_Religione. — Storia del profeta. — De' suoi successori._
Gli scrittori di tutte le nazioni hanno parlato della religione
musulmana, e del nostro profeta. Le buone o cattive sorgenti, da cui
ognuno attinse i suoi materiali, ed il passaggio di questi a traverso
de' pregiudizi, delle passioni, dell'entusiasmo, e dirò ancora della
filosofia, hanno più o meno travisati i loro racconti. Se io non
iscrivessi che pei musulmani, sopprimerei questo articolo; ma siccome
nelle mie occupazioni mi sono sempre proposto l'istruzione di tutti gli
uomini, qualunque sia la nazione ed il culto a cui appartengono, ho
creduto necessario, pubblicando la descrizione de' paesi soggetti
all'Islamismo, di risparmiare al lettore l'incomodo di cercare in altri
libri la storia di questa religione e quella del suo legislatore, che si
trasse dietro la quinta parte degli abitanti del globo.
Il grand'uomo _Mouhhammed_ nacque alla Mecca il 10 del mese
_Rabiul-aoüal_ dell'anno 6163 del mondo, secondo la nostra cronologia
musulmana, o dell'anno 578 dalla nascita di Gesù Cristo.
Rimasto orfano in tenera età, fu allevato da uno de' suoi zii. La sua
buona condotta gli guadagnò la stima de' suoi concittadini, e gli
procurò impiego nella casa della ricca vedova _Kadijé_, che, invaghitasi
di così interessante giovane, lo fece bentosto suo sposo.
_Mouhhammed_ commerciava come gli altri Arabi, vale a dire viaggiando
alla testa dei suoi cammelli, e de' suoi domestici. Questo genere di
vita gli diede opportunità di conoscere le varie nazioni che confinavano
col suo paese. Fornito di grandi talenti, e di sicuro giudizio, si
procurò ne' suoi viaggi periodici quelle nozioni, che meditate poi
negl'intervalli di riposo, lo resero capace di concepire grandissimi
disegni.
Il primo foglio del _Kour'ann_ comparve nell'anno quarantesimo della sua
età. Gli fu recato dall'angelo del Signore? L'assicurano i Musulmani; lo
negheranno coloro che professano altre religioni. Fu un concepimento del
suo genio? I fedeli credenti diranno di _nò_; gl'infedeli di _sì_. Ma
non entra nella natura di quest'opera una tale quistione.
Il grand'uomo elevato al rango di profeta non confidò che alle persone
più care le prime sue rivelazioni, e gli credettero sulla sua parola. Le
comunicò in appresso in una adunanza de' principali individui della sua
tribù che era quella dei _Kourèish_, la più illustre della Mecca. La
grazia della fede non fu sventuratamente accordata a tutti, e vi è una
divisione tra i suoi più prossimi parenti.
I _Mekkaovis_, o _Mecchesi_ erano idolatri, onde l'uomo che loro
presentava le sublimi idee d'un Dio unico eterno, immenso, onnipossente,
finalmente una causa unica di un'opera disposta sopra un piano
d'un'ammirabile armonia, quest'uomo doveva necessariamente guadagnarsi
molti partigiani. Ma altronde il tempio della Mecca, detto _Kaàba_, era
pieno di idoli, a cui le vicine nazioni venivano ad arrecare le loro
offerte che naturalmente erano la più ricca e miglior parte del
patrimonio dei _Koureis_ preti o ministri della _Kaiba_, e perciò questi
avevano ragione di temere che la caduta degli idoli non distruggesse il
loro credito e le loro ricchezze. Era dunque questa tribù più d'ogni
altra interessata a conservare l'antico culto, e doveva naturalmente
opporsi a chiunque tentasse di abbatterlo.
Ciò infatti accadde. Il profeta incominciò a predicare la nuova dottrina
pubblicamente, e si fece un infinito numero di proseliti. I _Koureisch_
allora si unirono e giurarono di perderlo. Esposto ad ogni sorta di
persecuzioni, minacciato della vita, il profeta fu costretto di
abbandonare segretamente la patria nella notte in cui doveva essere
assassinato[10]. Sortì della Mecca, accompagnato soltanto da _Abubèkr_,
e da un giovane idolatra chiamato _Abdallà_. Questa celebre notte è il
punto d'onde ha principio l'era dei Musulmani: gli Arabi la domandano
_el hòjera_, ed i cristiani l'_Egira_ cioè la _fuga_. Essa corrisponde
all'anno 631 della nascita di Gesù Cristo.
