CAPITOLO IX.

_Religione. — Storia del profeta. — De' suoi successori._

Gli scrittori di tutte le nazioni hanno parlato della religione

musulmana, e del nostro profeta. Le buone o cattive sorgenti, da cui

ognuno attinse i suoi materiali, ed il passaggio di questi a traverso

de' pregiudizi, delle passioni, dell'entusiasmo, e dirò ancora della

filosofia, hanno più o meno travisati i loro racconti. Se io non

iscrivessi che pei musulmani, sopprimerei questo articolo; ma siccome

nelle mie occupazioni mi sono sempre proposto l'istruzione di tutti gli

uomini, qualunque sia la nazione ed il culto a cui appartengono, ho

creduto necessario, pubblicando la descrizione de' paesi soggetti

all'Islamismo, di risparmiare al lettore l'incomodo di cercare in altri

libri la storia di questa religione e quella del suo legislatore, che si

trasse dietro la quinta parte degli abitanti del globo.

Il grand'uomo _Mouhhammed_ nacque alla Mecca il 10 del mese

_Rabiul-aoüal_ dell'anno 6163 del mondo, secondo la nostra cronologia

musulmana, o dell'anno 578 dalla nascita di Gesù Cristo.

Rimasto orfano in tenera età, fu allevato da uno de' suoi zii. La sua

buona condotta gli guadagnò la stima de' suoi concittadini, e gli

procurò impiego nella casa della ricca vedova _Kadijé_, che, invaghitasi

di così interessante giovane, lo fece bentosto suo sposo.

_Mouhhammed_ commerciava come gli altri Arabi, vale a dire viaggiando

alla testa dei suoi cammelli, e de' suoi domestici. Questo genere di

vita gli diede opportunità di conoscere le varie nazioni che confinavano

col suo paese. Fornito di grandi talenti, e di sicuro giudizio, si

procurò ne' suoi viaggi periodici quelle nozioni, che meditate poi

negl'intervalli di riposo, lo resero capace di concepire grandissimi

disegni.

Il primo foglio del _Kour'ann_ comparve nell'anno quarantesimo della sua

età. Gli fu recato dall'angelo del Signore? L'assicurano i Musulmani; lo

negheranno coloro che professano altre religioni. Fu un concepimento del

suo genio? I fedeli credenti diranno di _nò_; gl'infedeli di _sì_. Ma

non entra nella natura di quest'opera una tale quistione.

Il grand'uomo elevato al rango di profeta non confidò che alle persone

più care le prime sue rivelazioni, e gli credettero sulla sua parola. Le

comunicò in appresso in una adunanza de' principali individui della sua

tribù che era quella dei _Kourèish_, la più illustre della Mecca. La

grazia della fede non fu sventuratamente accordata a tutti, e vi è una

divisione tra i suoi più prossimi parenti.

I _Mekkaovis_, o _Mecchesi_ erano idolatri, onde l'uomo che loro

presentava le sublimi idee d'un Dio unico eterno, immenso, onnipossente,

finalmente una causa unica di un'opera disposta sopra un piano

d'un'ammirabile armonia, quest'uomo doveva necessariamente guadagnarsi

molti partigiani. Ma altronde il tempio della Mecca, detto _Kaàba_, era

pieno di idoli, a cui le vicine nazioni venivano ad arrecare le loro

offerte che naturalmente erano la più ricca e miglior parte del

patrimonio dei _Koureis_ preti o ministri della _Kaiba_, e perciò questi

avevano ragione di temere che la caduta degli idoli non distruggesse il

loro credito e le loro ricchezze. Era dunque questa tribù più d'ogni

altra interessata a conservare l'antico culto, e doveva naturalmente

opporsi a chiunque tentasse di abbatterlo.

Ciò infatti accadde. Il profeta incominciò a predicare la nuova dottrina

pubblicamente, e si fece un infinito numero di proseliti. I _Koureisch_

allora si unirono e giurarono di perderlo. Esposto ad ogni sorta di

persecuzioni, minacciato della vita, il profeta fu costretto di

abbandonare segretamente la patria nella notte in cui doveva essere

assassinato[10]. Sortì della Mecca, accompagnato soltanto da _Abubèkr_,

e da un giovane idolatra chiamato _Abdallà_. Questa celebre notte è il

punto d'onde ha principio l'era dei Musulmani: gli Arabi la domandano

_el hòjera_, ed i cristiani l'_Egira_ cioè la _fuga_. Essa corrisponde

all'anno 631 della nascita di Gesù Cristo.

