me, cui bisogna abbandonare il nostro comune domicilio? In quella
stessa maniera con cui ti allevai io quando appena nato perdesti la
madre, con quella cura stessa provvederá a te il padre mio quando
saremo separati. Vanne, povera creatura, vanne: è necessitá il
separarci. {Ella dá in un gran pianto.}
[p.160]
|Canna|. Le lagrime tue non si convengono, o cara, al momento
presente. Fa' cuore. Ci rivedremo, ci rivedremo ancora. Pon' mente
alla strada innanzi a te, e sieguila. Quando ti sta gonfia la lagrima
sotto la bella palpebra, raccogli l'animo tuo e sfòrzati di frenare
l'impeto primo ch'ella fa per iscoppiare. Nel tuo viaggio su questa
terra, ove i sentieri or sono alti or bassi, e '1 sentiero buono rade
volte è conosciuto, le orme de' passi tuoi di necessitá saranno
ineguali; ma la virtú ti spignerá innanzi dirittamente.
Anusuya trae in disparte Sacontala, ed abbracciatala:--Ogni cuore--le
dice,--ogni cuore, amica mia, in questo sacro asilo pende da te; e il
dolore della tua partenza li percuote tutti. Osserva la
_sciacravaca_[19]. Senti la compagna sua che lá, mezzo nascosta
tra le foglie della ninfea, lo sta chiamando. Ed egli non le risponde;
ma, lasciate cascar dal becco le fibre d'un gambo di loto da lui
pelato, ti guarda fiso fiso, con una pietá infinita.--
Continuano gli abbracciamenti, i pianti, le savie ammonizioni di Canna
a Sacontala. Partita la quale, una malinconia taciturna pon fine
all'atto.
ATTO V
{Il palazzo reale di Hastinápura.}
Dushmanta non si ricorda piú di Sacontala. Riposandosi alcun poco
dalle cure dell'impero, ode una canzone che parla di affezioni
dimenticate. L'armonia di quel canto è mesta. Egli diventa mesto; ma
non ne sa indovinare la cagione.--E perché dunque mi viene sull'anima
tanta malinconia in udire un semplice canto che rammenta i lontani, se
davvero non so d'essere diviso da oggetto alcuno dell'amor mio?
L'aspetto della bellezza, le melodie soavi inducono talvolta a
malinconia gli uomini per altro felici. Chi sa? Forse è una malinconia
che proviene in essi da qualche languida memoria di gioie passate;
forse è l'ultima traccia di alleanze contratte in una esistenza
anteriore.--Siede pensoso ed afflitto. I bramini, inviati a lui da
Canna colla sposa, cercano udienza: sono intromessi. Durante la
cerimonia del ricevimento Sacontala, [p.161] velata il volto, trema
incerta dell'esito.--Che donna è quella? La beltà sua splende in mezzo
agli anacoreti siccome un bocciuolo fresco che verdeggia tra foglie
ingiallite e passe. Ma non le togliete il velo. Ella pare essere
incinta; e neppure io re deggio mirare in volto la moglie d'un
altro.--
I bramini gli annunziano che quella è Sacontala, la sposa legittima di
lui. Stupisce il re: gli pare strano che gli si parli di nozze.--Che
favola è questa mai?--È levato il velo a Sacontala. Dushmanta la
rimira, confessa che è bella; ma non la riconosce.--Per quanto io
mediti, non mi ricordo d'avere sposata costei. Né io darò luogo mai
nella mia reggia a donna che porti in seno la prole altrui.-
Sacontala gli rammenta il bosco sacro, gli amori, le nozze contratte.
E quegli niega ogni cosa.--Ebbene, ti mostrerò l'anello che m'hai
donato col nome tuo.--Ella si cerca su' diti l'anello.--Aimè,
sventurata! Non ho più l'anello.--È cascato dal dito; lo ha perduto.
