CAPITOLO XII.

_Partenza da Fez. — Viaggio a Rabat. — Descrizione di questa

città._

Avendo preventivamente fatta sortire dalla città la mia caravana, io

sortii di casa mia a piedi il 27 febbrajo del 1804 accompagnato dai

principali _scheriffi_, e dal venerabile _Emkaddem Hadj Edris_; ed

attraversando la folla che mi circondava, ed ingombrava i cortili della

mia casa, e le vicine strade, ci recammo alla moschea di _Muley Edris_,

ove dopo aver recitata la preghiera, ci separammo colle lagrime agli

occhi. Io montai a cavallo innanzi alla porta della moschea, e seguito

soltanto da due domestici, da due soldati a cavallo, e da un domestico a

piedi; attraversai lentamente la folla ch'era immensa, lo che diede

tempo ai _scheriffi_, e ad altri considerabili personaggi di montare a

cavallo, e di seguirmi. Questo corteggio mi seguì fino ad una lega fuori

della città, ove assolutamente volli che si ritirassero; lo che si

eseguì dopo nuovi reiterati abbracciamenti, e nuove lagrime.

Ero sortito da Fez ad un'ora dopo mezzo giorno, prendendo la strada di

Mequinez, che poscia abbandonai per volgermi all'O. avvicinandomi alle

montagne. Alle tre arrivai presso alcuni laghi d'acque salse da cui

ricavasi molta quantità di sale. Moltissime truppe di anitre selvatiche

coprivano quelle acque e specialmente presso le rive. Lasciate a

sinistra queste lagune, e tenendo sempre la medesima direzione, alle

quattro e mezzo la carovana si fermò sopra un'altura, presso ad un vasto

_dovar_ chiamato _Elmogàfra_.

Immense pianure si stendono al S. fino alle falde di lontanissime

montagne. Il suolo è composto di una terra vegetale mista a molta arena.

La vegetazione era così poco avanzata, che le erbe non avevano più di

due pollici d'altezza, e non erano ancora in fiore.

Il tempo fu affatto coperto, e cadde pure interrottamente alcun poco di

pioggia. Alle cinque e mezzo il termometro segnava 12° di _Reaumur_, e

l'igrometro 64°. Il vento soffiava debolmente dall'O.

Nell'atto che s'alzavano le tende venne a visitarmi un santo imbecille.

_Martedì 28._

Alle due della mattina pioveva fortemente.

La carovana si mosse alle nove e mezzo. La direzione cambiava

frequentemente per causa delle montagne; ma generalmente era verso l'O.

N. O. A mezzogiorno, o poco dopo, giungemmo alla riva destra

dell'_Emkes_, fiume abbastanza considerabile, che va al N. Dall'altro

lato le montagne serrano di più la strada; e seguendo generalmente la

medesima direzione, feci alto alle cinque ed un quarto.

Il paese da noi attraversato era coperto da basse montagne, ma verso le

tre e mezzo vidi alla diritta una montagna alta e scoscesa non molto

lontana dalla strada. Dietro le notizie avute, ha molta estensione ed è

abitata dall'indomabile tribù di _Beni-Omàr_, che vive quasi affatto

indipendente dal sovrano.

Fin presso al fiume il suolo è composto d'una terra vegetale assai

arenosa, ed allora sterile a cagione della siccità. Dall'altro lato del

fiume incomincia ad essere frammischiata d'argilla, e perciò la

vegetazione era assai più rigogliosa, le seminazioni bellissime, le

praterie ancor migliori, e sparse di fiori, specialmente di radiati e di

vaghissimi ranuncoli.

È cosa notabile che molte di queste montagne sono unicamente formate di

ciottoli rotolati, o di frantumi calcarei ammonticchiati, i più grossi

de' quali hanno quattro a sei pollici di diametro; il tutto coperto da

uno strato sottile di terra vegetale argillosa.

Il tempo fu costantemente nebbioso, fuorchè un istante prima del

tramontare del sole. L'orizzonte si ricoperse ben tosto, ed alle otto

ore pioveva. Alle sei ed un quarto il termometro segnava 13°,

l'igrometro 98°, ed il barometro 27 pollici 4 linee, ciò che nello stato

presente dell'atmosfera prova che la mia altezza sul livello del mare

era minore di quella di Fez, benchè mi trovassi in mezzo alle montagne.

