|Grisostomo|. Io propor la _Sacontala_ come modello da

imitarsi! Io, che non cesso mai dal raccomandare l'originalitá e la

scelta d'argomenti adattati alla nostra presente condizione sociale!

|Il suddetto|. Eppure, certe poesie del Bürger...

|Grisostomo|. Nel giá citato numero 25 del _Conciliatore_

s'è parlato anche di certe poesie del Bürger; ma non s'è detto, parmi,

d'imitarne in Italia gli argomenti.

|Il suddetto|. Sí; ma in un altro libretto, prima che nascesse

il _Conciliatore_, si sono proposti come modelli certi due

romanzi, il _Cacciator feroce_ e l'_Eleonora_.

[p.148]

|Grisostomo|. Signor mio, ha Ella avuta la bontá di leggerlo

quel mio libretto?

|Il suddetto|. Sí sí, tre volte da cima a fondo. Ed è per

questo che...

{In quel momento una bella signora, che non aveva mai insino allora

aperto bocca, si fa rossa in viso, ed, accostandosi furtivamente al

signore che parla con Grisostomo, gli stringe il gomito e gli dice

sottovoce:}

Prudenza, mio caro, prudenza! Tienti zitto, per caritá; altrimenti il

tuo credito va in fumo. Si dirá che non sai leggere e che non intendi

un ette. Non è vero che Grisostomo proponesse quei due romanzi per

modelli. Bada bene che tu t'inganni.

|Il suddetto|, {ributtando l'ammonizione della signora con

tali modi inurbani da manifestare ch'egli n'è certamente il marito,

prosegue a dire:}

Sì, l'ho letto, e parlo cosí perché so quel che dico.

|Grisostomo|. Lo rilegga, di grazia, un'altra volta.

|La Signora|. E poiché mio marito l'avrá riletto, spero che

vorrá disdirsi d'una cosa detta da lui solo per sbaglio di memoria,

del quale per altro fo io le scuse al signor Grisostomo.

|Grisostomo|. Ella, madama, è troppo gentile con me. Gliene

rendo grazie.

|La Signora|, {conducendo via in fretta in fretta il marito, gli va

dicendo all'orecchio:} Quando tu leggi un libro, bada bene che le

parole sono quelle nere; quando sei in compagnia d'altri, bada bene a

non entrare in discorsi, perché non sei in caso di... {Il resto non

s'è potuto udire distintamente dall'estensore del presente dialogo.}

|Grisostomo|.

[p.149]

SACONTALA

O SIA

L'ANELLO FATALE

DRAMMA INDIANO DI CALIDASA

Il dramma è preceduto da un prologo brevissimo in forma di dialogo tra

l'impresario del teatro ed un'attrice. Questo prologo non ha altro

scopo che di annunziare la recita della _Sacontala_, ed è

preceduto anch'esso dalla seguente benedizione pronunziata da un

bramino [3]:--L'acqua fu l'opera prima del Creatore; il fuoco riceve

le obblazioni comandate dalla legge; il sacrificio è celebrato con

solennitá; i due lumi del cielo distinguono il tempo; il sottile

etere, veicolo del suono, riempie l'universo; la terra è la madre

naturale d'ogni incremento; e l'aria anima ogni cosa che respira.

Visibile sotto queste otto forme, benedica e sostenga noi tutti Issa,

il dio della natura.

