampicate

su le sedie, armate di rose, per la battaglia, fino ai denti... Fino

ai denti veramente perchè, già piene le mani, per averne di più, hanno

anche rose in bocca, tra le labbra, fiori bianchi fioriti in un fiore

rosso.

— Eccoli! Eccoli! Padrona, tiriamo?

E Mimì fa cenno d'aspettare:

— Ferme! Ferme! Quando saranno più vicini...

E aspettano. E il gruppo bianco degli ufficiali si avvicina. E...

— Via...

E la prima rosa bianca di Mimì va diritta, lanciata giusta, sul cuore

di Ardea. Sùbito le altre rose partono, volano, cadono, a pioggia. E

Mimì ne lancia, ne lancia, prima una alla volta, poi due, poi tre, poi

a fasci... E le ragazze incalzano... E gli ufficiali, ridendo, agitando

i berretti, lanciando baci e sorrisi, rispondono al fresco fuoco...

La battaglia è formidabile — e deliziosa. Il leggero fuoco è tremendo,

senza tregua!

Ora Mimì corre ai rifornimenti. Ma fiori non ce ne son più... Sì, ce

ne sono ancora... Ecco due bei fasci di rose. Ma una ragazza ferma Mimì

nell'atto di lanciarle:

— Padrona! Son quelle artificiali... Costan cinque lire l'una...

Ma Mimì risponde con una spallucciata. Che importa? Costassero pure

cento, che importa?... E lì, nella vetrina, fa schermo e portavoce

della mano alla bocca e grida:

— Questo... per l'ufficiale che non conosco!

E, giù — che tiro! — il fascio delle rose artificiali è sul petto e poi

nella mano di Fiorvante che risponde levando il berretto e sorridendo

in un leggero inchino. Gli altri compagni d'Ardea Mimì li conosce

tutti: son gli amici di lui e però sono gli amici suoi... Ma ha notato

quello che non conosce, quello che Ardea tiene per il braccio...

La battaglia di fiori continua. Ma ora è l'assalto. Gli ufficiali

voglion la resa della fortezza floreale, gli ufficiali vogliono, ad

ogni costo, entrare. E Mimì grida:

— No... no... Chiudete... Giù le saracinesche... Se entran qui dentro

siam rovinate... Mettono tutto a soqquadro.... Chiudete...

E in un fragore di ferri le saracinesche s'abbassano su le mani degli

ufficiali che tentano d'impedirne la discesa. Anche la porticina

d'entrata s'è chiusa e s'è poi socchiusa appena per lasciar entrare

Ardea e Fiorvante, mentre le ragazze, ridendo, felici, uccellini

ch'escon di gabbia, son volate di là, nella serra, a vestirsi...

Ardea ha presentato Fiorvante. Mimì china il volto in un sorriso, uno

di quei suoi grandi sorrisi luminosi che sono tutta la giovinezza. E

Ardea spiega:

— Ha voluto venire a ringraziarti...

Fiorvante, che s'inchina, ha fra le mani il mazzo di rose che Mimì gli

ha gettato. E Mimì lo guarda, l'aria contrita:

— Ma mi dispiace... Sono artificiali... Non hanno odore...

Ma ancora il bel volto s'illumina. Un'idea pazza le frulla nel

cervello. Corre in fondo, a un armadio, e torna con una bottiglia di

profumo:

— Ma ce ne metteremo uno... Il mio!

E giù, su le rose di Fiorvante, tutta la bottiglia. E giù a ridere, a

ridere, a ridere... e, gettata la bottiglia, a batter le mani, felice,

felice, felice perchè Filippo è venuto, felice perchè ora a Fleurette

ella non pensa più, felice perchè Filippo è dietro di lei a offrirle il

cappello, a reggerle il mantello affinchè lo indossi...

— Andiamo?

— Andiamo. Ma viene anche lui?...

E Mimì indica Fiorvante che sorride dicendo di sì... E le ragazze

escono, nasini all'aria, sorrisi al vento, cappellini su le ventitrè:

— Buona sera, padrona. Buona sera, padrona.

E Mimì:

— Addio, cara... Addio, cara... Addio, cara...

