Le lavoratrici della terra.
Nel lavoro dei campi la donna non ha mai trovato opposizione, è sempre
stata la compagna dell'uomo, e spesso le è toccata la parte più ingrata
e faticosa.
Senza riguardo al suo sesso e all'età giovanile, appena può rendersi
utile, accompagna i genitori nei campi; lavora sotto la sferza del sole
estivo, fra le nebbie autunnali, e passa l'inverno nelle stanze buie e
affumicate affaticando gli occhi nel cucito e nel ricamo.
Nelle regioni alpestri che circondano i laghi settentrionali i lavori
della campagna sono tutti affidati alle donne, perchè i loro compagni,
spinti dalle necessità della vita, imparano un mestiere e vanno nei
paesi dove la mano d'opera è meglio retribuita a fare il muratore, lo
scalpellino, lo sterratore e simili aspri lavori; e le donne rimangono
coi vecchi e i bambini a custodire la casa e al lavoro dei campi.
A loro tocca vangare, zappare, seminare, raccogliere la messe; si
caricano enormi pesi sul capo, o sulle spalle, salgono, scendono pei
greppi, ricominciando ogni giorno la medesima vita dura, monotona,
uniforme, che varia soltanto col mutar delle stagioni.
Se la donna dei campi sapesse amare il proprio lavoro, ordinarlo in
modo che non le riuscisse troppo grave, forse sarebbe più fortunata
della donna, che abbandona i campi per andare all'officina; ma l'idea
di elevarsi, di prendere un salario alla fine della settimana, di
trovarsi con altre compagne di lavoro riesce un'attrazione troppo
forte; sicchè si prevede che a poco a poco i nostri campi saranno
abbandonati come avviene nelle località vicine ai centri industriali, e
le ragazze più delicate finiranno per rimetterci la salute preferendo
vivere in ambienti chiusi invece di respirare l'aria libera e
ossigenata dell'aperta campagna, occupandosi in un lavoro meccanico
e monotono invece di quello più salubre atto a rinvigorire il corpo
esercitando i muscoli.
Il lavoro dei campi, purchè sia fatto in buone condizioni, non è
poi tanto da disprezzare. Molte persone ricche, specialmente in
Inghilterra, stanche della vita cittadina, non esitano a prendere in
mano la vanga e la zappa e darsi ad una ginnastica utile lavorando le
loro terre. Molti generali si ritemprano dalle fatiche di una vita
avventurosa coltivando i campi e tutti rammentano che Garibaldi era
lieto di poter dedicare ai lavori campestri gli ozî di Caprera.
Per chi è educato al sentimento della natura il lavoro della terra può
dare immense soddisfazioni, ritempra il corpo e lo spirito, fa vivere
in un ambiente sano, procura sempre all'animo nuove gioie e nuove
sorprese.
Quell'essere al contatto quotidiano colla terra madre dà vigore al
corpo e purezza allo spirito. Chi sa col lavoro delle braccia dissodare
un terreno incolto, asciugare un suolo paludoso e renderlo fecondo, e
vede i campi sterili coprirsi per opera sua di messi abbondanti deve
sentirsi quasi collaboratore nella grande opera della creazione e
provare una gioia altrettanto intensa di chi fa un'opera d'arte, di chi
suda e fatica la mente sui libri.
Penso quale ricchezza sarebbe pel nostro paese se l'agricoltura fosse
tenuta più in onore, ma forse troppe terre sono incolte e non dànno da
vivere ad una popolazione troppo numerosa, nè invita il far sacrifici
per ricavarne i frutti soltanto in un lontano avvenire; ad onta di
tante difficoltà, mi sembra che un po' d'amore al lavoro dei campi,
e specialmente da parte della donna, dovrebbe portar buoni frutti; ma
invece di avvilirlo dobbiamo aiutarlo, elevarlo e creare intorno alle
lavoratrici un'aureola di approvazione e cooperare al loro benessere.
Quello che più di tutto stringe il cuore è constatare la vita meschina
che conduce il contadino, spesso per miseria, ma più spesso per
ignoranza.