ATTO I

{La scena è un bosco sacro, abitato dal savio Canna e dagli eremiti

suoi seguaci.}

Dushmanta, re dell'India, appare sopra un carro, inseguendo a briglia

sciolta un'antelope (gazella) ch'egli vorrebbe ammazzare. La belva si

ripara nel bosco sacro. Esce un eremita accompagnato da un discepolo,

e scongiura il re d'aver pietá di quella [p.150] povera antelope.--O

re, o eroi, le armi vostre sono destinate a salvare gli oppressi, non

a sterminar gl'innocenti.--Dushmanta cede tosto al consiglio

dell'eremita, e ripone nella faretra la saetta. Tanta docilitá in un

monarca possente, giovine e vago di caccia è lodata gentilmente

dall'eremita.--Degno è di te quest'atto, degno di te, o il piú

illustre de' monarchi, degno invero d'un principe della stirpe di

Puru[4]. Possa tu veder crescere un tuo figliuolo che sia ornato dalle

virtú e sovrano dell'universo!--

L'eremita annunzia a Dushmanta che nel bosco si sta per celebrare un

sagrifizio; ed, invitatolo ad intervenirvi, si ritira. Prima di metter

piede nell'asilo degli eremiti, Dushmanta si spoglia degli ornamenti

reali.--Ne' boschi--dic'egli--consacrati alla religione bisogna

entrare con vestimento piú umile... Eccomi nel santuario. Il braccio

destro mi pulsa. Che nuova prosperitá mai vuol promettermi questo

augurio?--

Egli sente voci femminili; va spiando; vede alcune fanciulle recare acqua

per ristoro de' loro arboscelli; le contempla, e gli paiono piú amabili

assai delle belle donne della sua corte. Sacontala, accompagnata dalle due

ancelle ed amiche, Anusuya e Priyamvada, va a versare acqua sui fiori

ch'ella ha prediletti. La soave bellezza di lei mette rapidamente in

tumulto il cuore di Dushmanta.--Qui--dic'egli,--qui mi nasconderò dietro

quest'albero, onde mirar tutte le leggiadrie di Sacontala, e non iscemare

nell'anima di lei la confidenza.--

Sacontala, credendosi sola, prega le compagne perché le sciolgano il

fermaglio del mantello che le comprime di troppo il seno. Allora nuove

bellezze sfolgorano al guardo dell'appiattato monarca, e in lui la

passione s'aumenta. Il dialogo delle fanciulle parla della vaghezza

de' fiori, della dolcezza de' loro profumi, degli amori delle piante;

e vi sono frammischiati paragoni tra Sacontala e quelle delizie.

Dushmanta, anch'egli, tra sé e sé ne fa di con simili; ed ogni detto

spira gentilezza di sentimenti dilicatissima.

La fresca _mallica_[5] s'è sposata all'_amra_[6], soavissimo

degli alberi. Il _madhavi_[7], pianta sopra tutte diletta a

Sacontala e ch'ella chiama «sorella sua», ha messo fiori intempestivi

dalla radice alla [p.151] sommitá.--Portenti questi--dicono le

ancelle,--che fanno sperare vicine le nozze a Sacontala.--

Un'ape, lasciato il fiore della _mallica_, ronza intorno al volto

di Sacontala. La vergine coll'agitar della mano tenta di togliersi

d'innanzi quell'insetto importuno. Dushmanta osserva l'industria

ingenua di Sacontala, e fa confronto tra la grazia de' movimenti di

lei e le studiate maniere delle donne della sua corte. Quanta maggior

venustá in Sacontala!--Fortunata ape!--esclama egli.-Tu tocchi la coda

di quel bell'occhio tremante; tu ti accosti al lembo di

quell'orecchio; tu vi susurri dolcemente, come se bisbigliassi un

segreto d'amore; e, mentre ch'ella agita la leggiadra sua mano, tu

voli a sugger miele da que' labbri che contengono il tesoro d'ogni

diletto. Io qui fra' dubbi miei mi consumo del desiderio di sapere di

qual famiglia ella nasca; e tu intanto, fortunata ape, ti vai godendo

un piacere che per me sarebbe la suprema delle venture.--

Sacontala si volge alle compagne perché la soccorrano a liberarsi

dall'ape.--Noi nol possiamo--rispondono.--Dushmanta[8] solo può

liberarti. Egli solo è il protettore di questo santuario.--All'udirsi

nominare, Dushmanta vorrebbe uscire del nascondiglio e palesarsi. Ma,

pensato alcun poco, mette freno al suo desiderio.--Meglio è ch'io

venga innanzi a lei non come re, ma come semplice straniero che cerca

ospitalitá.--

L'ape non cessa di ronzare. Sacontala procura di scansarla, fuggendo

lontano alcuni passi; ma, perseguitata tuttavia, grida:--Soccorso,

soccorso! Chi mi salva da questa sciagura?--Dushmanta non sa piú

contenersi, e, sbalzando fuor dell'albereto, si presenta alle donne.

