La donna nelle officine.
Dovunque è penetrata la civiltà e specialmente dove l'abbondanza
d'acqua costituisce una forza da poter utilizzare per l'industria,
si sono visti sorgere come per incanto, vasti fabbricati con lunghi
fumaioli volti al cielo, con tettoie immense e vaste stanze ingombre di
macchine, di utensili, di ruote e puleggie, tutto un organismo messo
in movimento da forze potenti; veri tempî del lavoro dove ogni giorno
entrano a frotte gli operai uomini e donne che la sera ritornano alle
loro case per riposarsi di un lavoro destinato a spargersi per il
inondo per sopperire ai bisogni di tante altre centinaia e migliaia di
persone.
Tutti i grandi stabilimenti industriali mentre hanno fatto sparire
la poesia e la calma serena dei campi hanno tolto molte braccia alla
terra.
Quando il lavoratore dei campi vide davanti a sè quei grandiosi
fabbricati, n'ebbe come una invincibile suggestione e il miraggio della
sua vita, l'aspirazione più potente fu quella d'entrare nelle nuove
officine dove il lavoro gli appariva più nobile e più rimunerativo,
o almeno di mandarvi i figlioli, nella speranza di procurar loro un
avvenire più lieto e sicuro, in ogni modo meno faticoso dei lavori
campestri.
Così a poco a poco la febbre dell'officina invase tutta la famiglia
dell'agricoltore, che sdegnò il lavoro fecondo e salubre della terra il
quale dà pane e vigore alle membra, per lasciarsi attirare nell'orbita
dei grandi stabilimenti industriali.
Le prime donne entrarono timidamente nelle officine vincendo
l'opposizione dei loro compagni, che in esse vedevano delle serie
concorrenti, e procuravano inutilmente di tenerle lontane calcolandole
poco atte a quei lavori, precisamente come ora si cerca di escluderle
dalle professioni e dagli impieghi più elevati.
Ma la crisi dell'agricoltura, la questione economica che s'imponeva,
e più di tutto l'aiuto degli industriali i quali trovarono la loro
convenienza nell'impiego di operaie, fecero in modo che le piccole
schiere delle lavoratrici dell'officina andarono via via ingrossando,
divennero legione, il ruscello si mutò in torrente impetuoso e la donna
penetrò in tutte le fabbriche, invase tutti i rami dell'industria e da
molti scacciò gli uomini che si mostrarono impotenti a resistere alla
concorrenza delle loro donne.
È naturale: l'industriale vide subito il vantaggio che gli derivava
dall'impiego della donna. Prima perchè si contenta d'una mercede
minore di quella dell'uomo, poi perchè è più docile, paziente, meno
distratta dai compagni, più esatta in certi lavori pei quali ha più
altitudine e buon gusto dell'uomo; abituata ad occuparsi da mane a
sera nei lavori domestici è più resistente ad un'occupazione continua,
tenuta lontana dalla vita pubblica comprende difficilmente il vantaggio
dell'associazione; qualche volta infatti le operaie non si lasciarono
indurre a scioperare e da sole continuarono a lavorare dando così la
vittoria agli industriali, che anche per questa ragione favorirono il
loro ingresso nelle officine.
In seguito, acquistata una certa pratica ai lavori, sono state sempre
più apprezzate ed hanno provata la loro resistenza anche alle opere più
faticose ed insalubri, ciò che dà una smentita a coloro che riguardano
la donna come un essere fragile e delicato che quasi debole pianticella
non possa resistere non solo alle bufere ma nemmeno a un colpo leggero
di vento.
Ormai non v'è ramo d'industria dove la donna non abbia trovato
occupazione; non parlo dei lavori di ricamo, di biancheria, di mode,
nei quali le donne vengono impiegate quasi esclusivamente; ma esse
trovano lavoro in numero rilevante nelle filature di seta, di lino e
di cotone, nelle fabbriche di tessuti, nelle tintorie, nell'industria
degli aghi, delle penne d'acciaio, dei vetri, delle porcellane,
degli smalti; nelle fabbriche di nastri, bottoni, saponi, candele,
oggetti di cuoio, guanti, merletti, passamanerie, dolci, prodotti
chimici, carte, stracci, cappelli di paglia, pelliccie, giocattoli,
intagli in legno, orologi, zolfanelli; nelle stamperie, fotografie,
legatorie di libri, nella lavorazione di gioielleria e pietre preziose
e perfino nelle fabbriche di mattoni, opere murarie e miniere e negli
stabilimenti d'elettricità, ecc.; tanto che non c'è ramo d'industria
ove la donna non dia l'opera sua, e già più di cinque milioni di donne
contribuiscono all'incremento del lavoro nazionale.
