=25.= — Passai una notte agitatissima: oltre all'immensa inquietudine

morale dipendente dal continuo pensiero della perdita del mio Enrico,

una febbre ardente m'ha pure tenuto il corpo in grande orgasmo. I

medici, dopo aver viste le ferite, mi ordinarono un salasso che poco

dopo mi vien fatto dalle Suore di Carità. — Rivedo il Cappellano

dell'Ospedale che mi assicura d'avere scritto al Capitano dei Gendarmi

sull'argomento che tanto m'è a cuore, il trasporto del mio Enrico. — Più

tardi entra nella nostra camera il Generale Zappi accompagnato dallo

stesso Capitano dei Gendarmi; mi dice di star pienamente tranquillo

circa al supremo argomento: l'autorizzazione m'è accordata. Ciò mi

consola assai. Chiedo mi si permetta d'assistere ai funerali. N'ho

risposta negativa.

Alla sera mi vien fatto dalla suora un altro salasso.

=26.= — La notte fu più tranquilla della precedente, solo fisicamente

però, s'intende. Gli altri amici feriti in complesso migliorano, fuorchè

Moruzzi, che mi dà qualche pensiero. Scrivo all'intimo amico di me e del

povero mio Enrico, Minoja, l'informo dettagliatamente della tristissima

digrazia e di quanto mi concerne. Tale sfogo servì a sollevarmi un poco

l'animo. Fin dal giorno innanzi, mi scordai dirlo più indietro, aveva

scritto all'amico deputato Cadolini, raccontandogli il tutto;

l'impegnava a voler mandare al più presto qualche stretto conoscente a

Roma per combinare il trasporto delle preziose salme. — Lo scopo

principale che mi spinse a scrivere le prime mie lettere a questi due

amici si fu di fare in modo che la sciagurata novella della subita

perdita immensa arrivasse il meno possibile crudamente a Mammina e a

Benedetto. — In giornata altre persone vengono a visitarci tra le quali

una signora inglese che sebbene di principii avversi ai nostri, mostrò

molto interesse pei nostri mali. Non tutti certamente sanno anteporre i

doveri d'umanità a ogni altra idea; quando trovo perciò di tali persone,

amo render loro pubblica lode per ogni mezzo mi si presenti. — Debbo

però dire che dessa, la suddetta signora, mi rivolse subito parole tali

che certo non s'attagliavano alla reciproca nostra posizione di

tribolato cioè (moralmente anzitutto) e di consolatore. — Mi disse: —

«Fu commesso l'altro ieri (22) un atto di barbarie contro i nostri

soldati; fu fatta diroccare col mezzo d'una mina una caserma di

zuavi...». — Tutto ciò con tal tono che voleva certo farmi comprendere

il rimprovero al partito al quale io appartengo, al partito

dell'indipendenza e del mio paese. — «Signora» — risposi — «se si

dovesse formalizzarsi di certi atti isolati, darne tutta la colpa ad un

intiero partito, noi ne avremmo per certo maggior diritto per quanto ci

accadde l'altra sera nel combattimento in cui restammo feriti. La

maggior parte di noi ebbimo ferite di bajonetta quando già per altre

ferite eravamo stesi al suolo privi di forze. Come può Ella, signora,

qualificare tale condotta dei nostri nemici? condotta forse di leali

soldati?» — «Non posso dar loro torto» — mi rispose con grande mio

stupore la signora — «comprendo come nel bollor dell'azione tali scene

possano succedere senza grave colpa di chi le commette». — «Noi non ne

siamo capaci» — ripresi con forza. — «Il nemico ferito per noi è sacro».

— Non replicò, certamente comprendendo com'io avessi piena ragione e si

parlò d'altro. — Verso l'imbrunire sentimmo parlare di trasporto in

altro ospedale di qualcuno di noi; tre, si aggiungeva. Poco dopo i

medici vennero a visitarci e ci dichiararono tutti non trasportabili. —

Nel mentre ci rimettiamo dall'apprensione di essere separati gli uni

dagli altri, in cui quella notizia di traslocazione ci aveva gettato,

alcuni gendarmi entrano nella sala a chiamare i n. 1, 3 e 7, me, cioè,

Bassini e Castagnini. — Temendo il trasporto ad altro luogo non

riuscisse fatale a Bassini ch'era in quel momento il più aggravato di

noi tre, pensammo far avvisati i medici dell'ordine strano, che contro

il loro consiglio ci era stato dato.[25]

NELLE CARCERI PONTIFICIE.

