La questione della donna.
Fra le molte questioni che si agitano nel nostro tempo si può dire che
quella della donna è all'ordine del giorno.
Si riuniscono continuamente congressi femministi, si fanno leghe per
gl'interessi femminili, i giornali ne parlano, ne sorgono discussioni:
l'esistenza della donna si fa sentire anche fuori delle pareti
domestiche e ci si accorge che la più numerosa metà del genere umano
esiste, e forse in un prossimo avvenire la donna non si contenterà più
di essere una macchina per far figliuoli o una bambola da salotto; ma
mostrerà che nella lotta libera delle forze individuali ha anch'essa il
diritto di combattere per la propria indipendenza.
Ed è certo che il progresso dei tempi ha tanto mutato l'ambiente in
cui viviamo, che la condizione della donna deve mutare per forza delle
circostanze inevitabilmente; solo resta a sapersi se ciò si potrà fare
in breve o lentamente; ma dato l'impulso, non si potrà più ritornare
indietro, come non si può impedire ad un torrente di scendere la china
dei monti e andare al suo destino.
È già molto che, se non si applaude al movimento in favore della donna,
si accetta senza combatterlo, si sopporta senza deriderlo, come non si
sarebbe fatto in altri tempi.
È certo però, che per ora la donna è ancora dipendente dall'uomo,
il quale aggiunse alla sua forza fisica delle leggi che, mentre lo
assolvono, abbandonano e condannano la sua compagna.
Soltanto fra certi popoli barbari, la donna è superiore all'uomo,
oppure ciò accadeva in un tempo remoto quando era in vigore la potestà
materna e la civiltà non avea dettato delle leggi ingiuste.
Se c'è un risveglio, non bisogna essere impazienti; non è facendo
congressi, rivoluzioni, gridando o imprecando che si potrà modificare
la sorte della donna, ma bensì aiutando le condizioni favorevoli al suo
sviluppo morale e intellettuale.
Col lavoro intanto, la donna potrà emanciparsi economicamente dall'uomo
e rendersi indipendente; e fatto il primo passo gli altri verranno da
sè senza scosse o battaglie.
Finchè la donna si limiterà a chiacchierare e discutere, non farà molto
cammino, ma se coll'opera mostrerà di saper far bene un lavoro finora
riserbato all'uomo, tutti s'inchineranno al fatto compiuto e nessuno
oserà dire che la donna non è adatta ad un genere di lavori in cui i
fatti hanno provato il contrario.
È naturale che per ottenere anche qualche piccola concessione, c'è
molto da lottare e molto cammino da fare.
Prima di tutto è difficile anche nelle stesse donne far entrare idee
nuove e vincere la forza d'inerzia, per quella tema di ogni novità che
ci fa adagiare tranquilli dicendo che si è sempre fatto così e così
si può tirare innanzi. Poi c'è da vincere il pregiudizio che fino dal
tempo di Demostene vuole che la donna sia destinata a fare figliuoli e
custodire la casa, e che volerla togliere alle faccende domestiche sia
un voler andare contro natura; e questa asserzione che forse poteva
aver qualche valore nei secoli passati si ripete tutti i giorni come
se il mondo non avesse fatto nessun passo nella via del progresso e
l'ufficio di massaia sia tale da poter occupare tutta la vita e la
operosità della donna.
Se invece di ripetere le frasi fatte si volesse un po' ragionare, si
vedrebbe che la donna, esclusivamente massaia, ha fatto il suo tempo,
come i menestrelli del medio evo e le parrucche, le portantine e i
guardinfanti del settecento.
Una volta l'intera giornata non poteva bastare a tutte le faccende
domestiche.