Sparita l'ape, Anusuya e Priyamvada usano a lui le accoglienze

prescritte dall'ospitalitá, gli offrono frutti e fiori e lavacri pe'

suoi piedi, e molli foglie di _septaperna_ su cui riposarsi.

Sacontala, nel mirare Dushmanta, sente una segreta emozione che non le

pare in accordo colla santitá del luogo. La voce e [p.152] le parole

del re fanno piú violenta quell'emozione. Intanto le ancelle entrano

in discorso con lui, e con onesta preghiera gli dimandano chi egli

sia. Ed egli, voglioso di celare la propria dignitá:--Io son uno che

medita sui sacri _Vedas_[9]; abito nella cittá del nostro re, che

discende da Puru; ed intento all'esercizio dei doveri religiosi e

morali, qui sono venuto per contemplare il santuario della

virtú.--Poi, interrogando egli le fanciulle, chiede loro come esser

possa che Sacontala sia figliuola di Canna, da che quel savio eremita

doveva avere rinunziato ad ogni legame terreno. Anusuya quindi gli

palesa che Sacontala non è figliuola di Canna, bensí di Causica,

principe della famiglia di Cusa, sovrano e, ad un tempo stesso, uno

de' savi dell'India; che la madre di lei fu una ninfa; e che la povera

Sacontala, rimasta orfana e sola, fu raccolta da Canna, che la educò e

le tenne luogo di padre.

Queste novelle rallegrano il cuore a Dushmanta. Ma un fiero dubbio

gli attraversa tuttavia la mente.--Forse Canna, seguendo le regole

degli eremiti, avrá destinata la fanciulla ad una perpetua

verginitá.--Interrogate le ancelle, e udito da esse come Canna abbia

data intenzione di voler maritare Sacontala ad uno sposo pari a lei,

Dushmanta si ritira in disparte ed esclama:--Esulta, esulta, o cuor

mio! Ogni dubbio è rimosso. A ciò che prima avresti temuto come

fiamma, or puoi accostarti come a gemma preziosa.--

La verginale modestia di Sacontala mal soffre i lunghi discorsi delle

compagne sue col re. Ella s'alza e sta per andarsene. In virtú d'un

accordo pattuito tra Priyamvada e Sacontala, quest'ultima aveva

obbligo d'innacquare altri due arboscelli. Però Priyamvada, giovandosi

di tale pretesto, cerca di trattenerla. Pare al re che in veritá

Sacontala sia stanca; e, cavatosi di dito un anello, lo dá a

Priyamvada, pregandola che quello serva a scontare il lavoro dovuto a

lei da Sacontala. Il nome di Dushmanta è inciso sull'anello. Le donne

si guardano l'una l'altra maravigliate. Dushmanta, volendo pur sempre

tenersi incognito, dice loro di non badare a quell'inezia, cara a lui

per altro come dono del re.--Non privartene dunque--gli risponde

Priyamvada;--la tua sola parola vale a scontare il debito di

Sacontala.--E, ridato a lui l'anello, si rivolge a Sacontala,

dicendole ch'ella debb'essere grata allo straniero, e può andarsene a

posta sua.

[p.153]

Ma Sacontala non sa piú risolversi alla partenza. Il re vede

l'indugiare ch'ella frappone, e tra se stesso esclama:--O ch'ella

sente per me quel ch'io sento per lei; o che la gioia mi fa uscir di

me stesso. Ella non dirizza a me una parola; ma, se parlo io, sta

coll'orecchio teso per ascoltarmi. Innanzi a me non è padrona d'un

menomo suo atto, e gli occhi non li sa volgere che a me solo.--

S'odono di dentro voci di lamento, perché sieno interrotti i riti

degli eremiti. I seguaci di Dushmanta, coi cavalli, cogli elefanti,

col traino, con tutta la caccia, hanno invaso il bosco sacro.