Col progresso dei tempi e colla questione economica che si fa sempre
più grave era inevitabile che la donna portasse fuori dalle pareti
domestiche la sua operosità; soltanto, visto che il campo è vasto,
dovrebbe fare una scelta e non volgersi a quei generi di lavori che
domandando un eccessivo sforzo fisico possono esser fatali a lei e ai
figli pei quali ella deve dare tutte le energie del suo organismo.
Quando la donna delle campagne sarà più istruita ed evoluta darà
lei l'indirizzo del lavoro alle sue figlie, e la scelta della loro
occupazione sarà fatta dopo mature riflessioni, e con sani criteri,
come nelle classi più colte, procurano di fare i genitori riguardo ai
figliuoli.
Il bisogno che ci spinge a scegliere un'occupazione è spesso un cattivo
consigliere; non tutti abbiamo le medesime tendenze e la medesima
forza fisica, e una madre non dovrebbe mandare all'officina, dove molte
persone si trovano rinchiuse e agglomerate in uno spazio ristretto, fra
miasmi ed esalazioni di prodotti poco salubri, le fanciulle gracili
e delicate; per queste scelga la vita dei campi, l'aria aperta, dove
si allargano i polmoni e il corpo acquista nuovo vigore, ispiri loro
l'amore e il sentimento della natura e le persuada che migliorare colle
proprie cognizioni ed esperienza i prodotti della terra, dà maggiori
soddisfazioni che passar le giornate occupate in un lavoro meccanico,
monotono, che toglie ogni iniziativa e riduce le persone come tanti
automi, fiacca il corpo e lo spirito di chi non ha una costituzione
vigorosa e resistente.
Ci vorrebbe una legge come pel servizio militare, che escludesse da
certi lavori le fanciulle deboli, anche per il bene delle generazioni
future; ma sono esse le proprie peggiori nemiche, spinte alle officine
a rovinare la salute e forse a corrompere il cuore, dalla vanità,
credendo di elevarsi sulle compagne dal bisogno d'un pronto guadagno,
ed anche perchè quel trovarsi unite ad altri compagni di lavoro,
specialmente dell'altro sesso, è per loro fonte di piacere. Che importa
se escono dalle lunghe ore di lavoro in ambienti chiusi, stanche, colle
faccie smorte, gli occhi incavati? Esse chiacchierano allegramente
lungo la via coi compagni, fanno progetti per passar assieme i giorni
di festa, e in quei momenti, in quelle amicizie trovano il compenso
della dura vita di lavoro e lo preferiscono alle occupazioni campestri
e salubri.
Dai genitori dovrebbe dipendere l'indirizzo dei figli; e se saranno
meno ignoranti e più coscienti, penseranno alla responsabilità che
hanno nella loro riuscita e terranno conto delle loro inclinazioni,
della forza fisica e non faranno come dice il poeta, di torcere alla
religione, tal che fu nato a cingere la spada. Il lavoro non è solo
un mezzo per guadagnarsi da vivere, ma se fatto in buone condizioni
riesce di vera soddisfazione e per noi stessi e per quello che si
produce a benefizio della nostra famiglia e del nostro paese. Tanto nel
lavoro dei campi come in quello dell'officina, si deve apportare un po'
d'amore e d'entusiasmo e procurare di perfezionarlo e di scongiurare i
pericoli che spesso offre. Le donne dovrebbero portare vesti succinte
per passare in mezzo alle macchine senza correr il pericolo di esservi
impigliate, lavarsi le mani prima di toccare il cibo, ed osservare
tutte le norme d'igiene che dovrebbero essere raccomandate in ogni
stabilimento.
