_Tessuto in foggia di frottola, se gli diede pur il nome di _Favolello
o Favoletto_, ch'altri credetter diverso dal Tesoretto medesimo. Si
giunse più oltre: e il Latini comparve autore d'un terzo trattato col
titolo della _Penitenza_. Il tempo ha dimostrato che cotesti erano
una parte, non un'opera separata dal Tesoretto. Il principio della
Penitenza si ridusse al capitolo ventesimoterzo di quest'opuscolo; e
ne' tre ultimi capitoli svanì il Favolello. Un'annotazion marginale
ammessa poi per titolo da' trascurati copisti, potè dar motivo alla
vana moltiplicità di questi enti ideali. Certo è che le varie lacune
rimaste aperte ne' tre detti capitoli, ci nascondon la connessione
ch'avranno essi col tutto, e ce li fa parere imperfetti frammenti di
chi volle riformare le proprie idee._
_S'ingannarono i giornalisti d'Italia a crederlo con taluni un
compendio del _Tesoro_, ridotto in versi all'uso de' Provenzali dal suo
medesimo autore. Prevenne egli nel Tesoro il gusto del nostro secolo
con un prodotto enciclopedico, che servisse di scorta ad ogni specie
di letteratura. Nel Tesoretto quasi affatto si ristrinse a formar
l'uomo nelle morali virtù, Sull'orme di Severino Boezio. Arrivò così
avanti, ch'i versi di questo libro poteron sembrare al difficilissimo
Castelvetro _anzi risposi divini che umani_; e ottenner da lui di farsi
metter in riga co'_ versi d'oro di Pitagora e di Focilide_. Scrivendo
Brunetto a comun vantaggio degl'Italiani, s'adattò a' settenarj rimati,
ch'a giudizio del Barberini son la maniera più antica, e quindi la più
naturale del nostro idioma. Era ella perciò la più adatta a quelle
giovevoli impressioni, che far si voleano sul cuore e sulla memoria
dell'uomo._
_Federigo Ubaldini fu il primo a produrlo nel 1642. colle stampe
di Roma. Nel 1750. si rivide comparir in Torino. Era da desiderarsi
nel primo editore una diligenza, che ci porgesse il testo nella sua
integrità, e una sicurtà più autentica di sua schiettezza. Si può dir
francamente ch'ei poco raggiunse i sensi di quest'opuscolo. La seconda
edizione è una copia tanto fedel della prima, che n'imita le medesime
imperfezioni sostanziali. Ben mi duole che la privazion de' necessari
sussidj m'obblighi a contentarmi d'una riforma nell'ortografia e nella
punteggiatura; e in togliere alcuni errori, che rendea sensibili
la riflessione. In quella ho però serbato il dovuto rispetto al
Vocabolario; e non ho voluto impoverire la nostra lingua. Nell'altra
ho avuto di mira di raddrizzare i sentimenti, e sgombrare l'oscurità e
l'equivoco._