La mattina mentre passavamo in vicinanza d'un _dovar_ due de' principali

abitanti vennero in mezzo alla strada per chiedermi una preghiera.

Fermai il cavallo, ed alzando le mani, soddisfeci al loro desiderio.

Queste oneste persone non sapendo in qual modo attestarmi la loro

riconoscenza mi baciarono più volte il ginocchio. La stessa domanda mi

fu poi fatta in quasi tutti gli altri _dovar_ posti lungo il cammino.

_Mercoledì 29._

La mattina pioveva dirottamente, ed il mio seguito non potè mettersi in

cammino che alle dieci ore e tre quarti; volgendoci all'O. N. O., e

montando sempre fino alle undici e mezzo in cui si cominciò a

discendere. Alle tre e mezzo sboccando da una strettissima valle mi

trovai all'improvviso fuori delle montagne, ed in faccia ad un vasto

paese. Sceso sul piano continuai a camminare all'O. fino alle cinque e

mezzo. Avendo allora attraversato la strada di Tanger, ed il fiume

_Ordom_, feci alzar le tende sulla riva sinistra.

Il terreno di quella contrada è tutto argilloso, le montagne presentano

roccie di marmo grossolano, e di argilla indurita a strati obbliqui, e

qua e là confusi. La linea viene rotta da una roccia arenosa tenera

coperta da un denso strato d'argilla, e talvolta della densità di

quindici piedi.

Appena sceso sul piano trovai la vegetazione assai avanzata, alta l'erba

dei prati, ed una straordinaria abbondanza di fiori variati che

formavano un colpo d'occhio più bello e magnifico di quello, che

presentino i giardini d'Europa.

I miei amici di Fez conoscevano il mio trasporto per le collezioni di

storia naturale, e conoscevano le attrattive di questa inclinazione per

un'anima che si commova alle bellezze della natura; ma i selvaggi che mi

circondavano, non potevano comprenderlo. Io mi sarei guardato di fare

sugli occhi loro ciò ch'essi biasimano negli Europei che viaggiano nelle

loro contrade, vale a dire di dimostrare quell'amore per le ricerche,

quell'ardore per le scienze, quello zelo d'ingrandirne la sfera colla

scoperta di nuove cose. Questo gusto, questa liberalità d'opinione sono

idee affatto straniere alla infingarda gravità che deve caratterizzare

un Principe della mia santa religione, e questa maniera di pensare può

riuscire dannosa, e quasi sempre avere tristi conseguenze. Mi vidi

perciò costretto di sagrificare le mie inclinazioni ai pregiudizj delle

persone che mi accompagnavano, e di rinunciare alla ricchezza d'un

terreno, che mi offriva migliaja di piante: ne raccolsi soltanto una

dozzina con una cert'aria di non curanza, che non poteva urtare la loro

estrema ignoranza, e stupidità.[17]

[17] _Malgrado gli accennati ostacoli le collezioni di Ali Bey

sono ricchissime. Ad ogni modo non bastavano a saziare la sua

passione per la storia naturale._ (N. dell'E.)

Noi eravamo passati vicino a molti _dovar_, i più grandi de' quali

composti d'una ventina di tende, e gli altri soltanto di cinque o sei.

Nere sono le tende e collocate in giro: alcuni _dovar_ avevano intorno

una siepe di roveti, ed ogni tenda è lontana dieci in dodici passi dalle

altre. I popoli che le abitano sono pastori, e le loro sostanze sono

formate delle mandre che allevano; in tempo d'estate le conducono sulle

alte montagne poste a levante, e nell'inverno le custodiscono nei luoghi

piani. Quando s'avvicina la notte le fanno entrare nel circondario del

_dovar_. Vidi più animali bovini assai, che pecore, e capre.

Lungo la strada molti Arabi sortivano dalle loro tende, e venivano sulla

strada per complimentarmi, invitandomi alla loro casa: altri mi

domandavano preghiere, pochissimi l'elemosina.

Feci disporre il mio accampamento presso certe cappelle ove sono i

sepolcri dei santi, a cui non omisi di mandare le mie elemosine. In

questo luogo si tiene mercato tutti i giovedì.

