La donna nella beneficenza e le associazioni femminili.
Il campo della beneficenza è sempre stato aperto alla donna perchè,
spinta dal sentimento materno che racchiude nell'anima, nessuno meglio
di lei sa proteggere, consolare e sollevare le miserie che affliggono
l'umanità.
Però col progresso dei tempi la beneficenza è divenuta nella vita
sociale una funzione molto diversa da quello ch'era in passato.
Una volta era l'impulso individuale quello che regolava il principio
della carità; era il tempo in cui, nei castelli, nelle case, nelle
ville, si vedevano le signore caritatevoli, in certi giorni assegnati,
dare l'obolo ai mendicanti che venivano a chiedere alle loro porte, e
questo era occasione di parata e vanità per chi dava, e avvilimento per
chi riceveva.
Ora tutto è mutato; il sentimento della dignità umana, il miglioramento
generale della società, ci spinge a studiare i bisogni e i rimedi
che possono diminuire i mali inevitabili della vita. È un vasto campo
aperto all'operosità della donna che non ha bisogno di guadagnarsi il
pane quotidiano; è un lavoro molto più difficile e importante di quello
di dare un soldo al mendico, e il quale richiede molto altruismo. Per
riuscire ad essere utili ed efficaci occorre intelligenza, costanza,
abnegazione e più di tutto aver studiato profondamente i problemi
sociali: prevenire i mali invece di reprimerli, avvicinare il popolo
per conoscerne i bisogni e aiutarlo col consiglio e coll'esperienza,
proteggere le madri ignoranti, procurare che l'infanzia cresca
in ambienti sani e siano seguite le regole dell'igiene, vedere di
diminuire le malattie procurando di evitarne le cause, incoraggiare
lo studio, inspirare l'amore al lavoro, disciplinarlo, insegnare la
previdenza, in modo di fare il possibile di preparare una generazione
forte, sana, agguerrita per le lotte dell'esistenza affinchè tutti i
naufraghi della vita possano trovare aiuto e assistenza nelle opere
sociali.
È un'opera improba che nessuna persona per quanto energica e
intelligente potrebbe assumere da sola, senza l'aiuto d'una schiera di
compagne di buona volontà per riuscire nell'intento pietoso.
Come la questione economica ha spinto le ragazze borghesi a darsi ad
una professione, a cercare un impiego, così il bisogno di aiutarsi a
vicenda ha fatto sorgere una quantità di associazioni femminili che
moltiplicando le energie, possono portare un largo contributo alla
causa femminile e a quella dell'umanità.
Malgrado i pregiudizî che inceppano l'espansione dell'operosità
femminile e gli ostacoli che la donna trova ad ogni sua iniziativa,
sorse come per incanto una fioritura di associazioni femminili nelle
quali si studia, si discute dei problemi sociali, si procura di
migliorare la condizione della donna, di elevarla, e si lotta per il
suo benessere.
Prima furono le operaie che si riunirono per il loro interesse, e pare
fino incredibile come riescano a far valere i loro diritti e sappiano
parlare in modo convincente. Altre associazioni forti e potenti si
adoprano per il benessere della donna delle classi povere, fra le
quali è degna di menzione l'Unione Femminile che sorse a Milano e creò
ramificazioni in tutta Italia, le quali come benefici ruscelli portano
refrigerio a molte miserie, aiuto ai più deboli. La Federazione delle
attività femminili che parte da Roma e anch'essa si dirama in tutto il
paese, è in rapporti colle associazioni estere, unisce ogni cinque anni
a congresso tutte le donne del mondo che così imparano a conoscersi,
ad apprezzarsi, e si trovano riunite in un vincolo di fratellanza
scambiando le loro idee e le loro aspirazioni.
Poi, l'Associazione per ottenere il suffragio femminile, che dovrebbe
riunire tutte le donne del mondo in una causa tanto giusta che
migliorerebbe non solo le condizioni della donna ma del mondo intero.
Non parliamo delle associazioni minori dove per intenti speciali i
gruppi si riuniscono e si aiutano. A Milano c'è pure un associazione
femminile per l'arte. A Milano, Firenze, Roma vi sono circoli di
ritrovo per scopi sociali, artistici, intellettuali. Non parliamo dei
comitati di beneficenza, dove la donna ha una parte importante; nessuno
meglio di lei sa organizzare feste e raccogliere danari per i poveri,
però vorrei che non soltanto questa fosse la sua missione. Sta bene
raccogliere quattrini, ma poi vorrei fosse capace di amministrarli e
distribuirli con giustizia e in modo che fossero un vero aiuto ai più
bisognosi. È certo meraviglioso vedere la donna non abituata a lasciare
le pareti domestiche tutto ad un tratto frequentare le associazioni,
parlare in pubblico e trovarvisi a suo agio; ha ancora molto cammino
da fare per allenarsi e comprendere il valore del tempo, intanto dovrà
lasciare il difetto di non essere precisa alle sedute e di dimenticare
l'argomento principale della riunione divagando in chiacchiere
inutili; poi deve lasciar da parte la vanità e non accettare cariche e
responsabilità se non si sente di potervi apportare quell'operosità e
capacità richieste dallo scopo per cui si è formata la società. Come
non è bello disinteressarsene e lasciar fare alle compagne: perchè
l'edificio sia solido e duraturo tutte devono portare la propria opera;
non basta l'ingegno e l'iniziativa per far prosperare un'impresa, ma
è il lavoro costante, assiduo di tutti i membri, l'opera di piccole
forze unite e concordi quella che fa prosperare e progredire un'opera
sociale.
Col progresso dei tempi certo persuase dall'esperienza che l'unione
fa la forza, le associazioni femminili si moltiplicheranno e andranno
perfezionandosi, spargendo intorno la loro opera benefica.