«Non si può sperare nulla di bene nelle provincie che in questi

tempi si veggono corrotte, com'è l'Italia sopra tutte le altre; e

ancora la Francia e la Spagna di tale corruzione ritengono parte»,

ecc.--|Machiavello|, _Discorsi sopra Tito Livio_,

libro I, capo 55, e _passim, passim, passim_ su questo gusto.

Nell'ozio e ne' piacer noiosa immersa [l'Italia].

|Alfieri|, sonetto 143.

Dunque l'Italia è bagascia, vecchia, bevona, oziosa, senza occhi,

senza bontá, corrotta e fetente. Se tutte queste contumelie

fossero farina proprio del sacco degli autori a cui sono

attribuite, e non tradimenti stranieri, bella e bizzarra materia

di discorso avrebbe chi pigliasse a dimostrare che le vere glorie

d'Italia derivano da chi la sgrida, e ch'ella tanto piú onora i

suoi quanto piú liberamente le rinfacciano le vergogne di lei

(Nota di |Giacomo| fratello di |Grisostomo|).

[p.59]

III

ALLOCUZIONE

|Nei funerali del pittore Andrea Appiani celebrati nella chiesa

della Passione il giorno 10 di novembre 1817|

Questo cadavere intorno a cui ci raduna l'onor nazionale e

l'entusiasmo dell'ammirazione, questo cadavere era Andrea Appiani

pittore. Giá da quattro anni un fiero colpo d'apoplessia lo aveva

rapito alle arti ed all'incremento della gloria italiana; ma egli

vivea pur tuttavia. E la sua vita, quantunque infelice, era nondimeno

un carissimo conforto alla famiglia, una speranza pe' suoi amici. Un

secondo insulto dell'apoplessia ruppe tutte le nostre speranze, ed

egli non è piú. La chiarezza dell'ingegno, la dolcezza de' modi, le

virtú famigliari e cittadine, l'arte squisita, tutto insomma che piú

fa illustre su questa terra, tutto perdemmo in lui; e di lui non ci

resta che questo cadavere e la gloria del nome. La natura avea versato

in lui tutti quei doni de' quali era stata giá prodiga tanto verso

Raffaello. Ella avea voluto che Appiani ne fosse l'emulo; e Appiani

obbedí. L'alacritá con cui egli si diede agli studi piú profondi

dell'arte, l'amore infinito, ardentissimo del bello a cui educò la

propria anima, il sentimento della delicatezza ch'egli si procacciò

col culto delle maniere piú gentili, svilupparono ed accrebbero i doni

della natura. I tempi favorivano l'ingegno. Ed Appiani può dirsi per

eccellenza il pittore del secolo.

Ogni lode verrebbe meno a voler dire delle maravigliose opere di lui.

Ciascuno di noi sente nel fondo dell'anima ciò [p.60] ch'egli fu, e la

tristezza cambia l'inno di lode in un pianto. Ma questo pianto che

accompagna la sepoltura dell'uomo grande, questo pianto che fa onore a

chi lo versa, chi sa quando avrá fine? chi sa quando vedremo sorgere

un artista a riparare il danno che la morte fece ora alla pittura? Ben

è vero che di molte speranze abbonda la patria; ma avremo noi un altro

Appiani?

Ogni lusinga futura non basta a scemare l'amarezza del presente

dolore. Troppo abbiamo perduto, troppo! E per poter qui sostituire

lunghe parole alle lagrime, bisognerebbe non essere italiani, non

sentire profondamente la nostra sventura.

[p.61]

IV

DEL CRITERIO NE' DISCORSI

Mylord P..., ch'io conobbi questi di addietro in Milano, è veramente

uomo di garbo. La sua conversazione mi compensò alquanto della ruvida

ed insipida breviloquenza, di che alcuni suoi compatrioti avevano

qualche tempo innanzi premiata l'officiositá mia, per modo ch'eglino

soli pareva si tenessero per individui della specie umana. Superbia

per veritá ridicola.--Ma questa corda non fa al proposito; non

tocchiamola adesso.--Eppure mylord P..., con tutta la sua cordialitá,

non lasciò di versarmi anch'egli sull'anima una goccia d'amarezza. Non

è male che il pubblico ne sappia il come.