[10] _Aveva allora cinquantatrè anni._ (N. dell'E.)

Il profeta passò a Medina ove i suoi insegnamenti erano già stati

accolti con entusiasmo e dove lo avevano preceduto i suoi fedeli

discepoli. Colà stabilì la sua dimora, ed incominciò ad appoggiare la

sua missione colla forza delle armi. Bentosto il Dio di Mosè, di Giosuè,

di Carlo IX, d'Innocenzo III, d'Oneal, e di Pizzarro copre colle

protettrici sue ali le imprese di Maometto.

Dopo molti combattimenti il gran Dio degli eserciti sottomise la Mecca

al profeta che vi entrò da vincitore alla testa di dieci mille uomini il

20, venerdì del Ramadan, dell'Egira (22 gennaro 639). Atterrò tutti gli

idoli e le statue che adoravansi in quel tempio, lo purificò dai rottami

di quegli empj simulacri, e restituì la _Kàaba_ all'oggetto della prima

sua istituzione, che è l'adorazione d'un Dio unico ed invisibile.

Padrone della Mecca, il profeta non tardò ad assoggettare al suo dominio

le vicine contrade. Intanto ebbe in diversi tempi celesti rivelazioni, e

le parole di Dio si promulgarono dalla sua bocca, resa sacra

negl'istanti in cui le circostanze richiedevano una divina

dichiarazione. In tal modo s'estese l'_islamismo_ e si consolidò col

potere del profeta fino alla sua morte, accaduta in Medina un lunedì del

mese _Saffar_ l'anno 73 dell'età sua, 641 di Cristo. Il suo corpo fu

seppellito entro una fossa aperta nella di lui casa, e coperto colla

medesima terra senza alcun mausoleo. La casa fu poi convertita in un

tempio.

Siccome il profeta non lasciava figli maschi e non aveva nulla

determinato intorno alla sua successione alla suprema dignità, nacquero

contese tra i fedeli relativamente all'occupazione del trono rimasto

vacante per la sua morte, che s'andarono poi rinnovando qualunque volta

mancava uno de' suoi successori i quali presero il titolo di _hhalipha_

cioè _Califfo_, o luogotenente del profeta. Dopo i primi quattro

califfi, cioè _Abubèhr_, _Omar_, _Othman_, ed _Ali_, che sono i soli

riguardati come veri califfi universali, la dominazione passò

successivamente a diverse dinastie, tra le quali si distinse quella

degli _Abbàssi_ o _Abbassidi_, sceriffi discendenti d'_Aboulàbbas_, zio

del profeta, pel lungo spazio di tempo ch'ella consacrò il trono, e per

la protezione che alcuni dei califfi di questa dinastìa accordarono alle

scienze ed alle arti. Fu sotto il loro regno che l'_islamismo_ si stese

dalle frontiere della China fino allo stretto di Gibilterra con una sì

sorprendente rapidità, che non può essere paragonata alla marcia

d'alcun'altra religione conosciuta.

Malgrado così splendida carriera l'_islamismo_ era interamente lacerato

da scismi che dividevano, ed ancora dividono i suoi settatori. I

Persiani negarono la legittimità dei tre primi califfi, e li

risguardarono come intrusi, non ammettendo a quest'alto favore che il

solo _Ali_ che presso loro passa per il vero califfo successore di

_Maometto_; opinione che cagionò sanguinose guerre, e fece risguardare i

Persiani quali eretici. Una folla di pseudo-profeti sorsero in seguito

ad abbattere colla spada alla mano questo culto sublime, e gli

anticaliffi turbarono la pace de' fedeli. Finalmente l'ambizione de'

guerrieri squarciò in brani quest'impero colossale; molti capi si resero

indipendenti, e scomparve il califfato.

L'Islam secondo El-Haddis è fabbricato sopra cinque fondamenti che sono:

fare la professione della fede _non v'è altro che un Dio, e Maometto è

l'inviato di Dio_; fare la preghiera; dare l'elemosina; digiunare il

ramadan, ed eseguire il pellegrinaggio alla casa di Dio la proibita ai

non Musulmani.

