CAPITOLO SETTIMO.

Più non soffiar, che ti convien più bella;

E 'n su la bica non saltar sì tosto,

Che non se' come l'asino di sella.

=Soffiar:= sbuffar per la stizza. Finiscila una volta col tuo

rabbioso sbuffare; peggio ti toccherà.

=Su la bica:= saltar sulla bica vale montar in collera. =Bica= è

propriamente una massa circolare di grano in paglia.

=Non se' ec.= che finalmente non sei una qualche cosa di

singolare; non sei piucchè un asin da basto.

Dato ti sia d'un verruto d'agosto.

Tira le calze a te, disse Tirante:

Buon fante fu, ma cuffiava del mosto.

=Verruto:= sorta di dardo; ma qui vale pertica appuntata. Dice

=d'agosto=, perchè allora il legname è più duro. Rid.

=Tira ec.= tirar le calze è usitatissimo per morire; dallo

stirarsi de' corpi al partir dell'anima. Crepa, disse, =Tirante=;

il qual soprannome esprime un duro mascalzone, dicendosi =carne

tirante= la carne dura.

=Buon fante:= a proposito di =Tirante=, secondo il proverbio:

=Carne tirante fa buon fante=. Salv. =Cuffiava=; bevea assai.

E mastro Sapa con le gambe infrante

Non dice, che c'è dato: aguti o ferri?

D'un ver non si pagò fra tutte quante.

=Sapa:= furbesco accorciativo di =sapiente=. Salv. =Gambe

infrante=; mal reggendosi in piedi, effetto del vino.

=Non dice ec.= mena giù di te alla cieca, ne parla senza tante

distinzioni. Similitudine tolta da' compratori, quando per

sollecitudine non troppo stanno a sofisticare fra una cosa e

l'altra; nè badano se sian =(aguti)= chiodi, o ferri comunque.

Rid.

=D'un ver ec.= fu un ostinato, nè volle persuadersi d'una verità

per =quante= ragioni gli s'adducessero.

E dopo gogna tu ci andrai con gli erri,

E come pollo cieco non starai.

Per le ragion bazzesche che disserri,

=Gogna:= la berlina, ove s'espongono i malfattori agli insulti del

popolaccio. =Erri:= ferri piantati nel muro per attaccarci qualche

cosa; detti dalla lor figura. Il verso equivale al proverbio:

=Cader dalla padella nella brace=; cioè di male in peggio. Rid. Il

filo del discorso è: Chi ti dice: crepa, e che sei un briacone;

chi ti dà per un solenne caparbio: e dopo aver sofferta cotal

berlina, =ti convien più bella=; tu n'andrai tra' ferri.

=Pollo cieco:= che sbalordito poco sentimento par che abbia de'

suoi mali. Ti scotterà la faccenda; ne darai la testa per le mura.

=Bazzesche:= triviali, sciocche, fra tante strane cose che t'escon

di bocca, =fammi ec.=

Fammi anche la bulletta a questa omai;

Come di San Ruffel le campanelle,

Così appiccicando gli accordai.

=Fammi ec.= dammi per passabile anche questa. Quand'uno racconta

stranezze, si suol soggiungere: =Oh a questa fammi la bulletta:=

cioè questa è sì grossa, che per passare ha bisogno del pubblico

bullettino, com'alle dogane le merci straniere. Rid.

=S. Ruffel:= parrocchia Fiorentina, alle cui campane attribuisce

il volgo l'andar ripetendo col loro suono: =Vendi o impegna=.

Ecco ciocchè è incredibile, e ha d'uopo del bullettino: che tu li

abbia accordati ad accomodarsi al bisogno, come quelle campane

a ripetere, ch'è d'uopo ceder ne' casi estremi, e o vendere o

impegnare.

Solleticando sotto le ditelle,

Menando lui a zufolo e tamburo;

Del morruà tirò tre metadelle:

=Ditelle:= ascelle, ov'il sollecito è più sensibile. Seguendo io

così a dargli sotto, e incalzandolo.

=Menando ec.= e spiegando sopra di lui autorità, come capitano

sopra i soldati, che conduce a suon di piffero e di tamburo.