Tutto il giorno aveva continuato il cattivo tempo, ed alle nove della

sera pioveva dirottamente. Spirò un vento d'O. fino al levar del sole;

ed allora incominciò un vento d'E. Alle sei della sera il termometro

segnava 16° 2, e l'igrometro 36°.

_Giovedì primo Marzo._

La mattina venne molta gente al mercato, che chiamasi di _Sidi Càssem_

dal nome della cappella principale. Quando io partivo eranvi di già

molte tende, e calcolando dalla folla che vedevo venire, supposi che tra

venditori e compratori non vi dovevano essere meno di tre mille persone;

lo che mi fu pure confermato dagli abitanti, che interpellai su

quest'oggetto. In ogni mercato vendonsi grani, frutti e simili prodotti

del paese; inoltre cavalli, buoi, pecore, capre, ed altri oggetti. Vi

vengono gli abitanti di _dovar_ assai lontani sì per vendere che per

comprare. Vidi molte donne col volto scoperto, che sembraronmi non meno

povere che brutte.

Il capo del santuario di _Sidi Càssem_ mi mandò la mattina un regalo di

aranci.

Partimmo alle otto e mezzo del mattino camminando all'O. S. O. con

leggiero deviamento. Ad un'ora dopo mezzogiorno si attraversò il fiume

_Bet_, che qui va dal S. S. O. al N. N. E. Mi fu detto che metteva foce

in alcuni grandi laghi una giornata al di là di Rabat; e non si univa al

fiume _Sebou_, come suppone la carta del sig. _Chenier_. Questo fiume

che volge molte acque ha un corso assai rapido. Alle due meno un quarto

fummo costretti di accampare per mettersi al coperto da una orribile

burrasca.

Il paese attraversato questo giorno era quella vasta pianura veduta

jeri, e terminata al S. dalle montagne costeggiate nel precedente

giorno. Vidi pure un'altra linea di piccole montagne al N., ma a

grandissima distanza: verso l'O. la pianura sembrava perdersi

coll'orizzonte, ma verso il mezzodì essendo giunto ai confini dell'O.,

conobbi che questo vasto piano non era che una grande spianata assai

elevata sul resto del continente all'O., di dove lo sguardo spaziava

come da un elevato balcone. Si scese tra alcune montagne, le cui sommità

sono più basse della spianata. M'accorsi allora, che le montagne che

avevamo prima alla sinistra stendevansi considerabilmente al S. Al di là

del fiume la strada segue l'andamento delle valli tra le colline. Il

terreno dell'alto piano è argilloso, in appresso calcareo, arenoso, ed

alquanto misto d'argilla.

Sull'eminenza la vegetazione era ritardata, ma la trovai molto avanzata

nella parte più bassa, benchè tutte le piante fossero delle più piccole

specie: i pruni ne formavano la principal quantità. Dopo Fez non aveva

veduto un solo albero, ad eccezione di alcuni ne' giardini prossimi

all'eremitaggio di _Sidi Càssem_. Sonovi pochissime terre lavorate; e

non vi si vedono che uccelli di passaggio.

Trovammo varj _dovar_ assai poveri, ed uno assai esteso. Era formato di

molti cerchi di tende, ed ogni cerchio, attorniato da una siepe di

pruni, conteneva, secondo che appariva, tutti i rami di una famiglia

primitiva. Mi si disse che uno di questi cerchi apparteneva al ministro

_Salaoui_. Ogni cerchio contiene da quattro fino a dodici tende fatte di

peli di cammello, nere, e succide come gli abitanti, che sono di color

di cuojo o giallastro, piccoli, e smilzi; hanno l'aria di diffidenza, e

di malinconia propria dell'uomo che sente, che dovrebbe essere libero, e

che non pertanto soggiace al più terribile despotismo.

Le donne di questo _dovar_ sono alquanto più gaie, e mi parvero di un

carattere dolce e sincero. Sono piccolissime; hanno il volto largo, gli

occhi penetranti, ed il portamento meno disaggradevole che le donne

delle città: quelle che io vidi sono più bruciate dal sole che gli

uomini. Il loro abito consiste in un giubbone, e in un turbante, o

fazzoletto sul capo. L'abito degli uomini ristringesi ad un semplice

_hhaïk_; ed i più ricchi hanno pure un pajo di pantaloni, ed una camicia

di lana, che portano sotto al _hhaïk_; ma d'ordinario hanno la testa

nuda.

