Preso 'l partito, è passato l'affanno?
Tutto cotesto è un manicar grosso:
Deh va che non ci nocci; sta con danno.
=Manicar grosso:= mangiar a grossi bocconi. È un operare
inconsiderato il far consistere tutto il difficile nel primo passo
di prender risoluzione; quasichè altro non vi sia poi da temere.
=Deh va ec.= vatti con Dio, che non ci abbiano a nuocere coteste
tue massime. =Sta con danno:= abbili per te que' malanni, di cui
vai a caccia colla tua inconsiderazione.
Gli occhi a' mochi non ebbi io nell'osso;
Ma col marretto mi colse un marritto,
Ch'i' traboccai alla bocca d'un fosso.
=Mochi:= picciolissima biada, ben guardata da' contadini affinchè
non sia mangiata in erba dagli animali selvaggi, a cui piace
moltissimo. Quindi =aver l'occhio a' mochi= per badare con
singolar diligenza a' proprj interessi. =Nell'osso:= nella cassa
dell'occhio. Rid.
=Marretto:= picciola marra. =Marritto:= colpo menato colla dritta,
e perciò più gagliardo. Io l'ho provato che ti fa un operare
inconsiderato: mi cascò quindi fra capo e collo un colpo orribile.
E che ne sai? e che sonv'entro fitto?
Tanto ti sia rivolto che tu muoja,
Con algherìa mi disson con iscritto.
=Che ne sai:= rispondono alcuni in difesa di quella massima:
=Preso 'l partito, è passato l'affanno=; e dicono: Qual maraviglia
se talora ne segua male! Si può forse penetrar l'interno d'ogni
cosa, e tutte prevederne le conseguenze?
=Rivolto:= non si può intender che del collo; detto da quella
sentenza giudiciaria: =S'appenda finchè muoja=. Rid. Ti si possa
stroncare il collo: puoi tu tutto antivedere?
=Algheria:= con fasto, con voce altitonante. =Con iscritto:= il
Salvini legge =conscritto=, cioè senatore, che dicesi di chi sta
sul grave. Forse è gergo frall'uno e l'altro.
Or s'i' avessi avuta l'epa croja,
Pur risi, come Dio vuol, a formaggi;
E spennacchiato rimasi con noja.
=Epa croja:= trippa dura com'un tamburo. =Col pugno gli percosse
l'epa croja: Quella sonò come fosse tamburo=. Dant. Inf. 30.
=A formaggi:= a guisa de' formaggi; i quali ridono quando si
fendono e crepano. Perciò =ridere a formaggi= sarà rider crepando
per dispetto e per rabbia. Rid. =Come Dio vuol:= non di cuore: ma
a strapazzo, e per non poter far altro.
=Con noja:= perchè mi scottava veramente il rimanervi avvilito
e confuso; come gallina spennata, che par che si vergogni di se
medesima.
Non gir alla badia d'adalticaggi:
Ma feci un pa' di grotte con più doglie;
E di ciò fanno calli assai coraggi.
=Adalticaggi:= andar =alla badia d'adalticaggi= sembra un dettato
significante cader giù a piombo dall'alto. Rid. Opportunamente gli
soggiunsi: Non ti levare in tanta ira, che non avessi a romperti
il collo. =Adalticaggi:= forse è il paese detto =Altipassi= da
Tolomeo da Lucca. Salv.
=Ma feci ec.= aggrottai però intanto un par di ciglia con tanto
d'occhi per interno livore.
=Assai coraggi:= più d'un cuore a siffatti incontri s'è dovuto
indurire. =Sicchè amendue aggiam solo un coraggio=. Dant. Maj.
Già col tramaglio vi prese tre moglie:
Troppo mi se' riuscito del guscio,
Disse veggendo mutatomi scoglie.
=Già ec.= ah ah, riprese egli borbottando, a costui un qualche
gran fumo è salito alla testa. Credo di dover così interpretar
questo verso, avuto per un mero bisticcio; riflettendo al proverb.
=Chi toglie una moglie, merita una corona di pazienza; chi due,
una di pazzia=; e simili. =Tramaglio:= ampia rete da pescare.
=Troppo ec.= più bravo assai mi ti mostri di quel che ti credevo;
non ti tenea da tanto. Metafora tolta da' pulcini.
=Mutatomi scoglie:= quasi avessi cambiata scorza, e fossi
tutt'altro. =Scoglia= è la pelle ch'ogni anno muta la serpe.
Ciascun ha l'impiccato suo all'uscio:
Così tre asso nel cul li traesse,
Perch'a mie spese rosecchio ed isguscio.
=Ciascuno ec.= e qual maraviglia? ognuno ha i suoi difetti, e
soffre ognun qualche eclissi. =Quisque suos patitur manes=. Virg.
=Così ec.= sì tanto gli risposi; perchè popoi t'ho io in quel
servizio. =Tre asso:= quel che le persone modeste dicon =quattro=.
Rid. Quasi dicesse: Un corno che dietro se gli ficchi: non campo
=(rosecchio ec.=) già io alle sue spalle, nè ho bisogno di lui.