La misera si dispera; narra altre circostanze che precedettero gli
sponsali.--Falsità tutte!--grida il re--falsità femminili!
|Sacontala|, {irritata.} Uomo vuoto d'onore, tu misuri dal
tuo perfido cuore il mondo intero. Tu sotto il manto della religione e
della virtù altro non sei che un vile ingannatore. Somigli ad un
abisso profondo, il cui orlo è coperto da ridenti arboscelli.
|Dushmanta|... O giovinetta, a tutti è noto il cuore di
Dushmanta; e qual sia il tuo, lo palesano i tuoi modi presenti.
|Sacontala|, {con ironia.} A voi tutti, o monarchi, bisogna
prestar cieca fede sempre. Voi siete i savi; voi sapete appieno qual
rispetto si debba alla virtù ed alla razza umana. Per quanto modeste,
per quanto virtuose sieno le donne, nulla sanno esse, nulla dicono mai
di vero. In buon punto sono io qui venuta a cercare l'oggetto degli
amori miei. In buon punto la mano d'un principe strinse la mia. Col
miele delle sue parole la stirpe di Puru vinceva la mia confidenza; ed
intanto il suo cuore celava il pugnale che doveva trafiggermi.
La povera Sacontala non ha ancor finito di dire, che, copertosi il
volto, dà in uno scoppio di pianto[20].
Persiste il re nel ricusare di accogliere siccome sposa Sacontala. I
bramini dichiarano che Sacontala è moglie di lui secondo [p.162] la
legge, che il ripudiarla o 'l ritenerla sta in poter suo, che la
podestá del marito è senza limiti, e che però eglino abbandonano a lui
la donna, e se ne ritornano al bosco sacro.
|Sacontala|. Questo perfido m'ha ingannata; e voi pure, amici
miei, voi pure mi abbandonerete? {E siegue supplichevole i bramini
che partono.}
|Uno de' bramini|. Donna! tu vedi quali sieno i delitti di tuo
marito; brami tu d'esser libera? {Sacontala s'arretra inorridita e
trema.}
|Altro bramino|. Se il re dice il vero di te, che ragione hai tu di
lamentarti? Ma, se tu sei conscia a te stessa della purezza dell'anima
tua, conviene che tu rimanga a servire come ancella nella casa del
signor tuo. Sta' dunque ove sei... A noi è d'uopo andarcene.
|Dushmanta|. È vano lusingarla con isperanze. Traetela pure con voi, o
anacoreti... La moglie altrui è donna da cui bisogna astenersi.
Il gran sacerdote di corte, interrogato da Dushmanta, propone di
ritenere egli presso di sé Sacontala fino al termine della
gravidanza.--Gli astrologi hanno vaticinato, o re, che tu abbia ad
esser padre d'un principe illustre, i cui domini non avranno altri
confini che i mari dell'oriente e dell'occidente. Or bene, se questa
figliuola dell'uomo di Dio partorirá tale fanciullo che da' piedi e
dalle mani dia manifesti segni di vasta sovranitá, io renderò omaggio
a lei siccome a mia regina, e la condurrò alle stanze reali.
Altrimenti, ella tornerá al padre suo.--
Il re acconsente. E 'l sacerdote mena seco la misera, che altro non fa
che piangere, e pregar la terra «dea clemente, perché si apra e la
raccolga nel suo seno».
Poco dopo torna il sacerdote, e proclama un miracolo.--Gli anacoreti
erano partiti. Sacontala singhiozzava, e, protendendo le braccia,
piangeva la sua trista fortuna. Quand'ecco una massa luminosa in forma
di donna scendere vicino all'Apsarastirtha, fonte dove s'adorano le
ninfe del cielo, ed abbracciar Sacontala, e sparire con lei in un
attimo.--
Dushmanta sente nell'anima un'agitazione. Ma l'incantamento dura
tuttavia. Egli medita sul passato; eppure nessuna reminiscenza gli si
richiama al pensiero d'avere conosciuta mai la figlia dell'anacoreta.