[Queste parole sono scritte sulla copertina del

«Libretto-Giornale» scritto nelle Carceri Nuove di Roma.]

..... Sono prigioniero solo in una segreta, porto nel cuore lo strazio

della recentissima perdita d'un diletto fratello, l'atroce ricordo del

momento in cui me lo vidi cadere sotto gli occhi coperto di ferite e

spirare. Non scorre dunque lieto per me questo giorno. Ma quanto più

tetro a te!.... Pure oltre al respirare la pura aria che ci ha dato

Iddio, oltre al vederti d'attorno tutta la tua famiglia, altri assai su

di me hai di que' vantaggi che fan lieta la vita. Un nome glorioso: di

qual gloria non te lo vo' ancor dire.... ma pur glorioso od almeno

famoso per tutta Europa, pel mondo, mentre io non son noto che alla mia

città natale. Sommo potere ti sta nelle mani sopra molti milioni di

uomini, mentre io non ho potere che sul cuore de' miei diletti.

Come mai dunque saran più tetre a te le ore di questa giornata? Ecco. —

Io sono prigioniero, ma la stessa causa della mia cattività m'è di

grande conforto... chè dessa fu l'aver obbedito ai doveri di cittadino.

Piango un fratello, ma lo stesso genere di cruda sua morte m'è di

conforto: sul campo dell'onore combattendo per la Patria. — Il mio nome

è noto a pochi, ma so di certo che suona onestà. Non ho potere, ma mi

basta l'affetto de' miei cari e i pensieri che da questo luogo di

solitudine rivolgo ad essi ad ogni istante, sono un altro conforto, che

assieme a quelli che t'ho già enumerato scema d'assai la tristezza delle

ore che qui vo passando prigioniero. — E tu?..... Io so che l'alba

di questo giorno (2 dicembre) t'ha portato intorno una luce

insopportabile, attraverso la quale ti si fan vedere larve da far

raccapricciare anche un cuore incenerito, il tuo. — Più di tutte si fan

rimarcare due figure di donna! desse formano il fondo importante del

quadro, il fondo della tetra tua visione. Non t'impedisce, no, di

distinguerle perfettamente il bagliore delle dorate pareti, nè d'udirne

la voce l'eco del tuo nome ripetuto da tutti i confini della Europa, da

ogni costa di mare ai monti, cieli.... Eccole quelle due larve. — Belle

tutte due queste figure di donna.... ma di aspetto indebolito e triste.