=Del morruà ec.= il porco che fece? lasciò andar per disprezzo tre

sonanti ventosità. =Morruà= credesi scorrezion dal Ridolfi. Seguo

il Salvini che lo trae da =hæmorroidarius=; la parte ove vengon le

moroidi. Così =metadelle=, furbesco di =meta= coll'e stretta, cioè

cacata.

Alla 'mbracciata l'acerbo, e 'l maturo.

Ell'è per se belletta e per se bella:

Pe 'l rotto della cuffia (questo giuro)

=Alla 'mbracciata:= tutt'insieme (quasi in una bracciata) diede

per lo sfiatatojo la lassa al digesto e all'indigesto.

=Ell'è ec.= è cosa veramente da crepar di ridere: si potrebbe

desiderar più bella?

=Pe 'l rotto ec.= così burlando burlando ei si levò d'imbarazzo,

come se non fosse fatto suo. =Uscir pel rotto della cuffia= è

inaspettatamente sortir d'un pericolo.

E' se n'uscì più chiaro che la stella;

Come la putta fa dell'avoltojo,

Quand'è svegliato, e ha la picchierella.

=La stella:= la diana, che nitida e bella esce dal mar d'oriente a

far pompa di sue bellezze. Salv.

=Putta:= ghiandaja. Si sbrigò con quella speditezza, con cui una

ghiandaja si sottrae agli artigli di rapace avoltojo, quand'è più

stimolato dalla =(picchierella)= fame.

Amico di parole, o copertojo

Che sia di straccio fatto, non mi piace;

E i camuffati, e li bugiardi annojo.

=Amico ec.= di siffatti amici di parole faccio io quel conto,

che far deesi di cenciosa coperta, la quale non coprendo che uno,

lascia l'altro amico allo scoperto.

=I camuffati:= que' ch'a guisa di pitocchi s'imbacuccan sotto la

=buffa=, cioè quella veste con cappuccio usata da' confrati; e

s'intendon gl'impostori.

E 'l pan ripreso dal forno mi spiace,

E 'l migliaccio che fece Sere Spada;

Ma soprattutto la moglie vivace,

=Pan ripreso ec.= pan riscaldato; cioè amicizia racconciata, =ch'è

come cavolo rifritto, che non fu mai buono=.

=Migliaccio:= specie di polenta in torta. Non sapendosi a qual

cosa alluda dell'incognito =Sere Spada=, non può sapersi la forza

di questo detto. Un lume n'abbiam dal Boccaccio, che dice delle

sue novelle: =Chi ha a dir paternostri, o fare il migliaccio al

suo divoto, lascile stare=. Concl. Cioè chi fa il santocchio non

le legga.

E spezialmente quando fusse lada.

Io son nato vestito col legume,

Perch'aggio delle fave, ma non biada.

=Lada:= laida. Dice che chi è lercio e =(vivace)= superbo,

com'appunto esser sogliono i bacchettoni, è a lui insoffribile.

=Nato vestito:= molto comunemente dicesi =esser nato vestito=

per esser fortunato. =Col legume:= com'un cece, fagiuolo, o altra

civaja, che nascon vestiti di baccello. Ecco in che senso io son

nato vestito; in senso d'essere un baccellone.

=Aggio ec.= infatti ciocchè ricercasi per esser un baccello

io l'ho; ma =non biada:= non entrate, che vi voglion per esser

fortunato; essendo =biada= la sementa in erba sul campo.

Venga scialacquo in ciascheduno agrume;

Non dico già per vin di melagrana:

Dà per terraccio, ed esce pe 'l cocchiume.

=Agrume:= figur. per uomo esoso, spilorcio; e in ognun di tal

fatta desidera, ch'in pena di loro spilorceria si desti un

fanatismo di profusione.

=Non dico ec.= è una spiega del verso superiore, facendosi

intendere ch'ei parla degli =agrumi= non in senso proprio, ma

figurato: altrimenti non escluderebbe il =vin di melagrana=, ch'è

il più agro fra tutti. Rid.

=Terraccio:= quella larga apertura della botte, che si chiude col

fondo. =Cocchiume:= quel foro della stessa botte, che chiudesi col

turacciolo. Quando trattasi d'altri che diano, non è mai contento;

pel =terraccio= vuol che versino. Quando poi trattasi di dar egli,

tutto ha da passar per angusto foro. Rid.