Erano le undici di sera; e mylord P... stava bevendo meco a

quattr'occhi una tazza di tè; e svagandosi d'argomento in argomento

cosí alla buona, parlava e diceva cose che mostravano in lui una

conoscenza squisita del mondo, una finezza singolare d'intendimento.

Di parola in parola si venne finalmente a quella cadenza, in cui una

volta almeno ogni dí vanno a sciogliersi i discorsi ed i pensieri

degli uomini tutti che non hanno vestito il sacco dell'anacoreta.

Cadenza carissima: perché, se tu non sei un brutale, ti sveglia in

capo un mondo d'idee tutte leggiadre e gentili; e quando hai rotto il

cuore dalla noia, te lo rinfresca di nuova vita.--Or dunque, poiché ci

siamo --diss'io,--che ve pare, mylord, delle nostre donne milanesi?

Non sono elle care creature?--

Mylord intende perfettamente l'italiano; ma nol parla troppo bene, ed

usa d'intarsiarvi talvolta vocaboli inglesi. E però sarebbe una

disperazione pe' grammatici s'io riportassi il dialogo tutto tutto tal

quale avvenne. Farò come meglio potrò.--Ebbene, che ve ne pare,

mylord?--Egli continuava a bere e taceva. La sua fisonomia

d'improvviso s'abbuiò, come se la [p.62] memoria di cosa disgustosa

gli attraversasse la mente. Tornai ad interrogarlo. Tacque ancora un

buon pezzo; poi ruppe il silenzio con un sorriso:--Eh! sí--mi

disse,--sí, belle davvero. --Ed eleganti--diss'io--e cortesi e piene

di bei modi.--

Mylord P... andava ripetendo le mie parole in segno d'approvazione; ma

non ci metteva nulla del suo: la voce non gli correva lesta sul

labbro. L'avresti detto uomo voglioso di lasciar morire il discorso.

Me ne seppe male, in coscienza mia. Davvero, ho in gran pregio le mie

concittadine, ed avrei avuto caro di sentirne dalla bocca di lui un

bel panegirico. Proseguii a dire nondimeno come in esse non è penuria

d'ingegno, come in generale l'educazione loro va ogni di piú

migliorando, come una delle lor doti principali è la giustezza del

criterio.--Ingegno, educazione--diceva mylord,--_pretty well_[1].

Criterio..., può anche essere; ma non me ne sono accorto.--

Il sangue mi si rimescolò. Gli occhi miei erano fissi bruscamente

negli occhi di mylord.--Fatemi un favore--gli dissi;--parlatemi

schietto. Voi di certo derivate da qualche accidente individuale un

giudizio che credete di dovere estendere all'universale. Su via,

lasciate ogni mistero.

--Siamo amici--rispose mylord;--non entriamo dunque in guai. Vi dirò

lealmente l'opinione mia; ma voi promettetemi in prima di voler

prestarmi orecchio pacato, e di non dare nelle smanie di un don

Chisciotte per amore delle vostre Dulcinee.--Glielo promisi, ed ecco

com'egli continuò:

--Non pretendo, no, di dare un giudizio assoluto sul criterio di tutto

il bel sesso milanese. Non sarebbe qui neppur cosa possibile. A

Parigi, se voi conoscete cinque o sei donne, parlo delle eleganti,

potete dire di conoscerle tutte; da che ivi, per riguardo alla

conversazione, sono modellate tutte presso a poco ad un modo. Un certo

spirito universale, che chiamano «bon ton», regola ivi il giudizio, le

maniere, i discorsi, le frasi di tutte nel conversare; sicché sentite

sempre la stessa armonia, e non v'è donna che stuoni. Qui parmi che la

faccenda sia tutt'altra. [p.63] Qui le donne vivono rade volte in

comune tra di esse. Quindi ogni mente femminina rimane tal qual è; e

non perde scabrositá né acquista liscezza per l'attrito con altre

menti sue consimili. Eppure siffatto attrito è la scuola migliore per

gl'intelletti; e le lezioni migliori derivano da' confronti, dalla

necessitá di emulare altrui, da quelle minute mortificazioni onde

cento individui raccolti insieme sono percossi dal trionfo di un

individuo. Ben è vero che ogni donna qui è circondata da molti uomini.

Ma gli uomini sono vaghi di un sorriso delle signore, e queste pagano

di un sorriso le adulazioni. E tra una mente adulata ed una mente

adulante non vi può essere attrito. Qui dunque ogni donna ha maniere

proprie, idee e discorsi propri. Le combinazioni intellettuali

dell'una non sono mai quelle dell'altra; e la espressione di tali

combinazioni non ha mai per norma un tipo universale. In ogni

palchetto del teatro trovi modificazioni diverse d'idee, e con esse un

frasario particolare. Sicché io sarei un bel pazzo se, per aver qui

vedute con frequenza otto o dieci signore tutt'al piú, mi dessi a

credere di potere far sentenza su tutte. Anzi vi dichiaro apertamente

che di tutte io, non potendo giudicar per me stesso, ne riporterò buon

concetto in Inghilterra, fidandomi al giudizio vostro. Non fatemi

dunque brutto viso se vi ripeto quel mio «non me ne sono accorto»; che

è quanto dire che, tra le otto o dieci donne da me udite parlare, il

caso non me n'ha fatta capitare una che desse indizio di _such a

great deal_[2] di criterio.

--Sta a vedere--diss'io tra me stesso--che mylord si butta nelle

sofisticherie!--E lo pregai che mi citasse dove, come ed in che avesse

scorto mancanza di criterio.

--Potrei--rispose--addurne assai prove; ma ve ne basti una sola. Non

manifesta forse difetto di criterio chi usa vocaboli de' quali non

intende il significato? Non è egli questo un tradir se stessi, un

esporsi alla derisione del savio? Ed ha criterio fino chi sbadatamente

si rende ridicolo?

[p.64]

--Ma, e quali sono--diss'io--questi vocaboli scialacquati a

sproposito?--Qui mylord me ne canticchiò una dozzina, indicandomi a un

per uno l'occasione in cui avevali uditi adoperare. In totale mylord

non era poi tanto su' cavilli. Ma io l'interruppi gridando:--Minuzie

minuzie!