Dushmanta n'è dolente. Le donne, sbigottite dal frastuono de'

sopravegnenti, s'inchinano a lui e muovono verso la capanna degli

eremiti. Sacontala studia nuove ragioni di dimora e fa lento, piú

ch'ella può, il suo passo.--Aimè--grida--aimè! Un subito dolore mi

piglia al fianco. Aimè! che non mi reggo al cammino!--Le compagne la

rincorano perché s'affretti. Ed ella:--Oimè! il piede mio è ferito da

un gambo acuto d'erba _cusa_[10]. Oimè! il lembo della veste mi

s'è appiccato a un ramo di _curuvaca_[11]. Fermatevi, datemi

aiuto.--Finalmente ella parte, sorretta dalle compagne e mandando

indietro lunghi sguardi a Dushmanta.

Egli, rimasto solo, mette sospiri, pensando alla beltá di

Sacontala:--E non dovrò piú rivederla! Ah, no! Cercherò i servi miei;

qui... qui intorno fermerò il mio campo. Non so cessare dal diletto di

rimirarla. E come potrei volgere ad altro i miei pensieri? Il corpo

mio muovesi e va innanzi; ma questo cuore irrequieto corre indietro

verso di lei, a guisa d'una leggiera foglia di canna, che, portata in

cima a un bastone incontro al vento, svolazza sempre in direzione

opposta.--Parte anch'egli.

ATTO II

{Pianura e padiglioni reali al lembo della foresta sacra.}

Il re intima che per quel dí cessi la caccia, onde non profanare i

luoghi santi. Seduto poscia a' piè d'un albero con Madhavuya, l'amico

suo, parla di Sacontala, dell'amar che ne sente, [p.154] della

bellezza di lei, del desiderio di farsela sposa, del dolore di non

poter quel dí stesso chiedere a Canna le nozze della pupilla, perché

Canna è lontano. E, mentre che studia di trovar qualche scusa per

rientrare nel bosco sacro, due giovinetti eremiti chiedono udienza.

Entrati a lui:--Canna--gli dicono--Canna, la nostra guida spirituale,

è assente; e intanto alcuni dèmoni cattivi disturbano la pace del

sacro eremo. Accorri, o re, a proteggerci.--

L'invito non può cadere più opportuno all'amante. Sta per secondarlo;

quand'ecco venir dalla regina, madre di lui, un ambasciatore. Il

digiuno solenne è vicino. La madre chiama alla corte per

quell'occasione il figliuolo. Che fará egli? Ubbidirá? Ma... e la cara

Sacontala? Dopo un volgere di vari consigli tra sé e sé, stabilisce di

condiscendere alle preghiere degli eremiti, e d'inviare Madhavuya alla

madre, ond'egli assista al digiuno solenne, tenendo le veci del re ed

iscusandolo presso lei del non venire. Teme per altro che costui sveli

alla regina i segreti amorosi che gli ha confidati; ed affettando

maggiore serietá:--Non creder nulla--gli dice--di quanto ti narrai di

Sacontala. Fu una favola inventata da me per ispassarmi. Non entro per

altro nella foresta se non perché mi vi conduce riverenza degli

anacoreti. La fanciulla d'un eremita, educata fra le antelopi, non è

cosa degna di me. Non creder nulla; non credere. Addio; fa' il dover

tuo. Intanto io corro... in soccorso degli uomini santi.--Partono

tutti.

ATTO III

{Romitaggio nell'interno del bosco.}

Per opera del re, nel bosco sacro è ritornata la calma. Un giovinetto,

recando un fastello di erbe pel sacrificio e meditando sulle cose

vedute, manifesta la propria ammirazione:--Quanto è grande il potere

di Dushmanta! Eccolo appena metter piede nel bosco; eccolo vibrare una

sola saetta; ecco disperse tutte le nostre calamitá.--

Esce Dushmanta. Ha l'aspetto d'uomo travagliato dalla passione

d'amore. Esprime in un lungo soliloquio le pene dell'anima sua:--...