Questi abitanti dei _dovar_, e delle montagne sono dai mori conosciuti

ed indicati col nome _el Aàrab_ (Arabi) o _el Bedàoui_ (Bedovini). La

maggior parte sta sempre a cavallo col fucile, e colla spada, e

rarissime volte accade che sortano dalla tenda senza sciabla, senza

pugnale. Molti mi vennero all'incontro per baciarmi il ginocchio o la

mano, quando loro la presentavo; altri mi chiesero la preghiera, ma

nissuno l'elemosina. Io non vidi alcun individuo di colore che fosse

grosso e grande, niuno che avesse l'apparenza, non dirò d'uomo ricco, ma

di qualche agiatezza. Colui che possiede danaro lo tiene nascosto, e non

lascia di vestirsi da misero.

Questa giornata fu orribile, e fummo costretti a fare alto prima

d'arrivare al luogo fissato atteso il gagliardo vento, accompagnato da

diretta pioggia. Vicino al nostro campo era un _dovar_, e quella gente

mi disse, che a non molta distanza trovavansi dei lioni. Alle sei della

sera il termometro segnava 12° 6, e l'igrometro 100°.

Alle undici ore continuava la pioggia; ed io trovai entro la mia tenda

varj preziosi insetti ch'erano venuti per porsi al sicuro dal cattivo

tempo. Un bellissimo rospo saltò sul mio scrittojo, guardandomi

tranquillamente lungo tempo; io mi alzai per aprire la porta, ed il

povero animale, quasi avesse indovinato quello ch'egli voleva, sortì

all'istante.

_Venerdì 2._

Il tempo era così cattivo, che i miei domestici mi pregarono di restare;

ma perchè avevo somma premura d'arrivare a Marocco, ordinai che si

levassero le tende.

Alle dieci ore e mezzo del mattino ci rimettemmo in cammino, prendendo

la direzione al S. O., ma bentosto si smarrì la strada facendo mille

viziosi ravvolgimenti entro un grandissimo bosco di vincaja: e vi

saremmo probabilmente rimasti più lungo tempo, se non avevamo la fortuna

d'incontrare una guida. Il vento e la pioggia continui non mi

permettevano d'osservare la bussola, ed il cielo era così coperto che

non potevo assolutamente rimarcare un solo rombo; i ravvolgimenti del

bosco m'avevano fatto perdere le traccie della stima, di maniera che più

non conoscevo la posizione del campo, che stabilj in vicinanza d'un

_dovar_ alle quattro meno un quarto della sera.

Il paese è composto di vaste pianure rotte di tratto in tratto da

qualche burroncello, o da strette valli assai profonde.

Il suolo è d'una terra vegetale leggerissima, con molta arena.

Un'ora dopo mezzodì si attraversò prima un bosco di grandi lentischi,

poi un secondo di lecci, e di mandorli silvestri, che fiorivano allora.

Non vidi altro essere animato fuorchè una farfalla assai bella; stava

sopra una foglia, e si lasciò prendere dolcemente.

Il tempo si rischiarò avanti sera, ed alle sei il termometro segnò 10°

8, l'igrometro 98°.

Trovavansi a poca distanza alcuni luoghi paludosi, ove una sorprendente

quantità di rannocchi cantarono tutta la notte vigorosamente come in

tempo d'estate.

_Sabbato 3._

Il giorno incominciò coll'acqua, e malgrado l'incostanza del tempo la

mia carovana si pose in marcia alle dieci ore e mezzo, dirigendosi

all'O. S. O., e continuando nella stessa direzione con poca varietà al

S. O.

Alle due e tre quarti s'attraversò il piccolo fiume _Filisto_ che in

questo luogo scorre all'O. N. O.; ed alle quattr'ore feci spiegare le

tende presso ad un _dovar_.

Il paese è formato di basse colline divise da larghe valli. Un'arena

rossiccia mista con poca terra vegetale forma la natura del suolo.

La vegetazione era proporzionata alla stagione. Alle undici dal mattino

entrammo in un bosco di altissimi lecci, di grandi ginestre, e di

mandorli fioriti in tanta quantità, che dietro ciò che la terra produce

spontaneamente, non v'ha dubbio che se gli uomini del cantone

coltivassero questo ramo d'agricoltura e di commercio, potrebbero

provvedere i mercati d'una parte dell'Europa; ed intanto malgrado queste

ricchezze della natura quegli abitanti vanno quasi nudi, o coperti di

cenci, e dormono sulla nuda terra, o al più sopra una stuoja..!!

