La donna nelle opere sociali.
Colla rinnovata coscienza sociale, nei circoli femminili venne espresso
il voto che anche la donna dovesse dedicare almeno un anno della sua
vita alla patria e questo voto fu espresso e approvato nel Congresso
femminile del 1914 a Roma.
La donna che esercita una professione, che copre un impiego, quella
che lavora nei laboratori o nelle officine, è soggetta già ad una
disciplina e raddoppiando la sua operosità e la sua energia, potrà nei
momenti difficili, essere utile alla società senza bisogno d'istruzione
o di esercizio.
Le signore invece che passano la vita fra gli agi e le distrazioni
mondane, si trovano accasciate ed avvilite, quando una sciagura
finanziaria colpisce la loro famiglia o una calamità come la guerra,
il terremoto o un'altra crisi fatale colpisce il paese, e soffrono
doppiamente di non poter recare alcun aiuto efficace, perchè non hanno
a tempo imparato a trar partito dalle loro energie. Sono ben fortunate
quelle che in cambio della loro opera possono aprire la borsa per
sanare tante sciagure, ma più ancora quelle che in tutti i modi si
prestano per uno scopo così santo, come quello di mitigare le sventure
che colpiscono il proprio paese.
Un indizio del bisogno che la donna prova di occuparsi utilmente e
del disagio che soffre restando in ozio, è l'entusiasmo con cui una
quantità di signore e signorine frequentano i corsi d'istruzione della
Croce Rossa, e poi si offrono come infermiere ai primi sentori di
guerra. Quella di assistere i feriti fu fino ad ora la sola funzione
permessa e accettata dalla società, favorita dall'indole generosa della
donna, quando si tratta di soccorrere i sofferenti e di servire in
questo modo il proprio paese.
Ma il male è che non tutte le donne hanno la vocazione di essere
infermiere e non basta qualche mese di lezioni date tranquillamente
in tempo di pace per renderle atte ad adoperarsi utilmente sui campi
di battaglia, fra i disagi e le privazioni d'ogni genere, e passar la
giornata negli ospedali assistendo a scene di dolore.
Approvo le scuole per infermiere; esse dovrebbero essere il complemento
dell'educazione di tutte le ragazze; nella propria famiglia, fra le
persone che ne circondano, avviene spesso la necessità di un pronto
soccorso. Saper fasciar bene un braccio malato, disinfettare una
ferita, fare un'iniezione o un massaggio con conoscenza di causa, può
essere un vero beneficio; ma non tutte le donne possono sopportare le
fatiche della guerra, nè lo spettacolo della carneficina delle moderne
battaglie. Se è bello lo slancio che le spinge ad arruolarsi fra le
schiere della Croce Rossa, ed ammirevole la volontà di agire mentre
i compagni combattono per il proprio paese, non dovrebbero presumere
troppo dalle loro forze per non prepararsi a qualche disinganno.
Quante, in cambio di poche che uniscono la forza fisica alla forza
morale, si sentono mancare il coraggio di fronte alla crudele realtà e
s'accorgono di essere, invece che un aiuto efficace, persone inutili e
causa d'imbarazzo.
Ne diè prova la campagna di Libia: di fronte ad alcune donne veramente
abili ed utili, ce ne furono molte le quali servirono d'impaccio,
mentre forse in altri riparti avrebbero potuto adoperarsi utilmente.
Le donne tedesche ed inglesi, educate ad una disciplina più pratica
e positiva, durante la guerra si rendono utili nel supplire i mariti,
fratelli e figli, negli uffici, nelle banche, nei commerci e in tutti i
rami delle amministrazioni cittadine.
Le francesi, prive della seria preparazione delle tedesche, suppliscono
coll'entusiasmo e col sentimento, lavorano giorno e notte a fare
indumenti pei soldati, visitano gli ospedali come consolatrici,
portando fiori e leccornie ai feriti, si interessano della loro sorte,
mandano notizie alle loro famiglie e li consolano trattandoli come
fratelli.
Nel Belgio, spronate dalla necessità del momento, le donne trovarono
energie sorprendenti e fecero atti di eroismo, di coraggio e di
abnegazione. L'esempio di quella signora che s'improvvisò sindaco e
tenne testa al nemico salvando dal saccheggio e difendendo la sua
città abbandonata dalle autorità cittadine passerà nella storia;
pure in opere più umili si adoperarono le donne belghe, come cucire e
lavare la biancheria e gl'indumenti dei soldati, preparare le vivande
e procurare, anche facendo i servigi più umili, che per la loro opera
fosse diminuita la sciagura piombata sulla loro terra.
Affinchè le forze femminili possano esser adoperate utilmente,
devono esser disciplinate: perciò troverei utile che l'idea lanciata
in un impeto generoso in tempo di guerra, potesse venir coltivata
e realizzata in tempo di pace, e il governo ci mettesse un po' di
volontà nell'adoperarsi ad utilizzare tante energie che vanno ora
perdute; così la donna con voce più alta, potrebbe reclamare i propri
diritti quando avesse come l'altra metà del genere umano il dovere
di servire la patria. È appunto dall'età di diciotto a vent'anni,
che terminati gli studi, e non ancora formata una nuova famiglia, la
donna dovrebb'essere obbligata ad adoperarsi in qualche opera sociale
destinata dalle autorità superiori, secondo le diverse attitudini, il
grado d'istruzione e la forza fisica.