--Minuzie?--diss'egli.--Minuzie per chi ci beve grosso. Il non sapere

una cosa può anche non far vergogna a nessuno; ma l'esserne proprio al

buio, e volerne ciarlar co' veggenti trinciando sentenze, è un

vituperio. Pigliamo a modo d'esempio i due vocaboli or piú comuni in

Milano, i due aggettivi «classico» e «romantico». Nessuna delle donne

da me frequentate sa che cosa voglia dire «classico», che cosa voglia

dire «romantico», nella nuova significazione data dai letterati a

quegli epiteti. Derivano essi, come sapete, da teorie filosofiche, che

per essere conosciute vogliono essere studiate; e quelle signore non

le hanno studiate mai. Né fin qui c'è di che biasimarle. Le donne

hanno a leggere a posta loro poesie e romanzi quanti vogliono; ed i

poeti hanno obbligo di far di tutto onde piacere colle opere loro alle

donne, e di tener conto del giudizio ch'esse ne dánno, poiché procede

netto netto dalle sensazioni, senza miscuglio di pedanterie

scolastiche. Ma i ragionamenti sull'arte, le speculazioni

letterario-psicologiche, le teorie astratte elle hanno a lasciarle a

chi è del mestiere. Come pretendono esse di intenderle bene, se

sovente neppure chi ha fatti gli studi analoghi a quelle teorie mostra

di averle intese? So che in Italia, com'anche in Inghilterra e da per

tutto, questo vizio di volerla far da dottori, senz'altra

suppellettile intellettuale che il _dictum de dicto_, è nell'ossa

e ne' midolli non solo de' zerbini ciancerelli ma talvolta ben anche

degli uomini d'aspetto grave; e che da essi le donne, delle quali io

parlo, n'hanno forse pigliato il contagio. _But this damnned

Plague_[3] è il testimonio del poco giudizio degli uni e del poco

criterio delle altre. Chi non sa il valore dei vocaboli «classico» e

«romantico» non se ne vergogni. Ma se ne sa il valore, non usi contro

di essi né applausi né [p.65] derisioni [4]. L'ignoranza del giudice è

la prima ragione dell'incompetenza di lui; e i decreti dello stolto

tirano addosso le beffe al decretante. Che se quelle signore da me

conosciute hanno _such a great deal_ di criterio, perché non

vanno caute ne' loro discorsi? perché non evitano d'avventurarsi in

regioni ignote? perché non si guardano dal ripetere tutto il santo di

parole delle quali non hanno in capo l'idee corrispondenti?--È la moda

che vuol cosí--mi diranno. Ma non chiamerò io giustamente questa lor

moda _a very nonsensical petulancy_?[5]. Ho udito una di esse

dolersi che la forma del suo ventaglio fosse piuttosto classica che

romantica. _All nonsense_! Un'altra chiedeva ad un suo amico se,

come romantico ch'egli era, le permettesse di adoperare nella sua

toeletta essenze odorose. _All nonsense_! Un'altra stava mirando

un bel paesetto del vostro Gozzi, e le pareva che fosse troppo

classico. _All nonsense_! La poveretta credeva forse che

«classico» servisse precisamente d'antitesi al nostro vecchio

aggettivo inglese «_romantic_», che ha significato tutto diverso

da quello attribuito al nuovo epiteto letterario d'oggidí, [p.66] e

che proprio è tutt'altra cosa, come sa chiunque appena si briga di

siffatte notizie.

Mi raccontava madama Y... certa avventura galante d'un gentiluomo suo

conoscente, e tratto tratto esclamava ch'era davvero un'avventura

romantica. _All nonsense_! Ho potuto accorgermi che madama Y...

voleva dire «romanzesca». Vedi guazzabuglio!

--Io sono romantica per la vita--gridava madama X...;--ed è per questo

che non amo molto le pitture dell'Appiani. Quelle sue figure

mitologiche mi sanno troppo del classico.--_All nonsense_! Madama

X... confonde insieme pittura e poesia. Le avrei dato volentieri a

leggere il _Laocoonte_ del Lessing; ma nella societá di lei non

ho scorto alcun uomo capace d'aiutarla a comprenderne le

dottrine.--Sono diventata romantica anch'io,--mi disse madama K... In

prova di che mi confidò che non leggeva ormai altro che i canti

d'Ossian. Le poesie dunque di Ossian, al dir di madama, sono

romantiche. Misericordia! _What a positive token of nonsense_! I

costumi dei caledoni sono forse quelli della civiltá nostra?

--Che importa mai--diceva un'altra--che il poeta sia romantico

piuttosto che classicista! Faccia pur com'egli vuole de' bei versi,

sappia guadagnarsi sempre la mia attenzione, metta interesse in tutto,

mi colpisca sul vivo; e basta. Che importano mai tante teorie? Il

bello è sempre bello.--_All nonsense_! Madama imita la solita

canzone dei fratelli pacieri; e stando cosí sulle generali, crede di

dir grandi cose, e non sa che lo star sulle generali e il dir niente è

tutt'uno. Il bello è sempre bello. Vedi bellissima novitá di sentenza!