Ci sono una quantità di leggi e regolamenti e per l'età e per l'orario,
ecc., che se seguite tutelerebbero abbastanza l'operaio; e queste
hanno giovato anche alla donna. Ciò che è bene poichè non avendo essa
il voto, la sua voce non arriva molto in alto e non viene ascoltata
mentre pure anch'essa avrebbe diritto di migliorare la sua condizione
ed essere retribuita, a parità di lavoro, come il suo compagno. Non è
giusto che soltanto perchè è donna il suo lavoro valga meno; e se ella
ha dei periodi di riposo forzato causa le esigenze del suo sesso, potrà
essere assistita dalle casse di maternità in modo da poter aver le
cure richieste e da far sì che il suo lavoro non vada a scapito delle
generazioni future.
Col progresso dei tempi molto si è fatto a beneficio delle classi
operaie; nelle città e nei grandi stabilimenti vi sono asili pei
bambini lattanti, scuole e asili pei più grandicelli, refezione
scolastica, dopo scuola, ecc., affinchè le donne possano attendere al
lavoro sapendo i figli ben custoditi. Ma ancora resta molto da fare
specialmente nelle campagne e province, anche perchè se terminata
la giornata di lavoro l'uomo va a sollazzarsi all'osteria, la donna
deve occuparsi delle faccende domestiche, rattoppare la biancheria e
i vestiti dei bimbi e non ha un minuto di riposo. Il lavoro sta bene,
ma deve essere non eccessivo e ben retribuito; poi oltre alle casse di
maternità ci dovrebbero essere casse di mutuo soccorso per le malattie
e la vecchiaia in modo che la donna che ha lavorato per anni ed anni
possa nell'età matura non aver bisogno di essere obbligata a lavorare
per vivere e godere un riposo ben meritato.
Quando l'operaia sarà più cosciente ed istruita, procurerà di evitare i
lavori che potrebbero essere di pregiudizio alla prole futura, e saprà
per esempio che l'operazione di stendere il mercurio negli specchi
è fatale per le donne gestanti; quasi sempre fu constatato dalle
statistiche che in simile lavoro le gestanti abortiscono o il bimbo
muore appena nato; dannose pure le officine dove si lavora il piombo,
e perniciose le esalazioni di acido solforoso e i vapori alcalini
che si sviluppano nelle lavanderie di cappelli di paglia, e certi
colori adoperati per i fiori artificiali, o la biacca per imbiancare i
merletti.
Ora che sono aperti tanti campi all'operosità femminile sarebbe molto
meglio, non tanto per sè come per le generazioni future, che la donna
evitasse le industrie che possono portar pregiudizio alla sua salute
e in ogni modo evitasse il pericolo usando le dovute precauzioni. Se
qualche volta la innumerevole schiera di conferenzieri che tengono
discorsi in città ad un pubblico già evoluto, andassero nei piccoli
centri industriali e nelle campagne ad illuminare quelle popolazioni
semplici e ancora ignoranti sui pericoli di certi veleni, dando regole
d'igiene con parole facili, farebbero un'opera veramente benefica.
Ora col progresso della scienza le norme d'igiene anche negli
stabilimenti industriali vengono osservate meglio che in altri
tempi, anche le donne sono più evolute; per migliorare la loro
condizione si uniscono ai compagni, hanno compreso il grande vantaggio
dell'associazione o fanno valere il loro diritto anche a costo di
scioperare. Ma anche nell'officina, come nei campi, si deve lavorare
con amore e procurare di perfezionarsi colla pratica e produrre il
maggior lavoro possibile; a una buona operaia che è diligente e pratica
del suo lavoro non mancherà mai il mezzo di procurarsi da vivere,
sicchè può guardare l'avvenire con serenità. Poi per quanto le sia
riservata una parte meccanica, c'è anche una certa compiacenza nel
sapere di essere una piccola ruota dell'ingranaggio che produce la
ricchezza del proprio paese; chi è intelligente può mutare in arte
un semplice mestiere, come lo prova il fatto che si possono contare
a centinaia coloro che dall'officina sono arrivati a posizioni più
elevate. Certo, del resto, un'operaia vive meglio della fanciulla, che
avendo maggiore istruzione, sceglie la carriera degl'impieghi, dove con
minori compensi materiali ci sono maggiori esigenze sociali.