CAPITOLO V.

_Stato della nostra Giurisprudenza e dell'altre discipline, che

fiorirono fra noi nella fine del secolo XVII insino a questi ultimi

tempi._

I progressi, che la Giurisprudenza e le altre scienze fecero fra noi

nel Regno di Carlo II sino al presente furono veramente maravigliosi.

Eransi negli altri Regni d'Europa e spezialmente in Francia ristabilite

già e ridotte nel più alto punto di perfezione sin dal principio di

questo secolo XVII, e nel suo decorso. Presso di noi però più tardi

si perfezionarono, e ricevettero maggior politezza e candore. La

nostra Giurisprudenza per _Francesco d'Andrea_, e per quegli altri

che lo seguirono, prese, come si disse, miglior forma, e non men nelle

Cattedre, che nel Foro si cominciarono ad insegnar le leggi con nuovi

metodi, ed a disputar gli articoli legali secondo i veri principj della

nostra Giurisprudenza, e secondo l'interpretazioni de' più eruditi

Giureconsulti. La Filosofia, che sino a questi tempi era stata fra

noi ristretta ne' Chiostri, e ridotta, o ad alcune sottigliezze di

Logica e di Metafisica, o ad alcuni discorsi vani ed inutili, prese un

nuovo lustro dallo studio delle scienze naturali e da un'infinità di

nuovi scoprimenti, e dal buon metodo posto in uso per trattarla. La

Medicina profittandosi degli scoprimenti della Fisica, e dell'uso di

molti medicamenti ignoti agli antichi, si scoprì non tanto inutile per

le malattie. Le Matematiche, e in spezie l'Algebra, furono spinte sino

all'ultima astrazione col mezzo di metodi nuovi. Le Accademie istituite

fra noi, e composte in questi tempi di uomini insigni, contribuirono

non poco, per le lingue, per l'eloquenza e per l'erudizione alla

perfezione delle scienze ed all'avanzamento della letteratura. Ridusse

finalmente presso noi nell'ultimo punto di perfezione le discipline il

commerzio, che per mezzo de' _Giornali de' Letterati_ s'introdusse fra

noi, con la Francia, la Germania e l'Olanda; poichè col mezzo di questo

gran numero di Giornali, che da quelle province escono, ogni uno può

aver notizia de' libri, che s'imprimono in Europa, delle materie che

contengono, e degli avvisi della Repubblica Letteraria.

Ne' nostri Tribunali, per quanto s'appartiene alla Giurisprudenza,

come si è veduto, _Francesco d'Andrea_ fu il primo, che l'adoperò

secondo i veri principj, e secondo le interpretazioni di Cujacio e

degli altri eruditi, non men orando, che scrivendo; ed avendo egli per

più anni esercitata fra noi l'avvocazione, ed acquistato quel grido,

che il Mondo sa, acquistò ancora molti imitatori; onde nel nostro Foro

cominciaron poi a distinguersi i meri Forensi da' veri Giureconsulti.

Creato poi egli dal Conte di S. Stefano Giudice di Vicaria, e per mezzo

del medesimo tosto promosso dal Re Carlo II al posto di Consigliere,

e poi d'Avvocato Fiscale della Regia Camera, non mancò, esercitando

questa carica, nelle sue allegazioni, e sopra ogni altra in quella

famosa disputazion feudale[97], d'accoppiare insieme l'erudizione,

l'istoria, e la vera Giurisprudenza colle disputazioni Forensi.

Dopo tre anni di quest'esercizio, ottenne dal Re di far ritorno nel

Sagro Consiglio; da dove poi per le stravaganti sue infermità, e per

voler nel rimanente di sua vita vivere a se medesimo, ed attendere

più quietamente allo studio della Filosofia, di cui erasi oltremodo

invaghito, licenziossi, ed abbandonando la città e tutt'i luoghi più

frequentati, ritirossi nelle solitudini di Candela, picciola terra

dello Stato di Melfi. Quivi morì quest'incomparabile Giureconsulto,

dopo alquanti giorni d'infermità, assistito dal Governadore di quello

Stato e da più Religiosi; ed a' 10 settembre dell'anno 1698, su le 21

ore rendè al suo Fattore l'immortal sua anima; ed il giorno seguente

da Monsignor Spinelli Vescovo di Melfi gli furono celebrati nobili e

divoti funerali.