Ah! per me non v'è pace, salvo che nel rivedere l'amica mia. Il

meriggio è cocente; di certo ella verrá colle sue compagne a

ristorarsi sotto quest'ombre, in riva a questo ruscello. Di certo

[p.155] l'amica mia si nasconde in qualche parte di questi fioriti

boschetti. Ecco le orme de' suoi piedi eleganti; eccole qui sulla

sabbia; e le sono orme stampate di fresco. Eccola, eccola; la delizia

dell'anima mia siede colle sue ancelle sovra un sasso liscio liscio e

tutto cosperso di fiori recenti.--Còlto dalla timidezza, l'amante

s'arresta; poi si nasconde dietro alcuni frascati, e non cessa mai dal

contemplare la cara donna, e n'ode tutti i discorsi.

Sacontala è oppressa da un'angoscia segreta. Una febbre ardente par

che le scorra per le vene. Meste le ancelle procacciano di prestarle

ristoro. Dushmanta la rimira.--Oimè!--dice in disparte--oimè! quale

sará la cagione fatale della sua febbre? Che fosse mai vero ciò che il

cuore mi suggerisce? Amor forse? Misera! la sua fronte è riarsa, il

suo collo è appassito, la sua persona è più smilza che prima, le

spalle le cadono di languore, scolorata è la sua carnagione; ella pare

un cespo di _madhavi_, a cui secca le foglie un vento infocato.

Ma, benché trasformata di tanto, ell'è pur sempre bella e consola

sempre l'anima mia.--

Anusuya e Priyamvada interrogano amorosamente la vergine sulle cagioni

de' mali ond'ella è oppressa. A loro non sembra vero che quelli

provengano dal solo caldo eccessivo della stagione. Sacontala, vinta

dalle preghiere di quelle pietose, confessa i segreti del suo

cuore.--Fin dal primo momento in cui vidi quel leggiadro principe che

or ora tornò a quiete la sacra foresta, fino da quel momento gli

affetti miei furono rivolti tutti a lui irreparabilmente; e quindi

sono io ridotta in questo languore.--Continua il dialogo tra Sacontala

e le ancelle; ed ogni parola di lei la manifesta innamorata e tremante

del futuro. Dushmanta ode, e la gioia si diffonde per l'anima sua[12].

Non sa piú contenersi: abbandona il nascondiglio dei frascati, e corre

alla fanciulla, e le giura inviolabile amore[13]. È dubbiosa Sacontala

e quasi non crede. Ed egli:--O di tutte le cose tu la piú cara al cuor

mio, tu che con lo splendore nereggiante de' begli occhi mi fai

estatico, deh! parla piú mite... M'uccidono le tue parole. In mezzo

alle delizie ed alle molte femmine del mio palazzo, due soli saranno

gli oggetti [p.156] delle cure mie: la terra cinta dal mare sulla

quale io impero, e Sacontala, l'amica mia.--

Dopo i giuramenti del re, le ancelle, mendicate alcune scuse,

destramente si ritirano e lasciano libertá agli amanti. La vergine.

trovandosi sola con un uomo, diventa timida oltre l'usato, china gli

occhi, accusa di tradimento le compagne, e vorrebbe partire anch'ella.

Dushmanta gentilmente le si oppone. Ed ella:--Lasciami, lasciami

andare, te ne scongiuro. Oh destino mio infelice!--Il re la lusinga

tuttavia, e la rattiene afferrandole la fimbria del mantello. Ed

ella:--Figlio di Puru, serba, deh! serba la tua ragione.--Qui ha luogo

una scena di galanterie, di sospiri, di oneste repulse, di desidèri,

d'astuzie amorose, ma decenti, ecc. ecc.; e tutto finisce con un bacio

che l'amante furtivamente stampa sulle labbra all'amata. Sopravviene

in quel mezzo Guatámi, la matrona guardiana di Sacontala. La

fanciulla, intimorita, prega l'amante a nascondersi. Egli obbedisce.