[p.163]
ATTO VI
{Strada.}
L'anello nuziale era stato perduto da Sacontala nell'attigner acqua ad
un pelaghetto vicino a Sacravatara. Un pescatore di que' luoghi, nello
sventrare un grosso rohita còlto un dí nella rete, gli rinvenne fra
gli interiori quel gioiello, e pensò di trarne danaro. Stava appunto
vendendolo; quando alcuni ufficiali di palazzo, messo l'occhio su lui,
lo sospettano tagliaborse, lo legano e, ad onta delle discolpe ch'egli
adduce, ad onta de' giuramenti suoi, lo vengono traendo prigione.
Uno degli ufficiali parte recando al re l'anello, e lascia intanto che
i suoi compagni custodiscano il meschino, che trema della propria
vita.
Torna quell'ufficiale: ordina che sia posto subito in libertà il
pescatore.--Il re ha avuto carissimo l'anello; al vederlo gli si
commosse l'anima repentinamente. Parve che quel gioiello gli
richiamasse alla mente una persona diletta. Il pescatore sará
ricompensato con larghi doni.--
{Giardini del palazzo.}
Appare nell'aere la ninfa Misracesi; e dal discorso di lei si
raccoglie ch'ella è la protettrice di Sacontala. Due ancelle del dio
dell'amore stanno ragunando fiori per una festa sacra. Sopravviene
l'anziano de' ciamberlani, ed intima loro di desistere dallo scavezzar
tanti steli di fiori: il re è afflitto, e per quell'anno non vuole
giubbileo.
|Una delle ancelle|. Dolce è per noi l'obbedire al signor
nostro... Ma, se ci è lecito il chiederlo, perché mai il re proibisce
la solita festività?
|Il ciamberlano|. E non sapete dunque dell'infausta perdita di
Sacontala?
|Una delle ancelle|. Sí, sappiamo;... e dell'anello inoltre
venuto in mano del re.
|Il ciamberlano|. Poco adunque mi resta a dirvi. Quando al
rimirare la propria gemma tornò la memoria al re, egli die' [p.164]
subito in questo grido:--Sí, l'incomparabile Sacontala è sposa mia
legittima; ed io ero al tutto fuori di senno allorché la ributtai.--E
mostrò segni evidenti d'estremo cordoglio e di pentimento. Da
quell'istante i piaceri della vita gli sono in odio; la mente sua è
stravolta; non dice parola che non sia un delirio; chiama col nome di
Sacontala qualsiasi donna gli venga innanzi; e per lo piú siede
vergognoso, col capo sulle ginocchia.
Entra Dushmanta vestito a penitenza. Ogni parola sua è l'emanazione
del dolore. I circostanti s'industriano di sviarlo dal suo pensiero
affannoso. Non giova: egli non dá ascolto; par che abbia in animo
d'imprendere un lungo viaggio. Voltosi poscia all'amico suo:--O
Madavuya--gli dice,--quando persone accusate di gravi delitti mettono
in chiaro tutta la loro innocenza, mira di che modo sono puniti i loro
accusatori! Una frenesia m'aveva tolto la memoria...: quell'anello
fatale me l'ha restituita. Vedi con che lagrime di pentimento piango
la perdita della diletta mia, che rifiutai senza ragione! Vedimi fatto
gramo e oppresso dall'ambascia! Eppure la bella stagione è questa
della primavera, che col suo ritorno riempie tutti i cuori altrui di
gioconditá: tutti, ma non il mio.--
E ciò che piú lo addolora è il pensare ai patimenti della povera anima
di Sacontala. L'amico tenta ogni via di consolarlo. È vano ogni
conforto. La ninfa protettrice di Sacontala ode, non veduta, i sospiri
del re; s'accorge della veracitá del di lui pentimento, e ne gioisce,
e comincia a sentirne pietá anch'ella.
In obbedienza ai voleri di Dushmanta, un'ancella s'ingegnò di
dipingere sovra una gran tela l'immagine di Sacontala. Recano al re
quel ritratto. Allora nella fantasia di lui si riaccendono piú che mai
tutte le memorie amorose. Sta contemplando la pittura, e parla fra sé
e sé, e geme miseramente. Non è contento del lavoro, e dá ordine che
sia migliorato; ma tuttavia non sa finir di mirare quella pittura.