Dopo costui, chi più se gli avvicinasse nell'eloquenza e

nell'erudizione, e sostenesse nel Foro l'arte del ben dire e scrivere,

fu il famoso Avvocato _Serafino Biscardi_. Ebbe ancor costui per

compagni, se non nell'eloquenza, nel sapere e nell'erudizione, _D.

Niccolò Caravita_, ed _Amato Danio_; e nella dottrina legale que' due

profondi Giureconsulti _Pietro di Fusco e Flavio Gurgo_. Ve ne furono

ancora degli altri che sostennero ne' nostri Tribunali la vera arte

del dire e del sapere, li quali durando ancor fra noi, e collocati

nei primi onori del magistrato temerei offendere la lor modestia

in favellandone; ma fra questi la gratitudine e l'aver io il pregio

d'essere stato nel Foro suo discepolo, non comportano, che io taccia

d'uno, che per giudicio universale è fuor d'ogni invidia e d'ogni

emulazione. Questi è l'incomparabile _Gaetano Argento_, il quale

fin dalla sua tenera età, fornito della più recondita e pellegrina

erudizione, e consumato nello studio delle lingue, dell'istoria e delle

buone lettere, applicò i suoi rari talenti negli studi legali, dove

per la penetrazione del suo divino ingegno, per la stupenda memoria e

per l'instancabile applicazione, riuscì al Mondo di miracolo; tal che

per la profondità del suo sapere, e spezialmente nella Giurisprudenza,

superò quanti Giureconsulti fra noi giammai fiorissero. Ed innalzato

da poi a' supremi magistrati, ed al sommo onore di Presidente del

nostro Sagro Consiglio, rilusse assai più luminosa la sua fama;

poichè soprastando agli affari più gravi e rilevanti dello Stato, fece

conoscere quanto in lui non meno potessero le lettere e le discipline,

che la sapienza e l'arte del Governo.

Fu sostenuto da questi preclari ingegni il candor della nostra

Giurisprudenza nel Foro; ma non mancarono ancora a questi tempi altri

nobili spiriti, che lo sostennero nell'Università de' nostri studi.

Erasi, come si disse, cominciato già in quest'Università ad insegnarsi

con maggior pulitezza di ciò che prima facevasi; ma non s'era venuto

a quella perfezione, colla quale insegnavasi nell'altre Università, e

particolarmente in quelle di Francia; ma posto che ebbe in quella il

piede il famoso Cattedratico _Domenico Aulisio_, fu ridotta nell'ultimo

punto di perfezione. Egli per la sua varia e profonda erudizione, e

sopra tutto della Romana e della Greca, per la perizia delle lingue,

e per la sua somma e minuta esattezza, v'introdusse il vero metodo

di spiegar le leggi. Fu ancora il primo, per li suoi maravigliosi

concorsi, a dar norma agli Oppositori nelle Cattedre, come e con

qual metodo dovessero quelli farsi, sì che non divagandosi fuori del

testo, come si solea prima, in premesse ampliazioni, limitazioni e

corollarj, si venisse all'interna sposizion di quello, ed a penetrarne

i veri sensi, e con chiarezza poi e nettezza e proprietà di parole

spiegarli. Fu quest'uomo ammirabile per la non men varia che profonda

perizia, ch'e' possedeva in tutte le discipline. Egli fu non men

profondo nella vera Giurisprudenza, come lo dimostrano le sue opere,

che nelle Matematiche, nelle lingue, non men Latina e Greca, che

nell'altre Orientali; nello studio delle lettere umane, ed in tutte

le arti liberali. Grande antiquario e sopra tutto vago dello studio

dell'antiche medaglie e degli altri monumenti dell'antichità. Profondo

nella filosofia, nella poetica, nell'arte oratoria; ed insino sopra la

medicina avea fatti studi immensi, tal che avea composta un esatta e

peregrina _Istoria della Medicina_, che intendeva di dare alle stampe;

