CAPITOLO XIII.

_Viaggio a Marocco._

Alle dieci ore del mattino di sabbato 10 marzo io sortj da Rabat per

passare a Marocco. La strada era prima a S. S. O., poi a S. O. fino alle

tre ore dopo mezzogiorno, in cui declinò più all'O. S. O. da che ebbimo

attraversato il fiume _Yatkem_. Alle cinque della sera si fece alto

presso ad un _dovar_. Qui la strada asseconda la spiaggia del mare,

sparsa di scogli inaccessibili, e furiosamente battuta dalle onde quando

ancora il tempo è tranquillo.

In questo paese composto di basse colline di roccia calcarea la

vegetazione trovavasi molto avanzata, e tutto il littorale sparso di

bellissimi fiori; onde vi raccolsi varie piante molto interessanti per

arricchire il mio erbolajo.

Il suolo è formato di terra arenosa con poca argilla, e qualche parte

d'ocri. La spiaggia vedesi tutta coperta di frammenti di conchiglie

estremamente piccole, e delle quali malgrado le mie attente ricerche,

non mi riuscì di trovarne una sola intiera.

Eranvi presso al mio campo due grandi rupi assai notabili terminate in

punte acute perpendicolari e formate di strati obbliqui ineguali,

avvicendati di cristalli misti di quarzo, che formano altresì delle vene

ramificate negli strati d'ardesia argillosa: e questa è la prima roccia

d'un aspetto primitivo di tale specie, che io finora abbia trovato in

Affrica.

Cadde un poco di pioggia: alle sei della sera il termometro segnava 15°

e l'igrometro 100°. Il vento era ouest.

_Domenica 11._

Si riprese il cammino alle otto della mattina nella direzione di O. S.

O. Alle nove ed un quarto attraversammo da prima il fiume _Sarrat_, poi

camminando a S. O. a dieci ore il fiume _Busteka_, e finalmente due

altri ruscelli. Ad un'ora ed un quarto dopo mezzogiorno passai per

_Mansourìa_; ed alle tre arrivò la mia carovana sulla sponda del fiume

Infìfe ove fu d'uopo aspettare lungo tempo che la marea fosse abbastanza

bassa per poterlo guadare; mezz'ora dopo averlo passato, si giunse a

Fidàla, ove feci far alto.

Questo paese è ondeggiato a collinette e la strada costeggia il mare. Il

suolo è composto d'uno strato argilloso misto d'arena sopra roccia

d'ardesia, e d'argilla dura.

La vegetazione prosiegue ad essere assai rigogliosa, onde potei

arricchire la mia raccolta di molte magnifiche piante.

Il tempo fu coperto; e si dovettero soffrire forti burrasche con vento

ed acqua. Alle otto e mezzo della sera la pioggia cadeva in abbondanza,

ed il termometro nella mia tenda segnava 14°, l'igrometro 100°.

Mansouria, e Fidàla presentano amendue un quadrato formato da alte mura

con torri: ognuno di questi quadrati può avere 65 tese di fronte da ogni

lato. Nell'interno d'ogni quadrato v'è una moschea, ed alcune case assai

popolate in ragione dello spazio. La moschea di Fidàla è molto bella.

Gli abitanti sembraronmi poveri; tra i quali sono assai numerosi i

Giudei.

_Lunedì 12._

La dirotta pioggia della notte, e di parte del mattino non mi permise di

mettermi in viaggio che ad un'ora dopo mezzogiorno. Presi la direzione

al S. S. O., e poi declinando al S. O. si passò un fiume alle due e

mezzo. Dopo aver attraversate, e fiancheggiate in parte alcune terre

paludose, giunsi verso le sei ore a Darbeïda ove si passò un altro fiume

poco considerabile.

Il paese conserva la medesima natura di quelli attraversati ne'

precedenti giorni. Sono collinette che s'aggirano entro vaste pianure

sparse qua e là di terreni pantanosi. La strada si scosta rare volte dal

mare, la di cui costa è di così difficile abbordaggio, che non vi si

trova che il porto di Darbeïda; e questo ancora molto angusto.

Il terreno d'ordinario è argilloso con qualche mescolanza di arena, e

talvolta tutto arenoso. S'incontrano di quando in quando roccie

calcaree, e qualche traccia d'argilla ardesia e l'arena del mare non è

che una scomposizione più o meno fina di conchiglie.

La vegetazione non presentava veruna novità se non che parvemi alquanto

meno variata, e le palme più numerose che tutte le altre specie

d'alberi.

Il tempo fu abbastanza tranquillo dopo il mezzogiorno; ma in sul far

della sera incominciò una dirotta pioggia, che continuò fino alle nove

ore. Alle otto nella tenda il termometro segnava 14° 8′, e l'igrometro

98°.

