_Viaggio a Marocco._
Alle dieci ore del mattino di sabbato 10 marzo io sortj da Rabat per
passare a Marocco. La strada era prima a S. S. O., poi a S. O. fino alle
tre ore dopo mezzogiorno, in cui declinò più all'O. S. O. da che ebbimo
attraversato il fiume _Yatkem_. Alle cinque della sera si fece alto
presso ad un _dovar_. Qui la strada asseconda la spiaggia del mare,
sparsa di scogli inaccessibili, e furiosamente battuta dalle onde quando
ancora il tempo è tranquillo.
In questo paese composto di basse colline di roccia calcarea la
vegetazione trovavasi molto avanzata, e tutto il littorale sparso di
bellissimi fiori; onde vi raccolsi varie piante molto interessanti per
arricchire il mio erbolajo.
Il suolo è formato di terra arenosa con poca argilla, e qualche parte
d'ocri. La spiaggia vedesi tutta coperta di frammenti di conchiglie
estremamente piccole, e delle quali malgrado le mie attente ricerche,
non mi riuscì di trovarne una sola intiera.
Eranvi presso al mio campo due grandi rupi assai notabili terminate in
punte acute perpendicolari e formate di strati obbliqui ineguali,
avvicendati di cristalli misti di quarzo, che formano altresì delle vene
ramificate negli strati d'ardesia argillosa: e questa è la prima roccia
d'un aspetto primitivo di tale specie, che io finora abbia trovato in
Affrica.
Cadde un poco di pioggia: alle sei della sera il termometro segnava 15°
e l'igrometro 100°. Il vento era ouest.
_Domenica 11._
Si riprese il cammino alle otto della mattina nella direzione di O. S.
O. Alle nove ed un quarto attraversammo da prima il fiume _Sarrat_, poi
camminando a S. O. a dieci ore il fiume _Busteka_, e finalmente due
altri ruscelli. Ad un'ora ed un quarto dopo mezzogiorno passai per
_Mansourìa_; ed alle tre arrivò la mia carovana sulla sponda del fiume
Infìfe ove fu d'uopo aspettare lungo tempo che la marea fosse abbastanza
bassa per poterlo guadare; mezz'ora dopo averlo passato, si giunse a
Fidàla, ove feci far alto.
Questo paese è ondeggiato a collinette e la strada costeggia il mare. Il
suolo è composto d'uno strato argilloso misto d'arena sopra roccia
d'ardesia, e d'argilla dura.
La vegetazione prosiegue ad essere assai rigogliosa, onde potei
arricchire la mia raccolta di molte magnifiche piante.
Il tempo fu coperto; e si dovettero soffrire forti burrasche con vento
ed acqua. Alle otto e mezzo della sera la pioggia cadeva in abbondanza,
ed il termometro nella mia tenda segnava 14°, l'igrometro 100°.
Mansouria, e Fidàla presentano amendue un quadrato formato da alte mura
con torri: ognuno di questi quadrati può avere 65 tese di fronte da ogni
lato. Nell'interno d'ogni quadrato v'è una moschea, ed alcune case assai
popolate in ragione dello spazio. La moschea di Fidàla è molto bella.
Gli abitanti sembraronmi poveri; tra i quali sono assai numerosi i
Giudei.
_Lunedì 12._
La dirotta pioggia della notte, e di parte del mattino non mi permise di
mettermi in viaggio che ad un'ora dopo mezzogiorno. Presi la direzione
al S. S. O., e poi declinando al S. O. si passò un fiume alle due e
mezzo. Dopo aver attraversate, e fiancheggiate in parte alcune terre
paludose, giunsi verso le sei ore a Darbeïda ove si passò un altro fiume
poco considerabile.
Il paese conserva la medesima natura di quelli attraversati ne'
precedenti giorni. Sono collinette che s'aggirano entro vaste pianure
sparse qua e là di terreni pantanosi. La strada si scosta rare volte dal
mare, la di cui costa è di così difficile abbordaggio, che non vi si
trova che il porto di Darbeïda; e questo ancora molto angusto.
Il terreno d'ordinario è argilloso con qualche mescolanza di arena, e
talvolta tutto arenoso. S'incontrano di quando in quando roccie
calcaree, e qualche traccia d'argilla ardesia e l'arena del mare non è
che una scomposizione più o meno fina di conchiglie.
La vegetazione non presentava veruna novità se non che parvemi alquanto
meno variata, e le palme più numerose che tutte le altre specie
d'alberi.
Il tempo fu abbastanza tranquillo dopo il mezzogiorno; ma in sul far
della sera incominciò una dirotta pioggia, che continuò fino alle nove
ore. Alle otto nella tenda il termometro segnava 14° 8′, e l'igrometro
98°.