[10] _Aveva allora cinquantatrè anni._ (N. dell'E.)
Il profeta passò a Medina ove i suoi insegnamenti erano già stati
accolti con entusiasmo e dove lo avevano preceduto i suoi fedeli
discepoli. Colà stabilì la sua dimora, ed incominciò ad appoggiare la
sua missione colla forza delle armi. Bentosto il Dio di Mosè, di Giosuè,
di Carlo IX, d'Innocenzo III, d'Oneal, e di Pizzarro copre colle
protettrici sue ali le imprese di Maometto.
Dopo molti combattimenti il gran Dio degli eserciti sottomise la Mecca
al profeta che vi entrò da vincitore alla testa di dieci mille uomini il
20, venerdì del Ramadan, dell'Egira (22 gennaro 639). Atterrò tutti gli
idoli e le statue che adoravansi in quel tempio, lo purificò dai rottami
di quegli empj simulacri, e restituì la _Kàaba_ all'oggetto della prima
sua istituzione, che è l'adorazione d'un Dio unico ed invisibile.
Padrone della Mecca, il profeta non tardò ad assoggettare al suo dominio
le vicine contrade. Intanto ebbe in diversi tempi celesti rivelazioni, e
le parole di Dio si promulgarono dalla sua bocca, resa sacra
negl'istanti in cui le circostanze richiedevano una divina
dichiarazione. In tal modo s'estese l'_islamismo_ e si consolidò col
potere del profeta fino alla sua morte, accaduta in Medina un lunedì del
mese _Saffar_ l'anno 73 dell'età sua, 641 di Cristo. Il suo corpo fu
seppellito entro una fossa aperta nella di lui casa, e coperto colla
medesima terra senza alcun mausoleo. La casa fu poi convertita in un
tempio.
Siccome il profeta non lasciava figli maschi e non aveva nulla
determinato intorno alla sua successione alla suprema dignità, nacquero
contese tra i fedeli relativamente all'occupazione del trono rimasto
vacante per la sua morte, che s'andarono poi rinnovando qualunque volta
mancava uno de' suoi successori i quali presero il titolo di _hhalipha_
cioè _Califfo_, o luogotenente del profeta. Dopo i primi quattro
califfi, cioè _Abubèhr_, _Omar_, _Othman_, ed _Ali_, che sono i soli
riguardati come veri califfi universali, la dominazione passò
successivamente a diverse dinastie, tra le quali si distinse quella
degli _Abbàssi_ o _Abbassidi_, sceriffi discendenti d'_Aboulàbbas_, zio
del profeta, pel lungo spazio di tempo ch'ella consacrò il trono, e per
la protezione che alcuni dei califfi di questa dinastìa accordarono alle
scienze ed alle arti. Fu sotto il loro regno che l'_islamismo_ si stese
dalle frontiere della China fino allo stretto di Gibilterra con una sì
sorprendente rapidità, che non può essere paragonata alla marcia
d'alcun'altra religione conosciuta.
Malgrado così splendida carriera l'_islamismo_ era interamente lacerato
da scismi che dividevano, ed ancora dividono i suoi settatori. I
Persiani negarono la legittimità dei tre primi califfi, e li
risguardarono come intrusi, non ammettendo a quest'alto favore che il
solo _Ali_ che presso loro passa per il vero califfo successore di
_Maometto_; opinione che cagionò sanguinose guerre, e fece risguardare i
Persiani quali eretici. Una folla di pseudo-profeti sorsero in seguito
ad abbattere colla spada alla mano questo culto sublime, e gli
anticaliffi turbarono la pace de' fedeli. Finalmente l'ambizione de'
guerrieri squarciò in brani quest'impero colossale; molti capi si resero
indipendenti, e scomparve il califfato.
L'Islam secondo El-Haddis è fabbricato sopra cinque fondamenti che sono:
fare la professione della fede _non v'è altro che un Dio, e Maometto è
l'inviato di Dio_; fare la preghiera; dare l'elemosina; digiunare il
ramadan, ed eseguire il pellegrinaggio alla casa di Dio la proibita ai
non Musulmani.