Giuriamo odio al governo dispotico, i di cui sudditi sono tanto infelici

a dispetto di tutti i doni di cui gli fu la natura liberale! Questo

bosco che si prolunga rasente la strada ci parve opportuno per alzarvi

le nostre tende.

Il tempo fu costantemente coperto; di tratto in tratto pioveva, ed il

freddo rendevasi sensibile. Queste circostanze davano al paese

l'apparenza d'un cantone settentrionale della Francia o

dell'Inghilterra, e non sembrava altrimenti una contrada dell'arsa

Affrica.

Alle sei della sera il termometro marcava 10° e l'igrometro 100°, il

cielo cominciava a rischiararsi, ed il vento veniva dall'O. Sarebbe

stata per me cosa assai interessante l'osservazione dell'eclissi d'un

satellite, ma le nubi non me lo permisero.

_Domenica 4._

Queste malaugurate pioggie continuarono tutta la notte e tutto il

giorno; ma non pertanto ci posimo in viaggio alle sette e mezzo del

mattino verso l'O. S. O. declinando alquanto al S. O. Alle due e mezzo

dopo mezzogiorno giugnemmo presso le mura di _Salè_. Per timore di

ritardare il viaggio non volli visitare questa città; e varcato il

fiume, entrammo in Rabat posta sulla riva sinistra.

Il paese presenta da ogni lato vastissime pianure, il di cui terreno è

fermato da un'arena rossa. Partito di buon ora, incontrai un bosco di

lecci più piccoli, ma più fitti che quelli veduti il giorno avanti, fra

i quali eranvi molti mandorli fioriti. Le altre piante non erano così

abbondanti, e le poche che vi si vedevano incominciavano appena a dar

segno di vegetazione. Finalmente a mezzogiorno si sortì dal bosco, ed

allora scopersi una vasta estensione di coste sul grand'Oceano

Atlantico.

Il tempo era malvagio: la pioggia cadeva a torrenti, e soffiava un

gagliardo e continuo vento d'ouest.

La città di Salè mi parve piccola, e tutt'altro che ricca, mentre a

Rabat si vedono alcuni edificj molto ben fatti. Convenne impiegare

un'ora e mezzo nel passaggio del fiume dovendosi scaricare, e caricare i

muli. Venticinque in trenta battelli posti sulle due rive servono al

passaggio: ogni battello vien condotto da un solo uomo provveduto di due

remi. Il fiume può avere trenta tese di larghezza nel luogo in cui si

attraversa, e non è che circa 300 tese lontano dal lido. — Al di sopra

del passaggio eranvi ancorati tre bastimenti musulmani, ed uno francese

di 80 tonnellate.

Appena sbarcato a Rabat feci avvisare il governatore del mio arrivo, il

quale mi spedì subito uno de' suoi ufficiali per complimentarmi, e

dichiararmi esente dal pagamento del pedaggio sul fiume. Fui alloggiato

nell'alcassaba, ossia castello, che ha una sorprendente veduta tanto

dalla banda di terra, che da quella di mare. Poco dopo arrivato in

castello, il governatore mi spedì un'abbondante provvisione di viveri e

di foraggi, ciò che praticò ogni giorno finchè rimasi a Rabat.

I giorni 5 e 6 furono assai belli, onde potei determinare con

osservazioni sicure la posizione di Rabat, a 34° 57′ 30″ di latitudine

settentrionale, e di 8° 57′ 30″ di longitudine meridionale

dall'osservatorio di Parigi.

Rimanemmo cinque giorni a Rabat per ristorarci dai patimenti sofferti

per le pioggie, e per le cattive strade tanto dagli uomini che dalle

bestie. Rendevasi pure necessaria la riparazione delle tende assai

danneggiate, e nuove provvigioni per il viaggio.

Il ricevere e render visite occupò tutto il tempo della mia dimora. Il

visir Sidi Mohamed Salaavi che trovavasi a Rabat mi regalò un bellissimo

hhaïk.