Il giorno cade. Guatámi persuade a Sacontala di ritirarsi alla

capanna; e la fanciulla, docile all'invito, tiene dietro ai passi

della matrona; ma il cuore le piange di doversi separare dall'amante.

L'atto ha termine con un soliloquio di Dushmanta, il quale, riandando

i momenti passati, si duole d'essere stato troppo timido, ed intanto

si pasce delle dolci memorie[14] che in lui destano il sasso su cui

sedeva Sacontala, i rami del _vetasas_ che formavano come una

pergola sul capo di lei, la foglia di ninfea ch'ella teneva nelle

mani, ecc. ecc. ecc.

ATTO IV

{Pianura innanzi alla capanna.}

{|Anusuya| e |Priyamvada| vanno cogliendo fiori.}

|Anusuya|. O Priyamvada! È vero, l'amica nostra è felice: s'è

maritata, è vero, secondo i riti de' _gandharvas_[15] ad uno

sposo pari a lei per dignitá e per meriti. Eppure il cuor mio non è

senza angustie per amore di Sacontala, e mi tormenta un dubbio...

[p.157]

|Priyamvada|. E che dubbio è il tuo, Anusuya?

|Anusuya|. Questa mattina, compiute le mistiche cerimonie, i

nostri eremiti pieni di gratitudine diedero commiato al re. Egli se

n'è ito alla capitale, ad Hastinápura[16], dove, circondato da cento

donne, ne' recessi del suo palazzo, chi sa se ancora serberá memoria

della leggiadra sua sposa?

|Priyamvada|. Datti pace: non temer nulla. Confida nell'onore

d'un uomo gentile ed educato alla sapienza...

Ma un altro timore suggerisce a Priyamvada:--Canna è tuttavia lontano:

nulla sa del matrimonio di Sacontala. Quando tornerá dal suo

pellegrinaggio, che dirá egli? L'approverá?--Pare ad entrambe che sí;

e continuano a raccogliere fiori per adornare i templi della dea delle

nozze.

Intanto l'iracondo Durvasas, uno degli uomini santi dell'India, a

cui la povera Sacontala, occupata da tutt'altri pensieri, trascurò

di far le dovute accoglienze, grida terribilmente:--E che? Tu non

rendi ossequio ad un ospite? Ebbene, ascolta la imprecazione mia.

Quegli a cui meditativa tu stai pensando, quegli a cui ora è rivolto

interamente il cuor tuo, quegli per cui trascuri una pura gemma di

divozione che ti cerca ospitalitá, quegli, sí, quegli, a guisa

d'uomo che, tornato sobrio, dimentica le parole pronunziate

nell'ubbriachezza, non si ricorderá piú di te, non ti riconoscerá

piú, allorché tornerai al suo cospetto.-

Anusuya corre per placare l'ira dell'uomo santo e gli si getta a'

piedi; ma né preghiere né lagrime lo muovono interamente a pietá. Però

risponde:--La parola mia è irrevocabile. Ma l'incantamento creato da

essa andrá disciolto affatto, allorquando lo sposo mirerá l'anello

posto da lui in dito alla sposa.--Dushmanta infatti, prima di partire,

aveva dato a Sacontala un anello con incisovi sopra il proprio nome.

Quindi le donne si consolano, perché veggono facile il modo di

distruggere l'incantamento. Sacontala, tutta assorta nelle idee

amorose, nulla sa [p.158] dell'imprecazione. E nulla gliene dicono le

compagne sue, per non atterrirla:--Sarebbe un versare acqua bollente

sui fiori della tenera _mallica_.--

L'incantamento dell'uomo santo comincia ad avere effetto. Dushmanta

non torna e non manda tampoco messaggi. Sacontala è nel dolore. Le

compagne di lei s'accorgono ch'ella è incinta. Canna è tornato. Con

che cuore manifestargli lo stato della pupilla sua?

Fortunatamente una voce del cielo ha avvertito Canna delle nozze di

Sacontala col re. I desidèri del savio eremita sono compiuti. Traendo

buon augurio dai segni d'un sacrificio, egli delibera d'inviare la

sposa allo sposo. Sacontala viene incoronata di fiori e sparsa di

profumi. Le ninfe silvestri le hanno preparati gli ornamenti nuziali.