La massaia, oltre a spezzare la legna per accendere il fuoco (e prima
dell'invenzione dei fiammiferi ci voleva parecchio tempo) doveva
preparare il pranzo, attingere l'acqua fuori di casa, filare, tessere,
cucire, far calze, fare il bucato, il pane e tante altre cose che
l'industria ora ci fornisce a prezzi minimi, sicchè col progresso il
lavoro della massaia è andato sempre diminuendo; ed ora le macchine
da cucire che permettono di fare in poche ore il lavoro pel quale una
volta occorrevano intere settimane, hanno dato l'ultimo colpo ai lavori
d'ago che rendevano tanto orgogliose le nostre nonne e le tenevano
occupate gran parte della giornata. S'aggiunga che nelle città coll'uso
dei fornelli a gas, di acquedotti che portano l'acqua anche nei piani
più alti e con tante altre facilitazioni, il governo della casa si
riduce ad un semiozio, perchè il porre in assetto qualche stanza
modesta e preparare un pasto frugale, come avviene nelle famiglie che
non possono permettersi il lusso di pagare dei domestici, non potrà
occupare che un paio d'ore; ed ancora mentre bolle la pentola, la
massaia potrà dar qualche punto ai vestiti del marito o alla biancheria
della casa. E tutte le altre ore come potrà impiegarle? Ad annoiarsi
a girare per la città o a mirare le nuvole che passano? È forse un
delitto se procura occupandosi utilmente di guadagnare qualche soldo
onde aumentare il benessere della famiglia?
Nemmeno i bimbi ora dànno molto pensiero, per chi non può affidarli
a nutrici o a bambinaie: ci sono gli ospizii per i lattanti e asili
per l'infanzia, poi le scuole e così via di seguito, tanto è vero
che nelle classi popolari l'emancipazione della donna si può dire
un fatto compiuto, e più di due milioni sono le donne occupate in
Italia nelle officine. In principio per esservi ammesse hanno dovuto
lottare coll'opposizione fatta loro dagli uomini che ne temevano la
concorrenza, ma le occupazioni domestiche diminuite e il bisogno di
procurarsi un certo benessere, l'insistenza e l'attitudine mostrata a
certi lavori e più di tutto l'adesione degl'industriali, che pagandole
meno avevano maggiori profitti, hanno dato loro la vittoria, e c'è
soltanto da lamentare che lavorino troppo e si sottomettano a lavori
faticosi che vanno a scapito della loro salute e di quella delle
generazioni future.
*
Dove la donna trova maggiori ostacoli e maggiore opposizione è nei
lavori d'indole elevata, nelle lettere, nelle scienze, nelle arti.
Poche sono quelle che si dànno agli studii superiori, che frequentano
le Università; e quelle poche non sono ben accolte nè dai professori nè
dai compagni, per quanto studiose e diligenti; se riescono ad ottenere
una laurea non possono servirsene perchè trovano mille ostacoli e mille
pregiudizî che sorgono a sbarrar loro il cammino e dopo aver tanto
sudato e affaticato sui libri non riescono a trar alcun profitto dalle
loro fatiche, non si contentano di occupazioni materiali e rimangono
avvilite e scoraggiate; ma è destino, ogni innovazione deve avere le
sue vittime ed esse sono come gli avamposti in una battaglia destinate
ad essere sacrificate al trionfo d'un'idea e preparare la strada per le
generazioni future.
Si è sempre tentato di distogliere la donna dal dedicarsi agli studî
severi, asserendo che non avrebbe mai potuto uguagliare l'uomo nel
campo dell'intelligenza, perchè gli antropologhi e i filosofi avevano
trovato che il suo cervello pesava meno di quello dell'uomo e da ciò
arguivano la sua inferiorità.
Con gli studî più recenti si trovarono false quelle teorie, perchè
paragonandolo agli altri organi si vede subito che la massa del
cervello è proporzionata al volume del corpo, e se c'è una differenza è
favorevole alla donna; poi non è detto che l'intelligenza consista nel
peso del cervello, mentre molte volte il cervello d'un imbecille pesa
assai più di quello d'un uomo di genio, e se non si badasse che alle
sue proporzioni, un bue dovrebbe essere più intelligente d'un cane o
d'una formica.
Si trovò sbagliato tutto quello che riguardo al cervello e
all'intelligenza si credeva vent'anni fa ed ora si sa di certo che il
cervello della donna è più pesante di quello dell'uomo, che la sua
struttura istiologica è la stessa; se vi è una leggera differenza è
nell'irrigazione del sangue che è più abbondante in quello della donna,
ma supplisce al sangue più povero che possiede.
Del resto nessuno sa ancora il vero punto dove ha sede l'intelligenza,
dove si forma il pensiero; e perchè poi dovrebbe essere l'uomo diverso
da tutti gli altri animali, che vediamo vivere indipendenti senza
riguardo al sesso e ognuno, maschio o femmina, soddisfare ai propri
bisogni e procacciarsi il nutrimento allo stesso modo?
