Donne dottoresse.
È stato nell'anno 1876 che in Italia la donna venne ammessa alle
Università e agli istituti superiori, e quantunque regnino ancora i
pregiudizî che impediscono alla donna di esercitare le professioni
libere, pure da quel tempo parecchie signorine frequentano i licei
e le università ed ogni anno il loro numero va alimentando. Non
sono però ben viste nè dai compagni nè dagli insegnanti, che per il
momento le sopportano di malavoglia, ma speriamo che ci si abitueranno
nell'avvenire, quando questo fatto sarà entrato maggiormente nei nostri
costumi.
Però non avvenne nessun inconveniente di quelli che si temevano dagli
studî in comune; i professori confessano che le ragazze, oltre ad
avere un contegno serio, sono più studiose, più diligenti e riportano
migliori classificazioni dei loro compagni. In conseguenza i ragazzi
si trovano avviliti e spinti a far meglio, poi colla società delle
signorine s'ingentiliscono e acquistano modi più cavallereschi, sono
più ordinati nella persona; e di aver potuto ottenere simili risultati
non c'è da lagnarsi. Del resto una fanciulla che vuol frequentare
gli studî superiori deve essere di carattere serio, ed è nel suo
interesse avere un contegno tanto corretto da allontanare qualsiasi
causa di distrazione e da non permettere alcun scherzo di cattivo
genere; ed anche i professori devono in questo caso essere molto severi
per mantenere la disciplina. Nell'insieme, se le fanciulle danno
prova della loro attitudine ad imparare cose difficili e della loro
intelligenza svegliata, devono però esser preparate a fiere lotte prima
di poter trar profitto degli studî fatti, e per ora almeno in Italia
non possono aspirare che alle intime soddisfazioni che dà il sapere,
aspettando dall'avvenire maggiore vantaggio e incoraggiamento.
Una delle facoltà più frequentate dalle donne nelle Università è quella
di medicina; ciò che dà argomento nei giornali e in società a serie
discussioni sulla donna medichessa.
È naturale che anche riguardo a questo argomento vengano fuori una
quantità di pregiudizî che non dovrebbero essere più dei nostri tempi
di civiltà e di progresso.
Alcuni trovano che l'istruzione data da uomini a donne sopra materie
tanto delicate come la conoscenza del corpo umano e delle leggi
che lo governano, è cosa molto imbarazzante e nella quale le donne
perdono una parte della loro innocenza e del loro pudore. Eppure
finchè non ci saranno delle professoresse di medicina che istruiranno
le loro compagne, o delle Università esclusivamente femminili,
come in Inghilterra e in America, non si potrà sottrarsi ad una
simile necessità; ma poi bisogna pensare che chi si dà a studî serî
deve essere tanto innamorato della scienza da sentirsi superiore a
qualunque pregiudizio, a qualunque debolezza. E coloro che si dedicano
alla scienza più alta, a quella che dovrebbe essere la più utile
all'umanità, devono sentirsi tanto forti e coraggiosi da superare
qualunque ostacolo. Sia uomo o donna, se uno sviene alla vista del
sangue, se non si sente di squarciare col ferro la carne palpitante,
se non può affrontare le miserie umane senza impallidire, si dedichi
a qualunque altra professione, ma non faccia il medico. Se si sente
invece la forza di superare ogni ribrezzo, di abituarsi a cose che sul
principio gli ripugnano, e di amar la scienza sopra ogni cosa, non deve
badare alle chiacchiere della gente, ma seguire la sua via anche se
questa non dovesse esser sempre seminata di fiori.
Non so precisamente quanto accadrà, ma sono certa che in un tempo non
lontano la donna eserciterà anche da noi come l'uomo la professione
di medico, sarà chiamata e consultata, e in molti casi si farà onore e
proverà come il suo compagno delle immense soddisfazioni.
In America, dove il progresso ha fatto passi più rapidi, si contano
già più di duemila medichesse; ci sono degli ospedali diretti e curati
soltanto da donne, dove l'ordine e la pulizia regnano su tutta la linea
e dove la mortalità non supera quella degli ospedali affidati ai medici
dell'altro sesso.
Nella Russia, che come libertà è agli antipodi dell'America,
l'indifferenza verso le medichesse fu vinta dopo che venne constatato
il grande aiuto che le donne recarono curando i feriti durante la
guerra russo-turca nel 1877 e 78, nella quale vennero constatati i loro
grandi meriti; ed ora le medichesse si contano a centinaia. Anche in
Inghilterra in dieci anni si è veduto aumentare il numero delle donne
medichesse che in poco tempo son diventate numerosissime.
In Francia ed in Italia si possono contare sulle dita, quantunque i
professori che le occupano come assistenti nelle loro cliniche se ne
lodino molto.
Tutti abbiamo veduto all'opera le donne infermiere e spesso abbiamo
dovuto osservare la loro maggiore attitudine ad assistere ammalati,
e da ciò si può benissimo comprendere come una volta fatti gli studî
necessarî possano adempiere bene l'ufficio di medichesse.