Or è compiuta quasi la campana:

Legali 'l cul com'a gatto mammone.

Un saltanseccia se' donna bugiana.

=È compiuta ec.= or via questi son negozi finiti, non ci si

pensi più. =Far la campana d'un pezzo= dicesi per compier non

interrottamente un affare.

=Legali ec.= non v'è rimedio; fa di lui ciocchè farebbesi d'uno

scimiotto; cioè attaccargli a' lombi una buona corda, e lasciarlo

strepitare. Modo sprezzante. Rid.

=Saltanseccia:= uccelletto, che si posa or su questa or su quella

cima, altrimenti saltampalo; e per metafora un incostante, un

leggiero. =Bugiana:= scostumata.

Che Fiesol arse pare 'l diavolone:

Tu ti fai beffe de' grossi tonduti,

E 'l diavol vanne in zoccoli trottone.

=Che Fiesol ec.= sembra ella il gran diavolo, che mandò Fiesole

a fuoco. La città di Fiesole più volte è stata involta fralle

rovine.

=Grossi tonduti:= monete tosate. Tu del peccato di tosar monete

non te ne fai nè in qua nè in là, come se fossero bagattelle.

=Diavol ec.= similmente =le gatte vanno in zoccoli=, e vuol dire

passarsela in piena letizia. Tu prendi a scherzo i più enormi

delitti; ma il diavolo ne fa gran festa.

E bene sta, e buon dì: sono arguti,

E della Vernia parean Frate Zugo:

In gran cattività si son cresciuti.

=Bene sta ec.= risponde in aria sprezzante la femmina: Oh! me ne

consolo assai di quel ch'andate dicendo; col buon giorno. =Sono

arguti:= che gente spiritosa son mai costoro!

=Parean ec.= chi tali li avrebbe creduti? parean anzi altrettanti

marzocchi, come Fra Zugo d'Alvernia. =Sei un zugo= suol dirsi per

sei uno stolido.

=Cattività:= malizia, ribalderia. Han fatto un gran profitto nel

mestier de' furfanti.

Mia consobrina è pur vaga del sugo

Della pentola; l'occhio sempre vuole;

E dove la mi vaga, quivi frugo.

=L'occhio:= cioè della pentola, che è quel grasso che galleggia

sopra il brodo. Il Salvini sospetta che scherzi sotto il velo de'

soliti equivoci.

Alma scarabocchiata, alle carole

Mi fa 'mpazzire, come tordo in gueffa.

E quand'in testa si pon le vivuole

=Scarabocchiata:= anima nera; da =scarabocchiare=, far segnacci

coll'inchiostro. =Alle carole:= alle consuete tresche. =Gueffa:=

gabbia.

=Vivuole:= porsi le vivuole in testa è adornarsi il capo co'

fiori, come fan le femmine.

Assai gargaglio, e poi ricevo beffa

Scoccoveggiato: è egli sempre in casa;

Sì misse lima sorda, che le ceffa.

=Gargaglio:= faccio gran fracasso. =E vanno verso Tunisi cantando,

Come putte ebre tutti gargagliando=. Ciriff. 3. 98.

=Scoccoveggiato:= cuculato, uccellato; da =coccoveggiare=, ch'è

l'atto della civetta, quando trastulla gli uccelli.

=Sì misse:= a tal'intrinsechezza ella ammise quella =lima sorda=,

cioè colui che sa far sì bene il fatto suo senza far romore. =Le

ceffa=; le ciuffa, le ruba; perchè =ciuffare= volgarmente s'usa

per rubar di soppiatto, appunto come =lima sorda=.

A man salva pur ebbi mona Masa,

Ben gud e re i gianda ja te,

Mi disse la giudea che lici accasa.

=A man salva:= a colpo sicuro. =Mona Masa:= madonna Tommasa, nome

molto frequente ne' gerghi e dettati del volgo. Rid.

=Ben gud ec.= accozzamento di parole insignificanti, dirette

soltanto a contraffare la lingua Ebrea, come suol farsi della

Tedesca. Imitato da Dante Inf. 31. =Raphel maì amech zabì almi,

Cominciò a gridar la fiera bocca=.