ma per la sua natural tepidezza, sempre dubbio e vacillante e non

soddisfacendosi mai delle sue stesse fatiche, prevenuto da _Daniele

le Clerc_, rimane ora fra gli altri suoi M. S. che ci lasciò. L'opera

delle _Scuole Sacre_, che fra breve uscirà alla luce del Mondo, s'era

pure da lui ridotta in punto di darsi alle stampe, ma per l'istessa

cagione, rimane ora alla discrezione del suo erede quando e come vorrà

darla. Le opere sue legali, che si sono ora impresse, egli non l'avea

dettate a questo fine, ma solo per insegnarle nelle cattedre a' suoi

scolari, ed avrebbe ascritto a grande ingiuria del suo nome, se in sua

vita taluno avesse avuto quest'ardimento. Ma presso me, a cui egli,

come uno de' suoi più cari discepoli, raccomandò i suoi scritti, ha

potuto più il pubblico beneficio, che la privata sua ingiuria; poichè,

sebbene egli per la natural sua modestia, e pel poco concetto, che avea

delle cose sue istesse, sentisse sì parcamente di queste sue fatiche,

siamo sicuri che per l'utilità, che apporteranno, il giudicio del Mondo

sarà molto diverso da quello del loro autore. Ha egli lasciate pure

molte altre sue fatiche intorno alla poetica, all'arte oratoria, alla

dottrina ed emendazione de' tempi, alle matematiche, alla filosofia e

vari altri componimenti; ma tutti imperfetti e pieni di cassature ed

inestricabili postille: d'alcuna delle quali forse a miglior tempo ed

a maggior ozio, ne sarà partecipe la Repubblica Letteraria.

Per quest'eminente sua letteratura, vacata nell'anno 1695, per la

morte di _D. Felice Aquadia_, la cattedra primaria vespertina del

_Jus Civile_, fu con pienezza di voti a quella innalzato con soldo di

ducati 1100, l'anno, la qual fu da lui sostenuta con sommo splendore

e gloria; tal che per lui l'Università de' nostri studi non ebbe che

invidiare a qualunque altra più illustre di Spagna, o di Francia, ed

in quella insegnò sino alla fine di gennajo del 1717, anno della sua

morte. Ma se questa perdita fu per noi grave ed inestimabile, niente

però si scemò di pregio alla cattedra ed alla nostra Università; poichè

ben tosto, espostasi quella a concorso, fu con universal consentimento

provveduta in persona d'un pari ed insigne Cattedratico _D. Nicolò

Capasso_, che ora degnamente la sostiene, il quale essendo stato

il primo fra noi ad insegnare ne' nostri studi il _Jus Canonico_,

secondo i veri principj tratti da' Concilj e da' Padri, col soccorso

dell'Istoria Ecclesiastica, e secondo l'interpretazione de' più culti

ed eruditi Canonisti, siccome prima avea illustrata e posta in maggior

splendore quella Cattedra Canonica, così ora da lui, per la sua

eloquenza, dottrina legale, somma erudizione e perizia delle lingue,

vien sostenuta la Primaria Civile, con non minor decoro e concorso di

quello ch'era in tempo del suo predecessore.

Furono ancora a questi tempi in migliore stato ridotte l'altre cattedre

di questa Università per le altre scienze che quivi s'insegnano.