_Martedì 13._
La pioggia che continuò tutto il giorno non mi permise di viaggiare. Il
nostro campo era fuori delle mura di Darbeïda presso la spiaggia del
mare.
Malgrado il cattivo tempo potei fare qualche osservazione astronomica, e
trovai la mia longitudine — 9° 50′ 0″ O. dell'osservatorio di Parigi;
la mia latitudine — 33° 37′ 40″ N., e la mia declinazione magnetica —
20° 43′ 30″ O.
Ad un'ora dopo il mezzogiorno il termometro segnava 17°, e l'igrometro
96°. Il vento era O. S. O., il cielo qua e là coperto di nuvole isolate,
l'orizzonte molto carico, ed il mare assai grosso.
Darbeïda è un piccolo villaggio posto entro un vastissimo ricinto di
mura, e povero assai, e piccolissimo il suo porto. Mi fu detto che i
suoi abitanti appartengono alla provincia di Chaovia. Sul piccol fiume
che gli scorre vicino sonovi alcuni mulini.
Il governo rinforzò la mia guardia di quattro soldati.
_Mercoledì 14._
Partj alle sette ore del mattino dirigendomi al sud-ouest. Alle undici e
tre quarti attraversammo un ruscello; ed a mezzogiorno avevamo alla
destra un Capo o punta sul mare. Ad un'ora si entrò in una vasta foresta
di lentischi assai fitti, ed alle due e mezzo si attraversarono molti
pantani che occupavano più d'una mezza lega di terreno, nei quali i
cavalli si sprofondavano talvolta fino al ventre. Finalmente alle cinque
si alzarono le tende presso alle rovine d'una borgata detta _Lela
Rotma_.
Il paese presenta grandi pianure chiuse in lontananza da piccole
colline: ebbi sempre a qualche distanza in vista il mare.
Il terreno viene composto di roccia calcarea, coperta d'uno strato
sottilissimo di terra vegetale argillo-arenosa fertilissima. La
vegetazione offriva le più belle produzioni della natura.
Il tempo fu quasi sempre coperto, e verso sera pioveva dolcemente. Alle
otto e mezzo il termometro marcava 13°, e l'igrometro 100°. Il vento
d'ouest copriva il cielo di grosse nubi.
Eravamo passati in vicinanza di due _dovar_, uno de' quali innalzato
sulle ruine di Lela Rotma.
_Giovedì 15._
Alle sett'ore e mezzo della mattina si riprese il cammino nella
direzione di S. O.; attraversando alle otto ed un quarto un piccolo
fiume. Alle dieci si passò presso due _dovar_, e due poderi ove
vedevansi pochi terreni coltivati. A poca distanza vedevansi pure le
ruine d'un altro podere; e verso il mezzogiorno ci trovavamo vicini a
tre cappelle o eremitaggi, e ad alcuni orti con qualche casuccia. La
_hhenna_, parzialmente coltivata in questo paese è una pianta colla
quale le donne si tingono di rosso le mani e le palpebre. Alle due ore
giugnemmo sulla riva destra del fiume _Morbea_ sul quale serviva di
porto una piccola barca capace soltanto d'un leggere carico; ma convenne
accontentarsene per non esservi altro di meglio, e si dovettero
impiegare cinque ore nel passare tutta la mia carovana. Giace sulla riva
sinistra la città d'Azamor, presso alla quale feci alzare le tende verso
le sette della sera.
Il paese che si attraversò avanti mezzogiorno offriva grandissime
pianure, ma dopo era un misto di pianura e di colline. Ebbimo sempre il
mare a mezza lega di distanza, ed il terreno della medesima natura
dell'antecedente.
La prima traccia di vegetazione ch'io scopersi fu una densa macchia di
lecci; in appresso d'ogni qualità di piante, e specialmente di palme.
Tutto era in fiore. Osservai due spiche d'orzo già formate, ma in
generale le seminagioni erano ancora piccole.
Il tempo coperto nel mattino, si rischiarò in appresso non rimanendo che
alcune nuvole staccate. Alle otto ed un quarto della sera il termometro
segnava entro la tenda 12° 8′, e l'igrometro 98°.
_Venerdì 16._
Il tempo burrascoso, il cielo sempre coperto, una pioggia a reffoli mi
forzarono a non levare il campo. Malgrado tali ostacoli potei fare
alcune osservazioni astronomiche, che mi diedero la latitudine d'Azamor
a 33° 18′ 46″ N. e la longitudine di 10° 24′ 15″, nella quale può
essere corso l'errore tutt'al più d'un 10″.