=Lici:= ivi, lì intorno. =Poco allungati c'eravam di lici=, Dant.

Purg. 7. =Accasa:= ha la casa, abita.

E come l'animal che dice be,

I' son trattato; e vien pur cicalando:

Ben avrei lassi i muli in buona fe.

=Cicalando:= cinguettando, garrendo. Son trattato com'un pecorone;

eppur quella lima sorda ha anche tanta faccia di garrire.

=Avrei lassi ec.= metafora tolta da' mulattieri, i quali invitati

a restar in qualche osteria che lor non piace, rispondono: =Io

avrei ben lassi i muli, se qui mi fermassi=. Rid. Vuol dire: Io

sarei ben ridotto a cattivo partito, se dovessi dar orecchio a'

cicaleggi di costui.

Da ripuisti vien ciacciamellando;

Perchè sì presto Neri se' in zelo?

Zecca putita, che vai pur nicchiando.

=Da ripuisti:= da far rapine in casa di quell'=alma

scarabocchiata= della =mia consobrina=. =Ciacciamellando:=

cianciando, infilzando bubbole una appresso l'altra.

=Zelo:= brama di qualsisia bene. Qual mai è in te la fame

dell'altrui roba, che n'ardi sì presto? =Neri= dovrebbe esser il

nome di quella =lima sorda= già detta.

=Zecca:= animaletto noto, che s'attacca e sugge il sangue; figur.

per un ingordo e rapace. =Putita:= puzzolente. =Nicchiando:=

facendo il malcontento; non sazio ancora di sugger denari.

In sa' di scotta di cappa di cielo

Egli ha del buon; ma non l'ha manomesso,

Danda monnoso, prato giuccherelo.

=Sa':= sajone, casacca. =Scotta:= presso il Du Fresne =scotte=

è un ammasso di cose insiem raccolte: =Quod ex diversis rebus

in unum acervum congregatur.= Quindi =Scoti, quasi ex diversis

nationibus compacti=. Brunetto vuol dire che costui vestiva

un sajone di mille pezze. =Cappa di cielo:= panno d'un celeste

scolorito.

=Ha del buon:= ha de' buoni quattrini, sebbene al vestito sembri

un pitocco. =Ma non l'ha manomesso:= ma i quattrini che ha non

ancora li ha messi a mano; non se ne serve.

=Danda:= forse dal Franc. dandin, lo stupido, il bighellone.

=Monnoso:= briacone; da =pigliar la monna=, imbriacarsi. =Prato:=

presso il Du Fresne =pratum= è un cortillaccio di monistero o

di prigione; dal Franc. =preau=. =Giuccherelo:= forse dal Franc.

=juchoir=, gallinajo. Altro titolo ingiurioso, ch'assomigliandolo

a un cortil di galline, esprime la di lui sporchezza.

Cui serpe morde, o riceve cubesso,

Lucerta teme; ed ha uno a mulino,

Quando la gatta impregna per lo sesso.

=Cubesso:= il Du Fresne riporta =cuba= per valle infossata. I

serpenti allignando in luoghi umidi, potrebbe esserne derivato

=cubesso=, che qui scorgesi valer serpente. Similmente: =Chi ha

provata l'acqua bollente, teme ancor della fredda=.

=Ha uno ec.= come sopra ha detto di quel lercio truffarello che

=ha del buon, ma non l'ha manomesso=; così di lui qui soggiunge

che ha =uno a mulino, quando ec.= cioè mai.

=Quando ec.= quando avvenga l'impossibile, qual è quello che =la

gatta impregni= per la sola virtù del suo sesso. Rid. Il Salvini

legge =fesso=. Dice dunque esser colui spilorcio a segno d'esser

caso impossibile, ch'i mulini macinin sua farina.

Perchè si duol cotanto, e fa traino?

Deh dimmi ch'hai pisciato in sette neve,

Che Dio ti vaglia, pecchia Fiorentino.

=Fa traino:= geme, quasi strascinasse il traino. Perchè dunque va

egli piangendo miserie? Rid.