La ragione del re è perturbata da un delirio. Ogni oggetto che gli
cade sotto l'occhio gli richiama alla mente la crudele ripulsa data a
Sacontala. Il rimorso è immenso. Il cordoglio gli opprime l'anima.
Vede un'ape dipinta sul quadro, ha paura che indiscreta voli sulla
bocca a Sacontala, dá nelle smanie[21], e parla all'ape, [p.165] e la
minaccia, affinché non osi contaminare le labbra della donna bella.
Madhavuya rammenta al re che quell'ape non è viva e ch'altro non è
ch'una pittura.--Crudele!--risponde egli.--E perché rammentarmelo? Io
mi godeva l'aspetto della donna dell'anima mia; e tu che bisogno
avevi, o crudele, di farmi avvertito ch'ell'è una pittura?--
I lamenti di Dushmanta sono interrotti da alcuni ministri reali, che
vengono ad interrogare la volontá di lui intorno a cose pubbliche di
gran momento. Chiamato ad esercitare l'ufficio regio, il re raccoglie
l'animo ed emana decreti savi. Il cuor suo è inclinato ad una
beneficenza inusitata.--Chiunque d'ora innanzi rimarrá orfano troverá
in Dushmanta un padre amoroso. A chiunque perderá alcuno de' suoi
congiunti verrá in soccorso Dushmanta, e terrá luogo egli de'
defunti[22].--S'intenerisce, torna al delirio, prorompe in un pianto
dirotto, e sviene.
La ninfa, contenta del pentimento di Dushmanta, corre a consolare
Sacontala. Un tumulto dietro la scena scuote il re dalla sua
prostrazione. È Madhavuya, l'amico suo, che grida d'essere rapito da
un cattivo genio ed implora soccorso. Il re si leva in armi e libera
l'amico. Mátali, auriga del dio Indra, aveva finto quel rapimento,
onde provocare ad ira il re e toglierlo cosí all'acerbitá della sua
afflizione. Mátali per ordine celeste intima a Dushmanta di andare a
sconfiggere i figliuoli di Calanémi, i dèmoni Danavas, giganti
indomiti.--Tu dèi salire sul carro d'Indra. Vieni meco; io stesso ti
condurrò alla battaglia.--Il re obbedisce; monta sul carro e parte.
ATTO VII
{|Dushmanta| e |Mátali| nel carro del dio Indra. (Si
suppone ch'eglino sieno al di sopra delle nubi).}
I fieri dèmoni, che muovevano assalto al trono del dio Indra, furono
vinti e dispersi da Dushmanta. Indra ha ricompensato il vittorioso,
facendoselo sedere a destra ed esaltandolo al cospetto [p.166] di
tutti gli abitatori dell'empireo.--Sorrideva--dice il re,--sorrideva
il dio in veggendo lo stesso suo figliuolo Jayanta stargli tacito
accanto ed agognar per sé quell'onore; e profumava intanto il mio seno
colle fragranti essenze del sandalo[23] celeste, e cingeva il collo
mio d'una ghirlanda di fiori cresciuti in paradiso.--
|Mátali|. Mira, o re, il coro del tuo trionfo tornarsene alla
vetta de' cieli. Lieti i geni hanno còlto dalle piante della vita i
bei colori della porpora e dell'azzurro..., e stanno ora scrivendo i
tuoi fatti in versi degni del canto degli dèi.