Se, eccetto che nel periodo della maternità, la leonessa è uguale al
leone, il gatto alla gatta, il cavallo alla cavalla, perchè la donna
dovrebbe essere diversa dall'uomo?
Se esiste differenza è nell'educazione e nell'ambiente in cui è vissuta
finora. Ristretta fra la cerchia delle occupazioni domestiche, non ha
potuto sviluppare la sua intelligenza e la sua operosità; in modo che
in lei si sono affievolite quelle qualità che coll'esercizio si sono
fatte nell'uomo più forti e gagliarde.
Quante intelligenze saranno rimaste assopite, chiuse fra le pareti
della casa, occupate di meschine e incessanti cure domestiche? Quanti
germi si saranno spenti perchè privi di quel raggio che valesse a
scuoterli e a ravvivarli?
Due piante della stessa specie, seminate e coltivate in condizioni
diverse, non vegetano allo stesso modo, e due individui anche
appartenenti alla stessa famiglia, l'uno posto in un ambiente
intellettuale e raffinato e l'altro lasciato crescere in mezzo ai
campi, senza istruzione, come un'erba incolta, dopo pochi anni non
sembreranno più appartenenti alla stessa famiglia: tanto l'educazione
e l'ambiente hanno influenza sulle qualità fisiche, morali e
intellettuali dell'individuo.
Da tutto questo si vede possibile che col progresso dei tempi la donna
possa anch'essa sviluppare la propria intelligenza per poter bastare a
sè stessa.
Intanto, dagli studi fatti recentemente, dobbiamo concludere che
l'intelligenza della donna non è minore di quella dell'uomo, ma è
d'un'altra specie; che non esiste inferiorità, ma qualche diversità,
sicchè non sarà mai identica all'uomo moralmente, come non lo è
fisicamente, e come identici non sono nemmeno individui dello stesso
sesso; ma che agguerrendosi meglio alle battaglie della vita e
ricevendo un'educazione più pratica e più intelligente, avrà maggiori
attrattive senza perdere la sua femminilità.
*
Abbiamo veduto che ora le faccende domestiche si riducono a così poca
cosa che non bastano ad occupare ed a riempire la vita d'una donna, per
cui senza far rivoluzioni, purchè abbia del coraggio, potrebbe riuscire
col tempo e gradatamente ad invadere i campi che finora rimasero chiusi
alla sua operosità, e ciò non le impedirebbe d'esser buona moglie e
buona madre. Se l'uomo trova tempo di dedicarsi oltre che alla propria
professione, alla politica, allo sport, ai divertimenti, non lo potrà
trovare la donna per la propria casa e per i propri figli? Anzi il
trovarlo le riuscirà facile e piacevole perchè vi si sentirà spinta
naturalmente dall'affetto e dalle antiche consuetudini.
E poi il formarsi una famiglia è un problema che diviene ogni
giorno più difficile, e migliaia di donne a cui sono negate le gioie
domestiche nel lavoro soltanto potranno trovare quel conforto che
la società non ha loro concesso e si sentiranno rialzate moralmente
all'idea di bastare a sè stesse e al proprio sostentamento, senza
aspettare la manna dai genitori, ed essere di peso ai parenti.
Naturalmente la donna dovrà lavorar meno dell'uomo per riserbare
le forze all'ufficio della maternità, ma nell'esercizio moderato
delle proprie facoltà troverà una fonte di salute. Coll'esercizio si
rinvigoriscono i muscoli, si rafforza l'intelligenza, lavorando si
mangia con miglior appetito e il nutrimento si assimila con maggior
facilità; non c'è tempo di pensare a tanti malucci che spesso sono
immaginarî o nati e cresciuti nell'ozio; si è più contenti di sè stessi
e dei propri simili.
La donna che lavora non avrà tempo di girare per la città a comperare
degli oggetti inutili, oppure a dir male del prossimo colle amiche e a
farsi corteggiare dai bellimbusti; potrà invece trar profitto dal suo
lavoro e contribuire col marito al benessere della famiglia.