L'una ha le impronte d'una felicità trascorsa ed una tal qual aria di

natural gaiezza di vanitosa baldanza traspare attraverso quel velo di

tristezza: le smunte sue labbra sembra che conoscano il riso! Forse ieri

stesso, la notte scorsa dessa ha passato tra i gaudi e tra le danze, e

solo da stamane è ridotta d'aspetto sì triste. Ma perchè? Eccolo, ella

stessa lo dice. — Guardandoti cupamente ti mostra una data che ha

scolpito nei ceppi che le legano le belle membra, quei ceppi che, strana

cosa per vero! non le riescono gravi tra i piaceri in cui passa

l'ordinaria sua vita. — Ma quella data l'hai letta?.... Sì, perchè hai

impallidito. — 2 Decembre! — Ella ti parla! Udiamola. — Me misera! Che

solo in questa giornata sappia accorgermi dell'abisso in cui m'hai

gettata? Che solo questa funebre data valga a farmi sentire il peso

delle catene di cui m'hai avvinta, e farmi scorgere le macchie di sangue

di cui i miei figli, per te uccisi, m'hanno tinta? terribile

prostrazione questa in cui da tanti anni nella giornata d'oggi sono

caduta! Più ancora che quel sangue, quest'oggi io ho a rinfacciarti la

corruzione che m'hai gettata nell'animo, la malnata ambizione che vi hai

instillata colle tue tenebrose arti. Queste splendide vesti di cui mi

hai adorna nascondono ai miei occhi le obbrobriose catene di cui vo

carca, e la finta parola di Gloria, Gloria, che ad ogni tratto vai

abilmente sussurrandomi all'orecchio, m'hanno spinto più d'una volta,

(insensata!) a guidare i miei figli alla morte per sgozzare i figli

delle mie sorelle. Prima intendeva comprendere la santa parola di

libertà, anzi fui quella che prima la proferii, che la proclamai

all'universo, attraverso le fitte tenebre del dispotismo. — Ora, me

misera, solo a brevi [_intervalli_] ne comprendo il magico senso; che tu

ti sei dato ogni cura di confonderla nella mia mente con parole che

altro non significano se non turpitudini. Un tuo parente m'ha pur una

volta legata e come te colla violenza; ma poi, più che colle strette dei

ceppi ed il veleno dei mali consigli, m'ha tenuta per varii anni

soggiogata col fascino dell'alto suo Genio e dell'indomabile energia. —

Errai anche allora, anche sotto la guida del parente tuo più volte ho

stretto di ceppi diverse mie sorelle.

Ma pur al male che allora ho fatto andò mischiato gran bene nei colpi

che ho dato al dispotismo: in quel vorticoso mio giro pel mondo, è

sempre grandezza! Allora insomma, già te lo dissi, sentiva legata la mia

libertà dal fascino che m'ispirava l'Uomo di Genio, traviato sì, ma pur

spesso generoso; ora quando so scorgerle, le ritorte che m'avvinghiano

m'ispirano ribrezzo.... mi sembrano le spire d'un serpente. — Ah vo'

terminare il confronto. Quel tuo parente quanto generosamente ha chiusa

la grande e colpevole sua carriera! Pensa qual parola l'animo suo seppe

dettare a Fontainebleau in un momento di sublime infortunio.... qual

parola ha scritto per troncare i mali che addosso ei mi aveva attirati.

— Abdicazione! — Ne saresti tu capace? — Il sogghigno che, anche in

questo momento, in cui sei torturato da rimorsi, tu rivelasti a traverso

il pallore del tuo viso, mi risponde di no.

E lo so bene.... nè su ciò confido per riprendere la libertà che in

questa funesta giornata m'hai rapita. — Fuvvi un momento in cui sperai

acquistar vera gloria sotto la tua guida, anzi per fermo l'ho acquistata

ed ho fatto benedire il mio nome: quando al tuo cenno condussi i miei

figli, or sono otto anni, a liberare una loro sorella, questa che ora mi

vedi d'accanto e che unisce su te i suoi sguardi di rimprovero ai miei

per torturarti il cuore. Allora fu vera, santa gioia la mia, ben diversa

da quella che ora spesso, non so come, vo dimostrando; stolto tripudio

imparato alla tua scuola, che somiglia a un fuoco fatuo. Pure piansi

allora sul sangue versato da' miei figli. Ma qual pianto! qual conforto

vi andò mischiato dal pensiero della morte loro veramente gloriosa! —

Però fu corto quell'istante che a tanta speranza m'aveva animato.....

alla suprema speranza di vederti lealmente procedere nel sentiero di

libertà su cui t'eri posto, e perfino sperai che, dopo avermi guidato a

dar la completa indipendenza alla mia sorella, m'avresti restituito quel

tesoro che barbaramente in questa giornata tu mi hai rapito.... Illusa!

Ma, lo dissi, fu breve l'illusione! Assai presto potei comprendere che

quel tuo atto, che aveva ogni apparenza di generosità, non poteva pur

chiamarsi un lucido intervallo, che era dettato, come ogni altro de'

tuoi precedenti, da precetti di tenebrosa politica.

Diffatti, proprio il giorno appresso di quello in cui fu versato dai

miei figli gran copia di sangue per la redenzione della sorella, tu me

li arresti sulla gloriosa via, e stringi la mano all'oppressore di essa.