=Hai pisciato ec.= dimmelo tu che sei un vecchio saccente, e che

tanto sai del mondo.

=Dio ti vaglia:= così Dio t'ajuti. =Pecchia:= si dice d'un gran

bevitore; onde =pecchiare=, succhiare il vin come le pecchie.

In tramito tutt'è, rispose in breve

Un beccaliti un pizzica quistioni:

Al dormi le salute? e' riman grieve.

=In tramito:= la risposta è in pronto, alle corte. Il Ridolfi

legge: =In tramen tutti=.

=Dormi:= un tristo che fa il fatuo per suo interesse; quindi =far

il dormi al fuoco=. Ecco perchè va piangendo miserie; perchè sa

l'arte di far il =dormi=, e sostenerne il carattere. Sappia uno in

brigata far finta di dormire: hai bel tempo a tentarlo con saluti;

ei mostra di non accorgersene.

E chi è giunto che vada carponi,

Allora è catacolto, e gratigliato;

E ben si vuol incontrar li talloni.

=Carponi:= andar carponi è andar colle mani e co' piedi per terra,

nel qual modo non può farsi che poco cammino.

=Allora ec.= qualor non è piucchè lesto chi incappa in costui, ci

riman bene =(catacolto)= acchiappato, e posto =(gratigliato)= in

gabbia.

=Incontrar ec.= e' bisogna esser di gamba svelta con lui; e con

tanta fretta scappare, ch'un tallone arrivi l'altro correndo. Rid.

E strabuzzando così ingrugnato

Uscì del puzzo de' lavoratori,

Che n'ebbe un caccabeo così ingrifato;

=Strabuzzando:= stravolgendo gli occhi, come chi fa =buzzo= ad

alcuno, cioè si mostra seco in collera.

=Puzzo de' lavoratori:= il letame. Scosso finalmente da tanti

rimproveri uscì egli sebbene ingrugnato dallo sterco de' suoi

vizj. La Crusca legge =dal pozzo=; e sarebber nel senso stesso le

fosse della Contessa di Civillari, Bocc. 89.

=Caccabeo:= dal Lat. =caccabus=, pajuolo. Poichè n'ebbe buscate

quante ne potea buscare. =Chiamar i pajuoli e il ranno= dicesi

similmente dal Buonarroti nella =Fiera= per meritar di buscarne in

groppa e in sella.

Di rio in buon, non facendo scalpori.

Di San Giuliano ha detto il Pater nostro:

E più non usa co' berlingatori.

=Di rio ec.= di malvagio che era, cambiato in buono, nè più

menando schiamazzi. =Scalpore= è lo strepito di chi si risente.

=Di San ec.= vale aver detta una segreta orazione, per cui ne sia

impensatamente venuto un qualche bene. =Per certo diceste stanotte

il paternostro di San Giuliano; perocchè noi= =non potremmo avere

migliore albergo=. Fior. Pecor. 3. 1.

=Berlingatori:= que' ch'amano le continue gozzoviglie; che =si

dilettano d'empier la morfia, pappando e leccando=. Varch. Ercol.

64.

La mala sciarda fu giunta nel chiostro,

E spopolato fu; l'aria grattando:

Le materasse a terra quando giostro.

=Mala sciarda:= la cattiva pelle, uomo d'iniqua razza; dal Franc.

=echarde=, scheggia. =La scheggia ritrae dal ceppo= dicesi di chi

non traligna da' suoi progenitori. =Fu giunta:= fu affrontata.

=Nel chiostro:= sotto i portici del passeggio. Rid.

=Spopolato:= gli furono scosse le pulci da dosso, fu ben

battuto. =L'aria grattando:= invano facendo strepito; Lat. =aerem

verberare=. Simile, dice il Salvini, a =pescar l'anguille per

aria=.

=Le materasse ec.= in mezzo a' suoi vani schiamazzi disse: In

ogni modo non m'andrà tanto male; se si cascherà si cascherà sul

morbido.

Un dì dell'anno sta la vecchia in bando.

Tratti gli aresti i denti della gola:

Poi rose 'l pretesemol dentecchiando.