_Tommaso Cornelio_, come fu detto, avea introdotta in Napoli la nuova

filosofia, ed egli proccurò, che le opere di _Renato des Cartes_

quivi s'introducessero: ebbe egli in questi principj per compagno

_Lionardo di Capoa_, medico e filosofo ancor egli: onde congiunti

insieme cominciarono a promuovere le buone lettere, e sopra tutto la

filosofia e la medicina. Poco da poi, alcuni di più accorto ingegno,

tratti dal loro esempio, si diedero anch'essi a questa nuova maniera

di filosofare, e lasciando da parte tutto ciò, che nelle scuole fra'

chiostri aveano appreso, si applicarono a questi nuovi studi. Trovarono

costoro a questi tempi un potente protettore, _D. Andrea Concubletto

Marchese dell'Arena_, il quale mosso dall'affetto ardentissimo,

ch'egli avea a sì fatti studi, e punto anche da generosa invidia,

che ove in altre parti d'Europa la buona filosofia trionfava, solo

in Napoli fosse negletta, e da pochi conosciuta, diedesi con grande

studio a proccurare, che coloro che n'aveano vaghezza in qualche luogo

s'unissero, dove con sottili ricerche e speculazioni si proccurasse

spingere più avanti le cognizioni sopra questo soggetto. Eransi già

prima, non meno in Parigi che in Inghilterra, introdotte consimili

Accademie di Scienze; onde ad imitazione di quelle studiavasi l'Arena

promuovere questa sua. Fu per tanto scelta la casa istessa del Marchese

per luogo di quest'Adunanza, alla quale s'ascrissero gli uomini più

dotti di que' tempi. Fu dato il nome all'Accademia degl'_Investiganti_,

che per impresa avea un Can bracco, col motto Lucreziano: _Vestigia

lustra_[98].

I più insigni, che quivi s'arrolarono, e de' quali ne rimane a noi

ancora memoria, furono oltre il Cornelio, ed il Capoa, il cotanto

da noi celebrato _Camillo Pellegrino_, il quale, sebbene in tutto il

corso della sua vita avesse consumati i suoi giorni in studi diversi,

cioè dell'istoria, e nelle ricerche delle nostre antichità; erasi

poi nella vecchiaja così ardentemente acceso dei nuovi ritrovamenti

e metodi di questa novella Filosofia, che accusava la sua grave età,

che non gli permettesse porre ogni opera in questi studi. Il cotanto

presso noi rinomato _Francesco d'Andrea_, ed il suo fratello _D.

Carlo Buragna_, che restituì in Napoli l'Italiana Poesia, e che alla

gran perizia della Geometria e della Fisica accoppiava una perfetta

cognizione di tutte e tre le lingue. _Giovambattista Capucci_,

profondo Filosofo, ed adornato di molta letteratura. _Sebastiano

Bartoli_ famoso Medico di que' tempi, di cui il nostro Vicerè D.

Pietrantonio d'Aragona ebbe tanta stima e concetto. _Lucantonio

Porzio_ gran filosofo e medico, che in quest'Adunanza vi recitò nobili

e profonde lezioni intorno al sorgimento de' licori, e sopra altre

sue filosofiche investigazioni[99]. Vi s'ascrissero ancora i Nobili

_Daniello Spinola_ e _D. Michele Gentile_; e vollero pure aggregarvisi

Monsignor _Caramuele_ Vescovo allora di Campagna, ed il _P. Pietro

Lizzardi_ Gesuita, oltre tanti altri preclari spiriti, che furono

tutto intesi colle loro gloriose fatiche a scuotere il durissimo giogo,

che la Filosofia de' Chiostri avea posto sopra la cervice de' nostri

Napoletani.

Quest'Adunanza per la partenza del Marchese d'Arena da Napoli, e per

la di lui morte non guari da poi seguita, si disciolse; ma non per

ciò i suoi Accademici, chi insegnando nelle Cattedre, e chi scrivendo

nobilissimi trattati, si trattennero di promuovere questi studi; tal

che in brevissimo tempo fecero notabilissimi progressi, ed acquistarono

molti seguaci, diffondendo non men questa Filosofia, che le altre buone

lettere; e nella Medicina, Notomia, Botanica e nelle Matematiche, e

spezialmente nell'Algebra introdussero nuovi metodi, e stesero molto

le loro conoscenze. Quelli che non ebber genio d'esporsi a' concorsi

per ottener le Cattedre, si segnalarono colle loro opere in diffondendo

le novelle dottrine. _Lionardo di Capoa _si rese celebre per li suoi

_Pareri_, che diede alle stampe. _Gregorio Caloprese_, ancor'egli

profondo Filosofo, diede saggi ben chiari, quanto nella Cartesiana

Filosofia valesse, co' suoi dotti scritti; ed il somigliante fecero

tanti altri preclari e nobili spiriti.