Rezzajo rezzajo mostra che si stesse;
E l'ascoltava per ismemorato:
Col cucchiajo voto mostra, che 'l pascesse.
=Rezzajo:= quasi chi sta pigro e sonnolento al rezzo. Qui
=rezzajo= è di due sillabe secondo l'apostrofe Fiorentina, che
pronunzia =rezza'=.
=Pascesse:= per pascessi. =Pascer col cucchiajo vuoto= dicesi
di que' maestri, che fole porgono e non dottrine. M'ascoltava sì
svogliato, che ben mostrava d'avermi per dettatore di sogni e di
fole.
Tra que' che sanno, un sonno ebbi schiacciato;
E poi mi dette qualcosa col pane:
Chi muta lato, disse, muta fato.
=Schiacciato ec.= schiacciar un sonno è dormir nella grossa. Chi
sembrai allor tra' sapienti? Sembrai un uomo stupidito dal più
grave sonno.
=Mi dette ec.= perciò quasi compassionando la mia grossolana
capacità, non =col cucchiajo voto= prese a pascermi, ma con
massime sostanziali.
=Chi muta ec.= e la massima fu che =chi muta lato, muta fato=;
massima più soda di quella di sopra, che =preso partito sia
passato ogni affanno=.
Poi disse: al badalucco fatti cane;
Allora i' mi ristrinsi nelle spalle:
Bocca pecciola fece 'n tre semmane.
=Badalucco:= trattenimento giocoso. Altro ammaestramento mi
diede, cioè ch'alle festevoli radunanze m'accomodassi; imitando
lo scherzevole cagnolino, che con festa corrisponde alle feste che
gli si fanno. Rid.
=Pecciola:= aver =bocca a peccioli= è volgar detto significante
quel portar le labbra alzate, e più per ischerno che per vezzo.
Rid,
Ed il prete mangatto, e tre farfalle
Ad un bacin ben pien di giglio 'n giglio
Alla veletta stava per piglialle.
=Mangatto:= granfia di gatto, truffarello, =Malgatto=, cioè
astuto, leggerebbe il Ridolfi. =Farfalle:= persone di poco
cervello, facili ad essere svolte e sedotte.
=Di giglio 'n giglio:= dall'una all'altra estremità; per esservi
forse intorno all'orlo dipinti de gigli, come costumasi nelle
crete. Il Salvini intende =giglio= per fiorino.
=Alla veletta:= come soldato in sentinella. Stava coll'occhio alla
mira, sperando che lusingate dal ricolmo =bacino=, gli venisse
fatto di coglierle.
Lucillo fè alle ciulle mormoriglio:
Tu m'hai sconcia tutta la farsata,
Disse 'n gramuffa, inoltrando malpiglio.
=Alle ciulle:= all'uso delle cinguettanti fanciulle. Lucillo fu
quegli, che scopri con opportuno bisbiglio l'occulta frode.
=La farsata:= la commedia. Salv. Par che meno a proposito
intendasi dal Vocabolario per la parte inferior del farsetto. Col
tuo bisbiglio m'hai sconcertata tutta l'opera, e sventati i miei
disegni.
=Gramuffa:= parlar in gramuffa dicesi per modo di scherno il
parlar in grammatica affin di non esser inteso. =Malpiglio:=
brutta faccia.
Poi 'n polvereto fu impolverata;
Anzi alle quarantotto s'ebbe quello:
La lustra le fu fatta a corpacciata.
=Polvereto:= villa vicina a Firenze, com'è anche un convento
di Monache, dove la state non si scarseggia di polvere. Con tal
bisticcio non vuol altro significare, se non che fu ingannata;
quasi le fosse sparsa polvere indosso, che le annuvolasse la
vista.
=Alle quarantotto:= del doppio più in là delle ventiquattro.
=L'avremo alle ventiquattro= suol dirsi, quando aspettandosi
l'adempimento d'una promessa, non se ne giunge mai al termine.
Rid.
=Lustra:= far la lustra vuol dire in lingua antica fare
altrui artificiose moine per ritrarne il suo profitto. Rid. =A
corpacciata:= a sazietà, a traboccante misura.
Non posso più pisciar nel muro, Gello;
Perch'i' odo già terza, e 'l panno viene:
Zara a chi tocca; i' ho voto 'l borsello.
=Non posso ec.= dicesi dagli scapigliati di chi ha contratto certo
mal forestiero. Convengon però il Ridolfi e il Salvini che qui
significhi: Non ho tempo da cicalare. Quindi è che precipita il
discorso, facendo un fascio di cose.
=E 'l panno viene:= detto comunissimo per chi dal troppo lungo
digiuno si sente mancar lo stomaco. Rid. Amerebbe il Salvini di
leggere =e 'l pan non viene=, è tardi e non c'è da mangiare. Oggi:
=Egli è nona, e il pan non viene=.
=Zara:= giuoco di tre dadi. Proverb. =Zara a chi tocca, e chi l'ha
per mal si scinga=; se la vedano un po altri: io per me =ho voto
'l borsello=; forse =ho voto il sacco=, ho detto abbastanza.
Allo paperin nostro mai più bene:
E dove hai fatto l'uovo là schiamazza,
Senza travagli dietro, o pur con pene.
=Paperin:= soprannome di persona, ch'avesse i piedi a guisa de'
paperotti. Rid. A costui com'ad ingrato impreca egli che =mai più
bene= non se gli faccia.
=E dove ec.= vuoi tu poter serbare un grado d'autorità? Volgiti
a chi ti si riconosce obbligato. A chi prende aria autorevole
con persone a lui niente obbligate, si suol rispondere che =vada
a schiamazzare dove ha fatto l'uovo=, cioè dov'ha versati i suoi
benefizj; tolto dalla gallina che schiamazza ov'ha fatto il bene,
cioè l'uovo. Rid.
Soda e non mezza torrai una mazza;
E 'l pizzicor della schiena le cava;
Ma per la Podestà nol fare 'n piazza.
=Soda:= ben salda e dura; non già fragile =(mezza)= e fiacca.
=Mezza= coll'e stretta; epiteto di frutto troppo maturo.
=La Podestà:= lo stesso che =il Podestà=. Non pero t'arrischiare
di farlo in pubblico, per non esporti a risentimenti della
giustizia.
Incespicando si dimergolava;
Di là da Bari cominciò a bere:
I' ho portato 'l vanto, e spetezzava.
=Incespicando:= quasi avesse i piedi avviluppati in cespugli, =si
dimergolava=, barcollava su mal ferme piante.
=Bari:= città di Puglia. Ma qui =di là da Bari= è un gergo da
doversi intendere: A oltrepassare la misura d'un barile. Rid.
=I' ho ec.= pieno egli intanto di vino andava dicendo: =Io ho
portato il vanto= nella gara del bere; e nel tempo stesso per una
scurrile millanteria facea di basso trombetta.
Uno speziale è morto, ed a cadere
Comincia, e dice: costaci persona:
Un pa' di Frati presel per tenere.
=È morto ec.= quando muore chi solo vendea una merce, suol dirsi:
=Ella comincia a cadere, e cadendo dice: Costaci persona=; cioè
costa il suo mancare la vita d'un uomo. Rid. Sembra voler dire,
che non si sapesse trovar antidoto per rimettere in sesto quel
briaco.
Questo fu a mal abbi in Falterona
Presso a Umiliato: o enne o esse,
Quando fu ritediosa tal persona.
=A mal abbi:= in tanta tua malora. =Falterona:= montagna, onde
scaturisce l'Arno.
=Umiliato:= luogo della stessa montagna, forse allora spettante
all'ordine degli Umiliati. =O enne o esse:= o sì o no.
=Ritediosa:= duplicatamente tediosa. Quand'una tal persona è sì
rincrescevole, il miglior partito è sbrigarsi con un sì o con un
no.
E 'n Percussina catun percotesse;
Perchè Matteo vi fu, pur Mattio:
Così 'l Romano a Romena non stesse.
=Percussina:= parrocchia del contado Pisano: =Catun:= ciascheduno;
voce antica: =Percotesse:= termine di caccia, quando si batte
un bosco per destarne la cacciagione. Rid. Segue bisticciando a
inculcare di tener lontani i seccatori.
=Pur Mattio:= vi fu anche Mattia, perchè vi fu =Matteo=. Ma
che perciò? L'autore pensa a far pompa di bisticci; e noi gli
condoneremo questo sfogo, contentandoci di non intenderlo.
=Romena:= città del Casentino; già dei Conti Guidi. Salv.
=Romano:= pende il Ridolfi a intenderlo pel contrappeso della
stadera.
D'accegge un pa' di nozze (o Guelfo Dio!)
Che campa nulla: ver la campanella
Questo fa 'l Conte, che canta: Amor mio.
=Un pa' di nozze:= per proprietà di lingua Fiorentina è lo stesso
pranzo nuziale: e cotesto è =d'accegge=, uccello infausto agli
sposi a motivo del lungo becco, di cui è armato. =Guelfo Dio:=
quasi Dio non potesse esser de' Ghibellini, tenuti per nemici
della Chiesa. Rid.
=Che campa nulla:= che non dura niente, che tosto finisce; detto
de' contadini. Rid.
Perchè la stalla molt'acqua distilla
Pe' falli folli che son troppo felli;
Chè fan le fiche con fioca favilla;
Fin vo far, che vi sien rotti gli anelli.
=Che vi sian rotti gli anelli:= questo è chiarissimo; e siamo
ben tenuti alle buone intenzioni e a' cortesi auspicj del nostro
Brunetto. Dieci però di questi capitoli potean bastantemente
accertar noi dello scopo, e lui dell'infallibilità di sue mire. I
suoi futuri comentatori saran forse stati quelli, che più da lui
furon presi di vista. L'essergli servito d'oggetto sarà pertanto
l'unica gloria mia; e quindi mi si rammenterà invano: =Nisi utile
est quod facimus, stulta est gloria.= Fedr. 3. 17.
_Fine del Pataffio._