Anche i cavoli sono sempre cavoli. Ma e per questo sará goffo chi

m'insegna in qual terra, sotto qual clima crescono piú rigogliosi, e

come seminarli, come coltivarli, come renderli piú saporiti? Dite a

madama che non le _Poetiche_, le quali trattano delle sole forme

esteriori, ma le meditazioni metafisico-letterarie, che analizzano

l'essenza intima della poesia e che indicano la linea di contatto tra

essa e le vicissitudini della vita umana, tendono giusto giusto a far

che nascano componimenti quali ella li [p.67] vorrebbe. Ma ditele

insieme ch'ella stia zitta, perché quelle meditazioni non sono né

cappellini né merletti né sciarpe.

--A dirvela schietta, tutto ciò che sente del romantico

m'infastidisce.--E pronunciata una tale protesta, madama Z... domandò

a un servo se la carrozza fosse pronta. Venne meco al teatro. Vi

recitavano il dramma l'_Agnese_. Madama s'intenerí, pianse, si

consolò, tornò ad intenerirsi e non distolse gli occhi mai dalla

scena.--Cielo, cielo!--esclamò madama Z...--quanto mi son cari questi

drammi sentimentali!--Le feci osservare che l'_Agnese_ è dramma

romantico e, quel che è peggio, d'indole orrida. Madama si degnò di

compatirmi come uomo di gusto poco squisito.--Se fosse romantico non

mi piacerebbe--disse madama Z... _All nonsense_!

--Sarei romantica anch'io--disse un'altra,--se l'onore italiano lo

comportasse. La terra nostra è terra classica, e noi dobbiamo rimaner

classici.--Confesso che le parole di costei riuscirono indovinelli per

me. Le nuove dottrine non muovono guerra al buono, di che abbondano i

libri de' poeti italiani; e l'onore dell'Italia nol veggo compromesso

in altro che nel modo frivolo con cui trattasi da taluni la questione

letteraria d'oggidí.--

Mylord P... non avrebbe cessato mai d'infilzare esempi di tal fatta,

s'io, stucco e ristucco, non gli avessi detto di finirla e ch'egli

andava cercando il pelo nell'uovo.

--Ah sí!--rispose--voi siete noiato; e questa noia vostra è appunto il

miglior trionfo per me. Confessate dunque che quel mio «non me ne sono

accorto» non era fuor di luogo.--

Io non diceva parola, né fiatava pure.--Amereste voi--gridò

mylord,--amereste voi che la prediletta del vostro cuore fosse una

delle _nonsensical creatures_ di cui v'ho parlato?

--No, mylord; no davvero; no, no, no. Ma non sono poi tutte cosí. Ve

ne mostrerei a centinaia, che fanno proprio la consolazione del savio.

Domani vi condurrò io a casa...

--Domattina sarò in viaggio per Londra--disse mylord;--intanto buona

notte.

|Grisostomo|.

[1] Cosí cosí.

[2] Tanta abbondanza.

[3] Ma questo maledetto contagio.