_Martedì 13._

La pioggia che continuò tutto il giorno non mi permise di viaggiare. Il

nostro campo era fuori delle mura di Darbeïda presso la spiaggia del

mare.

Malgrado il cattivo tempo potei fare qualche osservazione astronomica, e

trovai la mia longitudine — 9° 50′ 0″ O. dell'osservatorio di Parigi;

la mia latitudine — 33° 37′ 40″ N., e la mia declinazione magnetica —

20° 43′ 30″ O.

Ad un'ora dopo il mezzogiorno il termometro segnava 17°, e l'igrometro

96°. Il vento era O. S. O., il cielo qua e là coperto di nuvole isolate,

l'orizzonte molto carico, ed il mare assai grosso.

Darbeïda è un piccolo villaggio posto entro un vastissimo ricinto di

mura, e povero assai, e piccolissimo il suo porto. Mi fu detto che i

suoi abitanti appartengono alla provincia di Chaovia. Sul piccol fiume

che gli scorre vicino sonovi alcuni mulini.

Il governo rinforzò la mia guardia di quattro soldati.

_Mercoledì 14._

Partj alle sette ore del mattino dirigendomi al sud-ouest. Alle undici e

tre quarti attraversammo un ruscello; ed a mezzogiorno avevamo alla

destra un Capo o punta sul mare. Ad un'ora si entrò in una vasta foresta

di lentischi assai fitti, ed alle due e mezzo si attraversarono molti

pantani che occupavano più d'una mezza lega di terreno, nei quali i

cavalli si sprofondavano talvolta fino al ventre. Finalmente alle cinque

si alzarono le tende presso alle rovine d'una borgata detta _Lela

Rotma_.

Il paese presenta grandi pianure chiuse in lontananza da piccole

colline: ebbi sempre a qualche distanza in vista il mare.

Il terreno viene composto di roccia calcarea, coperta d'uno strato

sottilissimo di terra vegetale argillo-arenosa fertilissima. La

vegetazione offriva le più belle produzioni della natura.

Il tempo fu quasi sempre coperto, e verso sera pioveva dolcemente. Alle

otto e mezzo il termometro marcava 13°, e l'igrometro 100°. Il vento

d'ouest copriva il cielo di grosse nubi.

Eravamo passati in vicinanza di due _dovar_, uno de' quali innalzato

sulle ruine di Lela Rotma.

_Giovedì 15._

Alle sett'ore e mezzo della mattina si riprese il cammino nella

direzione di S. O.; attraversando alle otto ed un quarto un piccolo

fiume. Alle dieci si passò presso due _dovar_, e due poderi ove

vedevansi pochi terreni coltivati. A poca distanza vedevansi pure le

ruine d'un altro podere; e verso il mezzogiorno ci trovavamo vicini a

tre cappelle o eremitaggi, e ad alcuni orti con qualche casuccia. La

_hhenna_, parzialmente coltivata in questo paese è una pianta colla

quale le donne si tingono di rosso le mani e le palpebre. Alle due ore

giugnemmo sulla riva destra del fiume _Morbea_ sul quale serviva di

porto una piccola barca capace soltanto d'un leggere carico; ma convenne

accontentarsene per non esservi altro di meglio, e si dovettero

impiegare cinque ore nel passare tutta la mia carovana. Giace sulla riva

sinistra la città d'Azamor, presso alla quale feci alzare le tende verso

le sette della sera.

Il paese che si attraversò avanti mezzogiorno offriva grandissime

pianure, ma dopo era un misto di pianura e di colline. Ebbimo sempre il

mare a mezza lega di distanza, ed il terreno della medesima natura

dell'antecedente.

La prima traccia di vegetazione ch'io scopersi fu una densa macchia di

lecci; in appresso d'ogni qualità di piante, e specialmente di palme.

Tutto era in fiore. Osservai due spiche d'orzo già formate, ma in

generale le seminagioni erano ancora piccole.

Il tempo coperto nel mattino, si rischiarò in appresso non rimanendo che

alcune nuvole staccate. Alle otto ed un quarto della sera il termometro

segnava entro la tenda 12° 8′, e l'igrometro 98°.

_Venerdì 16._

Il tempo burrascoso, il cielo sempre coperto, una pioggia a reffoli mi

forzarono a non levare il campo. Malgrado tali ostacoli potei fare

alcune osservazioni astronomiche, che mi diedero la latitudine d'Azamor

a 33° 18′ 46″ N. e la longitudine di 10° 24′ 15″, nella quale può

essere corso l'errore tutt'al più d'un 10″.