La principale moschea mi sembrò elegante, la città non affatto brutta. È
cinta di mura, e di fossa; e vi si tiene un gran mercato ogni venerdì in
una piazza destinata a tale uso. Intorno ad un eremitaggio fuori della
città vedesi un bel sobborgo.
Il fiume può esser largo 150 piedi, ma assai profondo, e rapido a segno
che le barche lo attraversano con qualche difficoltà, per essere
strascinate dalla corrente, a rischio talvolta di perdersi. Questo
pericolo fa dire agli abitanti che alcuni diavoli alloggiano nel fiume.
In questo luogo la sponda sinistra è assai alta e tagliata a picco;
mentre la destra è bassa e piana, e le maree sono sensibili anche molto
al di sopra. Mi fu detto che questo fiume scende dalle montagne di
Tedla, ossia dal grande Atlante. Le sue acque a cagione delle pioggie
erano rosse e cariche di melma come quelle del Nilo in tempo
dell'inondazione, onde non si può beverne senza averla prima lasciata
deporre.
Facevasi altra volta un vivissimo commercio su questo fiume sempre
coperto allora di bastimenti. Il mare non dev'essere a maggior distanza
d'un quarto di lega, e ne udiva il muggito senza vederlo; ma il giorno
innanzi l'aveva osservato tinto di rosso dalle acque del fiume a più di
due leghe dalla spiaggia. Le rive della Morbea in questo luogo sono di
una terra vegetale argillo-arenosa con pietre calcaree.
Alle otto ore del mattino il termometro segnava 15° 5′, il barometro 27
poll., 9 lin., e l'igrometro 98°. Il vento fu sempre S. O. ed a mezzodì
il termometro salì a 15°.
_Sabbato 17._
Si riprese la strada alle otto e tre quarti del mattino dirigendoci al
S. S. O., e piegando alle dieci verso S. E. Alle quattr'ore dopo
mezzogiorno feci spiegare le tende in vicinanza di un grande _dovar_.
Il paese è sparso senza interrompimento di colline sopra un suolo di
bella terra vegetale argillo-arenosa.
Vedevansi molte palme, i liliacei, e diverse piccole piante tutte
fiorite; osservai molte terre seminate, e piantagioni di popponi, di
fichi, e di altri alberi fruttiferi. Questo spettacolo mi fu di grata
sorpresa dopo tanto tempo che più non vedevo che terreni incolti.
Il tempo fu sempre coperto. Alle sette il termometro segnava 13°, e
l'igrometro 98°. Il vento spirò costantemente da S. O.
Il cheik o capo del vicino _dovar_ mi regalò un montone, molto latte,
frutti, polli, ed orzo. La tribù è composta di due rami: _Oulèd-el
Faràch_, ed _Oulèd-Emhhammed_.
_Domenica 18._
Alle quattro del mattino pioveva dirottamente, e continuò fino alle otto
ed un quarto; quando essendosi alquanto rischiarato il cielo, si ponemmo
in viaggio prendendo la direzione S. S. O. Alle dieci meno un quarto
passammo per un gran mercato che si tiene ogni domenica in vicinanza di
alcune cappelle; ed a mezzogiorno, dopo esserci riposati un istante, si
ripigliò la strada verso il S. ¼ S. E. e si rialzarono le tende presso
un _dovar_ alle quattro della sera.
Il paese presenta a principio alcune collinette d'un eguale altezza, in
appresso grandi pianure chiuse al sud da un alta montagna distante sei
in otto leghe; e da altre ancora più lontane al S. E., ed al S. ¼ S. O.:
io suppongo che queste montagne siano una diramazione di quelle di
Tetovan, e di quelle che vedonsi stando sulla strada di Fez; ma qui
molto più alte, forse perchè più vicine alla grande Cordelliera
dell'Atlante.
Il suolo è composto di terra vegetale rossa alquanto arenosa, che forma
uno strato assai alto. L'arena, ed il quarzo contengono molto feldspato
rosso radiato. Proviene questo dalle vicine montagne che forse sono di
granito?... Io non posso assicurarlo, perchè tutte quelle che io vidi
sono montagne calcaree secondarie.
La vegetazione era vivacissima; ed io osservai con piacere molti campi
di biade, di cocomeri, di fave, e di altri grani.
Il giorno fu perverso: cadde molta pioggia accompagnata da gagliardo
vento, che talvolta obbligava la carovana a fermarsi. Alla fine il tempo
si abbonacciò. Alle sei della sera il termometro segnava 12° 8,
l'igrometro 100°. Il vento spirò da S. O., e le nubi si spezzarono.