Però ci vorrà molto tempo prima che la donna possa aver la fiducia,
non dico degli uomini, ma delle donne; anzi queste avendo maggiori
pregiudizî ed essendo nemiche acerrime delle novità saranno avverse
più dei loro compagni alla donna medico; ma tutti i pregiudizî cadranno
quando la donna potrà mostrare la propria scienza e la propria abilità,
e i fatti dimostreranno che quelle prevenzioni non avevano fondamenti
stabili.
È certo che non tutti i rami della medicina sono adatti alla donna;
vi sono operazioni difficili, per le quali occorrono una buona dose
di forza e una mano sicura, ma ora che tutti tendono a darsi ad una
specialità, è libera la scelta di quelle che più si confanno all'indole
dell'individuo e ognuno può scegliere quella per cui sente di aver
maggior inclinazione.
Per esempio, nelle malattie dei bambini una donna medichessa
dovrebbe essere superiore ad un uomo. Sono malattie che bisogna quasi
indovinare, perchè nessun aiuto ci può dare il piccolo e incosciente
ammalato, sono mali che si devono curare più colla pazienza e le
carezze, che coi rimedî, ed anche di questi conviene usare colla
massima delicatezza. Io ritengo fermamente che una donna conosce
l'indole, la natura e il fisico d'un bambino più di molti professori
uniti insieme, mentre c'è sempre in fondo al suo cuore la divinazione
d'una madre.
E poi la donna che ha i sensi più raffinati, una volta che li abbia
educati a fare una diagnosi potrà scoprire quello che molte volte
sfugge ad un uomo; ha la mano leggera e più delicata e ne possono far
fede i feriti che sul campo di battaglia furono medicati da donne,
quantunque non fossero che semplici infermiere.
È certo che tutte quelle signore che parlano ora con disprezzo della
donna medichessa, sarebbero le prime a chiamarla, qualora sapessero per
fama che ha fatto delle cure mirabili, che ha salvato da certa morte
bambini ammalati, che si mostrò premurosa e paziente con tutti gli
ammalati che ebbero le sue cure.
L'amore di sè stessi, la speranza di conservare la propria salute può
vincere molti pregiudizî, e chi si sente malato non discute, ma si
rivolge dal lato donde la salute può venirgli.
È nella natura della donna l'istinto di curare l'umanità sofferente;
anche quella che non ha studiato la medicina, appena accusate un po'
di malessere è sempre pronta a suggerirvi un rimedio che forse ha
esperimentato con buon effetto, e in ogni modo a darvi un consiglio.
Se lo fa inconsciamente per darvi sollievo, con quanto cuore non lo
farà ella quando saprà certo che vi potrà essere giovevole?
E nelle campagne dove tanto spesso le contadine si rivolgono alle
comari e alle donnicciuole per aver qualche sollievo alle loro
sofferenze, non potrà essere d'immenso giovamento la donna medichessa?
Anche i più accaniti avversari della donna non le negano la delicatezza
del sentire e la bontà del cuore; quanto bene potrà fare se queste
qualità saranno congiunte alla scienza!
Di quanti sacrifizî non si sentirà capace per essere utile all'umanità!
Negli angoli più remoti dove un abile medico accetta a stento di
andare, la vedremo accorrere volonterosa a sollevare gl'infermi e
la sua abnegazione l'aiuterà a rassegnarsi ad una vita che per molti
uomini riuscirebbe insopportabile.
Gli obblighi della famiglia non sono una ragione che si opponga
all'esercizio della professione; non tutte le donne sono destinate
ad avere una famiglia; poi anche avendola invece d'impiegare le ore
della mattina ad andare al passeggio, e le ore pomeridiane a fare
una quantità di visite inutili, andranno a visitare i loro ammalati,
con maggiore utilità propria e del prossimo; se poi le loro faccende
domestiche fossero di tal natura da impedire di esercitare la
professione, potranno sempre utilizzare gli studî fatti per la propria
famiglia, per gli amici, per i poveri, mentre ci sono al mondo tanti
sofferenti ed è una grande soddisfazione poter recar loro sollievo.
Molti si figurano la donna scienziata un essere ibrido, goffo, mal
vestito, senza grazia. Anche questa è un'esagerazione, lo studio non
toglie nulla alla gentilezza muliebre, e chi sa davvero è in generale
modesto; al congresso di Berlino la dottoressa Montessori piacque
molto, non solo per la profondità del suo sapere, per la parola facile
e semplice, ma altresì per la grazia, la bellezza e l'eleganza.
Io vedo già molte delle future medichesse che porteranno nella camera
dell'ammalato assieme ai responsi della scienza un sorriso dolce che
scenderà al cuore dell'infermo come un raggio di sole, e sapranno
persuadere colla loro grazia a cure noiose e confortare con quell'arte
che solo una donna possiede.