Prova ancora il rossore di quell'istante! Eccomi da quel momento da te

introdotta in una via incerta, enigmatica, per diversi anni nei rapporti

colla sorella, cui aveva prestato aiuto, finchè... ma Ella stessa ti

riparlerà tra poco del male, che in questi ultimi tempi m'hai costretto

a farle, ti rinfaccierà il dardo che m'hai costretto a lanciarle contro.

Io n'ho vergogna! Parlandone mi s'infiammerebbe il viso per l'ira

d'averti obbedito nella fratricida missione.[26]

Dicembre.

=3.= — Sono al termine del quarantesimo giorno di prigionia. — Nulla di

nuovo — Tutta la giornata passai nell'attesa di quella dichiarazione,

cui è necessario apporre la firma per ottenere la libertà. Forse mi

verrà mostrata domani. Dubito assai ch'io possa trovarla accettabile; in

ogni modo però desidero, per dare una favorevole risposta, di leggerla

attentamente; così, qualunque sarà la mia decisione, mi resterà la

soddisfazione d'averla data in piena cognizione di causa.

=4.= — Allo svegliarmi fui sorpreso stamane dal rimbombo di molte

cannonate. — Ne chiesi la causa al custode e mi disse essere oggi S.

Barbara, la festa d'Artiglieria. Mi scosse questo annunzio. — Quanto

fausto gli altri anni mi scorreva questo giorno tra l'allegra comitiva

dei compagni alternata alla gioia quasi infantile dei miei bravi

soldati.... Nel 60 passai questa giornata in Accademia, pure in una

specie di prigionia, ma quanto diversa da questa! — Nel 61 ancora in

Torino, mentr'era alla Scuola d'Applicazione, da mattina a sera assieme

al mio amatissimo Adolfo, che doveva dopo due anni essermi rapito da

morte quasi improvvisa. — Nel 62 a Pavia nel Reggimento Pontieri. Che

liete ore tra la famiglia e buoni compagni! — Nel 63 a Salò. Mi ricordo

che fu imbandito un pranzo ai bravi pontieri della Compagnia, che era la

5ª. — Nel 64 a Casale. — Nel 65 mi trovava in permesso a Firenze col mio

Enrico. — Nel 66 a Verona. Mi sovvengo che non fu combinato il solito

pranzo di tutti gli ufficiali dell'arma onde non essere costretti dalle

leggi di militare convenienza ad invitare gli ufficiali austriaci

rimasti in Verona per la consegna del materiale; il che sarebbe riuscito

un brutto spettacolo per i buoni cittadini. — Nel 67: nella segreta N.

10 delle Carceri nuove di Roma! — Nel 68? — Finora, come abbiamo visto,

da un anno all'altro vi fu variazione di località; è ben sperabile

dunque che questa legge abbia a mantenersi ancora per poco, cioè ch'io

abbia a trovarmi alla fine del nuovo anno in luogo diverso. — Vorrei

quasi sperare anche al principio... ma no, comprimiamo i battiti del

cuore, freniamo le speranze cotanto dubbie.

=5.= — Stamane venne monsignor Stonor a trovarmi. Il degno uomo, pieno

per me d'interessamento, mi parlò ancora della promessa che tra poco mi

verrebbe presentata da firmare ed insistè perchè lo facessi, aggiungendo

i consigli dell'amico Colloredo. Gli esposi la mia riconoscenza per

tanta premura, lo pregai di ringraziar pure l'amico, ma in merito alla

questione dissi che sentiva di dovere star fermo in proposito altra

volta mostratogli. Un dovere di più che agli altri compagni, aggiunsi,

mi incombe circa a tale argomento: la memoria santa del mio diletto

Enrico! Del resto, non debbo dar formale risposta finchè possa leggere

quel foglio.

Più tardi fui chiamato in cancelleria una seconda volta; appunto la

sospirata carta mi veniva portata da un impiegato all'Auditorato

militare. Il suddetto signore mi parlò subito d'una certa istanza che

dovevasi rivolgere credo al Direttore della Polizia per ottenere

l'autorizzazione di rimpatriare. Credei volesse parlare della promessa,

onde gli chiesi in quali termini dovesse essere concepita tale istanza.