E tira baci a tutte. A chi non tirerebbe fiori e baci Mimì, tanto è

felice?.. Ed eccola fuori del negozio, tra Ardea e Fiorvante, mentre

le ragazze continuano a uscire e gli ufficiali cingon loro la vita, il

sorriso e il complimento su le labbra, la mano audace:

— Addio, Maria, fiore di notte tanto sei bruna...

— Addio, Ninetta, fiore di pesco tanto sei rosea...

E Ardea ferma un'automobile e vi fa salire Mimì, Fiorvante e quattro o

cinque amici... E lui avanti, accanto allo _chauffeur_:

— Lasciate me alla Croce di Malta e andate a pranzo.

E Fiorvante domanda:

— Come? Ci lasci?

Ma sùbito Mimì spiega:

No. Ci raggiunge sùbito. Va al suo albergo a vestirsi in borghese.

Non sapete che Filippo è un ballerino impenitente? Non farebbe altro

dalla mattina alla sera. E va a mettersi in borghese per ballar dopo

pranzo...

Giunti alla Croce di Malta un'inquietudine riprende Mimì nel veder

discendere Filippo. Verrà sùbito? Non andrà da Fleurette? Non abita

anche Fleurette in quell'albergo?... Come mai — stupida che non è

altro! — non ha pensato ad informarsi?...

— Fa' presto. Noi ti aspettiamo...

Ma Filippo non vuole. No. Vadano avanti loro per riservare la tavola.

Verrà sùbito, in carrozza... Ma non può vestirsi con l'idea che gente

l'aspetta giù... Mimì vuole insistere e insiste:

— Ma noi...

— No. Ho detto no.

Così è, Filippo. E non c'è che fare. Ha già girato sui tacchi, del

resto, ed è già entrato di corsa nell'atrio dell'albergo mentre, levato

il debraio, l'automobile riparte...

Ed ha una pena, Mimì, una così gran pena che le vien voglia

di piangere... E Fiorvante la guarda. Sente, Mimì, lo sguardo

dell'ufficiale... Leva gli occhi su lui in un sorriso che non

sorride... E Fiorvante vede gli occhi di lei pieni di lacrime che non

sono un pianto, ma che sono un infinito amore e un po' di melanconia...

9.

Come strepitano i «ragazzi» — gli amici di Mimì e di Ardea — per

gridar che hanno fame e che bisogna cominciare a mangiare senza far

complimenti... E Ardea, Ardea che non viene... È snervata, Mimì,

irosa contro sè, contro Ardea, contro tutti, anche contro quel povero

Fiorvante che conosce appena da mezz'ora e che per un'improvvisa

simpatia ha voluto farsi seder vicino... Mezz'ora che l'hanno lasciato

alla Croce di Malta e Ardea non viene ancora...

Gelosa? No, snervata, irritata... Gelosa non può essere. Flora

Fleurette è lì, proprio lì, a due passi da lei, al tavolinetto accanto

alla grande tavola ch'ella presiede, alla sua gran tavolata di begli

ufficiali. Flora Fleurette è intenta a pranzare, accanto a quel signore

pacifico e calvo che mangia un piatto di patate _soufflées_, alto come

una piramide. Chi è? Il nuovo amante? L'impresario? Non sa... A dir la

verità, non si guardano, non si parlano. Mangiano, estranei. A vederlo

così parrebbe proprio un marito. Ma è forse donna da mariti una Flora

Fleurette?

Mimì non l'ha vista entrare. In mezzo alla folla del grande

_restaurant_ a mare dove è enorme il fragore delle stoviglie dominante

anche il tumulto delle voci e dell'orchestra, in mezzo allo stordimento

delle parole degli amici suonanti vuote di senso attorno a lei tutta

assorta nel pensiero dell'assente, Mimì non ha veduto entrare Flora

Fleurette, cercare una tavola e sedersi lì accanto a lei, alla medesima

tavola del signore delle patate _soufflées_. A un tratto, voltandosi

per la centesima volta a cercar con gli occhi Filippo verso le porte

d'entrata, se l'è vista lì accanto, in atto di rosicchiar tranquilla

la polpa d'un roseo gamberetto. S'è sentita stringere il cuore.

Proprio lì, quella detestabile donna... Che direbbe «lupo di mare» se

gliela vedesse lì accanto, a portata di mano, a portata d'un solenne

ceffone?...