_Lunedì 19._
Alle sette ore e mezzo del mattino eransi già levate le tende, ed io
m'ero posto in cammino dirigendomi verso l'alta montagna veduta jeri,
alle di cui falde arrivammo a mezzo giorno meno un quarto. Si piegò al
S. ¼ S. O., ed alle tre ore e tre quarti scopersi le sommità di molte
montagne che ci stavano in faccia al sud. Uno de' miei domestici mi
disse che Marocco era situata poco più in qua della più alta montagna,
che vedevasi mezzo coperta di neve. Alle quattro ed un quarto si fece
alto.
Da principio si attraversarono alcune pianure di dove scoprivansi le
sommità delle alte montagne a grandissima distanza. Alle dieci
s'incominciò a salire le più vicine che chiudevano successivamente
l'orizzonte: ed avvicinandoci lentamente alla più alta si trovò meno
alta di quel che sembrasse la vigilia. Si viaggiò in seguito lungo una
valle in cui si attraversarono tre ruscelli; e salito sopra un eminenza,
scopersi un altro orizzonte formato di collinette che andavano a
terminare in grande distanza nella catena del monte Atlante, che
tagliava l'orizzonte in tutta la parte del sud; di dove si staccavano
quattro grandi masse gigantesche quasi affatto isolate. Quale sensazione
provai io trovandomi, in vista di questa famosa catena...!
La terra vegetale non era diversa da quella d'jeri. Trovai in seguito
delle roccie calcaree nella prima costiera; l'alta montagna era tutta da
cima a fondo composta d'argilla ardesiata, e d'ardesia argillosa,
formando transizione all'ardesia per il coperto in istrati orizzontali.
Il terreno fu costantemente calcareo, ed arenoso; ma alle quattro della
sera mi trovai sopra un vero _strato di roccia granitica_. Mi affrettai
di esaminarla, e trovai che era granito ma già passato allo stato di
decomposizione per la conversione del _feldspato_ in terra argillosa. Il
suo colore è rossiccio con un poco di mica cristallizzata in
specchietti; il grano inegualissimo passa dal _grosso grano_ al _piccolo
grano_, e da questo al fino. Queste roccie continuarono fino al luogo
del nostro accampamento; e mentre alzavansi le tende io salj sopra una
rupe, di dove ebbi la soddisfazione di contemplare con tutto comodo le
masse colossali che innalzavansi in faccia mia.
La vegetazione era assai ritardata; e non vidi in tutto il giorno verun
terreno coltivato.
Mi fu detto che l'alta montagna, alle di cui falde eravamo passati
serviva d'abitazione ad alcuni santi eremiti. Vidi molte persone, ed una
donna, che supposi essere pure una santa.
Non trovai che un solo villaggio, ed il luogo in cui eravamo poteva
dirsi un vero deserto.
_Martedì 20._
Si riprese la strada alle otto del mattino dirigendoci al S. Dopo avere
attraversati tre piccoli ruscelli, si fece alto a quattr'ore e mezzo
presso ad un dovar poco lontano da alcune montagne.
Il luogo in cui ci trovavamo era sparso di ciottoli di diaspro bianco.
La vegetazione non aveva nulla di seducente, tranne alcuni tratti di
terreno coperti di fiori.
Il tempo si mantenne bello fino alle due dopo mezzogiorno, quando ci
sorprese una burrasca di pioggia e vento. Alle sett'ore della sera il
termometro segnò 14° e l'igrometro 78°. Il vento soffiava dall'O., ed il
cielo era carico di nubi.
_Mercoledì 21 marzo 1804._
Alle sette e mezzo si levarono le tende, camminando sempre al S., e
s'incominciò poco dopo a salire le montagne. Alle nove ore essendo
giunto sulla sommità, vidi perfettamente la città di Marocco. Scesimo
bentosto; ed alle dieci eravamo sulla pianura detta di _Marocco_.
A mezzo giorno ed un quarto arrivai al lunghissimo ponte sul quale si
passò il fiume di _Tensit_. Feci far alto fino ad un'ora e mezzo, e poco
dopo entrai in città termine del mio viaggio.
Il paese percorso presenta prima una montagna, in appresso piani che
stendonsi fino alla Cordelliera dell'Atlante al S. e S. E., ed all'O.
non ha limiti.
[Illustrazione: VISTA DI MAROCCO E DELLA CORDELLIERA DEL
MONTE ATLANTE.]
Il terreno della montagna è composto d'ardesia argillosa, e d'ardesia è
il coperto con molto _schisto_ micaceo, che sorte dal terreno in istrati
sottilissimi ardesiati perpendicolarmente, che scomponendosi pel
contatto dell'atmosfera, rimangono isolati, ed hanno l'aspetto d'un
cimitero immenso con pietre sepolcrali situate a perpendicolo.