Le ancelle apprestano le sontuose vesti a Sacontala; e, intanto che la

stanno abbellendo, piangono la vicina partenza di lei, che piange in

lor compagnia. Canna ordina il sacrificio solenne, e piange anch'egli,

e manda voti di felicitá e benedizioni sul capo della sua cara

Sacontala.

Piene di tenerezza sono tutte le parole dell'addio. Un coro invisibile

di ninfe prega felice il viaggio a Sacontala, cantando:--Sulla via

ch'ella sta per correre venga compagna di lei la prosperitá. Propizi

venticelli spargano intorno, per delizia di lei, la polve odorosa de'

piú bei fiori. Stagni di limpide acque, verdeggianti per le foglie

della ninfea, le apprestino frescura nel suo viaggio; e rami ombrosi

la difendano dai raggi infocati del sole.--

|Sacontala|. M'è dolce il pensiero di dover rivedere lo sposo

mio; sí, m'è dolce... Eppure il piede mi vacilla nell'abbandonare

questo bosco, questo asilo della mia giovinezza.

|Priyamvada|. Oh! non sei giá mesta tu sola. Or che il momento

della tua andata è vicino, mira qui come ogni cosa è afflitta!

L'antelope non istá piú brucando intorno al mucchiarello d'erba

_cusa_. La paonessa non balla piú sul prato. Gli alberi del bosco

lasciano cader pallide sul terreno le loro foglie; non hanno piú

vigore, non hanno piú bellezza[17].

|Sacontala|. Padre mio venerando, contèntati ch'io parli a

questo _madhavi_, i di cui fiori rubicondi infiammano il bosco.

|Canna|. So, figliuola mia, quanto l'ami.

[p.159]

|Sacontala|, abbracciando il _madhavi_: O la piú radiosa

delle piante, ricevi l'amplesso mio e me lo rendi colle tue flessibili

braccia. Da questo dí innanzi, benché lontana, sarò pur tua sempre. O

padre, abbiti cara questa pianta; considerala come un'altra me stessa.

|Canna|. La tua amabilitá, o figliuola, ti ha procurato uno

sposo che ti somiglia. Questo evento fu lungamente il desiderio piú

vivo dell'anima mia. Ed ora che in me la sollecitudine per le tue

nozze è finita, avrò cara questa tua pianta prediletta e la mariterò

all'_amra_ che manda fragranze vicino ad essa. Va', figliuola

mia; pónti in viaggio.

|Sacontala|, accostandosi alle ancelle: Dolci amiche, questa

pianta di _madhavi_ sia un prezioso deposito nelle vostre mani.

|Anusuya e Priyamvada|. Ahi! ahi! E di noi chi avrá cura?

Piangono entrambe.

|Canna|. Sono superflue le lagrime, o Anusuya. La nostra

Sacontala ha bisogno d'essere rinvigorita dal nostro coraggio, e non

giá d'essere intenerita dai nostri lamenti.

|Sacontala|. Padre, allorché quella povera antelope, che or

cammina lenta lenta pel peso de' suoi portati, gli avrá partoriti,

mandami un messaggio cortese che me l'annunzi salva e vispa. Non

dimenticartelo, te ne scongiuro.

|Canna|. Carissima mia, sta' certa, nol dimenticherò.

|Sacontala| muove il passo, poi s'arresta. Chi m'afferra il

lembo della veste? Chi mi rattiene? Si volge e guarda.

|Canna|. È il tuo figlio adottivo; è il cavriuolo giovinetto,

quello la di cui bocca tu tante volte medicasti di tua mano col

salutifero olio dell'_ingudí_[18], quando gliel'avevano piagata

le cime acute dell'erba _cusa_; quello che tante volte fu

pasciuto da te con una manata di grani di _syamaka_. Vedilo: or

non vuole scostarsi dalle pedate della sua protettrice.

Opere, Volume Secondo : scritti critici e letterari · 第 12 / 20 段