Cerca, Mimì, di non pensarci, di distrarsi... Ma ecco, si volge e Ardea

è lì, che entra, tutto elegante — come e quanto elegante! — nel suo

_smoking_ perfetto, adorno all'occhiello d'una bella cardenia. Come gli

sorride. Mimì, da lontano, e come lo aspetta, vicino... Ma, ahi... Deve

passar tra le tavole, deve ora passare accanto a Flora Fleurette... e

vederla... Ah, se potesse prendere il passaggio di destra, in modo da

evitarla, da non vederla... Come batte il cuore di Mimì!... Ma — che

dolore! — Ardea prende invece il passaggio di sinistra (forse l'ha

vista! certo l'ha vista!) ed eccolo vicino alla tavola di Fleurette,

eccolo davanti, e peggio, peggio, ecco che si ferma, le dà la mano,

le sorride, s'indugia, a parlare con lei, con l'odiatissima donna, una

mano poggiata su la tavola, l'altra su la spalliera della sedia di lei,

così in dentro, così in dentro che quasi ne sfiora — ah! l'aborre...

— il _décolleté_... Ardea parla tranquillo e galante con Fleurette.

Mimì guarda e freme. Fiorvante ha visto, ha capito e ride. Prende

affettuosamente una delle piccole mani agitate che stritolan mollica di

pane a tutto andare, sventrando in due colpi un panino.

— Siete gelosa? le chiede Fiorvante. Avete torto. È un modo sicuro di

soffrire inutilmente...

Ma sì... Belle prediche! Invece di parole inutili Mimì vuol da

Fiorvante qualche cosa di necessario, d'urgente: vuole un foglio di

taccuino, un lapis... E scrive. Scrive così: «La buona educazione ti

dovrebbe consigliare di non farti aspettare quando tutti sono a tavola.

E, se la tua amica così ossigenatamente bionda ha tante cose da dirti,

potevi fare a meno di venire con noi. Siediti lì. Al suo tavolino. C'è

posto anche per te».

E Mimì ha gettato il biglietto, per gettarlo ad Ardea. Ma, quand'è

gelosa e nervosa, non tira i biglietti al suo amante con la stessa

precisione di mira con la quale sa tirargli le rose quand'è contenta.

Così il biglietto è andato a cadere nel piatto di Fleurette, tra l'ala

di piccione e il risotto. E Fleurette l'ha mostrato, ridendo, ad Ardea,

ad Ardea furibondo che fulmina Mimì con un'occhiata. Risposta? Risposta

non ce n'è. Ardea rimane ancora alla tavola di Fleurette per far ben

bene vedere a Mimì che scene di gelosia non ne tollera. E Fleurette ve

lo trattiene per far ben bene vedere a Mimì che lei invece le scene di

gelosia le adora, tanto che le piace, in ogni modo, di provocarle...

Gli uomini che non le conoscono credono che le donne si divertano ad

amare gli uomini. Quante donne si divertirebbero sul serio ad amare un

uomo se amarlo non facesse dispetto ad un'altra donna? Nella donna,

novanta volte su cento, l'amore è un pretesto per un altro scopo. E

così Fleurette par che muoia d'amore mentre dice ad Ardea:

— Pranzate qui con me... Sono felice di rivedervi... E alla vostra

amica una lezioncina starà bene... Dovete farvi rispettare...

E Ardea accetta, sino a un certo punto:

— No. Siedo. Ma non pranzo. Siedo per stare con voi e per darle la

lezioncina che merita. Poi andrò. Gli amici mi aspettano.

Naturalmente Mimì non ha udito quelle parole. Ha solo veduto il gesto

di Fleurette che invitava il giovane a sedere ed ha veduto questi

sedersi. Seguiva prima il colloquio strappando a due a due le foglie

d'una grossa rosa rossa con le sue leggere dita di fioraia. Quando

ha visto Ardea sedersi — ahi, che tuffo di sangue alla testa! — ha

strappato tutte le foglie insieme, con una violenza da facchino. I

colpevoli son due: Fleurette e Ardea. Ma l'equità nervosa di Mimì

sfoga su una terza persona, innocente: il quieto signore delle patate

_soufflées_.

— Io vorrei sapere quell'altro... quell'imbecille... che ci sta a fare!