Mátali rende conto a Dushmanta delle qualitá de' luoghi aerei pei
quali viaggiano, tornando dal cielo all'India; e, mentre che il
dialogo prosiegue, il carro viene approssimandosi alla terra.
|Dushmanta|. Rapida, benché impercettibile, è la scesa de'
corsieri celesti. Ecco lá, ecco la stanza degli uomini. Oh vista
maravigliosa! È tuttavia lontana tanto da noi, che le basse pianure
paiono confuse con le alte cime delle montagne. Gli alberi sollevano
le ramose spalle, ma par che non abbiano foglie. I fiumi sembrano
striscie lucenti, ma non se ne veggono i flutti. Ed ora, ecco ecco,
par che il globo della terra sia spinto in su da qualche forza
miracolosa[24].
|Mátali|. Oh come è bella l'abitazione de' mortali!
|Dushmanta|. Che monte, o Mátali, che monte è quello lá, che
come nube vespertina versa larghe acque consolatrici e forma un'aurea
zona tra i mari d'oriente e que' d'occidente?
|Mátali|. È il monte de' Gandharvas, chiamato Hemacuta... Ivi
in beata solitudine con la sua sposa Aditi siede Casyapa, padre degli
immortali e rettore degli uomini.
Dushmanta prega Mátali di condurlo alla sede del dio che governa il
mondo, onde possa rendergli omaggio ed adorarlo da vicino. Mátali
seconda quel pio desiderio. Eccoli scendere entrambi al santuario e
chiedere del dio. Casyapa è ritirato ne' segreti alberghi della sua
reggia. Mátali entra per annunziargli la venuta di Dushmanta; e questi
intanto siede all'ombra d'un albero, aspettando. Gli pulsa il braccio
destro[25].--O braccio mio, perché [p.167] mi lusinghi tu con un vano
augurio? La felicitá per me è finita; non mi rimane che la miseria.--
A un grido messo da alcune donne, Dushmanta si rivolge e,
maravigliando, vede un bel fanciullino scherzare con un lioncello, ed
aggrappargli senza paura la giubba, e tirarselo dietro vigorosamente.
|Dushmanta|. Ah! perché il cuor mi s'innamora di quel fanciullo
come se fosse figliuolo mio?... (Medita un pezzo). Me infelice! non ho
figli... E questo pensiero mi lacera l'anima.
Le donne che custodiscono il fanciullo fanno di tutto perch'egli lasci
in libertá il lioncello:--La lionessa ti sbranerá, o incauto, se ad
essa non lo rendi.--Il fanciullo si ride della minaccia. Gli vien
promesso un bel dono, se mette in libertá il lioncello; ed egli stende
la destra in atto di riceverlo. Dushmanta gli osserva la palma della
mano, e vi scopre segni d'impero. Sente che quella creatura gli è
cara, e sospira pensando alla consolazione d'un padre nel recarsi
sulle ginocchia i suoi figliuoletti e pargoleggiare con essi;
consolazione che egli piú non ispera. Le donne, facendosi piú vicine
al re, stupiscono nel trovar tratti sul volto di lui somiglianti in
estremo a que' del fanciullo, e nel veder che questi, altero cogli
altri, con Dushmanta è tutto mansuetudine. Il re interroga le donne
sulla condizione di quel fanciullo, e a poco a poco viene ad intendere
che è stirpe di Puru, che ha per madre la figliuola d'una ninfa e che
il padre di lui ripudiò la sposa. E, mentre che il re chiede ansioso
qual sia il nome di codesta sposa reale, il fanciullo, udendo una
donna parlar del «_saconta-lavanyam_»[26], crede che si parli di
tutt'altro, e grida:--Sacontala, Sacontala! dov'è la madre mia,
dov'è?--
Finalmente è caduto dal braccio al fanciullo un amuleto, dono di
Casyapa. Era tale la virtú di quell'amuleto, che si trasformava in
serpente e mordeva qualunque mortale osasse raccoglierlo dal suolo: il
padre solo e la madre di chi 'l portava potevano toccarlo impunemente.
Dushmanta non sa nulla di ciò: lo ha giá toccato; lo stringe in mano;
non è serpente, non morde. Le donne riconoscono dunque in lui il padre
del fanciullo, e gli narrano quanti altri avesse giá offeso l'amuleto.
Quindi partono liete, per far nota a Sacontala quell'avventura.