Dalla risposta capii essere questa una semplice domanda per soddisfare

ad una formalità, onde gli venni subito a parlare della promessa.

— «Ah, mi rispose, la conoscerà già, ritengo: è la stessa che fu firmata

dagli altri suoi compagni già partiti».

— «N'ho sentito a parlare, ma desidero conoscerla perfettamente;

favorisca dunque a leggermela».

Me la lesse: n'è questo il senso:

«Liberato in seguito alla grazia accordatami da Sua Santità dalla

prigionia in cui m'ha gettato l'aver fatto parte delle bande che hanno

invaso il Territorio Pontificio, m'impegno sulla mia parola d'onore di

non portare più le armi contro il suo legittimo governo».

Mi feci consegnare il foglio e lo rilessi attentamente.

Appena terminata la lettura risposi all'impiegato: — «Non posso

firmare». — Discretamente sorpreso ei mi replicò: — «In tal caso, credo,

si formulerà dal Tribunale un'altra intimazione» — «Favorisca a far

sentire, s'Ella lo può, ch'io sarei disposto a firmare, avvece di quella

promessa che ora ha letto, una dichiarazione in cui m'impegnassi ad

essere sottoposto alla pena di diversi anni di carcere, quando fossi

colto un'altra volta colle armi alla mano entro lo Stato Pontificio». —

«Sarà difficile che si possa combinare in tal maniera...». — In ogni

modo or conchiudo ripetendo che questa non la posso firmare, e per certo

n'ho dispiacere. — Fui ricondotto alla mia segreta dopo aver esaminato

gli oggetti statimi sequestrati all'epoca della mia entrata alle Carceri

Nuove dall'Auditorato Militare, ed ora riconsegnati alla Cancelleria

delle prigioni per mezzo dell'impiegato sunnominato. — Lo sguardo

appassionato che potei gettare sulle ciocche di capelli del mio Enrico e

dell'amico perduto, mi consolarono assai del dolore cagionatomi

dall'aver dovuto rifiutare la cara libertà. — Ritornato alla solitudine

della segreta, mi trovai l'animo più tranquillo d'assai dei giorni

precedenti, durante i quali, per quanto io facessi, non potè a meno

l'animo mio di trovarsi in preda ad un vago turbamento per l'ansietà di

leggere quel foglio, da cui poteva dipendere la sospirata liberazione. —

Era cagionato da una lieve (lievissima!) speranza che quella promessa

potesse essere formulata in termini accettabili dalla mia coscienza,

mista ad un vago timore che io potessi in un momento di vertigine

cagionata dal vivissimo desiderio d'abbracciare i miei cari firmarla

anche se, com'era probabilissimo, quella promessa fosse tale da doversi

respingere.

Giorno 5.

Vidi monsignor Stonor, e gli dissi il mio rifiuto. — Se ne mostrò assai

addolorato, il degno uomo, ma finì per mostrar d'approvare la mia

condotta. — Volle udire in quali parti io non trovassi accettabile

quella promessa. — «La frase sulla grazia» — ripresi — «l'epiteto

legittimo al Governo Pontificio e quella parte che si riferisce alla

parola d'onore».

Giorno 6.

La situazione è radicalmente cambiata, rischiarata perfettamente la

prospettiva. — Posso tornare tra le braccia dei miei senza alcuna

condizione contraria ai miei principii. — Avvece di firmare una

dichiarazione ebbi una intimazione.

Domattina all'alba partirò. Il giorno 7 Decembre mi resterà sempre

scolpito in cuore.

Mia Mammina, Benedetto, Minoja. — Come anelo di abbracciarvi![27]

NOTE:

[22] Il Cairoli ha cancellato le seguenti parole: _Fui incaricato di

dirigere l'imbarco._

[23] Qui il «Giornaletto» si interrompe e dopo una pagina bianca

ricomincia nella pagina seguente che è la 16ª.

[24] Segue a questo punto una pagina tutta cancellata, nella quale sono

scritte con poche varianti alcune righe che già si leggono nella pag.