La principale moschea mi sembrò elegante, la città non affatto brutta. È

cinta di mura, e di fossa; e vi si tiene un gran mercato ogni venerdì in

una piazza destinata a tale uso. Intorno ad un eremitaggio fuori della

città vedesi un bel sobborgo.

Il fiume può esser largo 150 piedi, ma assai profondo, e rapido a segno

che le barche lo attraversano con qualche difficoltà, per essere

strascinate dalla corrente, a rischio talvolta di perdersi. Questo

pericolo fa dire agli abitanti che alcuni diavoli alloggiano nel fiume.

In questo luogo la sponda sinistra è assai alta e tagliata a picco;

mentre la destra è bassa e piana, e le maree sono sensibili anche molto

al di sopra. Mi fu detto che questo fiume scende dalle montagne di

Tedla, ossia dal grande Atlante. Le sue acque a cagione delle pioggie

erano rosse e cariche di melma come quelle del Nilo in tempo

dell'inondazione, onde non si può beverne senza averla prima lasciata

deporre.

Facevasi altra volta un vivissimo commercio su questo fiume sempre

coperto allora di bastimenti. Il mare non dev'essere a maggior distanza

d'un quarto di lega, e ne udiva il muggito senza vederlo; ma il giorno

innanzi l'aveva osservato tinto di rosso dalle acque del fiume a più di

due leghe dalla spiaggia. Le rive della Morbea in questo luogo sono di

una terra vegetale argillo-arenosa con pietre calcaree.

Alle otto ore del mattino il termometro segnava 15° 5′, il barometro 27

poll., 9 lin., e l'igrometro 98°. Il vento fu sempre S. O. ed a mezzodì

il termometro salì a 15°.

_Sabbato 17._

Si riprese la strada alle otto e tre quarti del mattino dirigendoci al

S. S. O., e piegando alle dieci verso S. E. Alle quattr'ore dopo

mezzogiorno feci spiegare le tende in vicinanza di un grande _dovar_.

Il paese è sparso senza interrompimento di colline sopra un suolo di

bella terra vegetale argillo-arenosa.

Vedevansi molte palme, i liliacei, e diverse piccole piante tutte

fiorite; osservai molte terre seminate, e piantagioni di popponi, di

fichi, e di altri alberi fruttiferi. Questo spettacolo mi fu di grata

sorpresa dopo tanto tempo che più non vedevo che terreni incolti.

Il tempo fu sempre coperto. Alle sette il termometro segnava 13°, e

l'igrometro 98°. Il vento spirò costantemente da S. O.

Il cheik o capo del vicino _dovar_ mi regalò un montone, molto latte,

frutti, polli, ed orzo. La tribù è composta di due rami: _Oulèd-el

Faràch_, ed _Oulèd-Emhhammed_.

_Domenica 18._

Alle quattro del mattino pioveva dirottamente, e continuò fino alle otto

ed un quarto; quando essendosi alquanto rischiarato il cielo, si ponemmo

in viaggio prendendo la direzione S. S. O. Alle dieci meno un quarto

passammo per un gran mercato che si tiene ogni domenica in vicinanza di

alcune cappelle; ed a mezzogiorno, dopo esserci riposati un istante, si

ripigliò la strada verso il S. ¼ S. E. e si rialzarono le tende presso

un _dovar_ alle quattro della sera.

Il paese presenta a principio alcune collinette d'un eguale altezza, in

appresso grandi pianure chiuse al sud da un alta montagna distante sei

in otto leghe; e da altre ancora più lontane al S. E., ed al S. ¼ S. O.:

io suppongo che queste montagne siano una diramazione di quelle di

Tetovan, e di quelle che vedonsi stando sulla strada di Fez; ma qui

molto più alte, forse perchè più vicine alla grande Cordelliera

dell'Atlante.

Il suolo è composto di terra vegetale rossa alquanto arenosa, che forma

uno strato assai alto. L'arena, ed il quarzo contengono molto feldspato

rosso radiato. Proviene questo dalle vicine montagne che forse sono di

granito?... Io non posso assicurarlo, perchè tutte quelle che io vidi

sono montagne calcaree secondarie.

La vegetazione era vivacissima; ed io osservai con piacere molti campi

di biade, di cocomeri, di fave, e di altri grani.

Il giorno fu perverso: cadde molta pioggia accompagnata da gagliardo

vento, che talvolta obbligava la carovana a fermarsi. Alla fine il tempo

si abbonacciò. Alle sei della sera il termometro segnava 12° 8,

l'igrometro 100°. Il vento spirò da S. O., e le nubi si spezzarono.