Quando il lavoro sociale della donna venisse organizzato, le
lavoratrici si dividerebbero per squadre secondo la loro indole e
la loro istruzione, e così oltre a quelle adibite negli ospedali
come assistenti, altre potrebbero essere ammesse nelle pubbliche
amministrazioni, altre nelle scuole a curare l'educazione della
prima età; quando si fossero per qualche tempo assoggettate ad una
disciplina, rinunciando a seguire la propria volontà, abituate ad un
orario di lavoro, troverebbero il loro profitto in questa rinuncia di
sè a beneficio del proprio paese, e nel caso di bisogno, si potrebbe
calcolare sopra una schiera di signore agguerrite e capaci di poter
supplire nelle aziende commerciali, negl'impieghi i richiamati pel
servizio militare, e in questo modo tener il posto ai mariti e ai
fratelli, e così esser utili oltre che al proprio paese anche alla
famiglia.
L'entusiasmo con cui tutte le donne vogliono fare le infermiere, è
generato da una idea assurda o esagerata. Di fronte ad alcune che hanno
a quest'ufficio una vera inclinazione, ve ne sono altre che mancano
delle qualità richieste; e dopo aver frequentato lezioni ed ambulanze,
vedono rifiutata la loro opera, come è avvenuto in Germania, dove su
trenta allieve delle scuole di assistenza ne accettarono soltanto sei,
rifiutando le altre che invece d'aiuto sarebbero state d'imbarazzo; ma
si vuol seguire la moda e vi si mette un pizzico di vanità. Poi molte
ragazze pensano a qualche romanzetto provocato dalla riconoscenza
dei giovani curati colle loro manine, e in ogni modo trovano una
certa attrazione nell'indossare per qualche tempo il vestito bianco
coll'emblema della Croce Rossa; ma è ben altra cosa quando devono
passar le notti al capezzale degli infermi, quando vedono morire fra
gli spasimi tanta balda gioventù, e sono obbligate a curare piaghe
spaventose senza pensare più a sè stesse. A ciò, per molto tempo,
non tutte possono resistere, e devono rinunciare ad un'opera a cui si
erano accinte con tanto entusiasmo. Ma appunto perchè non si possono
improvvisare impiegate, maestre, professioniste, e difficile riesce
fabbricarle al momento del bisogno, e perchè trascinati dal rapido
svolgersi degli avvenimenti, manca spesso la calma per organizzare
i servizi, e le necessità del momento tolgono la visione giusta
delle cose; tutte le donne dovrebbero essere iscritte e divise per
professioni, provate e pronte per essere chiamate al momento opportuno.
Per iniziativa di alcune istituzioni femminili s'istruiscono donne
volonterose in opere sociali diverse, ma se la cosa non partirà dal
governo, si avranno organizzazioni incomplete che difficilmente alla
prova potranno riuscire di grande utilità, e solo si potrà ottenere
qualche aiuto efficace da quelle donne che per il loro ufficio, e pei
loro studi, sono state sottomesse ad una disciplina che ora invano si
trova fra le mura domestiche, dove alla severità dei tempi passati
è subentrata la debolezza; dove i figliuoli troppo accarezzati e
contentati nei loro capricci, vogliono comandare e fare la loro
volontà, e più non si sottomettono al volere di quelli che hanno più
esperienza e per gli anni e per il senno.
In Inghilterra, paese forte e positivo, si forma un reggimento di donne
volontarie, che chiedono di combattere a fianco dei loro fratelli,
e se non saranno mandate sul fronte di battaglia, sperano almeno di
poter seguire l'esercito come telegrafiste, telefoniste, messaggere,
esploratrici, automobiliste, oppure scortare i convogli di viveri
e difenderli dagli assalti nemici. Molto si può attendere da quella
schiera eroica di suffragette che soffrivano anche i tormenti della
prigionia e della fame per l'idea delle rivendicazioni femminili; e se
esse aiuteranno efficacemente la patria, potranno ottenere molto più,
mostrandosi coraggiose e intrepide all'opera di servire il proprio
paese, che portandovi la rivoluzione e lo scompiglio.
Come vedrete nel prossimo capitolo, le nostre donne ai primi sentori
di guerra hanno risposto con uno slancio ammirabile e si son messe
all'opera volonterose senza essere state arrolate. Hanno fatto un
miracolo, ma visto che i miracoli non avvengono tutti i giorni vorrei
che in avvenire la donna italiana si preparasse al lavoro seriamente,
che potesse organizzarsi ordinatamente e fosse pronta a correre
volonterosa alla prima chiamata; sicchè la sua operosità non sia dovuta
all'entusiasmo di un'ora tragica, ma sia perseverante anche nel tempo
di calma tranquilla; che non parta dall'ambizione di mettersi in mostra
e far parlare di sè, ma da un sentimento profondo di voler sacrificarsi
per la patria, e fare prima di tutto il proprio dovere.