=Un dì ec.= un giorno disgraziato suol venir per tutti; non può

sempre andar bene. Allude al volgar detto di segarsi la vecchia

alla metà di quaresima; che perciò si suol per burla in quel dì

dirsi alle vecchie che non si faccian vedere, perchè non l'abbiano

a segare.

=Tratti ec.= ne' suoi schiamazzi spalancava tanto di gargana, che

se gli sarebber potuti sveller comodamente tutti i denti di bocca.

Il Boccaccio usò la stessa frase per uno che smascellava delle

risa.

=Poi rose ec.= poi strinse i denti arrabbiato, quasi rosicchiasse

punte di prezzemolo.

In calze a campanil macchie non tola;

E fu la maraviglia del trecento,

Veggendo giunto 'l Prete alla tagliuola.

=Calze a campanil:= calze che sciolte al ginocchio, cadon grinzose

su' piedi, e impediscono il camminare. =Macchie:= le siepi. Rid.

=Non tola:= dall'ant. =tolo= presso il Menagio. Quindi =tolutarius

equus=, cavallo che va di portante. Il senso: Posto in tali

imbarazzi non gli riesce di saltar la siepe, e sottrarsene.

=Del trecento:= della più stupenda antichità. Si destò tal

maraviglia, qual si sarebbe fatta a uno di que' portenti, di cui

eran fecondi i più antichi secoli.

=Tagliuola:= metafor. per qualunque intoppo. Lo stupore fu il

vederlo intoppato sì malamente.

Ed al zaffo di sotto ch'era lento,

Non chiese cosa che 'l Prete ne goda:

Ma colà giuso li dissi: memento;

=Zaffo:= turacciolo de' tini. Credo voglia dire ch'ei non si

sbigottisse, nè perciò avesse bisogno di sturar il fondo per

sopraggiunto scioglimento di ventre; scherzando su di lui come

nel Malm. =Pervenne una zaffata a sua eccellenza, Che fu per farlo

quasichè svenire=. 3. 17.

=Non chiese ec.= non ricorse al =zaffo di sotto= per

grand'urgenza, quasi che dell'accadutogli non si prendesse molta

apprensione.= Non è mal che ne goda il Prete=, non è mal di

rilievo.

=Colà giuso:= io però al vederlo caduto in tal abisso e tal

imbarazzo, gli dissi: Tienti ora a mente le mie parole.

Doman lo saperai, leva la coda.

E 'l bell'amico a una sì mi disse:

Non ti darei una micca di broda.

=Doman ec.= te n'accorgerai appresso, e proverai le dannose

conseguenze di tal evento; =leva la coda=, spiega pur adesso

baldanza. Il Piovano Arlotto vedendo i suoi popolani ridersela di

lui, ch'invece d'acqua santa aspergeali coll'olio, disse: =Domani

ve n'accorgerete=. E veramente il maggior danno era loro, di cui

si macchiavan le vesti.

=Bell'amico:= ironicamente. Quel buon galantuomo mi rispose =(a

una)= di botto: Nemmeno una scodella di =broda= ci spenderei per

coteste tue parole, tanto poco conto ne faccio.

E Cortesin da Pelago mi scrisse,

La posola un pochetto sofferrai:

Che fu maggior la schiatta di Parisse.

=Pelago:= luogo vicino a Firenze, celebre per lavori di lana.

Seguita la risposta del =bell'amico=.

=Posola:= striscia di sovatto, con cui attaccasi al basto lo

straccale. Già Cortesino me l'avea predetto ch'anch'io dovea

provar il basto, cioè qualche disastro, ma di poco e da non

isgomentarmi.

=Che fu ec.= poichè la stirpe stessa di Paris benchè tanto famosa,

nemmen fu esente da qualche disavventura.

Di Ser Verde le brettine giucai,

Però la palla mi levò di mano;

Or bombo cacciacristo sempre mai.

=Brettine:= redini del cavallo, qui per attrezzi di cavaliere;

traslat. le corregge con cui i notai legavano i lor protocolli,

e che formavan tutto il corredo della cavalleria =di Ser Verde=.

Rid. Vuol dir che la sorte gli avea detto male, e perciò avea

allor fallito il più bel colpo.