[4] L'estensore di questo articolo, mentre che si professa rispettoso

verso il sapere di chicchessia, reputa opportuno di giovarsi

dell'occasione presente per far nota la sua insistenza nel parere

manifestato da lui giá da qualche tempo, in altro scritto,

relativamente alla divisione della poesia in «romantica» e

«classica». Quella divisione gli parve e gli par tuttavia

utilissima sí alla teoria che alla pratica. Alla teoria, perché

serve a caratterizzare con due denominazioni generiche le

invenzioni poetiche ispirate dal cristianesimo e dalla

civilizzazione europea dopo l'invasione de' barbari,

distinguendole da quelle derivate dal paganesimo e dal complesso

de' costumi in Grecia ed in Roma; alla pratica, perché il

parallelo tra le due civilizzazioni tende a far risaltare sempre

piú evidentemente la pedantesca servilitá del classicismo nelle

opere moderne. E però l'estensore, non per tenerezza ch'egli porti

a' vocaboli, ma perché convinto della convenienza delle idee che

con que' segni s'è voluto indicare, rinnova qui il voto che

qualcuno s'incarichi della briga di trattarne _ex professo_

in un'opera italiana, raccogliendo ciò che di meglio ne hanno giá

ragionato i tedeschi ed i romantisti francesi, ed aggiungendovi

quelle ulteriori riflessioni, quegli schiarimenti, quelle

deduzioni e conseguenze che possono giovare all'intelligenza ed al

perfezionamento di un sistema di dottrine giá propagato in Europa,

sul quale si parla tuttavia e si continuerá certo a parlare dai

dotti.

I lettori discreti vorranno perdonare all'estensore d'averli

sviati in questa nota, forse di nessuna importanza per essi, ma

importantissima per lui, nella tanta discordia pubblica delle

opinioni.

[5] Lasciamo che altri interpreti queste parole di significato

alquanto amaro.

[p.68][p.69]

V

|Scortesie maschili al teatro della Scala|

Abbiamo ricevuta la lettera seguente, alla quale l'urbanitá vorrebbe

che si facesse una risposta.

Signor _Conciliatore_,--Sono un viaggiatore, e corro l'Europa con

intenzione di scrivere il mio viaggio. Ma questo debb'essere un libro

d'una natura tutta nuova. Non parlerò che di costumi, scegliendo i

meno osservati prima d'ora, in apparenza i meno importanti. Né tanto

noterò i costumi quanto le ragioni di essi, investigandole con

accuratezza.

Per lo piú i viaggiatori prima di visitare un popolo si formano di

esso un'idea, e se la mettono a cavallo dell'intelletto. Poi corrono

le poste e, come a traverso d'un par d'occhiali verdi, mirano ogni

cosa a traverso di quella loro idea; e senza por mente a' fatti che

talvolta congiurano a smentirla, se la riportano vergine a casa.

Alcuni anni fa un amico mio parti di Parigi per visitare la Spagna.

S'era fitto in mente che in Ispagna i mariti fossero tutti Otelli. Era

giovine, bello, gentile, tale insomma da esser l'odio d'ogni sposo. A

Madrid, a Cadice, a Valladolid e da per tutto ebbe accoglienze ed

ospitalitá dalle donne; e da per tutto colla propria _hermosura_

sconfisse _hidalgamente_ l'altrui _castitad_, e non incontrò

mai né veleni né coltelli né spade né visi arcigni. Tornò a Parigi, e

scrisse e stampò che in Ispagna la gelosia de' mariti è feroce e

sempre in agguato.

Non farò cosí io. Tornato in Francia, io, per esempio, non dirò che in

Italia sieno frequentissimi gli assassinii e tenuissimo l'orrore che

vi destano; perché, ad onta ch'io pur lo credessi un tempo, ho veduto

che ciò non è vero. A me piace esaminare, [p.70] interrogare e ripeter

l'esame; e non iscrivo sillaba se prima non ho soddisfatta per ogni

verso la coscienza mia.

Ora questi miei scrupoli m'obbligano a ricorrere al

_Conciliatore_ per la spiegazione d'un fenomeno, cercata da me

invano ad altre persone. È un'inezia; eppure non v'è uomo qui che si

compiaccia di ragguagliarmene, e tutti, né so perché, me ne fanno un

mistero.

Fui al teatro della Scala la prima sera d'uno spettacolo. La folla era

immensa, e frammezzo alla folla ondeggiava tratto tratto qualche bella

piuma, qualche bel fiore. Erano cittadine gentili che venivano a

rallegrare della loro presenza la mascolina monotonia della platea.

Pareva che dolcemente s'industriassero di spingersi innanzi; ma

nessuno degli uomini, fra cui elle venivano, secondava quell'industria

col ceder loro il passo. Ciascuno stava fermo sulla sua base, salvo

che urtato riurtava. Arrossivano le poverette; e raccomandata la

destra al braccio de' loro serventi, si lasciavano trascinare oltre.