[p.168]
Sopravviene tosto Sacontala in veste lugubre, coi capegli annodati in
una sola treccia, che le scorre lunga lunga giú per le spalle. La sua
faccia è sparuta; negli occhi suoi è il dolore.
|Dushmanta|. Ti ho trattata crudelmente, o cara. Ma l'amore piú
caldo è sottentrato alla crudeltá mia. Sovvengati di me; e mi perdona.
|Sacontala|. Sarò interamente felice quando cesserá l'ira del
re.
|Dushmanta|. Una nube, una malia mi aveva oscurata la memoria.
La caritá de' celesti finalmente mi ti riconduce innanzi, o
amabilissima fra le creature.
|Sacontala|. Il re sia sempre...[27]. E non può profferire la
parola «vittorioso» e dá in un subito pianto.
|Dushmanta|. Dimenticati, o cara, della mia crudele ripulsa.
Mettila in bando dalla memoria. Fu una frenesia violenta che mi vinse
l'anima. Cosí, quando prevale il buio di una illusione, non giova
santitá d'intenzioni; cosí un cieco, se la mano d'un amico gli cigne
il capo d'una corona di fiori, la crede una serpe, e stolto se la
strappa dal crine. {E le si getta a' piedi.}
|Sacontala|. Sorgi, o sposo; deh! sorgi. La felicitá mia fu
interrotta gran tempo. Ma tu m'ami; ed ecco in me l'affanno dar luogo
alla gioia.
Poi lo sposo rasciuga di sua mano le lagrime sul volto alla sposa, e
se la serra al seno, e le narra dell'anello trovato, ecc. ecc.
S'apre il fondo della scena, e vedesi Casyapa sedere in trono
conversando con Aditi. Gli dèi accolgono benignamente gli sposi; li
benedicono; consolano Dushmanta col dichiararlo innocente in faccia a
Sacontala del ripudio, da che tutto provenne dall'incantamento di
Durvasas; predicono le glorie future del figliuolo di Sacontala; fanno
che Dushmanta lo riconosca per suo; inviano a Canna uno spirito,
nunzio dell'evento; e, svelati cosí tutti i misteri, comandano che gli
amanti e 'l fanciullo salgano sul carro d'Indra, onde tornar felici
sulla terra a vivere lunghi anni di pace nella splendida Hastinápura.
[1] Qui si parla di quella poesia che è arte ispirata dal bisogno e
dal sentimento del bello; non giá di quella poesia naturale, cosí
detta dal Vico e da altri filosofi, la quale consiste nel fingersí
favole di dèi o di spiriti credendole vere, e fondando cosí
l'idolatria; nel credere che i corpi fisici, alberi, nuvole, ecc.
ecc., sieno animati; nel parlare per interiezioni, suoni
imitativi, ecc. ecc.
[2] La mitologia indiana in Calidasa è come la mitologia greca in
Omero. Si gusta ne' poemi d'Omero la mitologia greca: può dunque
gustarsi anche la mitologia indiana nel dramma di Calidasa.
Entrambi questi poeti hanno scritto cose conformi a' lor tempi:
basta saper trasportarsi a' lor tempi per poterle gustare. E il
farlo sarebbe egualmente facile sí coll'uno che coll'altro, se la
mitologia indiana ci fosse nota quanto la greca. Ma per la stessa
ragione, ripetuta giá piú volte da piú d'uno, che la mitologia
greca ne' moderni riesce fredda, riescirebbe fredda anche
l'indiana, adoperata sul serio da un europeo, quantunque in parte
tuttavia viva nell'India. Ho creduto opportuna questa nota per
ridire un'altra volta che le mitologie, o spente o appartenenti a
popoli che nulla hanno di comune colla nostra civilizzazione, si
possono bensí gustare negli scrittori che vissero sotto
l'influenza di quei sistemi mitologici; ma che i moderni europei
debbono astenersi dal ricopiarle come se in Europa ci si credesse,
come se ancora influissero religiosamente sopra di noi.