L'imbecille non fiata: una patata dopo l'altra, abbassa lentamente

la piramide. I due continuano a filare in sordina, per far dispetto,

tutt'e due, e ognuno a modo suo, a Mimì... Mimì beve, beve, e ribeve.

Cerca invano, Fiorvante, di calmarla. Ma sì... Una pila! Ora Mimì ha

guardato la rivale con una mossettina sprezzante delle labbra e chiede

a Fiorvante:

— Vi pare forse più bella di me?

Fiorvante scrolla il capo... Nemmeno per sogno... E Mimì beve,

beve, beve... e mette, fra un bicchiere e l'altro, certe risate che

scudisciano la rivale sul viso imbellettato...

— Guardate, dice Mimì a Fiorvante, ad alta voce, affinchè l'altra

possa sentirla. Guardate. Tiene sempre gli occhi socchiusi... Sfido: le

palpebre e le ciglia le pesano: con tutto quel nero...

L'altra comincia a sua volta a snervarsi. Ora picchia, prima piano, poi

più forte, col coltello sul piatto.

— Ah, mi dà ai nervi con quel coltello!

È Mimì, che si tappa le orecchie. Ma poi ci ripensa ed è lei che le fa

tappare agli altri. Se Fleurette picchia il piatto con un coltello,

Mimì lo picchia con due; se l'altra picchia forte, Mimì picchia

fortissimo. Mimì non è donna da restare mai indietro. E, poichè l'altra

rincalza e rinforza, Mimì va sempre più forte in un crescendo che

può dirsi rossiniano, ma non nel senso che sia melodico, dai tavolini

accanto la gente, assordata, comincia a protestare. Un _maître d'hôtel_

accorre presso Mimì, ma Mimì indica l'altra:

— Non sono io... È la signora...

E ricomincia. Ricomincia tanto forte che il piatto si spezza... Un

grido di soddisfazione si leva dai tavolini accanto. Anche l'altra ha

dovuto smettere perchè ora il _maître d'hôtel_ è da lei ed ella deve

spiegare:

— Io?... Io no... È quella signorina...

Quieto e beato, nel tumulto, il signore calvo continua a mangiare

patate _soufflées_. Di tanto in tanto un suo sguardo rassegnato, mentre

una nuova patata va in bocca, va a posarsi sui due che ora, riempiti

di _champagne_ i bicchieri, fanno un brindisi con due sorrisi che tiran

gli schiaffi. Mimì fa cenni disperati e grida prima a Fiorvante, poi al

signore:

— Ma quell'idiota... Sì, sì, lei, lei, venga qui...

Il signore delle patate _soufflées_ s'è visto chiamare e, levatosi, è

ora inchinato vicino a Mimì che gli domanda:

— Scusi: non potrebbe dire alla signora che è con lei...

Ma risponde a Mimì il più innocente sorriso:

— Le direi tutto quel che lei vuole... Sono anch'io stomacato... Ma la

signora non è con me... È al mio tavolino perchè non ha trovato altri

posti...

S'inchina e torna alle patate _soufflées_. Mimì ride un istante, per

l'equivoco... Ma il riso le si spezza in gola. Fleurette, con la coppa

in mano, è ora così vicina col volto al volto di Ardea che quasi ha

l'aria di baciarlo: certo, almeno, lo bacia con l'intenzione... Ma

l'intenzione dà terribilmente sui nervi di Mimì che spezza su la tavola

il suo bicchiere e, saltata su in piedi, grida:

— Scimmia ossigenata, la finisca!

Come andrà a finire? Fleurette l'ha tirata pei capelli e coi capelli

dovrà finire, e finisce, infatti, quando per i capelli l'acciuffa

d'improvviso Mimì, con un colpo magistrale in due tempi che prima le

manda per aria il cappello e poi le prende in pieno la capigliatura...

E giù, e su, e qua, e là, Mimì comincia a tirare... E tira, tira, tira

quei capelli come fossero corde di bastimenti. Ma anche Fleurette,

passato il primo smarrimento, lotta da par sua. Raggiunge anche lei

il cappellino e i capelli di Mimì e giù a tirare anche lei che è uno

spettacolo... Spettacolo al quale il pubblico s'appassiona coi più

manifesti segni di simpatia per Mimì che picchia più nudrito e più

sodo... Certo son così strette, le due donne, che Ardea, Fiorvante

e altri amici non riescono a separarle o ci riescono quando le due

donne non hanno più un capello in testa che non sia dolore... Allora

Fiorvante e gli amici s'affrettano a portar via Mimì verso l'uscita...

