Il lavoro della donna durante la guerra.
La guerra in mezzo a tutti i suoi orrori ha fatto il miracolo di
rivelare a noi e al mondo la nostra forza e il nostro valore.
Se con meraviglioso ardimento i nostri giovani si slanciarono
all'assalto di posizioni giudicate imprendibili e riuscirono a
conquistarle; se pronti alla chiamata lasciarono la famiglia, il
lavoro, gli agi della vita per correre dove il dovere e l'amore della
patria li chiamava; la donna non si mostrò meno coraggiosa del suo
compagno e appena scoppiata la guerra, facendo uno sforzo sovrumano per
trattenere le lagrime vedendo partire gli sposi, i figli, i fratelli,
per non rendere loro più crudele il momento del distacco, invece di
accasciarsi nel suo dolore, di attendere ansiosa nell'ozio le notizie
dei suoi cari che combattevano e dai quali non poteva staccare il
pensiero, raccolse tutte le energie e cercò nell'ardore d'un lavoro
nuovo e faticoso di assopire i palpiti del suo cuore ferito.
E si vide un miracolo nuovo svolgersi sulle terre italiane, un
esercito non abituato al lavoro far prodigi di forza e di operosità.
Le fortunate che in tempo di pace avevano frequentato la scuola delle
infermiere trovarono subito il modo di esercitare la loro opera e si
prestarono subito ad adoperarsi a sollievo dei feriti che arrivavano
dal fronte, alzandosi all'alba per assisterli, passando le notti al
capezzale di quelli che soffrivano maggiormente, sempre instancabili
per lenire le sofferenze dei valorosi. Esse però erano compensate
del loro sacrificio sentendosi quasi vicine alla guerra, vivendola
nei discorsi dei soldati, trovando lievi le proprie fatiche nel
confrontarle colle sofferenze di cui parlavano i feriti e gli ammalati;
e raddoppiavano le cure e l'amore per recar loro sollievo e compensarli
dei disagi passati.
Non parlo delle donne che supplirono i mariti, fratelli e figli nelle
aziende commerciali, negli impieghi, e si assunsero responsabilità e
lavori resi più difficili dall'inesperienza. Altre crearono laboratori
e maestranze per dar lavoro alle operaie disoccupate e alle mogli
dei richiamati e mostrarono delle altitudini che esse stesse si
meravigliarono di possedere.
E il meraviglioso ufficio di notizie dove trovarono occupazione una
quantità di signore e signorine! La loro opera non fu meno utile
di quella delle infermiere, perchè se queste cercavano di sanare le
piaghe fatte dal ferro nemico, quelle colle loro indagini, colla loro
premura e il lavoro assiduo davano la speranza, il conforto alle madri,
alle spose che chiedevano notizie dei loro cari di cui non sapevano
nulla, soltanto che si trovavano in grande pericolo; ed assillate ed
affrante dal dubbio e dall'incertezza imploravano di saper qualche
cosa sulla sorte dei cari assenti, anche se le notizie dovessero essere
sfavorevoli, tutta la verità chiedevano fuorchè l'ansia dell'ignoto.
Tutte, tutte le donne vollero adoperarsi per lenire le sofferenze
della guerra, una schiera di vispe fanciulle lasciarono i giochi
spensierati e divennero vere mamme e sorelle pei bimbi dei richiamati
e li custodirono tulio il giorno occupandosene con amore affinchè le
mamme potessero accudire ai loro lavori; le studentesse nelle ore
libere si dedicarono a fabbricare gli scaldaranci, ed escogitarono
ogni mezzo per raccogliere quattrini per varie opere sociali, e
tutte le donne, giovani, vecchie e bambine, quelle che non potevano
resistere alle fatiche, le impiegate le infermiere lavoravano la lana
per mandare caldi indumenti fra le nevi ai combattenti e davano una
smentita a quelli che affermano le donne moderne incapaci di far la
calza; e montagne di calze, passamontagne, guanti, sciarpe, corpetti
vennero mandati al fronte. Si lavorava la lana nelle case, nelle
riunioni, negli uffici, negli ospedali, perchè tutti i minuti dovevano
essere dedicati ai nostri prodi che davano la vita per la grandezza e
sicurezza della patria.
Si potrà dire con orgoglio che alla nostra vittoria tutti avremo
contribuito col curare feriti, col lavoro, colle ricchezze, con tutte
le nostre forze. Poi, finita la guerra, dopo aver provato la gioia del
lavoro utile, lavoreremo ancora pel bene del nostro prossimo, per la
grandezza del nostro paese.