A fronte di tanta semplicità non avvi forse sulla terra altra religione

con tanti espositori e commentatori.

Il culto è diviso[11] in quattro riti ortodossi chiamati il _hhàneffi_,

il _màleki_, il _hhànbeli_ ed il _schàffi_, dal nome dei quattro Imani

loro fondatori. Il primo di questi riti è quello dei Turchi, il secondo

dei Marocchini e degli Arabi occidentali; gli altri due sono seguiti da

varie tribù e nazioni dell'Arabia e dell'Asia. Tali riti si avvicinano

interamente rispetto al domma, e tutta la diversità loro trovasi nelle

cerimonie religiose. Per esempio quando si è alzati per fare la

preghiera, i _hhàneffi_ incrociano le braccia, ed i _màleki_ le tengono

pendenti. Nell'abluzione legale mentre gli uni incominciano dalla punta

delle dita per andare fino al gomito, gli altri cominciano dal gomito

per andare alla punta delle dita.

[11] _Benchè le obbligazioni del culto musulmano siano state

spesso descritte troviamo questa d'_Ali Bey_ così precisa, che

non abbiamo creduto di sopprimerla, tanto più che contiene

alcune notizie sconosciute. Il signor _Ohson_ ne parla più

estesamente nel suo _Quadro dell'Impero Ottomano_; ma egli ne

parla dietro le altrui relazioni, ed _Ali Bey_ dice quello che

ha veduto, _Ohson_ parla de' Turchi, che hanno corrotta la

purità della rivelazione, il nostro autore parla degli Arabi,

che conservano la purità del culto._

Per presentarsi al creatore, e meritarsi i suoi sguardi, pensano i

musulmani che il loro corpo debba essere affatto pulito; ed a tale

effetto furono istituite le abluzioni legali, che consistono nel lavarsi

tre volte di seguito le mani; l'interno della bocca e delle narici, il

volto, le braccia, la testa, l'interno delle orecchie, la nucca ed i

piedi. Sonovi inoltre le abluzioni generali che si fanno lavandosi tutto

il corpo dal capo ai piedi, il venerdì avanti la preghiera del

mezzogiorno, e dopo certi atti quali sono la coabitazione con una donna

ec. Ne' luoghi ove non trovasi acqua può farsi l'abluzione colla terra o

coll'arena; ed in tal modo si eseguisce nel deserto. Si può ancora fare

l'abluzione strofinandosi colle mani dopo averle tenute sopra una

pietra, ed in questa forma fanno le abluzioni i naviganti, perchè si

risguarda l'acqua del mare come immonda ed inutile per quest'oggetto.

Ogni musulmano deve recitare cinque volte al giorno la preghiera: la

prima volta allo spuntare dell'aurora, o quando il sole trovasi diciotto

gradi sotto l'orizzonte, voltandosi a levante; lo che chiamasi

_Es-sebàh_; la seconda dopo mezzogiorno nell'istante in cui l'ombra del

gnomone o d'un bastone posto perpendicolarmente al sole sarà uguale al

quarto della sua lunghezza; e si dice _Ed-douhòur_; la terza quando

l'ombra del bastone, o del gnomone sarà uguale alla sua lunghezza; ed è

l'_El-àssar_; la quarta deve farsi allorchè il sole tramonta affatto; e

le si dà il nome di _El-mogarèb_; finalmente si recita la quinta

nell'istante del crepuscolo della notte, ossia quando il sole trovasi

diciotto gradi sotto l'orizzonte dalla banda d'occidente, ed è

contrassegnata dal vocabolo _El-Aascha_[12].

[12] _Se un musulmano fosse trasportato a Spitzberg, o nella

Groenlandia, ove il sole in certi tempi non sale sull'orizzonte,

in altri non s'asconde mai, come adoprerebbe nel fare la

preghiera?_ (Nota dell'Editore.)

Ogni preghiera canonica è composta dell'invocazione, di molti _rikat_, e

della salutazione. Un _rikat_ si compone di sette posizioni del corpo

con differenti preghiere; eccone la forma col tenore della preghiera:

Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1 · 第 18 / 48 题