194: probabilmente il Cairoli, avendole scritte per errore qui, le ha

poi cancellate e poste al loro luogo. Si riprende quindi il racconto con

la pagina seguente, che è la 74ª.

[25] Qui finisce il «Giornaletto di Campo» di Giovanni Cairoli: consta

di 82 pagine e due righe ed è scritto tutto a lapis.

[26] Qui, a metà della pag. 10 del «Libretto-Giornale» scritto nelle

Carceri Nuove, si interrompe la visione: il Cairoli lasciate in bianco

alcune pagine, certo con l'intenzione di condurre a termine più tardi il

suo sogno politico, va alla pagina 21 e riprende la continuazione del

suo diario.

[27] Qui, colla pagina 32, finisce il «Libretto-Giornale» scritto dal

Giovanni Cairoli nelle Carceri Nuove. Arrivato a casa, pareva che le

ferite dessero speranza di guarigione; invece formatosi un ascesso per

le ferite di baionetta ricevute a Villa Glori dopo che già era caduto,

morì l'11 settembre 1869. Un anno dopo, nel medesimo mese di settembre,

Roma era ricongiunta all'Italia ed il voto, per cui egli ed il fratello

avevano fatto sacrificio della vita, era compiuto!

ELENCO DEI COMBATTENTI A VILLA GLORI

[Dall'opuscolo di B. E. Maineri, _Il sacro drappello di

Villa Glori_, con documenti e appendice. Roma, Civelli,

1881. — L'elenco fu compilato a cura di Cesare Elisei, uno

dei componenti il drappello.

I contrassegnati da una croce sono morti, quelli da un punto

interrogativo coloro che emigrarono, e di cui si ignora la

sorte.]

† 1. Cairoli Enrico — Pavia — _Comandante il drappello._

2. Tabacchi Giovanni — Mirandola (Modena) — _Comandante

la 1ª Sezione._

† 3. Isacchi Cesare — Cremona — _Comandante la 2ª Sezione._

† 4. Cairoli Giovanni — Pavia — _Comandante la 3ª Sezione._

5. De Verneda Ermenegildo — Chiavenna (Sondrio) — _Aiutante

maggiore._

6. Muratti Giusto — Trieste — _Furiere maggiore._

7. Angeli Enrico — Vicenza.

8. Barbarini Alessandro — Cremona.

† 9. Bariani Ernesto — Casarile (Milano).

10. Bassini Odoardo — Pavia.

11. Bassini Pietro — Pavia.

12. Bazzoli Massimiliano — Forlimpopoli (Forlì).

† 13. Bonfatti Carlo — Mirandola (Modena).

† 14. Boudet-Dutel-Vollerin Fleury — Lione (Francia).

15. Campari Camillo — Pavia.

16. Candida Alfredo — Roma.

17. Capra Giovanni — Castelbolognese (Ravenna).

18. Castagnini Domenico — Pavia.

19. Celli Silvestro — Forlimpopoli (Forlì).

20. Cerri Silvestro — Dorno (Pavia).

21. Chiap Valentino — Forni (Udine).

† 22. Colombi Antonio — Vescovato (Cremona).

† 23. Dal Corso Gaetano — Verona.

24. Dall'Oppio Antonio — Castelbolognese (Ravenna).

† 25. Donelli Filippo — Cremona.

26. Elisei Cesare — Roma.

27. Emiliani Giovanni — Castelbolognese (Ravenna).

28. Fabris Placido — Povegliano (Treviso).

29. Ferrari Pio Vittorio — Udine.

30. Fiorini Odoardo — Cremona.

31. Francischelli Francesco — Castelbolognese (Ravenna).

32. Galli Carlo — Pavia.

33. Garavini Enrico — Carpinello (Forlì).

† 34. Gentili Oreste — Loreto (Ancona).

35. Gilioli-Cesatti Antonio — Mirandola (Modena).

† 36. Gozzoli Arturo — Bologna.

† 37. Gramigna Angelo — Castelbolognese (Ravenna).

† 38. Guangiroli Ercole — Pavia.

39. Guida Carlo — Soresina (Cremona).

40. Isacchi Antonio — Milano.

† 41. Lelli Vincenzo — Ancona.