Le massaie preparano il pane per parecchi giorni e dànno da mangiare
ai figli la polenta rafferma, inacidita, quasi senza sale, perchè
nella loro ignoranza trovano che con questo sistema ne mangiano meno,
e così è un vantaggio per l'economia domestica. Dànno ai bimbi il vino
invece del latte nell'idea falsa che li renda più robusti, non sanno
adoperare le erbe aromatiche dei loro campi nè trar partito dagli
animali domestici per preparare dei cibi salubri e gustosi al palato,
vendono il latte, i polli e le uova piuttosto che adoperarle per gli
usi domestici.
Non parliamo dei tugurî dove abitano; eccetto in qualche comune più
fortunato e dove si va prendendo qualche provvedimento, si trovano
anche nell'alta Italia nere tane affumicate, spesso senza finestre,
dove abita un'intera famiglia, dove i muri trasudano l'umidità, piove
dal tetto, col letamaio vicino e le acque inquinate. Nell'Italia
Meridionale, eccettuate alcune case fabbricate dai contadini arricchiti
in America e detti americani, e nella Sicilia, le abitazioni sono
composte di una sola stanza dove dormono in comune tutti i membri
della famiglia in compagnia dei polli, del maiale e di altri animali
domestici. In alcuni villaggi vi sono tugurî dove non penetra nè luce
nè aria, le pareti annerite gocciolano per l'umidità, i pavimenti sono
rotti e infossati, i letti sono composti di sacchi di paglia e stoppia
ammuffita.
Tutte queste miserie e molte altre ancora vennero portate alla luce
dall'inchiesta agraria ordinata dal Governo nel 1877. Si studiò la
questione, si proposero miglioramenti, ma ben poco si fece, come
risulta da una nuova inchiesta fatta di recente sulle condizioni dei
contadini dell'Italia Meridionale e della Sicilia.
Il contadino è per natura refrattario alle novità; è diffidente,
non accoglie i consigli che gli vengono dati per suo bene, ma
coll'istruzione che lentamente si va diffondendo nelle campagne,
colle facili comunicazioni coi grandi centri, dovrà necessariamente
accogliere, sia pure lentamente, i benefici del progresso.
In Italia, per la sua forma e la diversità del clima e dei prodotti,
esiste una grande differenza di costumi, da una regione all'altra.
Se in molta parte del Mezzogiorno e della Sicilia il contadino vive
in tuguri malsani, se nell'agro romano abita ancora in grotte e
caverne come ai tempi dei trogloditi, se le terre, in mano di avidi
sfruttatori, non dànno alle famiglie da vivere al punto da obbligarle
ad emigrare in terre lontane, nella Toscana, invece, se non regna il
benessere e l'agiatezza, la povertà è meno triste, perchè è circondata
da un'aureola di salute e di benessere. Come le campagne sono ridenti
e festanti fra i vigneti e gli olivi, anche le contadine sono più
aggraziate e sorridenti. Lavorano, è vero, con fatica dalla mattina
alla sera, lavorano a produrre il vino, e forse bevono sempre acqua,
ma se non hanno da nutrirsi ci pensa il padrone, il quale si occupa
personalmente delle sue terre, vede da vicino i bisogni dei suoi
dipendenti e procura di porvi riparo.
Anche nella Lombardia, i possidenti si occupano di migliorare le
condizioni di vita dei contadini, si istituiscono forni per fare il
pane economico e salubre, si stabiliscono cooperative di consumo e
si procura di fabbricar case che non siano tuguri e riescano pratiche
e igieniche; ma i pochi volonterosi non sono nemmeno incoraggiati da
quegli stessi a beneficio dei quali si adoperano, e la vicinanza dei
grandi centri industriali fa disertare la campagna alle persone più
evolute e intelligenti; ciò è dannoso per l'agricoltura e la donna
spesso perde allontanandosi dalla sua casa la salute e l'innocenza.
Se il sistema di vita nelle varie regioni è diverso, l'ignoranza e la
miseria regnano ovunque e quel tenue raggio di progresso dato dai primi
elementi d'istruzione han fatto scorgere all'animo dei lavoratori della
terra, la difficoltà di raggiungere la meta agognata, aumentando il
loro malcontento e la loro infelicità.