A fronte di tanta semplicità non avvi forse sulla terra altra religione
con tanti espositori e commentatori.
Il culto è diviso[11] in quattro riti ortodossi chiamati il _hhàneffi_,
il _màleki_, il _hhànbeli_ ed il _schàffi_, dal nome dei quattro Imani
loro fondatori. Il primo di questi riti è quello dei Turchi, il secondo
dei Marocchini e degli Arabi occidentali; gli altri due sono seguiti da
varie tribù e nazioni dell'Arabia e dell'Asia. Tali riti si avvicinano
interamente rispetto al domma, e tutta la diversità loro trovasi nelle
cerimonie religiose. Per esempio quando si è alzati per fare la
preghiera, i _hhàneffi_ incrociano le braccia, ed i _màleki_ le tengono
pendenti. Nell'abluzione legale mentre gli uni incominciano dalla punta
delle dita per andare fino al gomito, gli altri cominciano dal gomito
per andare alla punta delle dita.
[11] _Benchè le obbligazioni del culto musulmano siano state
spesso descritte troviamo questa d'_Ali Bey_ così precisa, che
non abbiamo creduto di sopprimerla, tanto più che contiene
alcune notizie sconosciute. Il signor _Ohson_ ne parla più
estesamente nel suo _Quadro dell'Impero Ottomano_; ma egli ne
parla dietro le altrui relazioni, ed _Ali Bey_ dice quello che
ha veduto, _Ohson_ parla de' Turchi, che hanno corrotta la
purità della rivelazione, il nostro autore parla degli Arabi,
che conservano la purità del culto._
Per presentarsi al creatore, e meritarsi i suoi sguardi, pensano i
musulmani che il loro corpo debba essere affatto pulito; ed a tale
effetto furono istituite le abluzioni legali, che consistono nel lavarsi
tre volte di seguito le mani; l'interno della bocca e delle narici, il
volto, le braccia, la testa, l'interno delle orecchie, la nucca ed i
piedi. Sonovi inoltre le abluzioni generali che si fanno lavandosi tutto
il corpo dal capo ai piedi, il venerdì avanti la preghiera del
mezzogiorno, e dopo certi atti quali sono la coabitazione con una donna
ec. Ne' luoghi ove non trovasi acqua può farsi l'abluzione colla terra o
coll'arena; ed in tal modo si eseguisce nel deserto. Si può ancora fare
l'abluzione strofinandosi colle mani dopo averle tenute sopra una
pietra, ed in questa forma fanno le abluzioni i naviganti, perchè si
risguarda l'acqua del mare come immonda ed inutile per quest'oggetto.
Ogni musulmano deve recitare cinque volte al giorno la preghiera: la
prima volta allo spuntare dell'aurora, o quando il sole trovasi diciotto
gradi sotto l'orizzonte, voltandosi a levante; lo che chiamasi
_Es-sebàh_; la seconda dopo mezzogiorno nell'istante in cui l'ombra del
gnomone o d'un bastone posto perpendicolarmente al sole sarà uguale al
quarto della sua lunghezza; e si dice _Ed-douhòur_; la terza quando
l'ombra del bastone, o del gnomone sarà uguale alla sua lunghezza; ed è
l'_El-àssar_; la quarta deve farsi allorchè il sole tramonta affatto; e
le si dà il nome di _El-mogarèb_; finalmente si recita la quinta
nell'istante del crepuscolo della notte, ossia quando il sole trovasi
diciotto gradi sotto l'orizzonte dalla banda d'occidente, ed è
contrassegnata dal vocabolo _El-Aascha_[12].
[12] _Se un musulmano fosse trasportato a Spitzberg, o nella
Groenlandia, ove il sole in certi tempi non sale sull'orizzonte,
in altri non s'asconde mai, come adoprerebbe nel fare la
preghiera?_ (Nota dell'Editore.)
Ogni preghiera canonica è composta dell'invocazione, di molti _rikat_, e
della salutazione. Un _rikat_ si compone di sette posizioni del corpo
con differenti preghiere; eccone la forma col tenore della preghiera: