CAPITOLO DECIMO.

Preso 'l partito, è passato l'affanno?

Tutto cotesto è un manicar grosso:

Deh va che non ci nocci; sta con danno.

=Manicar grosso:= mangiar a grossi bocconi. È un operare

inconsiderato il far consistere tutto il difficile nel primo passo

di prender risoluzione; quasichè altro non vi sia poi da temere.

=Deh va ec.= vatti con Dio, che non ci abbiano a nuocere coteste

tue massime. =Sta con danno:= abbili per te que' malanni, di cui

vai a caccia colla tua inconsiderazione.

Gli occhi a' mochi non ebbi io nell'osso;

Ma col marretto mi colse un marritto,

Ch'i' traboccai alla bocca d'un fosso.

=Mochi:= picciolissima biada, ben guardata da' contadini affinchè

non sia mangiata in erba dagli animali selvaggi, a cui piace

moltissimo. Quindi =aver l'occhio a' mochi= per badare con

singolar diligenza a' proprj interessi. =Nell'osso:= nella cassa

dell'occhio. Rid.

=Marretto:= picciola marra. =Marritto:= colpo menato colla dritta,

e perciò più gagliardo. Io l'ho provato che ti fa un operare

inconsiderato: mi cascò quindi fra capo e collo un colpo orribile.

E che ne sai? e che sonv'entro fitto?

Tanto ti sia rivolto che tu muoja,

Con algherìa mi disson con iscritto.

=Che ne sai:= rispondono alcuni in difesa di quella massima:

=Preso 'l partito, è passato l'affanno=; e dicono: Qual maraviglia

se talora ne segua male! Si può forse penetrar l'interno d'ogni

cosa, e tutte prevederne le conseguenze?

=Rivolto:= non si può intender che del collo; detto da quella

sentenza giudiciaria: =S'appenda finchè muoja=. Rid. Ti si possa

stroncare il collo: puoi tu tutto antivedere?

=Algheria:= con fasto, con voce altitonante. =Con iscritto:= il

Salvini legge =conscritto=, cioè senatore, che dicesi di chi sta

sul grave. Forse è gergo frall'uno e l'altro.

Or s'i' avessi avuta l'epa croja,

Pur risi, come Dio vuol, a formaggi;

E spennacchiato rimasi con noja.

=Epa croja:= trippa dura com'un tamburo. =Col pugno gli percosse

l'epa croja: Quella sonò come fosse tamburo=. Dant. Inf. 30.

=A formaggi:= a guisa de' formaggi; i quali ridono quando si

fendono e crepano. Perciò =ridere a formaggi= sarà rider crepando

per dispetto e per rabbia. Rid. =Come Dio vuol:= non di cuore: ma

a strapazzo, e per non poter far altro.

=Con noja:= perchè mi scottava veramente il rimanervi avvilito

e confuso; come gallina spennata, che par che si vergogni di se

medesima.

Non gir alla badia d'adalticaggi:

Ma feci un pa' di grotte con più doglie;

E di ciò fanno calli assai coraggi.

=Adalticaggi:= andar =alla badia d'adalticaggi= sembra un dettato

significante cader giù a piombo dall'alto. Rid. Opportunamente gli

soggiunsi: Non ti levare in tanta ira, che non avessi a romperti

il collo. =Adalticaggi:= forse è il paese detto =Altipassi= da

Tolomeo da Lucca. Salv.

=Ma feci ec.= aggrottai però intanto un par di ciglia con tanto

d'occhi per interno livore.

=Assai coraggi:= più d'un cuore a siffatti incontri s'è dovuto

indurire. =Sicchè amendue aggiam solo un coraggio=. Dant. Maj.

Già col tramaglio vi prese tre moglie:

Troppo mi se' riuscito del guscio,

Disse veggendo mutatomi scoglie.

=Già ec.= ah ah, riprese egli borbottando, a costui un qualche

gran fumo è salito alla testa. Credo di dover così interpretar

questo verso, avuto per un mero bisticcio; riflettendo al proverb.

=Chi toglie una moglie, merita una corona di pazienza; chi due,

una di pazzia=; e simili. =Tramaglio:= ampia rete da pescare.

=Troppo ec.= più bravo assai mi ti mostri di quel che ti credevo;

non ti tenea da tanto. Metafora tolta da' pulcini.

=Mutatomi scoglie:= quasi avessi cambiata scorza, e fossi

tutt'altro. =Scoglia= è la pelle ch'ogni anno muta la serpe.

Ciascun ha l'impiccato suo all'uscio:

Così tre asso nel cul li traesse,

Perch'a mie spese rosecchio ed isguscio.

=Ciascuno ec.= e qual maraviglia? ognuno ha i suoi difetti, e

soffre ognun qualche eclissi. =Quisque suos patitur manes=. Virg.

=Così ec.= sì tanto gli risposi; perchè popoi t'ho io in quel

servizio. =Tre asso:= quel che le persone modeste dicon =quattro=.

Rid. Quasi dicesse: Un corno che dietro se gli ficchi: non campo

=(rosecchio ec.=) già io alle sue spalle, nè ho bisogno di lui.

Rezzajo rezzajo mostra che si stesse;

E l'ascoltava per ismemorato:

Col cucchiajo voto mostra, che 'l pascesse.

=Rezzajo:= quasi chi sta pigro e sonnolento al rezzo. Qui

=rezzajo= è di due sillabe secondo l'apostrofe Fiorentina, che

pronunzia =rezza'=.

=Pascesse:= per pascessi. =Pascer col cucchiajo vuoto= dicesi

di que' maestri, che fole porgono e non dottrine. M'ascoltava sì

svogliato, che ben mostrava d'avermi per dettatore di sogni e di

fole.

Tra que' che sanno, un sonno ebbi schiacciato;

E poi mi dette qualcosa col pane:

Chi muta lato, disse, muta fato.

=Schiacciato ec.= schiacciar un sonno è dormir nella grossa. Chi

sembrai allor tra' sapienti? Sembrai un uomo stupidito dal più

grave sonno.

=Mi dette ec.= perciò quasi compassionando la mia grossolana

capacità, non =col cucchiajo voto= prese a pascermi, ma con

massime sostanziali.

=Chi muta ec.= e la massima fu che =chi muta lato, muta fato=;

massima più soda di quella di sopra, che =preso partito sia

passato ogni affanno=.

Poi disse: al badalucco fatti cane;

Allora i' mi ristrinsi nelle spalle:

Bocca pecciola fece 'n tre semmane.

=Badalucco:= trattenimento giocoso. Altro ammaestramento mi

diede, cioè ch'alle festevoli radunanze m'accomodassi; imitando

lo scherzevole cagnolino, che con festa corrisponde alle feste che

gli si fanno. Rid.

=Pecciola:= aver =bocca a peccioli= è volgar detto significante

quel portar le labbra alzate, e più per ischerno che per vezzo.

Rid,

Ed il prete mangatto, e tre farfalle

Ad un bacin ben pien di giglio 'n giglio

Alla veletta stava per piglialle.

=Mangatto:= granfia di gatto, truffarello, =Malgatto=, cioè

astuto, leggerebbe il Ridolfi. =Farfalle:= persone di poco

cervello, facili ad essere svolte e sedotte.

=Di giglio 'n giglio:= dall'una all'altra estremità; per esservi

forse intorno all'orlo dipinti de gigli, come costumasi nelle

crete. Il Salvini intende =giglio= per fiorino.

=Alla veletta:= come soldato in sentinella. Stava coll'occhio alla

mira, sperando che lusingate dal ricolmo =bacino=, gli venisse

fatto di coglierle.

Lucillo fè alle ciulle mormoriglio:

Tu m'hai sconcia tutta la farsata,

Disse 'n gramuffa, inoltrando malpiglio.

=Alle ciulle:= all'uso delle cinguettanti fanciulle. Lucillo fu

quegli, che scopri con opportuno bisbiglio l'occulta frode.

=La farsata:= la commedia. Salv. Par che meno a proposito

intendasi dal Vocabolario per la parte inferior del farsetto. Col

tuo bisbiglio m'hai sconcertata tutta l'opera, e sventati i miei

disegni.

=Gramuffa:= parlar in gramuffa dicesi per modo di scherno il

parlar in grammatica affin di non esser inteso. =Malpiglio:=

brutta faccia.

Poi 'n polvereto fu impolverata;

Anzi alle quarantotto s'ebbe quello:

La lustra le fu fatta a corpacciata.

=Polvereto:= villa vicina a Firenze, com'è anche un convento

di Monache, dove la state non si scarseggia di polvere. Con tal

bisticcio non vuol altro significare, se non che fu ingannata;

quasi le fosse sparsa polvere indosso, che le annuvolasse la

vista.

=Alle quarantotto:= del doppio più in là delle ventiquattro.

=L'avremo alle ventiquattro= suol dirsi, quando aspettandosi

l'adempimento d'una promessa, non se ne giunge mai al termine.

Rid.

=Lustra:= far la lustra vuol dire in lingua antica fare

altrui artificiose moine per ritrarne il suo profitto. Rid. =A

corpacciata:= a sazietà, a traboccante misura.

Non posso più pisciar nel muro, Gello;

Perch'i' odo già terza, e 'l panno viene:

Zara a chi tocca; i' ho voto 'l borsello.

=Non posso ec.= dicesi dagli scapigliati di chi ha contratto certo

mal forestiero. Convengon però il Ridolfi e il Salvini che qui

significhi: Non ho tempo da cicalare. Quindi è che precipita il

discorso, facendo un fascio di cose.

=E 'l panno viene:= detto comunissimo per chi dal troppo lungo

digiuno si sente mancar lo stomaco. Rid. Amerebbe il Salvini di

leggere =e 'l pan non viene=, è tardi e non c'è da mangiare. Oggi:

=Egli è nona, e il pan non viene=.

=Zara:= giuoco di tre dadi. Proverb. =Zara a chi tocca, e chi l'ha

per mal si scinga=; se la vedano un po altri: io per me =ho voto

'l borsello=; forse =ho voto il sacco=, ho detto abbastanza.

Allo paperin nostro mai più bene:

E dove hai fatto l'uovo là schiamazza,

Senza travagli dietro, o pur con pene.

=Paperin:= soprannome di persona, ch'avesse i piedi a guisa de'

paperotti. Rid. A costui com'ad ingrato impreca egli che =mai più

bene= non se gli faccia.

=E dove ec.= vuoi tu poter serbare un grado d'autorità? Volgiti

a chi ti si riconosce obbligato. A chi prende aria autorevole

con persone a lui niente obbligate, si suol rispondere che =vada

a schiamazzare dove ha fatto l'uovo=, cioè dov'ha versati i suoi

benefizj; tolto dalla gallina che schiamazza ov'ha fatto il bene,

cioè l'uovo. Rid.

Soda e non mezza torrai una mazza;

E 'l pizzicor della schiena le cava;

Ma per la Podestà nol fare 'n piazza.

=Soda:= ben salda e dura; non già fragile =(mezza)= e fiacca.

=Mezza= coll'e stretta; epiteto di frutto troppo maturo.

=La Podestà:= lo stesso che =il Podestà=. Non pero t'arrischiare

di farlo in pubblico, per non esporti a risentimenti della

giustizia.

Incespicando si dimergolava;

Di là da Bari cominciò a bere:

I' ho portato 'l vanto, e spetezzava.

=Incespicando:= quasi avesse i piedi avviluppati in cespugli, =si

dimergolava=, barcollava su mal ferme piante.

=Bari:= città di Puglia. Ma qui =di là da Bari= è un gergo da

doversi intendere: A oltrepassare la misura d'un barile. Rid.

=I' ho ec.= pieno egli intanto di vino andava dicendo: =Io ho

portato il vanto= nella gara del bere; e nel tempo stesso per una

scurrile millanteria facea di basso trombetta.

Uno speziale è morto, ed a cadere

Comincia, e dice: costaci persona:

Un pa' di Frati presel per tenere.

=È morto ec.= quando muore chi solo vendea una merce, suol dirsi:

=Ella comincia a cadere, e cadendo dice: Costaci persona=; cioè

costa il suo mancare la vita d'un uomo. Rid. Sembra voler dire,

che non si sapesse trovar antidoto per rimettere in sesto quel

briaco.

Questo fu a mal abbi in Falterona

Presso a Umiliato: o enne o esse,

Quando fu ritediosa tal persona.

=A mal abbi:= in tanta tua malora. =Falterona:= montagna, onde

scaturisce l'Arno.

=Umiliato:= luogo della stessa montagna, forse allora spettante

all'ordine degli Umiliati. =O enne o esse:= o sì o no.

=Ritediosa:= duplicatamente tediosa. Quand'una tal persona è sì

rincrescevole, il miglior partito è sbrigarsi con un sì o con un

no.

E 'n Percussina catun percotesse;

Perchè Matteo vi fu, pur Mattio:

Così 'l Romano a Romena non stesse.

=Percussina:= parrocchia del contado Pisano: =Catun:= ciascheduno;

voce antica: =Percotesse:= termine di caccia, quando si batte

un bosco per destarne la cacciagione. Rid. Segue bisticciando a

inculcare di tener lontani i seccatori.

=Pur Mattio:= vi fu anche Mattia, perchè vi fu =Matteo=. Ma

che perciò? L'autore pensa a far pompa di bisticci; e noi gli

condoneremo questo sfogo, contentandoci di non intenderlo.

=Romena:= città del Casentino; già dei Conti Guidi. Salv.

=Romano:= pende il Ridolfi a intenderlo pel contrappeso della

stadera.

D'accegge un pa' di nozze (o Guelfo Dio!)

Che campa nulla: ver la campanella

Questo fa 'l Conte, che canta: Amor mio.

=Un pa' di nozze:= per proprietà di lingua Fiorentina è lo stesso

pranzo nuziale: e cotesto è =d'accegge=, uccello infausto agli

sposi a motivo del lungo becco, di cui è armato. =Guelfo Dio:=

quasi Dio non potesse esser de' Ghibellini, tenuti per nemici

della Chiesa. Rid.

=Che campa nulla:= che non dura niente, che tosto finisce; detto

de' contadini. Rid.

Perchè la stalla molt'acqua distilla

Pe' falli folli che son troppo felli;

Chè fan le fiche con fioca favilla;

Fin vo far, che vi sien rotti gli anelli.

=Che vi sian rotti gli anelli:= questo è chiarissimo; e siamo

ben tenuti alle buone intenzioni e a' cortesi auspicj del nostro

Brunetto. Dieci però di questi capitoli potean bastantemente

accertar noi dello scopo, e lui dell'infallibilità di sue mire. I

suoi futuri comentatori saran forse stati quelli, che più da lui

furon presi di vista. L'essergli servito d'oggetto sarà pertanto

l'unica gloria mia; e quindi mi si rammenterà invano: =Nisi utile

est quod facimus, stulta est gloria.= Fedr. 3. 17.

_Fine del Pataffio._

Pataffio - Tesoretto · 第 24 / 66 题