E all'uscita Mimì arriva, nella détente, più morta che viva... Lì,

all'uscita, aprendosi un varco nella ridente folla dei curiosi, Ardea

riesce a raggiungere Mimì, ad afferrarle violentemente un braccio e ad

avventarle a bassa voce sul volto queste parole:

— Bada! Da stasera, dopo quanto hai fatto, tutto è finito fra noi...

Non ti conosco più...

E Ardea risale tra la folla. E Mimì lo guarda coi suoi grandi occhi

spauriti e smarriti. Ed ha ancora il tempo, mentre quasi di peso la

portano fuori, di vedere Ardea tornare a Fleurette che si ripettina,

cingerle la vita col braccio e partir con lei verso la grande pedana

dove, a pranzo finito, già si muovono le prime coppie all'eco d'un

voluttuosissimo _tango_...

Di quel finimondo che cosa è rimasto nel _restaurant_ a mare? Nulla.

Lì, sul tappeto, qualche capello biondo e bruno, qualche rosellina o

qualche pennetta di cappelli... Poco male. Ma anche lì, a terra, sotto

i piedi di Ardea e di Fleurette che ballano, è rimasto il cuore felice

di Mimì... Di Mimì che sta tanto male.

Tanto male che può appena camminare... Gli ufficiali l'hanno lasciata

sola con Fiorvante e sono ritornati nel _restaurant_ alla ricerca

di Ardea. Un'automobile passava e Fiorvante vi ha fatto salire

Mimì per riaccompagnarla a casa. Ma, non appena seduta, Mimì s'è

rovesciata piangendo su la spalla dell'ufficiale. Questi, dolcemente,

pietosamente, la lascia piangere e le passa una mano nei capelli:

— Gli volete molto bene?

Mimì, senza levare il volto per rispondere, dice col capo di no, di

no...

— Gliene volevo... Ma ora non più...

E piange, e piange... E Fiorvante continua a carezzarle i capelli

mentre sorride d'incredulità...

10.

Gli ufficiali son ritornati al _restaurant_. Tra un giro e l'altro

hanno fermato Ardea:

— Va da Mimì... Poveretta... È pentita...

— No... No... Non mi parlate mai più di lei, dopo quello che ha fatto...

— Lo ha fatto per amore...

— Amore un corno!...

E Ardea picchia così forte un pugno sul tavolino che il signore delle

patate _soufflées_ resta con mezza patata in aria mentre metà della

gialla piramide unta e bisunta vacilla e crolla...

— Su, via, decìditi... Vieni... Ti aspetta...

Ma Filippo alza le spalle e tende le braccia aperte a Fleurette che

continua a riordinarsi i capelli davanti allo specchio, piano piano,

come facesse l'appello degli assenti:

— Fleurette, un altro _tango_...

11.

Nella sua piccola casa sul mare, tutta grazia e leggiadria, quanto,

quanto ha pianto Mimì, per circa due ore, su la spalla di Fiorvante

che, affettuoso e silenzioso, le ha fatto raccontare tutto, tutto...

tutto quello che Fiorvante non sapeva e non imaginava, tutto quello che

Fiorvante è venuto a sapere spalancando gli occhi ed il cuore...

— Vivo del mio negozio, io, del lavoro che il mio papà mi ha insegnato

e mi ha lasciato... Sono una ragazza per bene, io... E lui ha potuto

offendermi per una donna come quella...

S'è levata. Ha preso su una mensola la fotografia di Filippo con tanto

di dedica: «A Mimì, con tutt'il mio cuore, per tutta la vita».

— Tutta la vita! E non son quattro mesi... E dovevamo sposarci...

S'è chinata per aprire l'ultimo cassetto d'uno stipo dal quale ha

tratto un velo bianco e una coroncina nuziale di fiori d'arancio:

— Avevo anche avuto l'ingenuità di farmi comprare da lui il velo da

sposa... Mi sembrava di buon augurio...

Il trampolino per le stelle: Tre dialoghi e due racconti · 第 9 / 13 段