=La palla ec.= levar la palla di mano è togliere altrui

l'opportunità d'un favorevole incontro; come quando un giuocatore

sta per ribatter la palla, e glie la toglie un altro più lesto.

=Bombo:= bevo. =Cacciacristo:= vino acido, incapace di

consecrazione. Per così mala sorte mi tocca ora a sorbir questo

poco d'aceto.

Il solicello, quel dottor alano

La penitenza non sofferse gretto;

Com'in dileguo per poggio e per piano.

=Solicello:= forse composto di solo e di =cella=, e val romito.

=Soligello= legge il Ridolfi. =Alano:= cane Inglese. =Come mastin

sotto 'l feroce alano, Che vince di vigor non già di rabbia=. Ar.

Fur. 46. 138. Quasi costui fosse fra' Dottori, come l'alano fragli

altri cani.

=Gretto:= meschino. Segue il =bell'amico=, e dice di non voler

quieto passarsela nello sventurato suo incontro, com'il bravo

romito non soffrì da meschino la penitenza.

=In dileguo:= sì lontano, che sparisca e più non si veda. Com'un

lampo si sottrasse al gastigo.

Diletto, so che gusti del mottetto:

Però chi non è ricco in quarant'anni,

Ha messo mano 'n pasta, e va a brodetto.

=Diletto:= amico mio. =Mottetto:= detto concettoso e frizzante.

Amico, so che ti piace un parlar sentimentoso; or senti questo:

=Chi non è ec.=

=Va a brodetto:= non è capace di concluder niente di sodo.

Come dicesse: Sai pure ch'ho già passati 40 anni; e perciò puoi

figurarti, che non ho più da imparare a maneggiarmi.

La botte piena e la mogliera, Nanni;

E menerem la coda tuttavia,

E non sarem ni mica barbagianni.

=La botte ec.= assicurati, o =Nanni=, che m'andrà a maraviglia

bene. Dicesi che =non può aversi la botte piena e la moglie

briaca=, cioè che non si può da cattivo principio aver bene. Egli

però tuttora se ne promette, sicuro della sua arte in procacciarsi

una straordinaria fortuna.

=Menerem ec.= usasi oscenamente; qui però significa ch'ei non

rimarrà avvilito, ma tornerà a potersi scapricciare a suo genio.

La monalda non vuol grossa badia

Per poter fare il fonfo a druda bella:

E quando la monnosa va per via,

=Monalda:= forse dal Lat. =monedula=, putta, uccello che ruba

l'oro e l'argento; qui per soprannome d'una vecchia di mal affare,

come crede il Ridolfi. =Grossa badia:= gran somma di denaro.

=Fonfo:= il Ridolfi l'ha per voce inventata a ricoprir uno sporco

sentimento. Potrebbe aversi a legger =tonfo=, caduta. Ella si

contenta finalmente di poco, perchè la bella ne sia compiacente.

=Monnosa:= scimia, titolo da riferirsi alla detta vecchia; ovvero

graziosa da riferirsi a =druda bella=. Così =monnosino=, giovine

cascante di lezj femminili.

Levati quel peluzzo da mascella,

E poi fanno la chiosa a rifettoro;

E me il Carasanna cieco appella

=Levati ec.= allora puoi levarti un capriccio, puoi prenderti un

gusto. Oggi =levarsi un pelo dagli occhi=, togliersi una molestia.

=Chiosa:= far la chiosa è trar da una cosa materia di discorso e

di riflessioni. =Rifettoro:= per qualunque luogo ove si mangia,

tavola. Rid. E poi voglion parlare; e caratterizzarmi per un

messere, che non sappia valersi dell'occasioni.

=Cieco:= cioè Fiorentino; proverbiandosi così i Fiorentini

specialmente da' Sanesi. =Vecchia fama nel mondo li chiama orbi=.

Dant. Inf. 15. Vedi Menag.

Pur dalle valli, ch'io son da pianoro.

=Dalle valli:= dove sono i villani più rozzi, perchè più lontani

dal civil commercio. =Pianoro:= borgo lontan 10. miglia da

Bologna; qui credo per pianura vicina alla città. Mi crede un

Fiorentin =dalle valli=; ma non son poi tanto goffo.

Pataffio - Tesoretto · 第 21 / 66 题