Non altro rimane dell'antico splendore marittimo di questa città che

qualche capitano appena capace di dirigere un grosso bastimento, di modo

che volendo il sultano armare alcuni bastimenti di mediocre portata

difficilmente troverebbe abbastanza uomini per governarli. Ma se le

cognizioni marittime degli abitanti di Rabat devono servire a

ripristinare l'antica pirateria, è desiderabile che non cerchino di

occuparsene.

Le case sono meglio fabbricate, e promettono più che quelle delle altre

città, ma l'interna loro distribuzione è la medesima. Siccome Rabat è

posta sopra un'eminenza, le strade sono ripide, ed incomode. Sembra che

questa città fosse destinata a diventare la capitale del celebre _Jacob

El-Mansour_[18]; e perciò le sue mura guarnite di torri girano un

immenso spazio occupato da bellissimi orti ben irrigati. Colà trovasi il

sepolcro del Sultano Sidi Mohamed, padre dell'attuale Sultano, situato

in una piccola cappella ch'io visitai. Il castello in cui io alloggiavo

è posto all'estremità occidentale della città: nel punto più elevato

avevo un grande terrazzo, di dove lo sguardo vagava sull'immensità dei

mari, sul fiume, e sulla campagna. Sgraziatamente così ridente e

deliziosa vista viene qua e là rattristata da considerabili rovine che

attestano il decadimento della passata prosperità.

[18] _El mansour significa soltanto vittorioso. Gli Europei ne

fecero un nome proprio, ch'essi pronunciano_ Almanzor. (N.

dell'E.)

Nella parte orientale della città vedonsi tuttavia gli avanzi

dell'antica _Schella_, che il sig. Schénier suppone essere stata la

metropoli delle colonie cartaginesi. Leone chiama questa città _Salla_,

e Marol _Mansalla_. Io avvertirò a questo proposito che in vicinanza di

tutte le città verso il quarto di S. E. trovasi un luogo chiamato _El

Emsàlla_ destinato alla preghiera pasquale. Lascio che tutti

interpretino a modo loro questa coincidenza di nomi. Schella è

circondata da altissime mura, ed ai cristiani non è permesso d'entrarvi.

Contiene i sepolcri di alcuni santi; e quello d'El-Mansour è collocato

in una bella moschea assai frequentata. Quand'io vi andai per visitarla,

era così piena di donne, che durai fatica per entrarvi. La scesa della

montagna a piè della quale trovasi il tempio pare veramente fatta per

incanto; vi si vedono molt'acque limpidissime precipitarsi fra roccie

coperte di rose silvestri, d'aranci, di cedri, e di altre piante

aromatiche, che spargono una deliziosa fragranza.

Sortendo dalla moschea feci un giro entro i giardini d'agrumi situati

sulle sponde del fiume, che sono proprio un'immagine del giardino

terrestre. Gli alberi quasi sempre coperti di fiori e di frutti,

spargono un grato odore, ed offrono i più dilicati frutti: gli aranci

sono così fitti, così grandi, così fronzuti che vi si passeggia sotto di

bel mezzogiorno senza vedere il sole, e senza sentirne gli effetti. La

sorpresa che mi fecero i giardini di Rabat fu tale, che io li preposi

per ogni rispetto ai più famosi d'Europa, a fronte dell'estremo lusso

dei cristiani. Dal centro di questi giardini io m'imbarcai per fare un

giro sul fiume entro una scialuppa a molti remi diretta da un capitano

di galea, che me l'aveva fatta preparare.

La città è difesa verso il mare da alcune batterie, ed il suo porto non

è esposto che ai gagliardi venti d'ouest. A Rabat trovansi acqua e

viveri assai buoni, e pane eccellente. Gli abitanti hanno molta

vivacità, ed intelligenza, e sono più speculatori che nelle altre città.

Vi si trovano alcune famiglie che si dicono discendere dagli Spagnuoli

rifuggiati in Affrica a diverse epoche, per sottrarsi alle persecuzioni

de' loro compatriotti. _Sidi Matte Moreno_ appartenente ad una di queste

famiglie è il solo letterato dell'impero che abbia alcune cognizioni

astronomiche, antichissime, gli è vero, ma non pertanto fondate sopra

buoni principj. Il suo eccellente carattere, il suo spirito, me lo

fecero apprezzare assai: onde gli regalai un sestante, un orizzonte, ed

alcune tavole astronomiche, delle quali gliene indicai l'uso.

Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1 · 第 28 / 48 题