[3] Pare da ciò che presso gl'indiani i divertimenti teatrali
fossero, come presso i greci, una specie di riti sacri. Si è
tradotta la benedizione non come un tratto di poesia da poter fare
effetto in Italia, ma come una bizzarra curiositá. Ne' greci e ne'
latini vi ha pur molte e molte particolaritá che per noi sono
insipide, appunto come la benedizione del bramino.
[4] Puru, uno de' piú famosi tra gli antenati di Dushmanta.
[5] «_Mallica_», forse il «_nyctanthes sambac_» (Linneo).
[6] «_Amra_», albero d'alto fusto e vaghissimo pe' suoi fiori.
[7] «_Madhavi_», «_ipomea quamoctit_» (Linneo).
[8] La vivace fantasia degli indiani popolava di dèi, di dèmoni, di
spiriti, ecc. tutta la natura. E però sotto le sembianze di
quell'ape le fanciulle sospettavano forse nascosto qualche demone
malefico. E che nella persona del re fosse la possanza di
contrastare a siffatti dèmoni lo vediamo in vari luoghi del
dramma; specialmente quando gli anacoreti invocano il soccorso di
lui, e quando lo stesso dio Indra manda lui a combattere contro i
dèmoni «Danavas».
[9] _Vedas_ sono i quattro libri del codice sacro degli indiani.
[10] «Erba cusa», «_poa cynosuyoides_» (Linneo).
[11] «_Curuvaca_», pruno, quasi sempre fiorito.
[12] La consolazione di Sushmanta può paragonarsi a quella che prova
Romeo nella scena II dell'atto II della tragedia _Romeo e
Giulietta_ di Shakespeare.
[13] Qui nel dramma vedesi un tratto di galanteria che sente del
francese. Sacontala improvvisa un _couplet_ amoroso; e
Dushmanta si presenta tosto a lei, improvvisandone un altro in
risposta.
[14] Questo soliloquio somiglia a quel sonetto del Petrarca che
incomincia:
Sennuccio, i' vo' che sappi in qual maniera.
[15] «_Gandharvas_», uno de' nomi che gl'indiani dánno alle
schiere celesti o sia geni buoni, chiamati altrimenti
«_dewta_». Gl'indiani hanno otto diverse maniere di nozze.
Quelle secondo i riti de' _gandharvas_ sono le piú
clandestine, e nondimeno legittime come tutte le altre. Celebransi
senza cerimonie. Basta il mutuo consentimento degli sposi e lo
scambiarsi ch'eglino fanno tra di loro d'una corona di fiori, d'un
anello o d'altro, ecc.
[16] Hastinápura, cittá che in séguito fu chiamata Delhi. Secondo
altri, è l'odierna Hassanabad.
[17] Questa mestizia della natura per la partenza di Sacontala
somiglia, in certo modo, a quella che presso Teocrito accompagna
la morte di Dafni.
[18] «_Ingudi_», probabilmente il «_sesamum orientale_» (Linneo).
[19] «_Sciacravaca_», uccello acquatico che gli inglesi chiamano
«oca de' bramini».
[20] I conoscitori delle passioni terranno conto di questo passaggio
dall'ironia al pianto dirotto. Com'è pieno di verità!
[21] Se i lettori si ricorderanno dell'ape che molestò Sacontala
nell'atto primo, loderanno l'accorgimento di Calidasa
nell'immaginare il delirio presente.
[22] Badino i lettori gentili a questo miscuglio d'amore e di caritá
del prossimo, sentimenti affini.
[23] «Sandalo»: «_santalum album_» (Linneo).
[24] Nel poema di Dante e nel _King Lear_ di Shakespeare mi
sovviene d'aver trovati alcuni passi rivali in bellezza a questo
di Calidasa nel descriver le cose vedute dall'alto al basso in una
gran distanza.
[25] Nell'atto primo abbiamo veduto come Dushmanta sentisse uguale
pronostico.
[26] L'uccello «_saconta-lavanyam_» è una specie di pavone.