_Lunedì 19._

Alle sette ore e mezzo del mattino eransi già levate le tende, ed io

m'ero posto in cammino dirigendomi verso l'alta montagna veduta jeri,

alle di cui falde arrivammo a mezzo giorno meno un quarto. Si piegò al

S. ¼ S. O., ed alle tre ore e tre quarti scopersi le sommità di molte

montagne che ci stavano in faccia al sud. Uno de' miei domestici mi

disse che Marocco era situata poco più in qua della più alta montagna,

che vedevasi mezzo coperta di neve. Alle quattro ed un quarto si fece

alto.

Da principio si attraversarono alcune pianure di dove scoprivansi le

sommità delle alte montagne a grandissima distanza. Alle dieci

s'incominciò a salire le più vicine che chiudevano successivamente

l'orizzonte: ed avvicinandoci lentamente alla più alta si trovò meno

alta di quel che sembrasse la vigilia. Si viaggiò in seguito lungo una

valle in cui si attraversarono tre ruscelli; e salito sopra un eminenza,

scopersi un altro orizzonte formato di collinette che andavano a

terminare in grande distanza nella catena del monte Atlante, che

tagliava l'orizzonte in tutta la parte del sud; di dove si staccavano

quattro grandi masse gigantesche quasi affatto isolate. Quale sensazione

provai io trovandomi, in vista di questa famosa catena...!

La terra vegetale non era diversa da quella d'jeri. Trovai in seguito

delle roccie calcaree nella prima costiera; l'alta montagna era tutta da

cima a fondo composta d'argilla ardesiata, e d'ardesia argillosa,

formando transizione all'ardesia per il coperto in istrati orizzontali.

Il terreno fu costantemente calcareo, ed arenoso; ma alle quattro della

sera mi trovai sopra un vero _strato di roccia granitica_. Mi affrettai

di esaminarla, e trovai che era granito ma già passato allo stato di

decomposizione per la conversione del _feldspato_ in terra argillosa. Il

suo colore è rossiccio con un poco di mica cristallizzata in

specchietti; il grano inegualissimo passa dal _grosso grano_ al _piccolo

grano_, e da questo al fino. Queste roccie continuarono fino al luogo

del nostro accampamento; e mentre alzavansi le tende io salj sopra una

rupe, di dove ebbi la soddisfazione di contemplare con tutto comodo le

masse colossali che innalzavansi in faccia mia.

La vegetazione era assai ritardata; e non vidi in tutto il giorno verun

terreno coltivato.

Mi fu detto che l'alta montagna, alle di cui falde eravamo passati

serviva d'abitazione ad alcuni santi eremiti. Vidi molte persone, ed una

donna, che supposi essere pure una santa.

Non trovai che un solo villaggio, ed il luogo in cui eravamo poteva

dirsi un vero deserto.

_Martedì 20._

Si riprese la strada alle otto del mattino dirigendoci al S. Dopo avere

attraversati tre piccoli ruscelli, si fece alto a quattr'ore e mezzo

presso ad un dovar poco lontano da alcune montagne.

Il luogo in cui ci trovavamo era sparso di ciottoli di diaspro bianco.

La vegetazione non aveva nulla di seducente, tranne alcuni tratti di

terreno coperti di fiori.

Il tempo si mantenne bello fino alle due dopo mezzogiorno, quando ci

sorprese una burrasca di pioggia e vento. Alle sett'ore della sera il

termometro segnò 14° e l'igrometro 78°. Il vento soffiava dall'O., ed il

cielo era carico di nubi.

_Mercoledì 21 marzo 1804._

Alle sette e mezzo si levarono le tende, camminando sempre al S., e

s'incominciò poco dopo a salire le montagne. Alle nove ore essendo

giunto sulla sommità, vidi perfettamente la città di Marocco. Scesimo

bentosto; ed alle dieci eravamo sulla pianura detta di _Marocco_.

A mezzo giorno ed un quarto arrivai al lunghissimo ponte sul quale si

passò il fiume di _Tensit_. Feci far alto fino ad un'ora e mezzo, e poco

dopo entrai in città termine del mio viaggio.

Il paese percorso presenta prima una montagna, in appresso piani che

stendonsi fino alla Cordelliera dell'Atlante al S. e S. E., ed all'O.

non ha limiti.

[Illustrazione: VISTA DI MAROCCO E DELLA CORDELLIERA DEL

MONTE ATLANTE.]

Il terreno della montagna è composto d'ardesia argillosa, e d'ardesia è

il coperto con molto _schisto_ micaceo, che sorte dal terreno in istrati

sottilissimi ardesiati perpendicolarmente, che scomponendosi pel

contatto dell'atmosfera, rimangono isolati, ed hanno l'aspetto d'un

cimitero immenso con pietre sepolcrali situate a perpendicolo.

Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1 · 第 29 / 48 题