La donna italiana delle classi colte ha risposto meravigliosamente
con tutta l'anima alla vita nuova formata dallo stato di guerra,
ha fatto il suo dovere di cittadina; v'è da compiacersene, ma non
dobbiamo esserne troppo orgogliose, perchè noi avevamo un ideale che
ci sosteneva, noi donne delle classi più evolute ci si rendeva conto
della guerra inevitabile per la pace avvenire, della necessità di
sopportare qualunque sacrificio per preparare ai nostri figli una
patria più grande e più rispettata; ma quella che fu veramente eroica
e degna d'essere mandata ai posteri fu l'opera delle contadine. Esse
avevano vissuto fin allora senza ideali giorno per giorno, lavoravano
liete di veder crescersi intorno la famiglia pensando solo che non
mancasse il pane e un tetto ospitale, unicamente intente a preparare
un pasto frugale e accogliere con un sorriso il marito quando tornava
la sera dal lavoro, erano contente della vita semplice senza pensieri
e senza aspirazioni; quando tutto ad un tratto videro strappare dalle
loro case i mariti, i fratelli, i figli, quelli che erano tutto per
loro, la mente che dirigeva la famiglia, le braccia che davano loro
il nutrimento; videro tutto ciò senza indovinare la ragione di tanta
crudeltà; poi passato il primo momento di stupore, si rialzarono e
con slancio meraviglioso si diedero a fare il lavoro dei loro uomini,
e smossero la terra e seminarono e curarono gli animali domestici,
raddoppiarono gli sforzi per riuscire a non trascurare i bimbi e la
casa e la terra, soffocando il gruppo al cuore che le opprimevano per
gli uomini lontani, di cui nulla sapevano; lavorando come bestie da
soma, a tutto indifferenti fuorchè alle notizie che troppo raramente
venivano dal fronte. Il lavoro doloroso e ingrato ebbe qualche volta
il suo compenso. Io vedo già disegnarsi un bel quadro. In un giorno di
pace e pieno di sole ecco ritorna il marito un po zoppicante col petto
fregiato da una medaglia; si guarda intorno e vede i campi coltivati
e ricchi di messi, gli alberi carichi di frutti, come quando li aveva
lavorati colle sue braccia e commosso dalla sorpresa pel nuovo miracolo
si volge alla donna con un'occhiata interrogativa e vedendone il
volto sparuto, la persona stanca e il sorriso buono, comprende e dice
prendendola per mano:
— Tu hai fatto questo? Io che pensavo di trovare un deserto, mi hai
fatto trovare l'abbondanza! Sei stata più brava di me, a te devo cedere
la medaglia.
Ma essa gl'impedisce di togliersela dal petto.
— No, non voglio, questa ti appartiene, te la sei guadagnata col tuo
valore; io ho ora il premio più grande. Sei ritornato e sei stato
contento di me; è più di quello che mi merito. Pur troppo tante donne
hanno fatto altrettanto e inutilmente. Vedi, tutti i campi sono stati
lavorati, ma, poverette, i loro uomini non ritornano più, e non provano
la gioia che io sento in questo momento nel cuore.
*
È un fatto che dopo la guerra che ha sconvolto tutta l'Europa
molte cose saranno mutate, molti pregiudizi saranno tramontati e ci
risveglieremo con un'anima nuova. La donna avrà provato la gioia del
lavoro e si troverà meno frivola e più operosa, l'uomo più indulgente
e più buono, e non negherà la facoltà di lavorare alla compagna, che ha
lavorato per lui e per la famiglia in un momento tanto difficile.
Si potrà affermare che la guerra ha fatto fare alla causa femminile
passi da gigante. Ormai la donna ha fatto conoscere al mondo quello che
vale e quello che può fare e sono certa che saprà mantenere il posto
conquistato.
Dopo la guerra la vita sarà più difficile; ci troveremo tutti più
poveri, e molte cose saranno da riordinare, i commerci e le industrie
da far risorgere; ci sarà lavoro per tutti, e dopo la prova che la
donna ha dato luminosamente tutte le carriere le saranno aperte.
Mi auguro che la donna nuova possa rispondere all'appello, e sia
persuasa che il lavoro può procurare le gioie maggiori, che solleva
lo spirito, ci consola nei dolori, e distoglie la mente dai tristi
pensieri al punto che non ci si accorge d'invecchiare provando la
compiacenza di bastare a sè stesse, esser utili agli altri e sentirsi
qualche cosa e qualcheduno sulla scena del mondo.
Insegniamo alle nostre figlie che un lavoro fatto con amore non
umilia, ed è soltanto l'ozio e il parassitismo che avvilisce. Andiamo
dunque avanti con coraggio, e lavoriamo tutte, per noi, per la nostra
famiglia, per la patria e l'umanità.