Donne avvocate.
Se nella medicina la donna è riuscita anche in Italia ad entrare
tranquillamente e quasi timida negli ospedali e si adopera a beneficio
dell'umanità sofferente, se nei laboratorî concorre coll'intelligenza
e lo studio paziente a far progredire la scienza e vede non troppo
lontano il giorno in cui potrà formarsi una clientela e trar profitto
delle sue cognizioni quella che incontra maggiori ostacoli ad usufruire
d'un diploma guadagnato a furia di sudore sui banchi della scuola, è la
donna che s'è data agli studî legali.
Soltanto per avere il diritto d'esercitare l'avvocatura la donna ha
dovuto lottare in tutti i paesi d'Europa, tanto che, se non avesse
avuto una bella forza di resistenza, si sarebbe ritirata dall'arringo
scoraggiata e vinta.
Incominciò la Svezia a dare il buon esempio e la signorina
Elsa Eschelson ottenne, non senza lotta, d'insegnare il diritto
all'Università d'Upsala e di poter esercitare l'avvocatura.
In Francia vi furono molte discussioni quando la signorina Chauvin
chiese d'essere iscritta nel numero degli avvocati, dopo aver svolto
trionfalmente alla presenza dei suoi esaminatori la tesi di laurea.
È vero che in quell'occasione gli studenti che erano stati suoi
compagni accolsero quel trionfo a furia di fischi, mostrando come nel
loro animo l'invidia e la vigliaccheria avessero preso il posto della
giustizia e della cortesia più elementari.
È vero che quando chiese di poter esercitare la professione guadagnata
a furia di studio e di operosità, la sua domanda venne respinta col
pretesto che non c'era una legge che permettesse alla donna l'esercizio
dell'avvocatura.
Ma poi questa legge fu presentata al Parlamento, e dopo esser stata
per parecchi mesi ad aspettare il suo turno venne accolta, ed ora la
carriera del foro, se non ancora quella della magistratura, è aperta
alla donna francese.
Nel Belgio invece, Maria Popelin, e da noi la signorina Poël, laureate
in legge, invano chiesero di venir ammesse ad esercitare la professione
alla quale avevano diritto per gli studi fatti.
È un ostracismo ingiusto che non potrà continuare a lungo se le nuove
avvocatesse non cesseranno di patrocinare la loro causa, visto che vien
loro negato di perorare quella degli altri; se la donna fermamente
vuole, riesce finalmente a vincere, come ce ne ha dato l'esempio la
donna francese.
Non serviranno certo a scoraggiare dall'impresa tutte le caricature dei
giornali umoristici che si scagliano contro le nuove avvocate, nè tutto
lo spirito di cui fanno pompa per seppellirle col ridicolo. Vedere una
donna in toga non credo che sia cosa più buffa del vederla vestita da
ciclista, e forse un bel volto giovanile darà grazia anche a quella
veste severa; del resto voglio sperare che le donne avvocate siano
tali da imporsi al pubblico, il quale si dimenticherà di deriderle per
ammirarle; poi il mondo si abituerà alle donne avvocate come si è già
abituato alle operaie, alle scrittrici ed alle maestre.
In America sono già circa trent'anni che le donne vennero ammesse a
patrocinare dinanzi ai tribunali ed ora si contano a centinaia le donne
che esercitano l'avvocatura.
Troppe sono le opposizioni che incontra questa carriera in Italia per
poter sperare che l'esempio dell'America venga presto seguito, troppi
uomini fanno ressa alle professioni libere, e quantunque stimino la
donna meno forte intellettualmente, pure, — e ciò è una contraddizione,
— ne temono la concorrenza.
Chi si sente forte non dovrebbe temere; perchè chi resterà indietro
sarà il più debole, a vantaggio del più intelligente, di quello
che avrà più seriamente studiato e che sarà spinto dall'amore alla
sua carriera e non da una stupida vanità di acquistarsi un titolo
accademico. Succederà una specie di selezione e la professione ne
ricaverà vantaggio e dignità.
Che la donna non sia adatta alle battaglie del foro, non si può
pensarlo, non è certo la parola o gli argomenti che le mancano:
trattandosi poi di difendere il debole e l'oppresso, troverà parole
eloquenti a favore d'una causa che per tanto tempo è stata la sua, e
colla voce insinuante, il cuore infiammato per una causa santa troverà
accenti tali da ottenere vittorie inaspettate.
È certo che, penetrata nei tribunali, un vasto campo e nuovo si
oltre alla sua operosità; fatto il primo passo, potrà aspirare alla
magistratura, alla politica, e nuove vittorie potrà ottenere nel campo
della civiltà. La questione della donna, questione che ora cammina
a passi di lumaca, farà allora passi da gigante, il codice sarà
modificato, e stabilite leggi più giuste a favore dei deboli e più in
rapporto col progresso dei tempi.
Forse allora non sarà una menzogna il detto: _La legge è uguale
per tutti_, ch'è scritto sulle pareti delle aule dove si dovrebbe
amministrare la giustizia.
Non amo nè le parolone, nè le ribellioni; ma trovo ingiusto che da
una parte del genere umano ci siano tutti i doveri e dall'altra tutti
i diritti, che una donna intelligente che ha fatto i medesimi studi
dell'uomo non possa aspirare alla medesima carriera, non possa disporre
delle sue sostanze, e, saggia e intelligente, debba sopportare la
tutela, magari d'un marito sciocco o imbecille, il quale è padrone
di opprimerla, tradirla e rovinarla senza che essa possa invocare una
legge giusta in suo favore.
Nel nostro paese, dove regnano l'apatia ed il misoneismo, questo giorno
mi pare alquanto lontano, ma intanto le coraggiose che lottano per
questa causa, non si sgomentino, esercitino la loro eloquenza nelle
riunioni a favore dei deboli e degli oppressi, procurino di combattere
i soprusi di cui furono e sono le vittime principali, e in mancanza
di meglio gli studi fatti potranno esser loro utili nelle difficoltà
della vita per i rapporti sociali e famigliari. Quante famiglie non
sono trascinate a soffrire per l'ignoranza delle donne! È già una
soddisfazione e una prova di coraggio essersi avviati in una strada
nuova, ed è la sorte dei precursori di passare solitarî ed incompresi
in mezzo alla folla della gente piccola e volgare.