E in quell'unica parola mostrò insieme tanto dubbio e tanta speranza,
che Giusto, rammentando che ancora non aveva detto nulla del vero
pretendente, si affrettò a conchiudere:
--Mio cugino l'ha vista alla finestra, si è molto innamorato di lei,
ha pregato me di venire in casa sua a vedere se mai fosse il caso...
--E lei ha visto ora che non è proprio il caso, interruppe Nina
ripigliando il sorriso rassegnato di prima; andrà a dire a suo cugino
quello che ha visto, e suo cugino si metterà il cuore in pace; così
farò io.
Nemmeno l'ombra d'ironia nelle parole melanconiche dette col sorriso
amabile di chi non spera più nulla.
Ma poteva rimanere il dubbio, anzi la certezza, che Giusto si mettesse
davanti un cugino per nascondere sè stesso, e andarsene senza far
rumore.
Allora l'artista continuò.
--Mio cugino saprà tutto, e se ha un po' di cuore, verrà a ripeterle
ciò che io le ho detto....
--Mi vuoi dire chi è suo cugino; io lo conosco?
--È Gerolamo; il figlio dello zio Bortolo.
--E lo zio Bortolo chi è?
--Un ricco negoziante.
Bisognava dire di che cosa; Giusto pensò un momentino, ma la ragazza
era già lontana dal ricco negoziante e da suo figlio.
--E lei, scusi, lei chi è? Mia madre non mi ha detto altro se non che
è un artista grande... Fa libri o statue?
--Io sono un piccolo artista, ma faccio qualche volta dei quadri
grandi... due metri e più; e se avessi la modella che m'intendo io,
prete Barnaba sarebbe contento della Madonna dei sette dolori che mi
ha ordinato. Mi chiamo Giusto Giusti, sono il fidanzato di Cristina
che lei conosce sicuramente, e da una mezz'ora il più sincero amico
suo, se me lo permette...
Nina si alzò per prendere la mano dell'artista; negli occhi
sfavillanti, nelle mani tremanti, nel rossore del visino soave si
leggeva la contentezza.
--Ah! quanto è bene che lei sia il fidanzato di Cristina! Essa mi ha
tanto parlato di lei. E si sposeranno presto? Sì... devono sposarsi
presto... penseremo insieme.
Perchè Giusto, pur essendo grato alla magnifica storpia che pigliava a
cuore la sua felicità, si sentiva non ferito, ma punzecchiato da
quell'entusiasmo? E perchè quell'entusiasmo di lei sembrava a lui
quasi indifferenza?
Ma Nina disse tutto candidamente e oscuramente.
--Sono contenta, sa, proprio contenta; perchè se lei non volesse bene
a Cristina, io potrei essere tanto infelice.
Giusto Giusti interrogò lealmente sè stesso, Cristina sua e le
convenienze sociali, prima di mormorare queste parole:
«Se avessi la disgrazia di non amare Cristina mia, ora sarei già
innamorato di...»
Volle dire: di lei; finì invece così: di un'altra.
Ma era tutt'uno. Nina intese subito. Il visino bianco si tinse di
contentezza; porse al pittore una manina che gli entrò tutta nel
pugno, e rispose grazie. Non altro. Poi parlarono lungamente di
Cristina, delle nozze lontane, finchè a un lieve rumore Giusto
conchiuse rizzandosi in piedi:
--Dunque le accompagnerò mio cugino domani. Lo veda almeno. È tanto
bellino.
Nina non si oppose, e il pittore se n'andò tanto presto da cogliere la
notaia sull'uscio. Forse origliava al buco della serratura, o forse in
quel buco infilava un'occhiata curiosa, o forse alternava l'una cosa e
l'altra.
--Non mi potevo staccare da mia figlia, confessò la mamma; e come è
andata? Bene, mi pare. Ma non ho ancora inteso se il pretendente è
lui, o se è un altro.
--È un altro; si chiama Gerolamo, ha tredici anni buoni meno di me e
molto più danaro. Lo vedrà domani.
La notaia crollò melanconicamente il capo.