Quando la donna sarà meno ignorante, quando nelle scuole rurali le
insegneranno nozioni pratiche d'igiene e del modo di coltivare gli
erbaggi, di curare gli animali domestici, di preparare il cibo, di
tenere la casa e i figli secondo norme igieniche, essa sarà la fata
benefica della famiglia che vedrà crescere rigogliosa per opera sua.
Per esempio, da noi è stato per tanto tempo trascurato l'allevamento
del coniglio, dal quale in altri paesi si trae grande profitto; è un
animale che non costa nulla, che si moltiplica con grande facilità,
dà un cibo buono e sano e anche la pelle può essere adoperata per fare
le pelliccie che adornano e riscaldano le signorine e signore e che si
sono mostrate tanto utili ai nostri soldati che combattono eroicamente
sulle Alpi.
Tornando alla donna, essa deve essere aiutata e considerata e chi può
deve fare in modo, di crearle un ambiente simpatico. Bisognerebbe che
vi fossero leggi che ordinassero di radere al suolo le case insalubri,
rinnovare quelle diroccate e fabbricarne di nuove secondo le norme
d'igiene, ma come trovare i denari per farlo? Dovranno degli esseri
umani essere condannati a vivere in tugurî, peggio delle bestie? Mi
chiedo sempre perchè i proprietari, i comuni, le provincie, tutti
i filantropi che dànno aiuti e premi in denaro per incoraggiare e
migliorare l'allevamento del bestiame, non istituirebbero dei premi
per le massaie che tengono ordinata e pulita la casa, per i piccoli
proprietari che la mantengono in buono stato, per le mamme che hanno
i bambini più puliti e ben nutriti. Perchè si pensa al miglioramento
delle razze inferiori e non si cura quello della razza umana?
Fino che nelle campagne regna tanta ignoranza, è inutile predicare
l'igiene e la pulizia, conviene che le famiglie ne ricavino un compenso
materiale, poi si troveranno meglio, prenderanno delle abitudini buone
e il benessere si propagherà senza premio e incitamento. Una volta, i
ricchi facevano l'elemosina ai poveri delle loro terre che sfilavano
alle porte dei castelli e delle ville. Ora il mondo è mutato, e in
altro modo dobbiamo aiutare il nostro simile, occupandoci di creare un
ambiente salubre e simpatico affinchè il suo lavoro possa svolgersi in
condizioni favorevoli di vita; e tutto quello che si farà per il suo
benessere fisico e morale andrà non solo a vantaggio dell'individuo, ma
anche del suo lavoro.
All'estero il contadino vive assai meglio che da noi, eppure le terre
non sono così fertili, nè il clima mite come il nostro, ma è che colà
pensano molto di più di noi al lavoratore della terra e si fa qualche
cosa di pratico per educarne la donna.
Ci sono per esempio, nel Belgio, nella Svezia e nella Svizzera, delle
scuole dette _ménagères_, dove invece d'un insegnamento astratto si
danno nozioni pratiche per coltivare la terra, s'insegna una quantità
d'industrie agricole e casalinghe.
In Inghilterra la contessa di Warvick, preoccupata dal disagio di
molte ragazze di condizione civile, pensò di procurar loro il mezzo di
trovarsi un'occupazione per fare una vita agiata e igienica, e istituì
un collegio che potesse dare un'istruzione agricola, con l'aggiunta di
molti ettari di terreno, serre, orto, pollaio, alveari e vaccheria,
affinchè, all'istruzione teorica impartita da esperti professori, ci
fosse unita la pratica.
Visto che ogni allieva, uscita dal collegio, trovava subito un buon
impiego in qualche azienda agricola, il numero delle studentesse
aumentò tanto che non solo la contessa di Warvick dovette comperare
un castello circondato da cento e quaranta ettari di terreno per dare
al suo collegio il modo di espandersi, ma poi sorsero parecchi altri
istituti dello stesso genere che furono tutti molto frequentati.