† 42. Mai Tommaso — Mantova.

† 43. Mancini Giovanni — Roma.

† 44. Mantovani Antonio — Pavia.

45. Marzari Giambattista — Castelbolognese (Ravenna).

? 46. Michelini Giovanni — Meduno (Udine).

† 47. Moruzzi Giuseppe — Pavia.

48. Mosetig Pietro — Trieste.

49. Musini Luigi — Busseto (Parma).

? 50. Nicolato Luigi — Lonigo (Vicenza).

† 51. Nobili Ernesto — Robecco d'Oglio (Cremona).

52. Papazzoni Ernesto — Cavezzo (Modena).

53. Papotti Francesco — Mirandola (Modena).

54. Pasquali Ubaldo — Loreto (Ancona).

† 55. Perozzi Angelo — Roma.

56. Petitbon Francesco — Golese (Parma).

† 57. Pietrasanta Luigi — Pavia.

58. Ricci Emilio — Pavia.

59. Rosa Angelo — Bergamo.

† 60. Rosa Eugenio — Bergamo.

61. Rossi Raffaele — Rimini (Forlì).

62. Stragliati Baldassarre — Pavia.

63. Taddeo Francesco — Napoli.

† 64. Tamanti Costantino — Petricoli (Ascoli Piceno).

† 65. Tarabra Giacomo Alessio — Asti (Alessandria).

† 66. Tinelli Luigi — Napoli.

67. Tirapelle Severo — Verona.

68. Trabucchi Ercole — Pavia.

69. Trentini Pietro — Viadana (Mantova).

70. Vacchelli Luigi — Cremona.

71. Vacchelli Nicola — Cremona.

† 72. Valdrè Antonio — Castelbolognese (Ravenna).

73. Valdrè Francesco — Castelbolognese (Ravenna).

74. Vecchio Giovanni — Pavia.

† 75. Veroi Luigi — Verona.

76. Veronesi Aristide — Mirandola (Modena).

77. Veronesi Tito — Mirandola (Modena).

? 78. Vidali Gian Luigi — Trieste.

INDICE

AIANI (eccidio di casa), 122, 132.

ADAMOLI GIULIO, in Roma, 26.

_Alicante_, 8.

ALTIERI _donna_ LIVIA, moglie di un Colloredo, 112.

ANDREUZZI _dott._ ANTONIO, come si salvò dagli austriaci, 7.

ANDREUZZI SILVIO, parte per Roma, 8; suo ottimismo, 28 e seg., 33, 45;

suoi discorsi sulla condotta dei romani, 34-37; alla stazione di

Civitavecchia, 175; ric., 9, 45.

ANGELI ENRICO, 213.

_Antibo_ (legionari di), due di essi vengono a parole col Muratti, 20 e

seg.

ANTICI MATTEI _mons._ RUGGERO, sue pratiche per far trasferire il

Mosettig in una casa privata, 159.

AUGUSTO conduce Ferrari e Muratti in casa Giovanelli, 26-27; vi porta

notizie sui movimenti dei garibaldini, 36; e sulle armi che entrarono

per il Tevere, 40-41.

AUGUSTO, fidanzato d'una figlia del Giovanelli, 28.

BARBARINI ALESSANDRO, 213.

BARIANI ERNESTO, 213.

BARTOLOMEI GIUSEPPE, vignarolo di Villa Glori, 85, 196.

BARTOLOMEI LUIGI, figlio del vignarolo di Villa Glori, 85.

BASSINI ODOARDO, a Villa Glori, 213; non si trova il suo corpo, 99; sue

parole a Giovanni Cairoli, 192; con lui si dirige alla casa del

vignarolo, 193; soccorso, 194; visitato da Giovanni Cairoli, 195;

trasportato a Roma, 199; a S. Spirito, 126; che gli dice un frate, 130;

si vuole levarlo da S. Spirito, 130-31, 203; discorre con mons. Tizzani,

139; esce dall'ospedale, 172; portato fuori di Castel S. Angelo, 174; a

Grosseto, 176; ric., 97.

Villa Glori - Ricordi ed aneddoti dell'autunno 1867 · 第 11 / 12 段