XV.

La donna nella beneficenza e le associazioni femminili.

Il campo della beneficenza è sempre stato aperto alla donna perchè,

spinta dal sentimento materno che racchiude nell'anima, nessuno meglio

di lei sa proteggere, consolare e sollevare le miserie che affliggono

l'umanità.

Però col progresso dei tempi la beneficenza è divenuta nella vita

sociale una funzione molto diversa da quello ch'era in passato.

Una volta era l'impulso individuale quello che regolava il principio

della carità; era il tempo in cui, nei castelli, nelle case, nelle

ville, si vedevano le signore caritatevoli, in certi giorni assegnati,

dare l'obolo ai mendicanti che venivano a chiedere alle loro porte, e

questo era occasione di parata e vanità per chi dava, e avvilimento per

chi riceveva.

Ora tutto è mutato; il sentimento della dignità umana, il miglioramento

generale della società, ci spinge a studiare i bisogni e i rimedi

che possono diminuire i mali inevitabili della vita. È un vasto campo

aperto all'operosità della donna che non ha bisogno di guadagnarsi il

pane quotidiano; è un lavoro molto più difficile e importante di quello

di dare un soldo al mendico, e il quale richiede molto altruismo. Per

riuscire ad essere utili ed efficaci occorre intelligenza, costanza,

abnegazione e più di tutto aver studiato profondamente i problemi

sociali: prevenire i mali invece di reprimerli, avvicinare il popolo

per conoscerne i bisogni e aiutarlo col consiglio e coll'esperienza,

proteggere le madri ignoranti, procurare che l'infanzia cresca

in ambienti sani e siano seguite le regole dell'igiene, vedere di

diminuire le malattie procurando di evitarne le cause, incoraggiare

lo studio, inspirare l'amore al lavoro, disciplinarlo, insegnare la

previdenza, in modo di fare il possibile di preparare una generazione

forte, sana, agguerrita per le lotte dell'esistenza affinchè tutti i

naufraghi della vita possano trovare aiuto e assistenza nelle opere

sociali.

È un'opera improba che nessuna persona per quanto energica e

intelligente potrebbe assumere da sola, senza l'aiuto d'una schiera di

compagne di buona volontà per riuscire nell'intento pietoso.

Come la questione economica ha spinto le ragazze borghesi a darsi ad

una professione, a cercare un impiego, così il bisogno di aiutarsi a

vicenda ha fatto sorgere una quantità di associazioni femminili che

moltiplicando le energie, possono portare un largo contributo alla

causa femminile e a quella dell'umanità.

Malgrado i pregiudizî che inceppano l'espansione dell'operosità

femminile e gli ostacoli che la donna trova ad ogni sua iniziativa,

sorse come per incanto una fioritura di associazioni femminili nelle

quali si studia, si discute dei problemi sociali, si procura di

migliorare la condizione della donna, di elevarla, e si lotta per il

suo benessere.

Prima furono le operaie che si riunirono per il loro interesse, e pare

fino incredibile come riescano a far valere i loro diritti e sappiano

parlare in modo convincente. Altre associazioni forti e potenti si

adoprano per il benessere della donna delle classi povere, fra le

quali è degna di menzione l'Unione Femminile che sorse a Milano e creò

ramificazioni in tutta Italia, le quali come benefici ruscelli portano

refrigerio a molte miserie, aiuto ai più deboli. La Federazione delle

attività femminili che parte da Roma e anch'essa si dirama in tutto il

paese, è in rapporti colle associazioni estere, unisce ogni cinque anni

a congresso tutte le donne del mondo che così imparano a conoscersi,

ad apprezzarsi, e si trovano riunite in un vincolo di fratellanza

scambiando le loro idee e le loro aspirazioni.

Poi, l'Associazione per ottenere il suffragio femminile, che dovrebbe

riunire tutte le donne del mondo in una causa tanto giusta che

migliorerebbe non solo le condizioni della donna ma del mondo intero.

Non parliamo delle associazioni minori dove per intenti speciali i

gruppi si riuniscono e si aiutano. A Milano c'è pure un associazione

femminile per l'arte. A Milano, Firenze, Roma vi sono circoli di

ritrovo per scopi sociali, artistici, intellettuali. Non parliamo dei

comitati di beneficenza, dove la donna ha una parte importante; nessuno

meglio di lei sa organizzare feste e raccogliere danari per i poveri,

però vorrei che non soltanto questa fosse la sua missione. Sta bene

raccogliere quattrini, ma poi vorrei fosse capace di amministrarli e

distribuirli con giustizia e in modo che fossero un vero aiuto ai più

bisognosi. È certo meraviglioso vedere la donna non abituata a lasciare

le pareti domestiche tutto ad un tratto frequentare le associazioni,

parlare in pubblico e trovarvisi a suo agio; ha ancora molto cammino

da fare per allenarsi e comprendere il valore del tempo, intanto dovrà

lasciare il difetto di non essere precisa alle sedute e di dimenticare

l'argomento principale della riunione divagando in chiacchiere

inutili; poi deve lasciar da parte la vanità e non accettare cariche e

responsabilità se non si sente di potervi apportare quell'operosità e

capacità richieste dallo scopo per cui si è formata la società. Come

non è bello disinteressarsene e lasciar fare alle compagne: perchè

l'edificio sia solido e duraturo tutte devono portare la propria opera;

non basta l'ingegno e l'iniziativa per far prosperare un'impresa, ma

è il lavoro costante, assiduo di tutti i membri, l'opera di piccole

forze unite e concordi quella che fa prosperare e progredire un'opera

sociale.

Col progresso dei tempi certo persuase dall'esperienza che l'unione

fa la forza, le associazioni femminili si moltiplicheranno e andranno

perfezionandosi, spargendo intorno la loro opera benefica.

Le donne che lavorano · 第 19 / 28 题