Giunte alle sedie, le vedevano occupate tutte. Gli uomini sedenti si

rivolgevano a fissar gli occhi in volto a quelle gentili ed a

squadrarle da capo a piedi senza misericordia. Ma nessuno si alzava ad

offrir loro la propria scranna. Di fila in fila scorreva l'occhio de'

serventi in traccia (credeva io) d'un asilo, e non v'era modo di

rinvenirlo. A destra, a sinistra, a capo d'ogni fila le poverette

ristavansi, implorando (credeva io) un riposo. Ma nessuno, nessuno de'

sedenti si alzava per offrire ad esse la propria scranna. Lo

spettacolo era giá incominciato, e nella platea del teatro di Milano

v'erano donne in piedi ed uomini sdraiati su' canapé. Non seppi piú

che mi pensare. Aspettai un'altra sera in cui vi avesse gran concorso

al teatro: vidi lo stesso fenomeno. E lo rividi senza mutamento alcuno

per ben sette sere.--So per cento altre prove--diss'io allora nel cuor

mio--che i milanesi sono educati a maniere eleganti e cortesi: bisogna

dunque credere che il posto d'onore qui in Milano sia lo stare in

piedi, e che la muta espressione della gentilezza consista nel non

lasciar né via né spazio a persona veruna, bensí nel contenderglielo e

far che t'abbia a urtare in passando. Tant'è, ciò che in Francia

sarebbe uno sgarbo villano, qui forse è cortesia fiorita. Ecco come la

buona creanza, cambiando clima, cambia i suoi riti esteriori.--

Ma, a dir vero, mi restano alcuni dubbi ancora sulla spiegazione di

questo fenomeno morale. Prima di registrarla nel mio itinerario,

vorrei sentire il parere di un uomo pratico de' costumi milanesi.

[p.71] E per questo mi rivolgo a voi, signor _Conciliatore_,

pregandovi d'essermi cortese d'una risposta che mi metta chiarezza

nell'intelletto e tranquillitá nella coscienza. Ve ne sarò gratissimo.

Milano, il 16 settembre 1818.

Vostro umilissimo servitore I. |D'Andely|.

Per quanto si sia andato pensando di trovar modo che la risposta da

mandarsi al signor d'Andely soddisfacesse pienamente alla domanda di

lui, ed al desiderio altresí che noi abbiamo di mantenere intatta a'

nostri concittadini la fama ch'eglino hanno di educati a maniere

eleganti e cortesi, non ci riuscí mai di scrivere due righe che

valessero un centesimo. E però preghiamo i lettori di volerci questa

volta aiutare col suggerirci un mezzo termine che ci cavi decentemente

d'imbroglio. Confessare una scortesia de' nostri concittadini verso il

bel sesso, non conviene. Lasciare senza risposta il signor d'Andely,

non è decente. Tradir la veritá, non è onesto. Dunque?... Dunque chi

manderá all'ufficio del _Conciliatore_ la miglior lettera, che,

salvando tutte le convenienze, possa servir di risposta a quella del

signor d'Andely, non andrá senza premio, perché vedrá il proprio nome

registrato onorevolmente nella biografia universale de' piú esperti

scrittori di note diplomatiche.

|Grisostomo|.

[p.72][p.73]

VI

|Sulla «Storia della poesia e dell'eloquenza» del

Bouterweck[1]|

I

Fra le molte opere filosofiche e letterarie del signor Federigo

Bouterweck[2] non ci pare la meno importante questa che annunziamo.

L'autore ne mandò alle stampe il primo volume l'anno 1801, e cosí via

via gli altri fino al decimo, che uscí in luce lo scorso anno e che ce

ne promette per lo meno un altro ancora.

Opere, Volume Secondo : scritti critici e letterari · 第 5 / 20 段