In casa avrà degli argomenti meno frivoli e più interessanti per
intrattenere il suo compagno, potrà comprenderlo meglio e spiegarsi
certe sue preoccupazioni, perchè anch'essa le prova; non lo annoierà
perchè la conduca ai divertimenti, perchè dopo una giornata operosa si
sentirà anch'essa stanca e avrà voglia di riposare. Se sarà una donna
di cuore, serberà sempre una parte, anzi la migliore, a beneficio della
sua casa e dei suoi figli, mentre se non avrà affetto per la famiglia,
anche non avendo occupazioni proficue, la trascurerà per l'ozio e i
piaceri frivoli.
È naturale, il lavoro non è un divertimento e richiede dei sacrifici;
non può lavorare chi vuole, ma chi fin dalla prima età ha imparato
l'abitudine del lavoro e a tener calcolo del tempo; perciò ognuno dovrà
scegliere un'occupazione adatta alla propria indole e alla propria
inclinazione.
Se secondare le proprie facoltà è un dovere, sforzarle è un delitto;
perciò la donna non dovrà sopraccaricarsi di lavoro, ma subordinarlo
alle proprie forze e alla condizione della propria famiglia. Se
prenderà interesse al proprio lavoro vedrà le sue giornate trascorrere
rapidamente senza un minuto di noia, proverà il sublime godimento di
chi ha impiegato il tempo utilmente, compiangerà quelle che non hanno
mai provato la gioia di compiere un lavoro e di essere utili a sè e
alla propria famiglia.
Non mi si venga a dire che la casa e le cure della maternità sono
incompatibili con un lavoro continuato e proficuo.
Si è veduto come col progresso dei tempi il governo della casa si
è semplificato, e quelle che dànno tanta importanza alle modeste
occupazioni domestiche vuol dire che non apportandovi ordine ed
intelligenza, trascinano tutto il giorno un lavoro pel quale non
occorre che poco tempo, oppure esagerano le loro occupazioni per farsi
valere maggiormente. In quanto ai figliuoli, potranno occupare per
qualche anno, ma non tutta la vita e poi basta sul principio educarli
bene e non dar loro cattive abitudini.
Non voglio dire che ora non esiste più famiglia, ma è molto mutata
da quello ch'era una volta, basta dare uno sguardo al passato per
accorgersene.
Una volta la famiglia era addirittura una tribù: tutti i figli maschi
si sposavano in casa, erano sottomessi al padre, e per la madre era
un'occupazione importante dirigere una famiglia molto numerosa e
composta di persone di età e caratteri diversi.
Ora, non solo quando i figli si sposano, ma spesso quando hanno una
professione, escono di casa; le ragazze, se trovano, vanno a marito e
si formano piccole famigliuole che si possono condur bene senza fatica
e senza sprecar tanto tempo, dove il marito esce pei suoi affari, i
bambini vanno a scuola e la moglie ha tutto il tempo d'annoiarsi se non
si dedica a qualche occupazione utile o piacevole.
Poi mettiamo il caso che il marito non riesca a procurarle il
sostentamento, qual vita meschina sarà la sua?
Abbiamo un bel ripetere che l'ufficio della donna è di badare alla
pentola, come farà se non ha niente da farvi bollire e se non ha
imparato il modo di procurarselo? A questo proposito voglio riportare
un aneddoto letto in un volume che parla della vita americana:
«Una professoressa di matematica annunciò il suo matrimonio. Una
signora europea, d'idee ristrette ed antiquate, le chiese:
«Ma sapete voi far da mangiare?
« — No, — rispose la professoressa, — ma ho sulle altre donne il
vantaggio che, essendo abituata allo studio, lo imparerei molto
facilmente e in ogni caso posso guadagnare colla mia professione
abbastanza, per pagare una cuoca.»
La casa, la famiglia, tutte belle cose, ma prima di tutto bisogna
vivere; se ognuno penserà ai casi suoi, la famiglia andrà bene come le
ruote d'una macchina che funziona perfettamente, e la casa sarà come un
porto dove i figli che ritornano dalla scuola e i genitori che vengono
dal lavoro si ritroveranno e scambieranno tranquillamente le loro
idee, sarà un rifugio lontano dalle tempeste del mondo, un asilo per la
vecchiaia dove ognuno potrà riposarsi dalle fatiche passate.