Quando sull'esempio della donna inglese, ho veduto istituirsi anche
da noi sul medesimo tipo una scuola a Niguarda situata in una bella
villa contornata da un podere con vaccheria, pollicoltura, alveari,
bachicoltura, — ho applaudito di cuore alle persone benefiche che
davano le loro energie e i loro denari per un'opera tanto utile, e
pensai che sarebbe stata frequentata da un bel numero di allieve, che
poi sarebbero andate a estendere le loro cognizioni nelle campagne
con grande vantaggio dell'agricoltura, contente d'essersi trovata
un'occupazione proficua per tutta la vita; e pensavo che le stesse
possidenti avrebbero approfittato di quella scuola per poter acquistare
cognizioni utili onde dirigere con sapienza le loro terre, per
ricavarne maggior reddito e nello stesso tempo avere un'occupazione
interessante per i lunghi mesi di villeggiatura e poter essere
d'esempio e d'istruzione alle loro dipendenti.
Invece ben poche allieve si sono iscritte alla scuola di Niguarda,
forse perchè le famiglie e le stesse fanciulle, non sono abbastanza
evolute per comprenderne tutti i vantaggi, e forse per il pregiudizio
che il lavoro campestre sia troppo umile, errore che dobbiamo
distruggere invece, persuadendo il popolo che non v'ha nessun lavoro
umile purchè sia fatto con amore, che quello della coltura dei campi,
del giardinaggio, dell'allevamento degli animali domestici, oltre
ad esser fonte d'infinite soddisfazioni, perchè ci mette a contatto
colle forze vive della natura, è un lavoro adatto per uomini e donne,
per ricchi e poveri, per vecchi e giovani, dà infinite soddisfazioni
morali, ed è fonte di ricchezze; i doni della terra sono inesauribili,
e se ben diretto, il lavoro dei campi si muta facilmente in industria
e il coltivatore può trovarvi il principio di vera prosperità per sè e
per il proprio paese.
L'elevazione e l'educazione delle lavoratrici della terra sarebbe
un vasto campo aperto all'operosità delle signore benefiche. Ora
l'elemosina non basta per sollevare gli umili, bisogna educarli,
insegnar loro un lavoro fecondo e redimerli dall'ignoranza e dalla
superstizione.
Si riuniscono congressi, si fanno leggi per le lavoratrici delle
risaie, per le malattie del lavoro, per gl'infortunii, si desta
l'attenzione colla pubblicità sopra tante miserie ignote; perciò è
sperabile che le mie non siano parole gettate al vento, e che qualche
cosa di utile si riesca a fare anche per le lavoratrici della terra.
L'esempio deve darlo il Governo con lo stabilire facili comunicazioni
e rendere le strade sicure specialmente nell'Italia Meridionale, dove
i possidenti dovrebbero prendere esempio da quelli della Toscana e
dell'Alta Italia e vivere qualche mese dell'anno nelle loro terre,
mettersi al contatto coi loro contadini invece di lasciarli morire di
fame, sfruttati come sono da avidi intermediarii e rovinati dall'usura.
Come si troverebbero compensati se invece di sciupare il denaro e
le energie vivendo sempre fra i passatempi delle grandi città, si
adoperassero a beneficio dei loro possedimenti e a migliorare la sorte
dei loro contadini!
Quando esco dall'Italia, e vedo come sono tenute le case rurali dei
paesi vicini, mi sento arrossire dalla vergogna pensando in che miseri
tuguri vivono le famiglie dei nostri contadini, dove entrando si
sente un tanfo che ci toglie il respiro, e compiango i poveri esseri
condannati a passarvi la vita, oppure a trascorrere le lunghe serate
d'inverno nell'aria poco respirabile delle stalle, mentre a pochi
passi, quando si entra nella vicina Svizzera, si vedono subito casette
bianche, pulite, dove dalle finestre pendono rami di garofani e di
geranî fioriti che dànno una nota allegra al paesaggio ed invitano ad
entrare.
Nell'interno, aria e luce, piccole stanze dalle pareti bianche,
immacolate, e tavole di legno ricoperte da tovaglie pulite, sulle quali
le bianche stoviglie invitano a rifocillarsi. Ecco una contadina dalla
faccia fresca e paffuta, vero ritratto della salute, lascia il tombolo
o il ricamo a cui stava intenta e che le serve a passare il tempo dopo
il lavoro dei campi e della casa, e vi offre una tazza di latte o di
cioccolata, e noi si prova la sensazione che in quella casa alberghi
l'agiatezza e la felicità forse meglio che nelle dimore dei ricchi.