Coloro che aspirarono alle Cattedre non men colle opere che diedero

alle stampe, che con insegnar ivi pubblicamente le scienze, innalzarono

assai più la nostra Università degli Studi; tal che non meno per le

leggi civili e canoniche, che per le altre facoltà quivi insegnate

con maggior pulitezza e candore, si vide ella fiorire a pari delle

maggiori Università d'Europa. La Cattedra della _Medicina_ fiorì sotto

il celebre _Luca Tozzi_, famoso per le sue opere date alle stampe; la

qual dopo la di lui morte, non pur niente perdè di splendore, ma ne

acquistò un maggiore, per vedersi ora in sua vece sostenuta da un più

chiaro e risplendente lume, quanto, e quale il cotanto celebre _Niccolò

Cirillo_. Quella della _Notomia_ è pur anche occupata da _Lucantonio

Porzio_, famoso ancor'egli in tutta Europa per profondità di sapere e

per le insigni sue opere date alle stampe. Non men di queste furono

le altre di _Matematica_, e d'_Eloquenza_, sostenute, siccome ancor

ora si sostengono, da valenti professori. Erasi in quest'Università,

per le precedute sciagure, estinta la cattedra della _Lingua Greca_:

ma nel governo del marchese de los Velez fu nell'anno 1682 quella

ristabilita[100]; e quel che accrebbe a lei maggior splendore, fu

d'essersi provveduta in persona del Sacerdote _D. Gregorio Messeri_,

gran maestro di tal lingua, e riputato de' primi in tutta Italia: tal

che quanto oggi si sa fra noi di questo idioma, tutto si deve a questo

insigne professore.

Nel medesimo anno la _Botanica_ fu pure in Napoli maggiormente

ristabilita, mercè la cura che se ne prese _D. Francesco Filamarini_,

il quale eletto Governadore dell'Ospedale della Nunziata di Napoli,

fece per comun utilità, a spese del medesimo, piantar un orto di

semplici fuori le porte della città nel luogo detto la Montagnola, di

cui poi se ne prese il pensiere _Tommaso Donzelli_ celebre Medico de'

nostri tempi, che l'ordinò ed arricchì di molte piante[101]. Prima di

lui _Mario Schipano_ avea pure coltivati questi studi, che furono a

noi tramandati dal famoso _Fabio Colonna_; ed a' nostri tempi _Gio.

Battista Guarnieri_ rinomato Medico e Cattedratico vi avea ancor fatti

notabili progressi.

Fu ancora a questi medesimi tempi restituita fra noi nel suo antico

splendore la _Poesia Italiana_ per Carlo Buragna, Pirro Schettini,

ed altri eccellenti Poeti, che vi fiorirono. Le altre buone lettere,

l'erudizione e le lingue fecero grandi progressi sotto il governo

del Duca di Medina Coeli, che le protesse non meno, che i professori

di quelle. Gli studi, che a noi vennero più tardi, furono quelli

dell'Istoria Ecclesiastica e della Teologia Dogmatica, li quali

in Francia s'erano spinti sino all'ultimo punto di perfezione;

ma applicatisi, ancorchè tardi, i nostri ingegni a quelli, alcuni

vi riusciron eminenti: tal che introdotte fra noi tutte le buone

discipline, fu restituita la città ed il Regno in quella pulitezza e

letteratura, che ora ciascun vede.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 9 · 第 52 / 64 题