La donna può far molto per rendere piacevole la casa, ma prima
deve possedere una casa e non un tugurio, e poi deve essere educata
all'amore del bello per poter tenerla in ordine e pulita, ed anche
renderla elegante con qualche fiore, anzi, quando l'istruzione l'avrà
resa più esigente sentirà essa stessa la necessità di vivere in un
ambiente più civile.
Le signore che hanno introdotto nelle campagne le industrie femminili,
e si sono avvicinate così alle loro dipendenti, creando per loro
un'occupazione che aumentandone il benessere è atta a sviluppare il
senso artistico, dovrebbero dar loro consigli utili di tenere pulite ed
ordinate le loro case e di adornarle e renderle più belle con qualche
vaso in fiore o con canestri di frutta olezzanti.
Quando sarà tolta o scemata la piaga dell'analfabetismo forse
scompariranno certi pregiudizî che fanno vivere i contadini fra il
sudiciume, e le norme d'igiene serviranno ad inculcar nelle loro menti,
che un nutrimento buono dà forza e salute, e che l'acqua da bere non
deve essere inquinata e il tenersi puliti è salute e civiltà, e col
vivere nelle stalle non si respira un'aria buona.
Dove diminuisce l'ignoranza, aumenta il benessere; e quando questo
sarà penetrato nelle case dei contadini, la donna prenderà amore
alla vita dei campi e alle industrie casalinghe, ed innamorata della
propria casa, più difficilmente si sentirà la volontà di abbandonarla
per andare a rovinare la salute e corrompere la mente fra le mura
cittadine.
Mi pare che sarebbe molto opportuno per l'istruzione e l'educazione
del contadino diffondere nell'insegnamento degli asili rurali il
metodo Montessori adottato già nelle case popolari di Milano e di
Roma. Prima di tutto perchè è un metodo razionale che educa i sensi
senza costringere troppo il bambino ad una disciplina che contrasti
colla sua età giovanile, poi perchè educa prima d'istruire e insegna a
lavarsi bene, a vestirsi, a tener puliti i propri indumenti, oltre che
a leggere e scrivere senza fatica, poi a seminare e lavorare la terra,
a tenere in ordine gli oggetti che si adoperano e più di tutto ad
amare il loro lavoro. Con questo sistema stato già adottato all'estero
e specialmente in America, un bambino di sei anni sa già leggere e
scrivere senza aver fatto alcuno sforzo, e si trova preparato per le
scuole elementari; soltanto vorrei che affinchè non dimentichino quello
che hanno imparato, finita la scuola, avessero il mezzo di andare la
domenica qualche ora ad esercitarsi nella lettura, a sentire qualche
conferenza, e sotto la direzione di buoni maestri potessero allargare
le loro idee mano mano che coll'esperienza della vita la mente si
matura e si rinvigorisce.
Perciò ogni scuola dovrebbe avere biblioteche adatte affinchè chi ha
terminato la scuola possa esercitarsi nella lettura, ma i libri scelti
siano oltre che utili, piacevoli e interessanti, e possano invitare i
ragazzi ad occupare nella lettura il tempo delle giornate festive.
La elevazione della donna, il buon nutrimento, l'istruzione e il
relativo benessere potranno darci una schiera di lavoratori baldi,
vigorosi, che faranno rendere la terra dieci volte di più con minor
fatica; i contadini fiacchi dai movimenti lenti, che tornano al lavoro
e lo trascinano svogliati per intere giornate non esisteranno più, non
si vedranno più le mamme persuadere le figlie a non recarsi alla scuola
come succede adesso in certe regioni.
Avranno finalmente capito che non è mutar lavoro e paese quello che ci
eleva sui nostri simili, ma l'educazione e l'istruzione che rialzando
il nostro sistema di vita ci permette di aver una casa in ordine e ben
tenuta, i figlioli educati e puliti: e se ameranno il proprio lavoro,
non avranno nulla da invidiare alle donne che vivono in quelli alveari
popolosi che sono le case cittadine.